Studi scientifici dimostrano come ciò che si mangia possa influire significativamente sul rischio di sviluppare malattie oncologiche. Una corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione dei tumori. Seguire una dieta ispirata alla tradizione mediterranea, ricca di vegetali, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di grassi saturi, zuccheri raffinati e carni lavorate, può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare alcune forme di cancro.
È il simbolo della cucina italiana nel mondo, oltre che uno dei tipi di alimentazione più studiati per i suoi effetti sulla salute. La dieta mediterranea ha una storia lunga diversi secoli, ma mai come in questo momento è necessario riscoprirla, poiché la adottiamo sempre meno, nonostante sempre più studi ne mostrino gli effetti benefici per la salute.
L'Importanza della Dieta Mediterranea
Pubblicate le prime linee guida sulla dieta mediterranea, contenenti indicazioni per contribuire a prevenire molte malattie croniche, inclusi alcuni tipi di cancro. L’obiettivo delle prime linee guida, promosse dalla Fondazione dieta mediterranea, dalla Società italiana nutrizione artificiale e metabolismo (SINPE) e dalla Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (SIPREC), con il supporto analitico di altre venti società scientifiche e metodologico dell’Istituto superiore di sanità (ISS), è sensibilizzare la comunità scientifica a riscoprire come può aiutare a proteggere la salute umana da diverse malattie croniche. Tra queste, anche numerose forme di cancro.
Composizione della Dieta Mediterranea
Dal punto di vista di ciò che si porta a tavola, la dieta mediterranea si contraddistingue per l’abbondanza di alimenti di origine vegetale (pane, pasta, orzo, farro, riso e altri cereali, verdure, legumi, frutta fresca e secca), il modesto consumo di alimenti di origine animale (pesce, carne bianca, latticini e uova), quello occasionale di dolci e il ricorso all’olio extravergine di oliva come fonte primaria di grassi. Nel documento si sottolinea però anche l’importanza di ciò che ruota intorno al cibo: fare attività fisica regolarmente, mantenere un peso sano, dormire a sufficienza, evitare il fumo e consumare pasti in un contesto conviviale. Tutti questi elementi concorrono a ridurre il rischio di sviluppare molte malattie croniche.
Benefici della Dieta Mediterranea
La dieta mediterranea, ricca di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, olio extravergine d’oliva e pesce, è da anni al centro di studi scientifici per il suo ruolo nella promozione della salute e nella prevenzione di numerose patologie. Il suo modello alimentare, riconosciuto anche dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, si è dimostrato efficace non solo nel ridurre il rischio di malattie croniche, ma anche nell’ambito della prevenzione oncologica. Vediamo nel dettaglio i benefici emersi dagli studi più recenti.
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Prevenzione delle Malattie Cardiovascolari e Metaboliche
Le raccomandazioni che maggiormente evidenziano i benefici della dieta mediterranea riguardano la prevenzione sia primaria sia secondaria, per la salute cardiovascolare e contro le malattie metaboliche. In questo secondo caso, il focus è in particolare sul diabete di tipo 2 e sulla sindrome metabolica, che costituiscono, soprattutto se accompagnati dall’obesità, dei fattori di rischio per l’insorgenza di diverse forme di cancro.
Ruolo nella Prevenzione dei Tumori
In ambito strettamente oncologico, le conclusioni di 126 studi (osservazionali e di intervento) mostrano che la dieta mediterranea è efficace nella prevenzione di diversi tipi di tumore, anche se spesso con impatto modesto. L’adesione alla dieta mediterranea è fortemente caldeggiata fin dalla prevenzione primaria per ridurre l’incidenza dei tumori in tutte le sedi, di quelli del distretto testa-collo, del cavo orale, del polmone, dello stomaco, del fegato e della colecisti, del colon-retto e della mammella (in particolare nelle donne dopo la menopausa).
Effetti Positivi anche nei Pazienti Oncologici
Non meno rilevante è il contributo che abitudini alimentari di tipo mediterraneo possono offrire ai pazienti oncologici nel ridurre la mortalità dovuta in particolare ai tumori del colon-retto, dello stomaco, del distretto testa-collo, dell’ovaio, della prostata e del seno.
Meccanismi Anti-Cancro della Dieta Mediterranea
Nel caso della prevenzione oncologica, la dieta mediterranea sembra poter agire su più fronti:
- Antiossidanti: contenuti in frutta, verdura e olio extravergine di oliva, contrastano lo stress ossidativo, uno dei fattori alla base della cancerogenesi.
- Fibre: migliorano la funzionalità dell’intestino, promuovono un microbiota salutare e riducono l’infiammazione cronica.
- Grassi “buoni”: quelli monoinsaturi contenuti nell’olio extravergine d’oliva e quelli omega-3 comuni in alcuni tipi di pesce combattono i processi infiammatori.
