Dieta Miami: Cos'è e Come Funziona

La dieta Miami è un regime alimentare che potremmo definire miracoloso: promette di perdere tre chili in tre giorni. Nata in America e messa a punto dal dottor Arthur Agatston, la Dieta Miami è molto gettonata tra le dive e gli abitanti USA. Questo regime alimentare, se seguito alla lettera e senza invertire pasti o quantità, consente di perdere tre chili in tre giorni.

Cos'è la Dieta Miami?

La dieta Miami originale promette di far perdere tre chili in tre giorni. Un po’ come raccontavano Carlo Verdone e Renato Pozzetto nel vecchio film del 1986, ovvero 7 chili in 7 giorni, questo regime alimentare nato negli USA appare come una sorta di miracolo. Come indica il nome, questo regime alimentare, messo a punto dal cardiologo Arthur Agatston, va seguito solo per tre giorni. Lo scopo è consentire la disintossicazione del sistema digestivo e la riattivazione del metabolismo, andando a fare fuori i cuscinetti di grasso. I punti cardine? Tante proteine e pochi carboidrati.

Prima di entrare nei dettagli, è bene sottolineare che si inizia una dieta, di qualunque tipo essa sia, solo dopo aver chiesto il parere del proprio medico. Inoltre, non dimenticate che la perdita di peso lampo non fa mai bene all’organismo e, come se non bastasse, i chili buttati giù si ripresenteranno presto, con gli interessi.

Come Funziona la Dieta Miami?

Secondo l'ideatore della dieta Miami, questo regime alimentare così restrittivo dovrebbe essere seguito al massimo per 3 giorni, rispettando l’organizzazione giornaliera dei cibi, le quantità prescritte e la scelta dei condimenti. La dieta Miami consiste in un regime alimentare particolarmente restrittivo che consente di perdere ben tre chili in tre giorni. Affinché funzioni, il regime dietetico deve essere seguito alla lettera rispettando le quantità.

In linea con le ultime tendenze in campo dietetico, la strategia alimentare ideata dal dottor Agatston si basa sulla restrizione dei carboidrati, sull'indice glicemico degli alimenti e sulla scelta di grassi ritenuti salutari per l'organismo. La "south beach diet" prevede una prima fase di induzione in cui il consumo di carboidrati viene ridotto al minimo (sono tollerate solo le verdure a bassissimo indice glicemico). Si tratta del periodo più duro dell'intera dieta ma che, a detta del Dr. Agatston, induce quegli adattamenti metabolici necessari per favorire il consumo di grassi da parte dell'organismo.

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Almeno in questa prima fase bisognerà dire addio a pane, pasta, riso, patate, frutta, alcolici, torte, gelati e zucchero. I primi alimenti della lista verranno poi reintrodotti gradualmente nella seconda e nella terza fase. La dieta south beach prevede che il periodo di induzione duri un paio di settimane, promettendo una iniziale perdita di peso quantificabile in 4-6 kg.

Tutti i pasti, compresi gli spuntini ed il dessert serale, devono essere consumati obbligatoriamente, anche se non si avverte il desiderio di mangiare. E' inoltre importante assumere ogni giorno un adeguato quantitativo di acqua. La dieta south beach prevede infatti la graduale reintroduzione di cibi ricchi di fibre e carboidrati complessi come pasta, riso e cereali integrali.

Il consumo di tali alimenti deve comunque mantenersi ad un livello moderato, ben più basso di quello previsto dalla dieta mediterranea. Anche il latte scremato, buona parte della frutta, legumi e vino rosso possono essere inseriti nella dieta con relativa tranquillità. La dieta south beach prevede che questa seconda fase venga seguita fino al raggiungimento del peso ideale.

Non è possibile quantificare questo lasso di tempo, poiché esso dipende dal peso di partenza, dal modo in cui una persona segue la dieta e da come il suo corpo risponde al nuovo piano alimentare. La terza fase si caratterizza per un approccio dietetico ancor più liberale che dev'essere mantenuto per tutta la vita (ogni giorno si possono consumare liberamente tre porzioni di cereali e tre di frutta). I sacrifici compiuti nelle prime due fasi e la comprensione dei princìpi basilari della dieta south beach, dovrebbero garantire, almeno in linea teorica, il mantenimento del peso forma.

Il passaggio dalle abitudini dietetiche tipiche dei Paesi occidentali a quelle consigliate dalla dieta south beach migliorerebbe anche il profilo lipidico del sangue prevenendo sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari in genere ed alcuni tipi di cancro. La dieta south beach fa una netta distinzione tra carboidrati "cattivi" e "buoni" incoraggiando il consumo di questi ultimi. I carboidrati buoni sono quelli complessi associati a fibre, come quelli contenuti nei cereali integrali, nelle verdure ed in buona parte della frutta.

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La dieta south beach suggerisce di consumare prevalentemente grassi mono e polinsaturi (in particolar modo gli omega-3) evitando quelli saturi ed i pericolosi trans, meglio conosciuti come grassi idrogenati. Grazie a questi particolari accorgimenti il rischio cardiovascolare diminuisce sensibilmente e si possono apprezzare benefici importanti anche nella riduzione del peso corporeo.

