I cammelli sono mammiferi notevolmente adattati alla vita in ambienti aridi e desertici. Questi animali possiedono una serie di adattamenti unici che non solo li rendono capaci di sopravvivere, ma anche di prosperare in condizioni estreme.
Habitat e Distribuzione dei Cammelli
I cammelli vivono nelle aree equatoriali e sub-equatoriali semi aride e desertiche, quali l’Africa nord-orientale, il Medio Oriente (Penisola Arabica) e zone desertiche dell’Asia. Secondo i dati della Food and Agriculture Organization (FAO), pubblicati nel 2017, erano presenti oltre ventinove milioni di esemplari; questi erano soprattutto presenti in paesi africani quali Somalia e Somaliland (circa sei milioni) che vengono anche denominati “i paesi dei cammelli”, Sudan (circa tre milioni), Mauritania (circa un milione), a seguire Etiopia, Malì, Niger e Kenia (1).
Il Camelus dromedarius, ad una gobba, rappresenta circa l’80-90% di questi animali e vive prevalentemente in aree desertiche calde del Medio Oriente, dell’Africa del Nord e Orientale, dell’Asia del Sud e Orientale. Il cammello si trova anche in Australia, dove fu importato dagli inglesi nell’800 dalla penisola arabica.
Il Camelus bactrianus, a due gobbe, è presente nelle zone desertiche e steppose, dal clima freddo, dell’Asia centrale, tra l’Anatolia e la Mongolia, nella Cina del Nord e Orientale, nel Sud della Russia, in Asia Minore e nel Kazakhstan. Nel deserto del Gobi (Mongolia) esistono poche centinaia di esemplari di Camelus ferus, a due gobbe. Nelle isole spagnole delle Canarie vivono circa mille esemplari di “Cammello Canario”, a una gobba, presente dal ‘400, ma oggi considerati una specie a rischio di estinzione.
I cammelli sono utilizzati dalle popolazioni nomadi del deserto come mezzo di trasporto, animali da soma, mentre con la pelle e la lana vengono preparati manufatti di vario genere, quali vestiti e tappeti. Per le popolazioni nomadi i cammelli rappresentano una importante risorsa alimentare (carne, latte e suoi derivati); per i loro lattanti il latte di cammella (LC) rappresenta un ottimo sostituto del latte materno (LM). Questo latte è inoltre considerato un viatico per molte malattie.
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Nei Paesi del Golfo i cammelli sono spesso protagonisti di corse sportive, di fiere commerciali e di veri e propri “concorsi di bellezza” che ne esaltano le caratteristiche fisiche e somatiche.
Classificazione dei Cammelli
I cammelli sono animali ruminanti, ma non sono classificati come appartenenti al sottordine dei Ruminantia per diversità nella conformazione delle zampe, dello stomaco e per la mancanza di corna, da cui anche la definizione di “pseudoruminanti”. Appartengono all’ordine degli Artiodactili (ungulati), sottordine dei Tilipodi. Alla famiglia dei Camelidi appartiene il genere Camelus e Lama (quattro specie L. glama, L. pacos o alpaca, L. guanicoe e L. vicugna che vivono nell’America del sud). Al genere Camelus appartengono due differenti specie presenti rispettivamente in due grandi aree “pastorali” dell’Africa e dell’Asia: il Dromedario (Camelus dromedarius) e il Cammello Bactriano (Camelus bactrianus).
Adattamenti Alimentari
Un aspetto fondamentale della loro capacità di adattamento è la loro dieta. I cammelli sono animali onnivori che possono consumare una varietà di alimenti trovati nei loro ambienti naturali. La loro dieta è composta principalmente da vegetazione, inclusi tipi di piante che sono generalmente indigesti per altri animali. Questo include foglie, erbe, rami e persino piante spinose.
Essendo un erbivoro ruminante, l'alimentazione del cammello si basa su vegetali. Le specie domestiche di cammello, Camelus bactrianus e Camelus dromedarius, convivendo con gli essere umani, possono avere una dieta più varia, però il cammello selvatico, Camelus ferus, visto l'ecosistema in cui vive, deve adattarsi ad una alimentazione più ristretta.
La normale dieta di un cammello si basa solitamente su piante secche, cactus, radici, rami spinosi, ecc. Può mangiare persino quelle piante che nessun altro animale accetterebbe. Tra le altre cose, per il suo adattamento climatico, preferisce il consumo di vegetali ad alto contenuto salino.
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Tra gli uomini che vivono in mezzo alle sabbie della penisola d’Arabia esiste un detto: “Se un cammello mette il muso nella tenda, presto entrerà con tutto il corpo”.