- Indice glicemico controllato: la dieta mediterranea agisce anche sul metabolismo ormonale e su alcune vie molecolari, contribuendo così alla prevenzione di alcuni tipi di cancro. Ciò può avvenire attraverso la modifica di alcuni equilibri ormonali, con la risposta più efficace ai picchi glicemici tramite l’insulina e con effetti su alcuni fattori di crescita (per esempio IGF-1).
- Attività fisica: contribuisce al mantenimento di un adeguato peso corporeo e alla prevenzione dell’obesità, un noto fattore di rischio per almeno 13 forme di cancro.
Impatto Clinico e Sociale
Gli esiti degli studi sul tema hanno evidenziato che seguire una dieta mediterranea si associa “una quasi sempre a una modesta riduzione del rischio di insorgenza e di mortalità per numerose patologie oncologiche”, come scritto dagli autori del documento. Secondo i ricercatori, l’impatto di questo stile alimentare è comunque “di rilevanza clinica e socioeconomica: la dieta mediterranea può rappresentare una strategia efficace nella prevenzione primaria”.
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Consigli per Mangiare Bene Durante le Terapie Oncologiche
Nel corso delle cure, è bene che le indicazioni sull’alimentazione siano personalizzate per assecondare esigenze e gusti di ogni paziente. Senza trascurare il ricorso ai supporti nutrizionali quando necessari. Mangiare in modo vario ed equilibrato non è importante soltanto per ridurre le probabilità di ammalarsi di cancro. La dieta ha un valore significativo anche se si è già intrapreso un percorso di cure oncologiche. Oltre che possibile spia di una malattia non ancora diagnosticata, la perdita di peso è infatti frequente anche nel corso delle diverse fasi terapeutiche che un paziente è chiamato ad affrontare.
Prevenire la Malnutrizione nei Malati Oncologici
Durante il percorso di cura per una malattia oncologica, anche un gesto naturale ed essenziale come alimentarsi può costituire un problema. Quando si presenta un tumore il metabolismo può cambiare, per effetto diretto della malattia o come conseguenza degli effetti collaterali delle terapie. Inappetenza e dimagrimento sono sintomi spesso descritti dai pazienti oncologici.
Il Ruolo dei Caregiver nella Gestione dei Pasti
“Mai come in questa situazione, per nutrirsi è richiesto un impegno ulteriore ai pazienti oncologici” afferma Riccardo Caccialanza, direttore della Struttura complessa di dietetica e nutrizione clinica dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “Ciò significa, per i caregiver, dover programmare la spesa e i pasti in modo diverso dal solito. E avere pazienza, perché, pur conoscendo i gusti di una persona, si possono ricevere dei rifiuti che inizialmente appaiono inattesi.” La priorità è evitare la malnutrizione per difetto, quindi uno stato di magrezza eccessiva, che può comparire soprattutto nel corso del trattamento o nel periodo immediatamente successivo.
Nutrizione Oncologica: Linee Guida per i Pazienti
Dal punto di vista pratico, ci sono alcuni accorgimenti che si possono adottare per agevolare un malato di cancro a seguire una dieta bilanciata. Ai pazienti oncologici si consiglia di mangiare poco ma spesso, tenendo sempre a portata di mano qualcosa da sgranocchiare. E di farlo lentamente, masticando bene e riposando dopo ogni pasto. Se l’appetito è buono, non dovrebbe essere difficile assumere adeguate quantità di cibo. Al contrario, se è scarso, si può optare per alimenti più ricchi in calorie e proteine, così da garantire un apporto congruo di nutrienti attraverso un numero inferiore di pasti. Ragion per cui, in questi casi, si possono sostituire piccoli pasti con bevande nutrienti o saporite.
Cosa Dice il World Cancer Research Fund
Consigli che nei mesi scorsi il World Cancer Research Fund ha riepilogato in una guida destinata ai pazienti oncologici. Tra gli alimenti da prediligere, gli esperti raccomandano il consumo di cereali integrali, legumi ben cotti (anche in crema), pesce (meglio se azzurro), verdure di stagione, frullati e spremute (in assenza di altre controindicazioni). Da limitare invece il ricorso a carni rosse e lavorate (salumi, insaccati) e formaggi molto grassi, mentre è bene prestare attenzione all’eccessivo consumo di alimenti ricchi di amido (in particolari quelli a base di frumento, patate, mais) composti da zuccheri semplici. Meglio evitare infine alimenti fritti o caratterizzati da un forte odore, cereali cotti al forno e bevande dolci.
