L'alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento e miglioramento del nostro stato di salute: mangiare bene, quantitativamente e soprattutto qualitativamente, è il primo passo per prenderci cura di noi stessi. La parola dieta non deve essere intesa come un regime restrittivo fatto di rinunce, calorie e grammature ma come uno stile di vita da affrontare con consapevolezza e serenità senza dimenticare che il cibo è anche gusto e convivialità.
La Prima Visita e il Piano Alimentare Personalizzato
La prima visita, della durata di circa un'ora e mezzo, permetterà di conoscere la storia medica, le abitudini alimentari, le esigenze e gli obbiettivi del paziente. Nel corso del primo incontro verrà effettuata una dettagliata anamnesi familiare, fisiologica, patologica, farmacologica e alimentare. Tutto ciò permette di elaborare un piano alimentare personalizzato tagliato su misura per le esigenze del paziente, conforme agli obbiettivi da raggiungere e basato sulle ultime evidenze scientifiche. Il piano verrà consegnato, entro una settimana, nel corso di un secondo incontro (senza spese aggiuntive).
Visite di Controllo ed Educazione Alimentare
Le visite di controllo hanno una durata di 30-45 minuti, durante questo lasso di tempo si valuterà l'andamento del piano alimentare, la sua efficacia, la sua applicabilità, verranno corretti eventuali errori e se necessario verranno apportate modifiche. Verranno ripetute le misurazioni antropometriche e l'esame bioimpedenziometrico. Tali incontri sono anche importanti occasioni di educazione alimentare in cui il paziente potrà porre domande, esporre i propri dubbi con l'obbiettivo di arrivare a una piena consapevolezza e autonomia alimentare.
Servizi Aggiuntivi: Personal Shopper e Menù Salutistici
Districarsi nella giungla dei prodotti alimentari non è semplice e spesso si ha difficoltà a scegliere i cibi giusti, per questo è nato il servizio di personal shopper: la nutrizionista accompagna il paziente al supermercato per guidarlo nella lettura delle etichette alimentari e nella scelta degli cibi da preferire con lo scopo di fare acquisti consapevoli e migliori per la propria salute. Hai un attività in campo enogastronomico (bar, ristorante, hotel) e vorresti rielaborare il tuo menù in chiave più salutistica? Posso aiutarti nella creazione di un menù sfizioso e sano, con piatti bilanciati dal punto di vista nutrizionale, facendo attenzione alla qualità e al gusto.
PCOS (Sindrome dell'Ovaio Policistico) e Dieta
La PCOS è molto frequente tra le donne obese o in forte sovrappeso (circa il 58% dei casi); questo non significa che sia sempre correlata ad eccesso di peso corporeo: ne soffrono anche donne normopeso. Più che il peso corporeo assoluto, la PCOS ha come fattore comune la distribuzione di grasso a prevalenza addominale: che cosa vuol dire? Le donne tendono ad avere una distribuzione del grasso localizzata a livello di fianchi, glutei e gambe (la classica forma a pera o ginoide): al contrario della media femminile, le donne con PCOS hanno una prevalenza di grasso a livello di pancia. A livello fenotipico la PCOS causa tre tipi di squilibrio: iperandrogenico, riproduttivo e metabolico. Una donna che soffre di PCOS può manifestare solo un tipo di squilibrio, oppure due oppure -nei casi più sfortunati- tutti e tre.
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Iperandrogenismo e Squilibri Ormonali
Per iperandrogenismo si intende uno squilibrio ormonale che porta ad avere un maggior quantità di estrogeni e androgeni circolanti. Gli androgeni sono ormoni tipicamente maschili (il principale è il testosterone); nella donna abbiamo bassissimi livelli di androgeni “puri” circolanti, poiché la maggior parte di essi viene convertita in estrogeni a livello di ovaie e ghiandole surrenali. Ovviamente, l’aumento dei livelli di testosterone e androgeni porta a squilibri della sfera riproduttiva: possiamo avere cicli mestruali regolari ma con mancanza di ovulazione, oligomenorrea, amenorrea e metrorragia (perdite mestruali che si presentano tra un ciclo e l’altro).
Grasso Addominale e Rischi Metabolici
Il grasso addominale espone ad un rischio maggiore di dislipidemia (aumento dei trigliceridi e del colesterolo LDL), ipertensione, diabete durante e al di fuori della gravidanza, patologie cardiovascolari, preeclampsia. L’insulinoresistenza è una diminuita sensibilità delle cellule all’insulina; data la minor capacità delle cellule di utilizzare quest’ormone, l’insulina rimane in circolo (iperinsulinemia) causando tutta una serie di conseguenze metaboliche: iperglicemia (alti livelli di zucchero nel sangue, che peggiorano ulteriormente l’insulinoresistenza), aumento dei trigliceridi e degli acidi grassi liberi, diminuzione del colesterolo ‘buono’ HDL.