Cosa Mangiano i Cammelli nel Deserto
L'alimento principale dei cammelli nel deserto è una pianta arbustiva estremamente spinosa chiamata Alhagi maurorum, o manna caspica, un tipo di legume. Nonostante le sue spine i cammelli non hanno problemi nel mangiarla ed le loro spesse labbra evitano che si pungano.
Per sopravvivere nel deserto i cammelli seguono diverse strategie. Una di queste è quella di poter passare vari giorni senza dover bere, anche più di un mese nei periodi più caldi e secchi dell'anno. Ma quando bevono possono arrivare ad ingerire più di cento litri di acqua in pochi minuti.
Un'altra caratteristica tipica del cammello selvatico è quella di poter bere all'occorrenza acqua salata in mancanza di quella dolce.
In assenza di acqua potabile fresca, i cammelli possono bere acqua salata da piccoli laghi, stagni, ecc. Questi, hanno un’alta concentrazione di sale - anche più alta del mare - che nessun altro animale potrebbe riuscire a bere ed assimilare senza effetti secondari.
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Adattamenti Fisici per l'Alimentazione
Una delle ragioni per cui i cammelli possono mangiare tutti i tipi di piante, comprese quelle dotate di spine, si deve alle loro speciali labbra. Sono fatte in modo che possano avvolgere, senza ferirsi, oggetti, fiori e rami anche durissimi ed erti. Resistenti e flessibili, funzionano a volte come vere e proprie dita.
L’apparato digerente di questo animale serve a sfruttare al massimo il cibo che il cammello mangia, anche se la dieta subisce delle forti interruzioni. Il meccanismo dello stomaco funziona in modo da lavorare più volte il cibo, grazie a uno stomaco a tre cavità.
Ogni centimetro dell’iniziale apparato digerente di questi animali, inclusa quella parte che deve occuparsi della masticazione, è nei fatti ricoperta da una serie di coni appuntititi di colore rosato, noti come papille. I quali sono composti, nella loro parte terminale, da un sottile strato di cheratina, nei fatti la stessa sostanza di cui sono composte le unghie umane. Il che gli permette non soltanto di proteggere la parte interna del cammello da eventuali e spiacevoli perforazioni, ma anche di manipolare letteralmente il bolo di cibo, frantumandolo e spingendolo senza intoppi fino al primo dei tre stomaci dell’animale (panzone, reticolo e caglio).
Così che ogni singolo boccone viene masticato per lunghi, lunghissimi minuti, prima di venire ingurgitato attraverso la gola puntuta della creatura. Quindi una volta raggiunto lo stadio successivo, se ancora l’ammasso non risulta scorporabile per procedere verso il secondo stomaco, esso viene rigurgitato anche una pluralità di volte, per essere masticato e sminuzzato ancora.
Le Gobbe: Riserve di Energia
Attraverso l'alimentazione i cammelli ottengono i grassi che immagazzinano nelle loro gobbe. Questo grasso puó essere metabolizzato in maniera da ottenere acqua per mantenere le funzioni vitali.
A differenza del dromedario, il cammello possiede due gobbe. Non sono altro che una vera e propria dispensa. Un magazzino di prodotto solido e anche di acqua. Quando l’animale accumula grasso, derivato da ciò che mangia, le gobbe aumentano di dimensione. La stessa cosa succede con l’acqua.
Col passare del tempo, si verifica il meccanismo inverso. Vale a dire, i nutrienti di cui l’animale ha bisogno lasciano la gobba per dare energia al corpo. Di conseguenza, si assiste a uno sgonfiamento progressivo delle due note protuberanze dorsali.
Il cammello può conservare il cibo nelle sue gobbe - dove è in grado di accumulare fino a 36 kg di grasso - da usare in caso di mancanza di alimenti. Va ricordato che molti di questi animali si trovano in deserti e luoghi simili, dove non è sempre possibile trovare piante ed erba. Un cammello adulto, in salute, può resistere senza mangiare per 15 giorni.
Dieta e Nutrizione
Le piante consumate dai cammelli sono ricche di fibre e nutrienti essenziali, ma povere di grassi. Questa composizione supporta la lenta digestione e massimizza l’assorbimento dei nutrienti. Il foraggio per cammelli deve essere ricco di proteine e sali minerali, specialmente durante periodi di siccità, quando la disponibilità di cibo è limitata.
