È una domanda che ricorre frequentemente nei nostri ambulatori: esiste una dieta per la malattia di Parkinson? Nella malattia di Parkinson, l’importanza della dieta, non intesa come sacrificio o privazione ma come un regime alimentare atto a mantenere un soddisfacente stato di salute, è ormai nota a tutti. In presenza di malattie croniche un programma dietetico diventa condizione fondamentale per il benessere dell’individuo.
Una significativa percentuale di pazienti affetti da Malattia di Parkinson presenta alterazioni dello stato nutrizionale. In primo luogo, il raggiungimento del peso corporeo ottimale ed il mantenimento di un adeguato stato nutrizionale nel tempo rappresentano aspetti essenziali per influenzare positivamente l’evoluzione clinica della patologia. Per gestire una corretta alimentazione nel paziente affetto da Malattia di Parkinson è opportuno affidarsi a neurologi ed a nutrizionisti con esperienza specifica in questo settore. L’intensità dell’intervento nutrizionale deve essere conseguente e proporzionale alla valutazione dello stato di malnutrizione del paziente.
Stato Nutrizionale e Fasi della Malattia
Nei primi anni di malattia si osservano frequentemente sovrappeso e occasionalmente obesità in aggiunta alle alterazioni metaboliche e vascolari che a queste condizioni si associano. Nelle fasi iniziali o intermedie di Malattia di Parkinson l’eccessivo aumento di peso corporeo può essere determinato, ad esempio, dalla riduzione dell’attività motoria globale e quindi da un ridotto consumo energetico, oppure può essere un effetto avverso delle terapie farmacologiche, ed in particolare dell’assunzione di farmaci dopamino-agonisti. Con il progredire della Malattia di Parkinson e della sua gravità, al contrario, si osserva generalmente tendenza alla perdita di peso e alla malnutrizione, con conseguente rischio di compromissione delle difese immunitarie, perdita di massa muscolare, demineralizzazione delle ossa e fratture e altro.
Nel corso della malattia, infatti, si manifestano via via una serie di problematiche che determinano perdita dell’appetito e della possibilità di mantenere un adeguato stato nutrizionale. Tra queste un ruolo decisivo è rappresentato dal rallentamento motorio della Malattia di Parkinson, che può riflettersi nella difficoltà di approvvigionamento e di preparazione del cibo, ma anche nella difficoltà di masticazione e deglutizione (disfagia) ed infine nella complessiva lentezza nel consumo degli alimenti. Nei casi più avanzati si può arrivare fino all’incapacità di alimentarsi autonomamente.
Importanza di una Corretta Alimentazione
Una corretta alimentazione nella Malattia di Parkinson, basata sul principio di un corretto bilancio energetico (ovvero equilibrio tra consumo e d apporto energetico) è pertanto auspicabile per diversi motivi. Ciò riguarda soprattutto la prevenzione di malattie metaboliche (dislipidemie, diabete, gotta), malattie cardiovascolari ed osteoarticolari, che se si associano alla Malattia di Parkinson ne influenzano sfavorevolmente il decorso clinico. Una corretta alimentazione può inoltre contribuire al miglioramento dell’efficacia della terapia con levodopa.
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Interazione tra Levodopa e Alimentazione
La levodopa è un aminoacido neutro che necessita di un sistema di trasporto attivo per il passaggio dall’intestino al sangue e da questo al comparto encefalico. Tutti gli aminoacidi, provenienti dalle proteine ingerite con il pasto, si pongono in competizione per i trasportatori specifici della levodopa a livello intestinale, rendendoli meno disponibili per l'assorbimento di levodopa. Bisogna inoltre considerare che numerosi alimenti, tra cui ad esempio i grassi alimentari, le fibre (ed in generale tutti gli alimenti che determinano eccessiva acidità gastrica), ed alcuni farmaci (anticolinergici), tendono a inibire lo svuotamento gastrico.
Un rallentato svuotamento gastrico determina una maggior esposizione della levodopa a degli enzimi che degradano in dopamina il farmaco, rendendolo quindi non disponibile all’assorbimento intestinale. In considerazione degli aspetti elencati, è quindi necessario riassumere quelle che possono essere considerate le principali strategie alimentari per ottimizzare l’efficacia della terapia con levodopa. Sappiamo che gli alimenti ad azione antiossidante riducono il rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson, saranno necessari ulteriori studi per comprendere se opportuni alimenti siano anche in grado di rallentarne il decorso. È necessario inoltre rispettare le regole per la somministrazione delle terapie.