Insulinoresistenza e Riserve Energetiche
L’insulinoresistenza ha un effetto anche sull’utilizzo delle riserve energetiche: diminuisce la lipolisi, aumenta il catabolismo proteico e diminuisce la sintesi di proteine. In casi di eccesso ponderale è ampiamente riconosciuto che la perdita di peso porti a un netto miglioramento della PCOS e di tutte le manifestazioni correlate: irsutismo e androgenismo, insulinoresistenza, infertilità, amenorrea o oligomenorrea. Già perdendo il 4-5% del peso si ha un miglioramento considerevole della regolarità mestruale con diminuzione degli androgeni circolanti (testosterone ed estrogeni). Donne sovrappeso o obese con PCOS possono aumentare del 78% le possibilità di concepire qualora perdessero almeno il 5-10% del peso corporeo iniziale.
Affrontare l'Insulinoresistenza con la Dieta
Affrontare la PCOS significa affrontare l’insulinoresistenza. Proprio perché una dieta a basso carico glicemico permette di migliorare l’insulinoresistenza, questo modello alimentare è consigliato anche alle donne normopeso con PCOS: la lenta secrezione di insulina si riflette sulla produzione degli ormoni sessuali, migliorando quei segni clinici causati da un disequilibrio ormonale (irsutismo, alopecia, cisti ovariche, accumulo di grasso addominale, dislipidemia…). Fate attenzione a non confondere l’indice glicemico con il carico glicemico: mentre l’indice esprime la velocità con cui i carboidrati si riversano nel sangue, il carico prende in considerazione anche la quantità di carboidrati che si stanno mangiando.
Consigli Alimentari
- Aumentate il consumo di cereali integrali in chicchi e cereali minori, sostituendoli a pasta, riso e pane.
- Abbinate sempre i primi piatti a fibra e/o grassi e/o proteine, poiché queste tre componenti abbassano il carico glicemico.
- Attenzione alle quantità, soprattutto se il vostro obiettivo è il dimagrimento: la quantità di quello che mangiate fa la differenza ancor più che la scelta di alimenti a basso indice glicemico.
- A causa dell’infinitesimale frammentazione del chicco e della rapidità di assorbimento dei loro carboidrati, le farine e i farinacei hanno un elevato carico glicemico: non pensiate che a parità di calorie pane e pasta si equivalgano, perché non è così. Per questo è consigliabile ridurre il consumo di pane.
- I dolci sono da limitare per l’elevato contenuto di zuccheri; se fate dolci in casa cercate di ridurre la quantità di zucchero e/o di sostituirlo con fonti di dolcezza più naturale (uvetta, fichi secchi, succo di mele limpido, malto d’orzo).
Impatto Glicemico dei Dolci
Ricordate che l’impatto glicemico e insulinemico dei dolci dipende dai suoi ingredienti e non dalle calorie: ad esempio in estate è preferibile una coppetta di gelato con almeno un gusto crema piuttosto che solo gusti frutta; i sorbetti sono fatti di solo zucchero e acqua (zucchero dalla frutta e zucchero aggiunto), mentre le creme contengono una componente di grasso che ne diminuisce il carico glicemico (panna, latte, frutta secca, cioccolato…). Ovviamente questo vale per le gelaterie artigianali *vere*, non quelle che usano solo polveri…!
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Cardiopatia e Alimentazione nell'Anziano
Le malattie cardiovascolari sono la causa più frequente di mortalità e morbilità nel mondo industrializzato, e sono responsabili ogni anno di circa il 50% delle morti. Nella popolazione anziana il rischio cardiovascolare è proporzionale all’età. I fattori che influenzano principalmente l’insorgenza delle cardiopatie nella popolazione anziana sono lo stile di vita che si è tenuto in passato (fumo, attività fisica, regolarità dei ritmi biologici, episodi stressanti, abitus mentale e caratteriale, attività lavorativa affaticante, traumi, ecc.). L’attività fisica costante e l’alimentazione rappresentano i pilastri su cui si basa in buona parte la longevità di successo.
Modificazioni Fisiologiche e Fabbisogno Energetico
È noto che negli anziani avvengono modificazioni fisiologiche, quali il rallentamento del metabolismo basale e la diminuzione della muscolatura scheletrica, cambiamenti dello stile di vita, come la ridotta attività fisica, che riducono il fabbisogno energetico, ma che richiedono un giusto apporto di nutrienti. L’orientamento della moderna dietologia propende per una contrazione dell’apporto calorico nell’anziano rispetto alle altre fasce di età. Infatti oltre i 40 anni, l’occorrente di calorie e di proteine diminuisce gradualmente di circa il 5% ogni 10 anni sino ai 60 anni d’età; dai 60 ai 70 anni il calo è del 10%, e un’altra riduzione del 10% avviene dopo i 70 anni.
