Le malattie cardiovascolari e il cancro sono le principali cause di morte e di disabilità nel mondo. Di contro, si è via via affermato in tante parti del mondo l’apprezzamento per le diete “verdi”, con grande consumo di verdure e frutta e il bando alla carne e/o ai prodotti di origine animale come uova e latte. Da queste premesse è partita una ricerca di un gruppo dell’Università di Bologna che ha revisionato 49 studi internazionali per verificare l’impatto sulla salute delle diete senza carne e delle diete anche senza prodotti animali. Insomma, i regimi vegetariani e vegani.
Benefici Potenziali delle Diete Vegane
Studi in tutte le parti del pianeta, su larghe coorti, hanno identificato diversi fattori di rischio modificabili e non modificabili. Tra i primi, è emersa in piena evidenza la dieta come un notevole fattore di rischio modificabile.
Nel complesso, le diete vegetariane e vegane sono risultate significativamente associate a un migliore profilo lipidico, a un maggiore controllo della glicemia, a un indice di massa corporea più favorevole, a minore infiammazione e a un minore rischio di cardiopatia ischemica e cancro. La dieta vegetariana è anche risultata associata a una minore mortalità per malattie cardiovascolari.
In aggiunta a questo, si ricorda che una qualche capacità protettiva si può attribuire ai componenti bioattivi degli alimenti vegetali, i quali sono le fonti primarie di fibra, carotenoidi, vitamine, minerali, e altri composti che sono stati associati a proprietà anti-cancro.
Ultima osservazione: i vegetariani abitualmente hanno un minor sovrappeso rispetto agli onnivori, e questo potrebbe essere un altro fattore concorrente nel diminuito rischio di cancro al pancreas e al colon-retto.
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Per concludere, gli esiti di un regime alimentare basato sulle piante sembrano senza dubbio più salutari di un regime misto limitando i problemi cardiovascolari, gastrointestinale e il rischio tumorale.
Il Ruolo del Microbiota Intestinale
Consiglio nazionale delle ricerche e Università di Firenze hanno coordinato una ricerca che ha dimostrato sperimentalmente come una dieta pesco-vegetariana protegga dal rischio di sviluppo della patologia, influendo sulla composizione del microbiota intestinale. Lo studio ha dimostrato come la dieta pesco-vegetariana riduca in modo significativo, rispetto alle diete a base di carne, il numero di tumori del colon nei modelli animali predisposti allo sviluppo di cancro del colon-retto.
Spiega Carlotta De Filippo, coordinatrice dello studio per il Cnr-Ibba: “Abbiamo avuto la conferma che il microbiota intestinale, modulato dalla dieta, può trasmettere i rischi - così come i benefici - legati alla dieta stessa. Questo dimostra che possiamo “modulare” il nostro microbiota intestinale per prevenire la produzione di metaboliti potenzialmente cancerogeni, a partire dalla dieta.
Rischi e Considerazioni Importanti
Sulla più ristretta dieta vegana si è visto che aumenta il rischio di deficit della vitamina B-12 e disturbi collegati: a questo proposito uno degli studi revisionati consiglia un’adeguata integrazione.
Gli stessi autori della revisione hanno però indicato chiaramente alcune debolezze insormontabili della loro analisi. Tra queste vi sono l’elevata eterogeneità delle diverse popolazioni studiate negli studi presi in considerazione, insieme alle dimensioni non sempre significative dei campioni, ai fattori demografici, alle origini geografiche, ai modelli alimentari e ad altri fattori confondenti legati agli stili di vita. Questa precisazione, oltre a essere molto onesta, è cruciale perché ci avverte di prendere questi risultati come perfettibili e non perfetti.
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In secondo luogo, a fare la differenza è la quantità (e la qualità) dei prodotti di origine animale consumati in una dieta onnivora, che quindi può essere comunque sana.
Non da ultimo, va tenuto a mente il fatto che i ricercatori stanno comprendendo sempre di più il ruolo salutare del microbiota, ossia dei microbi ospiti di ogni organismo. “Essendo il microbiota un fattore fortemente individuale, ogni dieta dovrebbe essere personalizzata in base anche all’analisi del microbiota di ciascuna persona, dato che solo così potrà fare davvero bene a una specifica persona.
Il China Study: Un Caso a Parte
Il China Study è una ricerca epidemiologica svolta dalla Cornell University, dall’Accademia cinese di Medicina preventiva, dall’Accademia cinese di Scienze mediche e dall’Università di Oxford che è stata avviata nel 1983 sotto la supervisione del nutrizionista T. Colin Campbell. Scopo dello studio era stabilire il nesso tra alimentazione e salute, discriminando fra cibi benefici e nocivi.
I risultati del China Study sono stati pubblicati nel 2005 in un libro di cui si è parlato molto e che è diventato un caso editoriale. Tuttavia le conclusioni sono controverse e non del tutto condivise dalla comunità scientifica. Una delle ragioni è che i risultati dello studio non sono mai stati riportati in articoli pubblicati su riviste scientifiche né sono stati valutati tramite il metodo internazionale di peer review.
Il China Study identifica alcune "malattie dell'abbondanza" (infarto, ictus, ipertensione, cancro della mammella, della prostata e del polmone, diabete e osteoporosi) legate ai comportamenti individuali e in particolare all’alimentazione. Sotto accusa sono principalmente la carne, i latticini e i grassi di origine animale, che provocherebbero, tra le altre cose, uno sviluppo puberale precoce e una più prolungata esposizione agli ormoni endogeni prodotti dall’organismo stesso.
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Vi sono molte ragioni per cui la comunità scientifica ritiene inattendibili le conclusioni di questo studio così come sono esposte nel libro. La principale riguarda il metodo utilizzato per collegare le possibili cause con gli effetti. Senza entrare in dettagli statistici di difficile comprensione, è importante capire che il nesso tra un evento e un altro può essere facilmente travisato se non si tengono in considerazione tutti i possibili elementi confondenti.
Per fare un esempio concreto, un legame apparente di causa ed effetto è quello fra il numero di decessi e chi si reca in ospedale o si trova a passare per una strada. Guardando al numero dei decessi per numero di persone che si trovano in un certo luogo, potremmo facilmente dedurre che l’ospedale è un posto potenzialmente più pericoloso di una strada. Si tratta tuttavia della classica correlazione, che non considera alcuni fatti confondenti: l’ospedale è un luogo dove si recano i malati e si assistono le persone in fin di vita, mentre per strada ci vanno tutti, sani e malati, e in un incidente può essere coinvolto chiunque, anche persone giovani e sane. Ecco, il China Study è pieno di correlazioni apparenti come questa, che avrebbero dovuto essere rimosse prima della pubblicazione.
Prendiamo il caso più eclatante, quello della caseina, la proteina contenuta nel latte e nei formaggi. Sulla base dei dati del China Study e del fatto che i cinesi consumano pochissimi latticini, Campbell ha dedotto che i latticini sono cancerogeni.
Conclusioni
Tenendo conto dei risultati descritti nello studio di Campbell e dei più attendibili dati oggi disponibili nella letteratura scientifica, si arriva alla conclusione che è possibile scegliere di diventare vegani, ma al momento non vi sono prove che ciò sia utile o benefico dal punto di vista della salute e per la prevenzione del cancro.
Rimane il fatto che ricerche più serie del China Study dimostrano che una riduzione delle proteine e dei grassi animali diminuisce il rischio di sviluppare un tumore, all'interno però di una dieta varia ed equilibrata che comprenda latte o latticini, uova e pesce.