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Personalizzare la Dieta
“Ci sono poi altre indicazioni” aggiunge l’esperto “che vengono fornite sulla base dei bisogni del singolo paziente, per fronteggiare la comparsa di effetti collaterali quali la nausea e il vomito: suddividere i pasti in 5-6 spuntini, offrire del cibo a temperatura ambiente o comunque mai bollente, bere soprattutto lontano dai pasti e non trascurare l’apporto di micronutrienti attraverso il consumo di frutta e verdura.” Il consiglio, in ogni caso, è quello di personalizzare l’approccio. “Tenere conto delle preferenze di chi sta affrontando un percorso di cure oncologiche è un aspetto non meno importante” chiarisce Caccialanza. “Nell’ambito di ciò che può essere offerto loro, basarsi sulle preferenze personali in una fase in cui si possono registrare nausea, alterazioni del gusto e dell’olfatto può fare la differenza nell’accettazione o meno di un piatto.”
Fatte queste considerazioni, una dieta di tipo mediterraneo risulta comunque sempre la più indicata, anche per il suo effetto antinfiammatorio. Da evitare invece qualsiasi estremismo, dal ricorso al veganesimo all’assunzione di integratori senza indicazioni di uno specialista.
I Numeri della Malnutrizione in Oncologia
Negli ultimi anni, il progressivo miglioramento dei tassi di sopravvivenza, la crescente attenzione alla qualità della vita dei pazienti e la disponibilità di strumenti di screening hanno portato prima a rilevare la malnutrizione nella sempre più ampia comunità dei pazienti oncologici, e poi a studiarne l’associazione con alcune forme di cancro più di altre e a valutarne l’impatto sul percorso di cura.
Le Conseguenze Cliniche della Malnutrizione
I dati epidemiologici oggi sono inconfutabili. Durante la prima visita oncologica, circa 2 pazienti su 3 (65%) riportano un calo di peso verificatosi nei sei mesi precedenti e il 40 per cento circa segnala una perdita dell’appetito. Problemi di questo tipo sono rilevabili soprattutto nelle persone che convivono con una neoplasia a carico dell’esofago, dello stomaco, del colon-retto, del pancreas e delle vie biliari. Ma la malnutrizione è frequente anche tra i pazienti alle prese con una malattia oncologica a carico del distretto testa-collo, dei polmoni, della vescica, del rene, dell’ovaio e dell’endometrio, con tassi di frequenza tra il 20% e l’80% (negli stadi più avanzati).
A seconda del percorso terapeutico in atto, questa condizione può portare a un prolungamento della permanenza in ospedale dopo gli interventi chirurgici, a un aumento delle complicanze postoperatorie o a un incremento del rischio di sviluppare tossicità durante i trattamenti oncologici, con la conseguente necessità di interromperli o ridurne l’intensità.
Terapie di Supporto Nutrizionale: Perché Fanno la Differenza
Di fronte a queste situazioni più delicate, gli accorgimenti dietetici descritti quasi mai risultano sufficienti. Nella quasi totalità dei casi occorre integrare la dieta con dei supplementi nutrizionali (in forma liquida, semisolida, in polvere o crema) per completare l’apporto di macro e micronutrienti. Se il paziente non è in grado di alimentarsi in maniera autonoma (per esempio a causa di un’ostruzione determinata dalla malattia o della nausea) è possibile ricorrere a somministrazioni direttamente nell’apparato digerente (via enterale) o nel circolo sanguigno (parenterale).
Caccialanza aggiunge: “Le terapie di supporto precoci fanno la differenza sulla tolleranza dei trattamenti. Se un paziente è nutrito bene, ha migliori chance terapeutiche ed entra meno in ospedale, con un beneficio tanto per il singolo quanto per le casse del Servizio sanitario nazionale”.
Screening Nutrizionale per Tutti i Pazienti
Oggi la valutazione e l’eventuale integrazione della dieta in oncologia non rientrano tra le prestazioni inserite nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), ma prime linee guida dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) relative al supporto nutrizionale dei pazienti oncologici in terapia attiva puntano tanto a migliorare la gestione clinica quanto a rendere omogenea l’offerta su tutto il territorio italiano.
Il documento, che è stato redatto in collaborazione con altre società scientifiche (SICO, AIRO, SINPE, FNOPI, ASAND) e con la Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), ribadisce che le prime operazioni da compiere al cospetto di un paziente oncologico sono la rilevazione del peso e soprattutto la valutazione della composizione corporea. Sulla base di questi parametri si potrebbe poi prevedere un eventuale supporto, che può variare dalla supplementazione orale alla nutrizione artificiale.
| Dato | Percentuale |
|---|---|
| Tumori prevenibili con una dieta equilibrata (secondo il World Cancer Research Fund) | 30% |
| Pazienti che riportano calo di peso durante la prima visita oncologica | 65% |
| Pazienti che segnalano perdita di appetito durante la prima visita oncologica | 40% |
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