Dieta Low FODMAP: Cosa Mangiare per Alleviare i Sintomi Intestinali

La dieta FODMAP è un particolare regime alimentare caratterizzato da un basso contenuto di alimenti fermentabili. Più precisamente, la dieta Low-FODMAPs è un sistema nutrizionale che si basa sulla limitazione dei fattori dietetici maggiormente responsabili della sindrome dell’intestino irritabile.

FODMAP significa Fermentabili Oligo-, Di- Monosaccaridi e (And) Polioli. I FODMAPs sono carboidrati (zuccheri) presenti negli alimenti. Non tutti i carboidrati sono considerati FODMAP. Si tratta di carboidrati a catena corta che vengono scarsamente assorbiti dall’intestino tenue. Da qui, passano quindi nell’intestino crasso, dove comincia il processo di fermentazione batterica.

Inoltre, queste sostanze tendono a trattenere o richiamare acqua dalla mucosa intestinale. Dunque, di per sé, non sono alimenti dannosi. I FODMAP hanno proprietà osmotica (significa che attirano l'acqua nel tratto intestinale), e in caso non siano digeriti bene o non assorbiti dall’intestino tenue possono essere fermentati dai batteri intestinali, specialmente se consumati in eccesso. I sintomi di quest’intolleranza sono: gas intestinale, gonfiore, crampi e/o diarrea.

La dieta a basso contenuto FODMAP può contribuire a ridurre i sintomi. Questa dieta può essere utile anche ai pazienti con la “sindrome dell’intestino irritabile” o con malattie infiammatorie dell’intestino.

In cosa consiste la dieta FODMAP?

È importante sottolineare che questo tipo di regime nutrizionale è molto restrittivo e difficile da seguire. Inoltre, dal momento che vengono eliminati cibi dalle importanti proprietà nutrizionali, deve durare per brevi periodi, in modo che il microbiota intestinale non venga alterato, e non si riduca l’apporto di fibre e nutrienti.

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La dieta FODMAP funziona? Uno studio randomizzato controllato pubblicato sul Journal of Gastroenterology and Hepatology ha dimostrato che i partecipanti che seguivano la dieta FODMAP per 6 settimane hanno riportato una significativa riduzione dei sintomi dell’IBS rispetto a quelli che seguivano una dieta normale.

Principali FODMAP da conoscere:

  • Fruttosio: contenuto in frutta (mango, pera, cocomero, ciliegie, albicocche, datteri e fichi), miele, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, agave. L’assorbimento del fruttosio è accompagnato a quello del glucosio. Se presente in alte concentrazioni o in eccesso rispetto al glucosio, come in alcuni frutti ad esempio in mango o fichi, o nel miele, il fruttosio è mal assorbito, richiamando acqua nel lume intestinale.
  • Lattosio: (latte e latticini). Un disaccaride costituito da una molecola di glucosio legata ad una di galattosio, presente nel latte di TUTTI i mammiferi, non è digerito da alcuni soggetti che con la crescita perdono l’enzima, lattasi, che ne permette la scissione.
  • Fruttani: frumento, cipolla, aglio, ecc. (i fruttani sono noti anche come inulina). Si tratta di brevi catene di molecole di fruttosio con una molecola di glucosio ad un’estremità. Cereali come pane, pasta e derivati del frumento, specie se consumati in grandi quantità, contengono fruttani.
  • Galattani: fagioli, lenticchie, legumi come la soia, ecc. Sono molecole formate da più unità di galattosio legate a fruttosio e glucosio alle estremità.
  • Polioli: dolcificanti contenenti sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo, frutta a nocciolo come avocado, albicocche, ciliegie, pesche noci, pesche, prugne, ecc. Si tratta di zuccheri presenti in frutta e verdura, utilizzati anche nella produzione industriale di alimenti, come umettanti e soprattutto come dolcificanti artificiali in prodotti dietetici in virtù del ridottissimo apporto calorico.

Questa dieta limita anche alcuni cibi ricchi di fibre che hanno un’alta quantità di FODMAP (la fibra è infatti formata da carboidrati complessi che il corpo non può digerire e che si trovano in alimenti vegetali come fagioli, frutta, verdure, cereali integrali, ecc).