Per un assorbimento ottimale, la levodopa (Madopar e Sinemet) dovrebbe essere assunta tra i 15 ed i 30 minuti prima dei pasti. Vi sono condizioni però in cui è meglio astenersi da questa regola al fine di ridurre alcuni fastidiosi effetti legati all’assunzione a digiuno:
- qualora la levodopa provochi nausea conviene consigliarne l’assunzione con una piccola merenda a basso contenuto proteico o, se necessario, durante il pasto; se ciò non bastasse si può utilizzare domperidone (Peridon o Motilium), un procinetico ad azione periferica che controlla la nausea e favorisce l’assorbimento della levodopa.
- il secondo caso si presenta quando in concomitanza con l’assunzione del farmaco si manifestano discinesie disturbanti. Per controllare questo fenomeno si può far assumere il farmaco ai pasti, ottenendo in questo modo una riduzione del picco ematico (qualora le discinesie siano da picco dose).
In alcuni casi i semplici consigli dietetici non sono sufficienti, bisogna allora ricorrere a diete personalizzate, grammate per singolo paziente che tengano conto delle abitudini alimentari e dei gusti del paziente ma che nello stesso tempo permettano un controllo dell’assunzione proteica giornaliera. Quando questo non fosse sufficiente si possono utilizzare alimenti “speciali’. Esistono in commercio alimenti aproteici che possono semplificare al paziente il compito della preparazione del pasto.
Gestione di Sintomi Specifici: Disfagia e Stipsi
Infine, una corretta alimentazione può rappresentare un valido supporto nella gestione di specifici sintomi, ovvero disfagia e stipsi. La disfagia consiste in difficoltà nella deglutizione di cibi solidi e/o liquidi. La disfagia nella Malattia di Parkinson, così come in altre malattie neurologiche, oltre a ridotto introito alimentare può avere gravi conseguenze, ovvero aspirazione di contenuti alimentari nelle vie aeree, rischio di infezioni broncopolmonari e aumentata mortalità.
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Segni e sintomi che suggeriscono la presenza di disfagia si possono presentare durante e dopo l’alimentazione. Per quanto riguarda la fase del pasto, tali sintomi consistono in ritardo a deglutire, tendenza a mantenere il cibo in bocca, masticazione o deglutizione non coordinate, deglutizioni multiple per ogni boccone, impacchettamento del cibo nelle guance, eventuali rigurgiti orali o nasali di cibo/liquidi, frequenti colpi di tosse, senso di blocco del bolo alimentare in gola e soffocamento. Segni e sintomi suggestivi di disfagia al termine del pasto consistono in sonorità rauca della voce (dovuta a alla eventuale formazione di catarro), affaticamento, modificazioni della respirazione.
Nella gestione del paziente affetto da Malattia di Parkinson con disfagia, si può far fronte, sul piano alimentare, preferendo alimenti con un buon grado di coesione (evitando ad esempio crackers, grissini, biscotti, pastina in brodo, riso ecc.), facendo attenzione alla dimensione dei bocconi oppure ricorrendo all’eventuale utilizzo di prodotti a supporto (es. polvere addensante, diluenti come il brodo vegetale o di carne, latte, succhi di frutta ed alimenti lubrificanti:, ovvero burro, margarina, olio di oliva, maionese, besciamella).
La stipsi è un frequente disturbo della Malattia di Parkinson, ed è presente in oltre la metà dei pazienti. Questo sintomo dipende da numerosi fattori, ad esempio disfunzione del sistema nervoso autonomo, alcune terapie farmacologiche e in molti casi da un insufficiente apporto di fibre e acqua. Il consumo di tè verde, caffè e mirtilli e altri numerosi alimenti caratterizzati da un’azione antiossidante, così come la ridotta assunzione dei latticini, sembrano essere associati a una più bassa probabilità di sviluppare la Malattia di Parkinson.
Alimentazione Bilanciata e Varia
L’alimentazione bilanciata deve essere variata. La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti. Solo in questo modo, infatti, possiamo soddisfare il fabbisogno del nostro organismo in tutti i nutrienti. È importante fare pasti regolari. L’alimentazione bilanciata o equilibrata prevede l’assunzione di tre pasti principali: colazione, pranzo e cena. La prima colazione è un pasto molto importante per una corretta distribuzione delle calorie durante la giornata, ma, purtroppo spesso viene sottovalutata o consumata in modo non corretto.
Una colazione all’italiana prevede sempre una parte proteica derivante da latte o latticini (yogurt) e una parte di carboidrati complessi provenienti dai cereali, quindi fette biscottate, pane, biscotti secchi oppure cereali da prima colazione tipo muesli o corn-flakes. È possibile aggiungere anche una piccola parte di zuccheri semplici (zucchero, miele, marmellata) per rendere più gradevole questo pasto. Anche nell’ambito della colazione bisogna variare gli alimenti, alternare i tipi di pane, biscotti e cereali e il latte con lo yogurt.
