La dieta mima-digiuno è un approccio nutrizionale che ha suscitato grande interesse negli ultimi anni, grazie alla sua promessa di contribuire ad abbassare l’età biologica e allungare la sopravvivenza in salute. Questo regime alimentare, sviluppato da Valter Longo, si basa su studi che evidenziano come la restrizione dietetica possa promuovere cambiamenti metabolici e cellulari benefici per l'organismo.
Origini e Studi Preliminari
Tutto ha origine da studi sui sistemi semplici, come i lieviti, poiché l’invecchiamento è un processo troppo complicato per essere studiato direttamente sull’uomo. «Abbiamo condotto esperimenti di “transposon mutagensis” - spiega Valter Longo, Direttore del USC (University of Southern California) Longevity Institute (US) - mutando cioè tutti i geni del lievito, per osservare quali fra questi fossero in grado di agire sull’allungamento o decrescita della vita dei lieviti stessi, scoprendo ad esempio il ruolo della TORC, una tra vie più importanti di segnalazione pro-invecchiamento oggi riconosciute, a fronte di studi condotti da altri laboratori su moscerini della frutta che dimostrano un coinvolgimento nel processo di invecchiamento dell’insuline IGF1 Pathway.
Mentre esperimenti su topi di dimensioni normali e ridotte hanno mostrato in animali piccoli con una sola mutazione nel recettore dell’ormone di crescita, un record di longevità: 40% di vita in più e in circa 50% l’assenza di malattia, come cancro, infiammazioni croniche e/o altre patologie età correlate». Evidenze che hanno spinto la ricerca a indagare se quanto osservato in organismi nani (lieviti, moscerini, piccoli topi), specificatamente la capacità degli ormoni e della crescita mutati di abbassare in maniera significativa i livelli di IGF nel sangue, fosse riproducibile anche nell’uomo.
«Ulteriori esperimenti che abbiamo condotto sui lieviti - prosegue il professore - mostrano che abbinando la mutazione TOR a una seconda mutazione riferita al RAS pathway, via di segnalazione coinvolta in molteplici processi cellulari, ed al digiuno, è possibile estendere la vita di questi organismo semplici di circa 10 volte». Si cerca ora di capire se facendo, ad esempio, ricorso a farmaci che bloccano il recettore dell’ormone della crescita sia possibile aumentare nell’uomo la sopravvivenza del 30%.
Plausibilmente, sì: uno studio di ricerca, pubblicato, sembra dimostrare in persone con gene mutato, rara mortalità da cancro, assenza di diabete nonostante un aumentato rischio di obesità che correla alla mutazione dell’ormone della crescita e livelli cognitivi più “giovani” di oltre 20 anni.
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Favorisce la longevità, come dimostrano evidenze più o meno recenti di letteratura, se correttamente utilizzata; portata all’estremizzazione infatti la restrizione calorica arreca danni importanti all’organismo. «Uno studio trentennale - dichiara Longo - condotto sulle scimmie, di cui alcune alimentate con Western Diet ed altre con la stessa dieta ma con restrizione calorica del 25%, fa osservare nel 60% di animali sottoposte a una dieta normale lo sviluppo di insulino-resistenza o diabete a fronte di un tasso di solo il 5% in scimmie sottoposte a dieta con restrizione calorica, tumori ridotti al 50% e malattie cardiovascolari del 20-30%.
Tuttavia andando ad analizzare la curva di sopravvivenza e la moralità per tutte le cause, si osserva un andamento quasi sovrapponibili: ciò indica che sebbene la restrizione calorica induca l’abbassamento del rischio per patologia, dall’altro attiva meccanismi che controbilanciano gli effetti positivi».