La dieta south beach pone più volte l'accento sull'importanza di una buona colazione che, insieme a piccoli e salutari spuntini, riduce il rischio di arrivare affamati a pranzo e cena. Questa strategia può essere utile anche per contrastare il calo del metabolismo basale legato alla forte restrizione calorica che caratterizza la fase di induzione. La fase I della south beach diet è troppo restrittiva e povera di vitamine, carboidrati e sali minerali.

  • evitare l'utilizzo di olio, strutto, burro e grassi vari (di origine animale e vegetale).
  • Il sale non è vietato ma è consigliabile evitarne l’utilizzo per facilitare il drenaggio dei liquidi e la depurazione del corpo.
  • La dieta Miami non prevede spuntini. Tuttavia, se dovesse venirti fame a metà mattina o metà pomeriggio, puoi mangiare della frutta secca (ad esempio 5 mandorle o 5 nocciole) oppure una barretta proteica senza zucchero e ricca di fibre.
  • L’unica bevanda consentita durante la dieta Miami è l’acqua naturale, con cui puoi preparare anche tè e tisane da dolcificare con stevia o altri dolcificanti a zero calorie.

Prendendo spunto dalla forse più conosciuta “South Beach Diet”, anche grazie al libro scritto dal suo ideatore, il medico cardiologo statunitense Arthur Agatston, la dieta Miami si sviluppa in un tempo molto limitato. La dieta Miami, invece, va oltre, semplificando questo processo ed eliminando le due fasi finali, focalizzandosi unicamente sulla prima, quella restrittiva.

Una dieta brevissima e ipocalorica, quindi, che fa delle proteine il suo alimento cardine, garantendo così una perdita di peso veloce e concreta. Esattamente come fa una dieta proteica, quindi? In questo modo, esattamente come accade in altre tipologie di diete come questa, da quelle chetogeniche, alla Dukan, fino alla Atkins (ce ne sono davvero tantissime), anche la dieta Miami si prefigge come obiettivo quello di accelerare il metabolismo e perdere i chili in eccesso. Questo facendo in modo che il corpo, in assenza di carboidrati come primaria fonte di energia, utilizzi le sue riserve di grasso per produrre il combustibile di cui ha bisogno.

Ovviamente preferendo sempre cotture leggere, al vapore, ai ferri o alla piastra. E poi? Uno dei maggiori limiti relativi a questa “dieta” è la mancanza di un reale periodo di mantenimento. In sostanza ciò che viene detto è di preferire un’alimentazione priva di cibi ipercalorici e troppo zuccherati, evitare di consumare snack, fritti o bibite gassate.

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Non saltare mai i pasti e mangiare una dose adeguata di fibre (frutta e verdura). Oltre a condurre uno stile di vita che includa più attività fisica in palestra, all’aperto o con esercizi a casa. Insomma, le regole base per mantenersi in buona salute. Anche perché è bene ricordare che una dieta di questo tipo, non può e non deve essere considerata come una soluzione da adottare abitualmente.

La cosa più importante, quindi, è sempre quella di fare scelte consapevoli e volte al proprio benessere ogni giorno della propria vita. Trattandosi di una dieta ipocalorica, priva di grassi e a basso contenuto di carboidrati, la dieta Miami riesce davvero a generare una repentina diminuzione del peso. Il limite principale della dieta Miami è che non dà indicazioni sulla fase successiva, quella di mantenimento. Come tutte le diete rigorose, non va seguita in gravidanza, allattamento o in presenza di particolari patologie. La dieta Miami va seguita solo per il tempo indicato, ovvero 3 giorni.

Menù Tipo della Dieta Miami

Un menù tipo della dieta Miami prevede:

Primo giorno:

  • Colazione: 1/2 pomodoro, 1 fetta di pane tostato, 2 cucchiai di margarina, 1 caffè
  • Pranzo: 120 gr di tonno senza olio, 1 fetta di pane tostato, 1 caffè
  • Cena: 100 gr di carne bianca, 240 gr di fagiolini, 120 gr di barbabietole rosse e 100 gr di gelato alla frutta

Secondo giorno:

  • Colazione: 1 uovo sodo, 1/2 banana, 1 fetta di pane tostato, 1 caffè
  • Pranzo: 200 gr di Jocca, 5 crackers integrali
  • Cena: 2 wurstel, 240 gr di broccoli, 120 gr di carote, 100 gr di gelato alla vaniglia

Terzo giorno:

  • Colazione: 1 mela, 5 crackers integrali, 1 pezzo di gruvier, 1 caffè
  • Pranzo: 1 uovo sodo e 5 crackers
  • Cena: 2 kiwi, 120gr di tonno, 240gr di barbabietole, 120gr di cavolfiore, 100gr di gelato alla vaniglia

Questo regime alimentare promette la perdita di 3 chili in 3 giorni solo se si segue alla lettera, senza invertire i pasti o aumentare le quantità.

Qui di seguito lo schema della dieta Miami suddiviso in tre giornate.