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Il pranzo e la cena sono due pasti principali. Possono essere composti da due piatti (pasto completo), oppure possono contenere un piatto solo (per esempio solo il primo piatto a pranzo e solo il secondo con il pane, la sera). In casi particolari, come in viaggio si può sostituire un pasto con un panino imbottito. Il primo piatto (pasta o riso) può essere preparato in brodo oppure come piatto asciutto. Per condire i primi si consiglia di privilegiare sughi semplici a base di verdure. Per la preparazione del brodo è meglio utilizzare brodo vegetale o di carne, preferibilmente sgrassato, preparato in casa, piuttosto di far ricorso ai dadi o granulati pronti in commercio. Si possono sostituire le due portate con un piatto unico, contenente sia il primo (pasta o riso) che il secondo piatto (carne o pesce o legumi) in un’unica ricetta. Esempi di piatto unico sono pasta al ragù di carne, riso e piselli, pasta e fagioli, riso alla pescatora e anche la pizza è da considerare un piatto unico.
Il secondo piatto può essere consumato una o due volte al giorno. I secondi piatti sono le carni, i pesci, le uova, il formaggio ed i legumi ed è molto importante variare giornalmente i tipi dei secondi. Il contorno di verdure, fresche o cotte, dovrebbe essere presente sia a pranzo che a cena. È possibile aggiungere anche uno-due spuntini a base di frutta fresca a metà mattina e metà pomeriggio come merenda. È sempre meglio consumare il frutto intero rispetto al succo di frutta. Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 1,5 litri d’acqua. Questa quantità va aumentata in caso di sudorazione profusa e nei periodi caldi dell’anno. Si può bere l’acqua sia a pasto che fuori pasto. Una buona occasione per imparare a bere molto è di assumere un bicchiere d’acqua ogni volta che si assumono i farmaci, oltre che durante i pasti. L’acqua non contiene calorie e quindi non ingrassa, né quella naturale né l’acqua gassata.
È consigliabile non eccedere nel consumo delle bevande zuccherine (aranciata, cola, the freddo in bottiglia) per il loro elevato contenuto in zucchero. La malattia di Parkinson e i farmaci utilizzati nella sua terapia non escludono in modo categorico l’assunzione di piccoli quantitativi di bevande alcoliche. A chi desidera consumare il vino ai pasti, si consiglia di privilegiare il vino rosso e di non superare la quantità di 1-2 bicchieri al giorno. Per le persone che non ne fanno abitualmente uso, non è comunque consigliabile l’introduzione del consumo di bevande alcoliche. Si consiglia di non superare la quantità di 2 tazze di caffè al giorno.
Dieta Mediterranea e Morbo di Parkinson
Studi recenti dimostrano che la dieta mediterranea, ricca di antiossidanti e alimenti anti-infiammatori come olio d'oliva, pesce e verdure, potrebbe ridurre il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson. La dieta mediterranea si basa principalmente su un abbondante consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e olio d’oliva come fonte principale di grassi. Include inoltre pesce, moderati consumi di latticini e carne, e un consumo moderato di vino rosso. Questo regime alimentare è particolarmente ricco di antiossidanti, acidi grassi mono e polinsaturi e fibre.
Diversi studi, soprattutto condotti in Grecia, hanno mostrato che una rigorosa aderenza alla dieta mediterranea può ridurre significativamente (fino al 70%) il rischio di sviluppare il Parkinson. Riduzione dello stress ossidativo: lo stress ossidativo contribuisce significativamente al danno neuronale tipico del Parkinson. Azione antinfiammatoria: l'infiammazione cronica è un elemento chiave nella progressione del Parkinson. Protezione neuronale diretta: i flavonoidi, presenti in grandi quantità in frutta, verdura e vino rosso, attraversano la barriera ematoencefalica svolgendo un'azione neuroprotettiva diretta.
Per medici e operatori sanitari, considerare la dieta mediterranea come parte integrante di un programma di prevenzione delle malattie neurodegenerative è essenziale. Nonostante non sia ancora disponibile una cura definitiva per il morbo di Parkinson, la prevenzione rimane fondamentale. In quest'ottica, la dieta mediterranea rappresenta una preziosa risorsa che, grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, offre un significativo potenziale protettivo per il cervello e il sistema nervoso.
Peso Corporeo e Malattia di Parkinson
Nella malattia di Parkinson vi sono diversi fattori che interferiscono con lo stato nutrizionale del paziente. In letteratura vi sono numerosi lavori che considerano il calo ponderale come il maggior problema che il paziente affetto da Parkinson deve affrontare dal punto di vista nutrizionale. La malnutrizione è diagnosticata con un BMI inferiore a 18,5. Per BMI, si intende, l’indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso (Kg) per il quadrato dell’altezza espessa in metri (mq), si considera normale, per entrambi i sessi, un indice di massa corporea compreso tra 18,5 e 24,9, la diagnosi di sovrappeso viene effettuata per valori tra 25 e 29,9 e di obesità per valori maggiori di 30.