Nell’uomo cosa accade? Un primo studio in cui ricercatori americani, chiusi un una biosfera, si sono sottoposti a una restrizione calorica mostra una riduzione dei fattori di rischio per patologie dell’invecchiamento note, ma importanti conseguenze nel tempo sulla salute, danni neuronali primi fra tutti. Da qui l’interesse a convogliare i benefici delle dite restrittiva senza danno: una prima ipotesi di digiuno ad acqua su modelli animali ha dato risultati positivi, ma l’inapplicabilità sull’uomo ha incentivato lo sviluppo della dieta mima-digiuno che sfrutta la combinazione di basse calorie, bassi zuccheri, basse proteine ed alti grassi insaturi, per ottenere i medesimi effetti del digiuno solo acqua su IGF1, IGFBP1, glicemia e corpi chetonici, da una assunzione “restrittiva” per 5 giorni, periodicamente.
«Un primo studio del 2017 - aggiunge Longo - condotto su 100 pazienti, randomizzati a ricevere una dieta normale o 3 cicli di dieta mima-digiuno per un mese per 5 giorni e una settimana di refill, cioè di ritorno alla dieta normale con successivo cross over dei due gruppi di pazienti, mostra perdita di peso e di grasso addominale, riduzione della circonferenza addominale, senza indurre però la perdita di massa muscolare.
Evento, quest’ultimo associato invece alla dieta con restrizione calorica o ad altre diete. Un recente studio pubblicato dal gruppo del Professor Longo che ha raffrontato 4 mesi di dieta mediterranea vs 4 cicli di dieta mima-digiuno in pazienti ipertesi e BMI elevato (sovrappeso/obesità), mostra l’efficacia di entrambi i regimi dietetici con l’aggravante, però, che la dieta mediterranea induce una perdita muscolare fino a 2,5 kg a un follow up a 3 mesi.
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Altre ricerche, tra cui uno studio randomizzato, di alcuni anni fa, condotto su 100 pazienti diabetici che ha confrontato 6 cicli o di mima-digiuno con 6 cicli di dieta mediterranea, di 5 giorni ciascuna non registrano alcun impatto della dieta mediterranea su emoglobina glicata, insulino-resistenza, con tuttavia un aumento del consumo di farmaci antidiabetici e antipertensivi nel 20% dei pazienti a fronte di una riduzione farmacologica del 79% di pazienti in regime mima-digiuno.
«Gli effetti della mima-digiuno sono indipendenti dalla perdita di peso - sottolinea Longo - sono cioè dovuti a una “riprogrammazione metabolica”: ovvero i cambiamenti indotti a insulina, IGF1 ed altri parametri spostano il paziente da uno stato di insulino-resistenza a insulino-sensibile.
Uno studio di laboratorio condotto su topi in cui è stato indotto un danno del pancreas tale da stoppare la produzione di insulina in maniera permanente, come avviene in forme di diabete di tipo 1, evidenzia che 5-6 cicli di dieta mima-digiuno sono in grado di ripristinare la normale attività pancreatica, in maniera permanente dopo soli 50 giorni, grazie a un processo di riparazione,dovuto all’azione della dieta stessa.
Ci guadagna: uno studio su 184 pazienti, del gruppo di Longo di recente pubblicazione, mostra una riduzione dell’età biologica di circa 2 anni e mezzo dopo 3-4 cicli di mima-digiuno; evidenze sostenute anche da due altri studi clinici.
«Tali risultati - conclude il professore - sono ancora più entusiasmanti in quanto misurati e validati, non sul tradizionale epigenetic clock basato sulla metilazione, ma sul bioaging clock, messo a punto Morgan Levin, che considera alcuni dei fattori di rischio come proteina C reattiva, pressione sanguigna e sistolica, colesterolo totale, universalmente accettati dalla comunità medica come importanti per la salute, per stimare le probabilità di morte rischio-correlate.
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In buona sostanza, durante la mima-digiuno il corpo si restringe, le cellule differenziate iniziano a ridursi in quantità e volume, le cellule staminali ematopoietiche cominciano a dividersi ed espandersi, potenzialmente riprogrammandosi.