Primo giorno

  • Colazione: ½ pompelmo più una fetta di pane tostato con burro di arachidi (o un cucchiaino di miele) più caffè o tè (è ammesso il dolcificante).
  • Pranzo: 100 grammi di tonno al naturale, una fetta di pane tostato più un caffè.
  • Cena: 200 grammi di carne bianca ai ferri, 100 grammi di fagiolini e 100 grammi di barbabietole, una mela e 100 grammi di gelato alla vaniglia.

Secondo giorno

  • Colazione: un uovo sodo, mezza banana, una fetta di pane tostato più un caffè.
  • Pranzo: 200 grammi di fiocchi di latte, 5 cracker integrali, un caffè.
  • Cena: 2 wurstel lessati, 200 grammi di broccoli, 100 grammi di carote, 100 grammi di gelato alla vaniglia.

Terzo giorno

  • Colazione: 5 cracker, 50 grammi di formaggio spalmabile, una mela e un caffè.
  • Pranzo: un uovo sodo, una fetta di pane tostato.
  • Cena: 200 grammi di tonno al naturale, 100 grammi di cavolfiore lessato, 100 grammi di barbabietola, 2 kiwi e 100 grammi di gelato alla vaniglia.

Dopo la dieta per mantenere a lungo i benefici ottenuti dalla dieta Miami le regole da seguire sono poche ma fondamentali:

  • ELIMINARE I CARBOIDRATI: La dieta Miami prevede l’eliminazione dei carboidrati (fonte di energia e di zuccheri per l’organismo) e l’assunzione di molte proteine (carni magre, pesce, formaggi light e uova) con un preciso menù da osservare.
  • Affinché funzioni, il regime dietetico deve essere seguito alla lettera rispettando le quantità.

Riprendere i chili persi con la dieta Miami può essere molto facile. In particolare ricorda di bere tanta acqua, evita gli alimenti fritti, grassi e ipercalorici e le bibite gassate e zuccherate e assumi molte fibre.

Varianti alla Dieta Miami

Similmente alla dieta Miami, anche altri regimi alimentari promettono di perdere peso velocemente. Una di queste è la dieta Hollywood, della durata di 10 giorni, che prevede il consumo di frutta esotica a colazione, di pesce a pranzo e di carne a cena. Una dieta che permette un immediata perdita di peso? Si tratta della dieta miami particolarmente apprezzata dalle star hollywoodiane. Amata dalle star holliwoodiane, la dieta miami si compone di tre giorni a restrizione calorica e low carb, ossia povera di carboidrati. Alcune diete molto simili permettono con qualche variante di perdere comunque in media un chilo al giorno.

La Dieta Miami Funziona Davvero?

La dieta Miami funziona davvero? Apparentemente si, cosa per cui è conosciuta anche con il soprannome di “dieta miracolo”. Pochi giorni, tante restrizioni. Ma con la promessa di perdere peso velocemente e visibilmente, tre chili in soli tre giorni.

In linea con le ultime tendenze in campo dietetico, la strategia alimentare ideata dal dottor Agatston si basa sulla restrizione dei carboidrati, sull'indice glicemico degli alimenti e sulla scelta di grassi ritenuti salutari per l'organismo. La dieta miami si ispira a quella ideata da un medico statunitense, Arthur Agatston, conosciuta come “South beach Diet”. Rispetto a quello originale la dieta ribattezzata miami si differenzia molto abolendo le ultime due fasi e mantenendo la sola restrizione calorica iniziale con una durata pari a tre giorni.

Funziona? Povera di carboidrati e grassi la dieta miami permette effettivamente di perdere tre chili in tre giorni specialmente se abbinata da una po di movimento con il vantaggio di essere di breve durata. L’improvvisa restrizione calorica porta ad una diminuzione del peso ma non si tratta solo di grasso.

Il carente introito di verdura, frutta e carboidrati si traduce in uno scarso apporto di sali minerali che così, per soddisfare il fabbisogno giornaliero, vengono presi dal tessuto osseo, il quale costituisce la più grande riserva di minerali del nostro corpo. Proprio per questo motivo le diete veloci come quella miami vengono sconsigliate durante la menopausa quando i livelli di sali minerali a livello dell’osso tende fisiologicamente a scendere.

Ma non solo. Questa tipologia di alimentazione, anche se breve, è fortemente sconsigliata a chi soffre di patologie particolari o che richiedono l’uso quotidiano di farmaci.

Infine, per quel che riguarda dieta Miami e opinioni, è bene sottolineare che la maggior parte dei nutrizionisti/dietologi la sconsigliano, mentre quanti l’hanno provata la definiscono “il miracolo delle 48 ore“.

Per l'ennesima volta occorre sottolineare che perdere peso non è sinonimo di dimagrire. Se eliminando drasticamente i carboidrati si può dimagrire più in modo più rapido, perché il corpo è costretto a bruciare i grassi accumulati per poter produrre da sé il glucosio, d'altro canto il rischio è incorrere in una carenza di minerali.

Motivo per il quale è importantissimo non protrarla per più tempo di quello indicato, tre giorni. lo scarso apporto di sali minerali che vengono recuperati direttamente dalle ossa, indebolendole (una delle cause dell’osteoporosi).

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