Il mantenimento di un adeguato peso corporeo è un importante fattore di sopravvivenza per l’individuo e la specie. Affinchè il peso corporeo rimanga stabile per lunghi periodi è necessario che vi sia un equilibrio tra l’energia consumata e le calorie introdotte, non solo in termini energetici, ma anche qualitativi, in modo che la miscela dei substrati ossidati corrisponda quantitativamente e qualitativamente ai substrati ingeriti. Da queste premesse risulta evidente che uno squilibrio tra l’introduzione ed il consumo di energia porta a variazioni del contenuto di adipe.
La difficoltà a deglutire e a masticare, un livello socio economico basso, la depressione, e soprattutto, le gravi discinesie sono la principale causa del calo ponderale, ma esiste anche il problema inverso, una malnutrizione in eccesso che porta dal sovrappeso fino all’obesità.
Analizzando i dati antropometrici di 364 pazienti affetti da malattia di Parkinson, con età media 66 ± 9 anni, 180 femmine e 184 maschi, è emerso che il 62% dei pazienti che afferiscono al nostro servizio è in sovrappeso (BMI > 25) e che il 26% di questi sono obesi (BMI > 30). Analizzando i dati ISTAT 1999/2000, e paragonando persone della stessa età, emerge, che il sovrappeso è simile nelle due popolazioni a confronto, ma la percentuale di obesità nei malati di Parkinson è maggiore del 50% rispetto alla popolazione italiana di riferimento e solo il 3% dei pazienti è sottopeso (BMI < 18,5).
Esiste una correlazione tra anni di malattia e perdita di peso, nei primi 10 anni di malattia il sovrappeso è il problema maggiore dal punto di vista nutrizionale. I pazienti sottoposti a regime dietetico ipercalorico (quindi sottopeso) hanno un’età media di malattia di 14 anni, rispetto all’età media di 10 anni dei pazienti a regime ipocalorico. Non esistono apparenti differenze di BMI tra i due sessi, tra i fumatori e i non fumatori, tra i pazienti in terapia con levodopa e quelli con il solo dopaminoagonista. L’attività fisica regolare è maggiore del 50% nei pazienti normopeso, rispetto a quelli sovrappeso.
Possiamo ipotizzare che la diminuita attività motoria caratteristica della malattia, senza adeguamento delle abitudini alimentari crei un bilancio energetico positivo che si manifesta con un’inevitabile aumento del peso. Risulta fondamentale che pazienti affetti da malattie croniche neurodegenerative abbiano un peso normale per la propria altezza. Essere in sottopeso o in sovrappeso mette a rischio la sopravvivenza del paziente stesso e favorisce inevitabilmente la comparsa di altre malattie metaboliche che possono compromettere negativamente l’andamento della malattia di Parkinson.
Tabella: Raccomandazioni Alimentari per il Morbo di Parkinson
| Categoria | Alimenti Consigliati | Alimenti da Moderare | Alimenti da Evitare |
|---|---|---|---|
| Frutta | 2-3 frutti freschi al giorno, kiwi, frutta cotta | Nessuno | Nessuno |
| Verdura | Ad ogni pasto, verdure variegate, verdure di stagione | Patate e legumi (considerare come sostituti di pasta/pane e secondo piatto) | Nessuno |
| Pesce | 2 volte a settimana, pesci magri (sogliola, trota), pesci grassi (salmone, pesce spada), pesce azzurro | Molluschi e crostacei (limitare per il colesterolo) | Nessuno |
| Carne | Tagli magri, carne trita (in caso di disfagia) | Carni rosse con tagli più grassi e frattaglie | Nessuno |
| Latticini | Latte e yogurt parzialmente scremati, latte fermentato | Latte e yogurt interi, formaggi più grassi | Nessuno |
| Formaggi | Formaggi freschi (caciottina, mozzarella), formaggi stagionati (grana padano - con moderazione) | Nessuno | Nessuno |
| Legumi | Piselli, fagioli, ceci, lenticchie (come alternativa ai secondi piatti) | Nessuno | Nessuno |
| Uova | 2 a settimana | Nessuno | Nessuno |
| Condimenti | Olio extravergine d’oliva (a crudo) | Burro (limitare ad 1 volta a settimana) | Grassi di origine animale (lardo, strutto) |
| Cereali | Cereali integrali (pasta, pane, fette biscottate) | Cereali raffinati | Nessuno |
| Bevande | Acqua (almeno 1.5 litri al giorno), tisane non zuccherate | Bevande alcoliche (1 bicchiere di vino rosso al pasto), caffè (non superare 3 al giorno) | Bevande zuccherate (succhi di frutta, cola) |
| Dolci | Dolci semplici (torta di mele, crostata di frutta) | Nessuno | Dolciumi elaborati (torte farcite, pasticcini) |