Dal punto di vista nutrizionale, la dieta dei cammelli deve essere ricca di fibre, vitamine e minerali, con un adeguato apporto di proteine. Questi nutrienti sono fondamentali per mantenere la salute e la resistenza dell’animale, soprattutto considerando le condizioni ambientali estreme in cui vive. Le piante del deserto, principale fonte alimentare dei cammelli, sono ricche di sali minerali essenziali e hanno un alto contenuto di acqua, il che aiuta questi animali a rimanere idratati.
Studi comparativi sulle preferenze alimentari dei cammelli hanno mostrato che questi animali tendono a preferire le piante con maggiore contenuto di proteine e sale. Tuttavia, la loro capacità di adattarsi a diverse fonti alimentari è notevole. I cammelli possono modificare le loro preferenze a seconda della disponibilità di cibo nell’habitat in cui si trovano, dimostrando una grande flessibilità alimentare.
Il Latte di Cammella
Per le popolazioni nomadi i cammelli rappresentano una importante risorsa alimentare (carne, latte e suoi derivati); per i loro lattanti il latte di cammella (LC) rappresenta un ottimo sostituto del latte materno (LM). Questo latte è inoltre considerato un viatico per molte malattie.
Utilizzeremo il termine “latte di cammella (LC)”, includendo anche quello di dromedaria, in quanto è invalso l’uso di questo termine sia nella letteratura scientifica quanto in quella divulgativa. Le differenze tra il LC e quello di dromedario non sono, in effetti, sostanziali ed attribuibili alle diverse zone di pascolo piuttosto che alle caratteristiche specifiche delle due specie.
Nei paesi d’origine è bevuto dalle popolazioni nomadi e rurali prevalentemente crudo, raramente bollito. Molto utilizzati i derivati fermentati. Negli Emirati Arabi, soprattutto a Dubai, sono sorti moderni allevamenti e manifatture lattiero-casearie che producono latte fresco pastorizzato e suoi derivati, quali latte fermentato (kefir), yogurt e formaggi, destinati alla vendita nelle aree urbane. Queste industrie producono e commercializzano anche il latte a lunga conservazione in polvere o congelato destinato soprattutto all’esportazione verso l’Europa e gli Stati Uniti; dal 2016 dispongono anche del latte trattato con metodo Ultra High Temperature (UHT) per la lunga conservazione in forma liquida.
La produzione mondiale di LC è stimata introno a 5-6 milioni di tonnellate per anno e rappresenta poco meno dell’1% dell’intera produzione di latte (preminente il LV con oltre 600 milioni di tonnellate). Circa 1,3 milioni sono destinati all’alimentazione umana, il restante all’allevamento dei piccoli.
A differenza degli altri animali da latte, per mantenere la lattazione la cammella richiede la vicinanza del piccolo. La produzione giornaliera varia da 3 a 35 litri, secondo la distanza dal parto (massima nei primi 7 mesi), le condizioni climatiche (massima nella stagione piovosa) e la disponibilità di cibo e acqua. Le razze asiatiche hanno in genere una produzione di oltre due volte superiore a quella delle razze africane. Gli “ibridi” possono arrivare a produrre dal 25 al 50% in più di latte rispetto alle specie naive.
Al contrario, le cammelle oltre a produrre differenti quantità di latte, a secondo dei vari sottotipi, sono allevate dalle popolazioni nomadi in situazioni di estrema variabilità del clima e dei pascoli. Per queste ragioni le caratteristiche organolettiche del latte differiscono anche in ragione dell’area geografica di pascolo, della stagionalità e della disponibilità di acqua e cibo, nonché del periodo di lattazione.
Caratteristiche del Latte di Cammella
Il LC fresco si presenta generalmente opalescente, di colore bianco e, se agitato leggermente, di aspetto schiumoso; di norma ha un sapore dolciastro ma intenso o lievemente acidulo; talvolta può risultare salato o più amaro in relazione al tipo di alimentazione degli animali. Questi cambiamenti del sapore sono dovuti soprattutto al tipo di foraggio presente nelle aree desertiche di pascolo.
Le piante del genere Atriplex, Acaciae Salsola, piante alofile, che in alcune aree geografiche rappresentano parte importante del foraggio, contengono un alto contenuto di sale e questo influisce sulla quantità di sodio e sul sapore del latte. Anche la scarsa disponibilità di acqua può rendere il latte più concentrato e di gusto salato.
Il latte fresco ha una densità tra 1021 e 1035 (media intorno a 1024) e un pH di 6,2-6,75 (media intorno a 6,6), verosimilmente dovuto all’alto contenuto di Vit. C. Il LV mostra rispettivamente densità e pH di 1032 e 6,5, quello umano di 1031 e 7,0-7,6.