Sintomi Confusivi e Fattori Predisponenti
È noto che la cardiopatia ischemica nell’anziano si può presentare, da un punto di vista clinico, in modo difforme rispetto all’adulto con episodi di tipo confusionale rispetto al classico dolore precordiale o come epigastralgia aspecifica o dorsalgia (attribuita a cedimenti vertebrali dorsali) in caso di coronaropatie della sede inferiore o posteriore del cuore. Accanto alla variabilità della manifestazione clinica i fattori predisponenti sono l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, il diabete mellito, l’iperomocisteinemia e altri fattori che nelle età precedenti hanno acquisito la caratteristica di spia bioumorale, tra le quali rientra la sindrome metabolica definita “la madre di tutti i fattori di rischio”.
Programma Alimentare e Stile di Vita
L’adozione di un adeguato programma alimentare è volto a contrastare il rischio di sarcopenia, col mantenimento della massa magra, o a contenere l’eccesso di massa grassa congiuntamente all’attività fisica adattata al contesto e al controllo delle comorbilità associate. In questa prospettiva, l’adozione di scelte alimentari appropriate appare ormai da tempo una componente centrale del progetto di cura per la prevenzione e riduzione di nuovi eventi cardiovascolari. L’attenzione agli aspetti nutrizionali e alla modificazione dello stile di vita sono oltretutto essenziali per ridurre i fattori di rischio, quali obesità, diabete, ipertensione e dislipidemia, spesso coesistenti.
Dieta Ideale nel Cardiopatico Anziano
La dieta ideale nel cardiopatico anziano deve coprire in modo armonico ed equilibrato i fabbisogni nutrizionali; molto schematicamente deve essere impostata assicurando un apporto calorico totale di circa 2.100 calorie e l’energia deve essere fornita dai carboidrati per il 50-60%, dalle proteine per il 1214%, dai lipidi per il 30-35%. È importante la quantità di liquidi assunti che può variare secondo il problema cardiologico presente. In caso di scompenso cardiaco, in particolare, si dovrebbero assumere 30 ml/kg o 1 ml/Kcal assunta.
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Qualità dei Liquidi e Dieta Mediterranea
In merito alla qualità sono da preferire acque con residuo fisso a 180° < di 500 mg/l e con un pH alcalino (> di 7,4) al fine di favorire il mantenimento dell’omeostasi nel sangue il cui pH è di norma 7,36. Nei pazienti anziani con patologia cardiovascolare, come nelle altre fasce di età, è stato da tempo dimostrato l’effetto protettivo della dieta mediterranea (7) basata fondamentalmente sul dominante apporto di verdure e cereali, preferibilmente di tipo integrale (per conservare tutta la componente proteica e dei sali minerali essenziali), e l’apporto proteico è affidato prevalentemente alla consumazione di legumi mentre la componente proteica di origine animale è complementare.
Consigli Pratici per l'Alimentazione
- Limitare il consumo di prodotti di origine animale quali carne rossa, affettati, insaccati a 2-3 volte al mese.
- Pianificare, per quanto possibile, il menù settimanale e fare la spesa seguendo una lista degli acquisti preparata a casa.
- Se si fa uso di alcool, farlo con moderazione.
- Rilevare le abitudini o le difficoltà alle modifiche (ad es.
Comunicazione e Terapie Integrate
Al fine di favorire l’adozione da parte dei clinici ad un approccio sistemico complessivo che includa nella prescrizione terapeutica, oltre ai farmaci, indicazioni in merito allo stile di vita e all’alimentazione, alcune società scientifiche propongono di attuare congiuntamente la comunicazione sulla natura della malattia e la necessità di queste terapie da continuare anche dopo il superamento della fase critica (momento della massima motivazione al cambiamento). È utile fornire indicazioni dettagliate sulla terapia prescritta (farmacologica, dietologica e di attività motoria) e le modalità di controllo nel tempo direttamente al paziente in accordo coi sanitari (specialisti e medico di medicina generale).
Complessità della Cura nell'Anziano
Accanto alle indicazioni dietetiche dobbiamo considerare la complessità di cura di un anziano che necessita di un sistema integrato di approcci terapeutici. L’attività fisica, l’alimentazione, lo stile di vita, la prevenzione, il trattamento delle comorbilità, associate alle terapie specifiche determinano, insieme ad un equilibrato sostegno psicologico, un supporto in grado di determinare potenzialmente un cambiamento significativo o la stabilizzazione di un quadro clinico minaccioso per la vita dell’anziano affetto da cardiopatia.
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