Come affrontare la dieta FODMAP

La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione che interessa circa il 10% della popolazione e colpisce soprattutto le donne, prevalentemente nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni. I disturbi non sono costanti, possono durare alcuni giorni, settimane o anche mesi. La patofisiologia dell’IBS non è ancora ben nota, per questo motivo le opzioni di trattamento possono essere diverse a seconda della sintomatologia.

La dieta si articola in tre fasi:

  1. Fase di eliminazione: La prima fase consiste nell’esclusione di tutti i cibi considerati FODMAP. Durante questa fase viene ridotto al minimo - una eliminazione completa è impossibile - il consumo di alimenti contenenti FFODMAP.
  2. Fase di reinserimento: La seconda fase è molto delicata perché, se non eseguita correttamente, rischia di vanificare la dieta seguita precedentemente. Per questo motivo è fondamentale essere seguiti da uno specialista. La seconda fase è molto delicata perché, se non eseguita correttamente, rischia di vanificare la dieta seguita precedentemente. Per questo motivo è fondamentale essere seguiti da uno specialista. È buona regola testare un alimento alla volta di quelli esclusi nella prima fase, distanziati da 3-7 giorni tra loro. Durante questa fase gli alimenti esclusi vengono reintrodotti in maniera graduale, in modo da individuare quali siano le quantità e la frequenza di consumo che possono determinare fastidi.
  3. Fase di mantenimento: La terza ed ultima fase consiste semplicemente nello stabilire un regime alimentare che il paziente dovrà acquisire nella sua vita.

Molto utile, risulta l’impiego di un diario alimentare in cui inserire tutti i pasti della giornata e gli eventuali sintomi correlati. In questo modo si potranno monitorare in maniera specifica, gli alimenti che maggiormente disturbano il paziente e quelli che invece vengono ben tollerati.

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A chi è indicata la dieta Low FODMAP?

La dieta low FODMAP è indicata particolarmente a chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile. È importante sottolineare che non sono i cibi FODMAP a scatenare la malattia ma la loro eliminazione selettiva dalla dieta è risultata essere efficace nel controllare i sintomi. Si riesce infatti a migliorare la qualità della vita del paziente andando a ridurre meteorismo, flautulenza, gonfiore e dolore addominale.

Come per altre diete in cui è necessario escludere molti alimenti dall’abitudine alimentare della persona, il rischio è quello di provocare delle carenze di vitamine, sali minerali e macronutrienti, soprattutto in caso di protocolli prolungati nel tempo o del “fai da te”. Per questo motivo è sempre consigliabile cercare di reintrodurre il maggior numero di alimenti possibile nella dieta. In soggetti con pregressi disturbi del comportamento alimentare, una dieta ad esclusione rigida, come la fase iniziale della dieta low FODMAP richiede, può comportare una recidiva.

Consigli aggiuntivi

La MONASH University, l’Università australiana presso la quale la maggior parte delle ricerche sono state condotte, ha anche proposto una app per smartphone (versione iOS, versione Android) che aiuta a individuare il contenuto di FODMAP dei vari cibi.

La prima cosa da fare se si sospetta di essere sensibili ai FODMAP è consultare un professionista del settore. Un medico saprà indirizzarvi ai test disponibili e scientificamente validati per diagnosticare intolleranza a lattosio e fruttosio. Una volta che il medico abbia formalizzato una diagnosi di IBS, un biologo nutrizionista o un dietista sapranno suggerirvi una dieta che vi permetterà di verificare se l’eliminazione di certi cibi potrà ridurre i sintomi accusati. È necessario sottolineare che nei soggetti sensibili a queste sostanze una dieta di eliminazione non necessariamente deve essere protratta per lunghi periodi, anzi in genere la durata è di 2-6 settimane. Una volta che i sintomi si sono ridotti o sono addirittura scomparsi si può procedere al reinserimento dei cibi ad alto contenuto di FODMAP. Ovviamente il reinserimento va fatto con modalità specifiche, nei modi e nei tempi di un protocollo che il professionista saprà applicare.

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