Composizione Nutrizionale del Latte di Cammella
Il contenuto medio di proteine, di lipidi e di lattosio oscilla in relazione a diversi fattori quali la razza il periodo dell’anno in cui erano state eseguite le rilevazioni, le procedure analitiche utilizzate, l’area geografica di pascolo, lo stadio di lattazione, l’età degli animali, il numero di parti e la disponibilità di acqua. La disponibilità di acqua influenza soprattutto la composizione del latte piuttosto che la quantità di latte.
Il contenuto totale di proteine oscilla tra 2,1 g/dl al 4,9 g/dl in ragione della razza (ad esempio la razza Majaheim ha un tenore proteico maggiore rispetto le razze Wadah e Hamra) e della stagionalità, con valori più elevati a dicembre (2,9 g/dl) rispetto ad agosto (2,5 g/dl). Il 52-87% delle proteine è rappresentato dalle caseine; di queste le principali sono la β-caseina (65%) e l’α1-caseina (21%). Nel LV queste due proteine rappresentano rispettivamente il 36 e il 38%. L’elevata presenza di β-caseina nel LC, come nel LM, rende ragione dell’alta digeribilità del LC. Probabilmente questo dipende dal fatto che la β-caseina è più sensibile all’idrolisi peptica nello stomaco rispetto all’αs-caseina più rappresentata nel latte vaccino. È stata anche osservata una differenza nella composizione di alcune sequenze aminoacidiche delle caseine del LC rispetto a quelle del LV. La κ-caseina è dosabile da tracce fino al 3,5% delle caseine totali; nel latte vaccino il suo valore è del 13%.
Le proteine sieriche sono il secondo componente del LC, raggiungendo il 20-25% delle proteine totali. Nel LV le principali proteine sieriche sono la β-lattoglobulina (50%) e l’α-lattoalbumina (25%); nel LC è rilevante solo la seconda in quanto questo latte, come il LM, manca di β-lattoglobulina (7-14). L’assenza di quest’ultima proteina rende il LC particolarmente indicato per i bambini con APLV, come meglio dettagliato in seguito.
Il LC ha maggior contenuto di aminoacidi essenziali quali arginina, isoleucina, metionina e fenilalanina; maggior quantità di aminoacidi non essenziali quali cisteina, acido glutamminco, prolina alanina e valina. La lisina invece è meno presente.
La frazione proteica del LC, analogamente al LV, ad di là del significato plastico ed energetico, contiene peptidi bioattivi che esercitano azioni regolatrici di molte funzioni dell’organismo. Sono stati riportati almeno 200 peptidi bioattivi con varie funzioni, in particolare quella ad azione anti-infettiva (antibatterica e antifungina), anti-infiammatoria, immunomodulante, anti-cancerosa e anti-ossidante. Un quota di essi, valutata intorno al 15-20%, avrebbe un potenziale effetto ACE inibitore, e quindi anti-ipertensivo.
Analogamente al LM e a quello vaccino, il LC contiene vari fattori ad azione battericida, fungicida e antivirale. Sono soprattutto rappresentate le immunoglobuline (valori medi di 1,64 mg/ml d’immunoglobuline G contro lo 0,67 mg/ml del LV e l’1,14 mg/ml del LM) e la lattoferrina.
Per quanto riguarda il lisozima, enzima dotato di attività battericida nei confronti di batteri, soprattutto Gram+, la sua concentrazione è relativamente bassa rispetto al LM ma risulta più alta rispetto al LV. Nel colostro della cammella è più alto che nel colostro di mucca (5,1 mg/ml-vs 0,5 mg/ml).
Il contenuto lipidico varia in relazione alle condizioni ambientali e nutritive, al periodo di lattazione e alla razza (1,2%-6,4%). I globuli di grasso del LC hanno un volume minore rispetto a quello del LV (3,2-5,6 µm contro 4,5-8,4 µm) e questo lo renderebbe più facilmente digeribile. Nel latte prodotto da animali “assetati” il tenore di grassi diminuisce fino a quattro volte. Rispetto al LV, quello di cammella presenta un minore contenuto di carotene, che potrebbe giustificare il suo colore più bianco. Ha minori quantità di acidi grassi a catena corta (C4-C12) e un maggiore contenuto di acidi grassi a lunga catena (soprattutto stearico e palmitico). Risultano più alti i valori medi di acidi grassi insaturi (43%) e di acido linoleico e di altri acidi grassi essenziali (1-4,15). I dati riguardanti il contenuto di colesterolo sono contrastanti e molto variabili in ragione della razza e della stagionalità: valori tra 31.3 e 37.1 mg/dl, quindi più elevati di quelli riscontrabili nel LV (25 mg/dl). In alcuni studi sono invece stati riportati valori inferiori a quelli del LV. È importante comunque ricordare che il rapporto colesterolo/lipidi totali è sovrapponibile tra il LC e il LV (5,6,27-31).