Valter Longo, ricercatore italiano che lavora al Longevity Institute, School of Gerontology, and Department of Biological Sciences dell’University of Southern California a Los Angeles (USA), è diventato famoso per aver proposto una dieta periodica che mima il digiuno che a suo dire sarebbe in grado di aumentare la durata di vita degli esseri umani, rallentando l’invecchiamento, rigenerando le cellule e, come effetto collaterale, favorendo la perdita di peso [1]. La maggior parte delle calorie della dieta proviene dai grassi (per es.
L’autore ha sviluppato questo regime basandosi su alcuni studi in cui è stato osservato che la restrizione dietetica promuove cambiamenti metabolici e cellulari che influenzano il danno ossidativo e l’infiammazione, ottimizzano il metabolismo energetico e incrementano la protezione cellulare.
Uno studio del 2015 ha osservato che nei lieviti, l’alternanza del digiuno periodico e di un medium ricco di nutrienti, ha prolungato la durata di vita indipendentemente dai geni pro-longevità stabiliti, mentre nei “topi” la dieta mima digiuno ha aumentato l’aspettativa di vita media dell’11% , del 18% al 75% del punto di sopravvivenza e solo del 7,6% al 25% del punto di sopravvivenza, mentre non ha avuto alcun effetto sulla massima durata di vita [2].
Sempre in questa pubblicazione sono stati riportati i dati di uno studio pilota eseguito su 19 partecipanti (12 uomini e 7 donne), trattati con tre cicli di 5 giorni della dieta mima digiuno sopra descritta alternati a 25 giorni di alimentazione normale, e di 19 controlli (9 donne e 10 uomini) che hanno seguito la loro dieta abituale non ristretta da un punto di vista calorico.
Rispetto al gruppo di controllo, i partecipanti trattati con la dieta mima digiuno hanno avuto alla fine dei tre mesi dello studio una diminuzione significativa della glicemia a digiuno, dell’IGF-1, della proteina C (solo nei 7 partecipanti che avevano elevati livelli in condizioni basali) e del 3% circa del peso senza alcuna modificazione del grasso corporeo totale e del tronco, ma con un lieve aumento della percentuale di massa magra.
Uno studio del 2017 ha randomizzato 100 partecipanti sani a tre cicli di 5 giorni della dieta mima digiuno sopra descritta alternati da 25 giorni di alimentazione normale e a tre mesi di dieta non ristretta [3]. Dopo 3 mesi, i controlli sono stati allocati alla dieta mima digiuno e alla conclusione dello studio 71 partecipanti hanno completato tre cicli di questo regime dietetico.
Criticità e Precauzioni
È evidente, anche per chi non si occupa di ricerca, che i dati di questi studi “non” hanno dimostrato che la dieta mima digiuno sia in grado di prolungare la durata di vita negli esseri umani. I risultati indicano solo che nei topi questo tipo di regime dietetico produce un lieve incremento della durata media della vita, mentre negli esseri umani determina un miglioramento a breve termine di alcuni fattori di rischio di malattie non trasmissibili.
Inoltre, lo studio non ha confrontato la dieta mima digiuno con una dieta di diversa composizione di nutrienti, ma di simile quantità calorica, per cui non sappiamo se gli effetti osservati sui fattori di rischio siano dovuti alla restrizione dietetica calorica periodica e alla perdita di peso o alla sua composizione di nutrienti.
In conclusione, appare prematuro raccomandare l’uso di questo regime alimentare per aumentare la durata di vita. Inoltre, sebbene nell’esiguo numero di partecipanti altamente selezionati, tre cicli di dieta mima digiuno non sembrino avere avuto effetti negativi [2, 3], è noto da molti anni che l’adozione di diete fortemente ipocaloriche incrementa la preoccupazione per il cibo e il rischio di sviluppare episodi di alimentazione in eccesso e di abbuffata [4-7], favorisce l’aumento di peso a lungo termine negli individui normopeso [8] e in quelli predisposti è un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione di gravità clinica [9-11].