Il contenuto di lattosio ha variabilità molto ampia, da 2,4 g/dl al 5,8 g/dl con una media di 4,4±0,7 g/dl. La variabilità nel LC è attribuibile, probabilmente, al diverso tipo di foraggio presente nelle aree desertiche e alle differenti razze.
Il contenuto di minerali, espresso come ceneri totali, oscilla da 0,6 g/dl a 0,9 g/dl con un valore medio di 0,79±0,07 g/dl. Le variazioni nel contenuto totale di minerali sono attribuibili a differenze nell’alimentazione, procedure analitiche, assunzione di acqua e razza (come Majaheim, Najdi, Wadah e Hamra). I minerali maggiormente rappresentati sono: calcio 109±7,5 mg/dl, magnesio 14±0,70 mg/dl, fosforo 76±2,55 mg/dl, sodio 58±3,50 mg/dl, potassio 179±8,50 mg/dl, rame 0,19±0,006 mg/dl, ferro 0,21±0,40 mg/dl e zinco 0,19±0,18 mg/dl.
Il contenuto di Vit. C si aggira intorno a 4,6 mg/dl, contro i 3,5 mg/dl del LM e i 0,9 mg/dl del LV. Questa alta percentuale è fattore importante per ridurre il rischio di scorbuto, soprattutto per i bambini nomadi, tenuto conto della carenza di verdura e agrumi nella loro alimentazione. La Vit. B3 (niacina) è nettamente superiore al LM e LV: 0,52 mg/dl nel LC, 0,21 mg/dl nel LM e 0,092 mg/dl nel LV. Il contenuto in vitamina A e riboflavina (Vit. B2) è più basso rispetto al LV. Al contrario, le concentrazioni dell’acido folico, della vitamina B12 e dell’acido pantotenico (Vit. B5) sono generalmente superiori, ad eccezione che nella razza Najdi, dove invece sono inferiori. Le concentrazioni di tiamina (Vit. B1) e piridoxina (Vit. B6) sono comparabili con quelle presenti nel LV. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America, 250 ml di LC forniscono a un adulto circa il 15,5% di cobalamina (Vit. B12), 8,25% di riboflavina (Vit. B2), 5,25% di vitamina A, 10,5% di acido ascorbico (
Dieta in Cattività
Quando i cammelli sono tenuti in cattività, la loro dieta deve essere attentamente gestita per assicurare che ricevano tutti i nutrienti necessari. Questo include un mix di foraggio fresco e secco, integratori proteici e minerali, e un accesso costante all’acqua. Per ottimizzare la dieta dei cammelli, è essenziale comprendere le loro esigenze nutrizionali specifiche e come queste possono variare a seconda dell’ambiente e dello stato di salute dell’animale.
Per i cammelli tenuti in cattività, è essenziale replicare il più fedelmente possibile il loro regime alimentare naturale. Ciò include la fornitura di una dieta varia che simuli la diversità trovata nel loro habitat naturale. È importante monitorare il peso e lo stato di salute dei cammelli per regolare la dieta in base alle loro esigenze specifiche, considerando fattori come l’età, lo stato di gravidanza o lattazione e l’attività fisica.
Minacce e Conservazione
La progressiva distruzione dell’habitat di questi animali è una delle principali minacce per questa specie. In alcune aree del mondo, come la Cina e la Mongolia, l’attività mineraria e industriale ha portato ad un eccessivo sfruttamento di questo essere vivente, riducendo il numero degli esemplari.
Il cammello selvatico è un animale catalogato come specie a minaccia di estinzione (livello critico), la cui popolazione si trova in diminuzione, oggigiorno ne esistono circa 950 esemplari adulti. La sua esistenza è minacciata dall'aumento di zone industriali e commerciali, l'incremento della pastorizia, l'industria di estrazione, la caccia, la riduzione dei bacini idrici (oasi), i test nucleari e l'introduzione di specie esotiche non autoctone.
La specie è protetta dalla Convenzione di Washington - anche nota come CITES - che regolamenta il commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche. La CITES è un accordo tra oltre 160 governi che attraverso leggi internazionali e nazionali regolamenta, o addirittura vieta l’esportazione, l’importazione, la vendita e Ia detenzione di molte specie e loro derivati comi le pelli o l’avorio.
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