Inoltre, la riduzione dell’assunzione proteica nelle persone sopra i 65 anni di età potrebbe accentuare il processo di sarcopenia e le sue conseguenze negative [12].
Digiuno e cancro: cosa dice la scienza?
Le strategie nutrizionali adottate in oncologia riguardano la prevenzione dell’obesità (sia primaria sia secondaria) e la lotta alla malnutrizione (di cui parleremo più avanti). Visti i benefici per la salute riportati da diversi studi scientifici, sono stati indagati anche i potenziali effetti di uno schema di digiuno sia per prevenire il cancro, sia per rendere più efficaci le terapie. Tutta la ricerca in questo ambito - parte della quale sostenuta anche da Fondazione AIRC - è molto recente e ulteriori e più ampi studi sono necessari a consolidare risultati per ora preliminari.
In questi anni sono anche state indagate le risposte ormonali, molecolari e cellulari al digiuno da parte di un organismo alle prese con un tumore. Inoltre, sebbene per il momento si è valutato soltanto con studi di laboratorio se uno schema alimentare improntato al digiuno possa essere utile durante la chemioterapia.
I risultati più significativi sono stati raccolti in relazione al digiuno intermittente, alla dieta “mima-digiuno” e alla restrizione calorica, regimi di più facile adozione anche per i malati oncologici.
Sulla base delle prove attualmente disponibili, possiamo dire che è ragionevole pensare che la restrizione calorica mitighi la tossicità della chemioterapia. Gli studi hanno nel complesso evidenziato un ridotto danno al DNA, un aumento significativo della conta di globuli rossi, bianchi e piastrine, una riduzione dell’affaticamento e un miglioramento della qualità della vita nei pazienti che seguivano lo schema dietetico indicato rispetto a coloro che invece adottavano una dieta tradizionale.
La maggior parte dei dati, compresi alcuni prodotti dai ricercatori sostenuti da Fondazione AIRC, sono stati ottenuti da donne con un tumore del seno. Riscontri analoghi, sebbene con numeri più contenuti, sono emersi anche da altre ricerche condotte coinvolgendo pazienti affetti da un tumore dell’esofago, dell’ovaio, dell’utero e del polmone.
Derivano da studi di laboratorio, invece, alcuni dati secondo cui l’adozione di un regime di digiuno potrebbe potenziare l’efficacia della chemioterapia, delle cure ormonali e dell’immunoterapia.
Risultati di questo tipo, ottenuti con esperimenti con cellule in coltura e animali di laboratorio, sono stati rilevati rispetto al tumore del seno (soprattutto riguardanti le terapie ormonali e l’immunoterapia), del colon-retto, del pancreas, al glioma e al melanoma.
È bene precisare ancora una volta che tutti i risultati fin qui illustrati derivano da protocolli esclusivamente sperimentali. Nessuna linea guida, al momento, raccomanda schemi di digiuno a sostegno delle terapie oncologiche. Bisogna infatti ancora approfondire la conoscenza delle vie metaboliche sensibili al digiuno (alla base anche dell’eventuale sviluppo di farmaci in grado di mimare gli effetti determinati dalla dieta).
Dieta Mima Digiuno e Vitamina C contro il cancro
Con esperimenti in cellule e animali di laboratorio è stato individuato dal team IFOM di Valter Longo un nuovo approccio terapeutico, che combina una dieta ipocalorica che simula il digiuno e dosi farmacologiche di vitamina C, in grado di colpire in particolare le cellule tumorali mutate nell’oncogene KRAS, La ricerca si è focalizzata principalmente sul tumore al colon, una neoplasia che in Italia colpisce circa 49.000 persone all'anno e che è frequentemente associata a mutazioni nell’oncogene KRAS.
La ricerca è stata condotta dal gruppo di ricercatori del laboratorio di Longevità e Cancro dell'IFOM di Milano e dell’Istituto di Longevità dell’Università della Southern California guidati da Valter Longo grazie al sostegno di Fondazione AIRC. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications, aprono la strada a possibili nuovi approcci efficaci e minore tossicità per il trattamento dei tumori più aggressivi e altamente resistenti alle terapie convenzionali, come quelli caratterizzati da mutazioni a carico di KRAS.
Il trattamento proposto è risultato efficace sia in cellule sia in topi di laboratorio. In particolare i ricercatori hanno osservato che nei topi trattati con cicli di Dieta Mima Digiuno e dosi farmacologiche di vitamina C, il cancro mostrava una crescita fortemente rallentata ed in alcuni topi il tumore era completamente regredito.
L'effetto più importante si è però avuto quando cicli di Dieta Mima Digiuno e vitamina C sono stati uniti alla chemioterapia attualmente utilizzata in ambito clinico: questo triplo trattamento si è mostrato in grado di prolungare la sopravvivenza degli animali di laboratorio rispetto alla somministrazione della chemioterapia da sola.
FAQ sull'uso della Vitamina C e della Dieta Mima Digiuno nella terapia oncologica
- Gli integratori a base di vitamina C possono curare il cancro?
NO La vitamina C somministrata oralmente, attraverso i cibi o come integratore alimentari, può portare numerosi benefici, soprattutto al sistema immunitario, ma NON rappresenta un TRATTAMENTO ONCOLOGICO riconosciuto ed efficace. Solo MEGA DOSI di vitamina C, raggiungibili ESCLUSIVAMENTE mediante somministrazione intravenosa direttamente nella circolazione sanguigna e sotto controllo medico, si sono dimostrate efficaci in animali di laboratorio nel rallentare la crescita tumorale.
- Posso condurre cicli di Dieta Mima Digiuno senza consultare il mio oncologo?
NO I cicli di Dieta Mima Digiuno devono essere effettuati solamente sotto stretto controllo medico, soprattutto nel caso di pazienti oncologici e solo nei casi in cui l’oncologo, dopo avere consultato gli studi clinici sulla Dieta Mima Digiuno, ritiene che possano agire da supporto alla terapia standard.
- Posso sostituire la terapia standard con la Dieta Mima Digiuno e/o con la Vitamina C?
NO Numerosi studi pre-clinici e studi clinici stanno evidenziando che cicli di Dieta Mima Digiuno possono rendere le terapie standard ancora più efficace riducendo al contempo gli effetti collaterali proteggendo i tessuti sani. La combinazione di cicli di Dieta Mima Digiuno e vitamina C, se confermato in studi clinici, potrebbe rappresentare un trattamento efficace e a BASSA TOSSICITÀ con risultati più EFFICACI e DURATURI.
Esempio di schema della Dieta Mima Digiuno
La dieta "mima-digiuno", prevede un basso apporto calorico (100-1.100 chilocalorie giornaliere) e di proteine (9-11%), ma elevato in grassi (44-46%) per i giorni 1-5 della settimana.
La dieta 5:2 prevede che per cinque giorni alla settimana si possa mangiare assumendo tutti gli alimenti, senza eccezioni. Il periodo deve essere inframezzato da due giornate (tra loro non consecutive) in cui l'approvvigionamento energetico non deve essere superiore a un quarto di quello abituale: ovvero tra 500 e 600 chilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena).
Si parla anche di dieta del digiuno intermittente quando si concentra l'assunzione di alimenti in un periodo variabile tra 6 e 8 ore (schema 16/8). Prima dell'inizio della giornata e dopo l'ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l'organismo a vivere e a «lavorare» in condizioni di riduzione della sazietà.
In conclusione, la dieta mima digiuno è un campo di ricerca in evoluzione, con risultati promettenti ma anche con la necessità di ulteriori studi per confermare i suoi benefici e valutarne i rischi a lungo termine. Prima di intraprendere questo tipo di regime alimentare, è fondamentale consultareun medico o un nutrizionista per valutare la propria idoneità e ricevere un piano personalizzato.