La dieta è diventata un fenomeno diffuso nei paesi sviluppati e nelle società opulente. Quanti di noi hanno provato almeno una volta nella vita a seguire un regime alimentare per perdere qualche chilo di troppo? Tuttavia, spesso ci troviamo di fronte a risultati deludenti, poiché le diete tradizionali si rivelano difficili da seguire e i chili persi vengono facilmente recuperati.
Perché le Diete Tradizionali Spesso Falliscono
In generale, le diete non funzionano per due semplici ragioni: o non si seguono fino in fondo, oppure si portano a termine, ma poi si recuperano i chili persi. Questo perché le diete restrittive possono innescare meccanismi psicologici e fisiologici che portano all'aumento di peso a lungo termine.
Come si spiega questo fenomeno? Tutte le diete restrittive fanno perdere peso, ovviamente; il problema è che una volta che si passa al mantenimento, si riprendono tutti i chili persi con gli interessi. Oltretutto il controllo fa perdere il controllo, per cui le persone sovrappeso restringono ai pasti e sgarrano fuori pasto. Con un errore di interpunzione, pensano: “siccome che ho mangiato fuori pasto, restringo ai pasti”. Così, senza rendersene conto, stanno preparando la successiva abbuffata fuori pasto, magari nella notte o a metà mattinata o nel pomeriggio.
Se facciamo l’interpunzione corretta, possiamo dire che siccome il magro si permette la quantità e la qualità ai pasti, può avere il controllo dell’alimentazione fuori dai pasti, mentre il “ciccione” controllando in maniera rigida i pasti perde il controllo fuori pasto. Se me lo concedo posso rinunciarvi, se non me lo concedo sarà irrinunciabile. Se mi concedo il piacere del cibo posso rinunciare a quel piacere, se non me lo concedo ne perderò il controllo.
La Dieta Paradossale: Un Approccio Alternativo
Giorgio Nardone, psicologo e psicoterapeuta di fama mondiale, propone un approccio diverso attraverso la "Dieta Paradossale". Questa dieta, utilizzata nella terapia breve strategica evoluta, consiste nel selezionare i cibi ritenuti più buoni e mangiarli solo tre volte al giorno: colazione, pranzo e cena.
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L'idea alla base di questa dieta è che le restrizioni alimentari possono essere controproducenti. Come afferma l'American Psychiatric Association, constatando che tutti gli americani obesi fossero a dieta, ha concluso che è la dieta che li fa ingrassare. Questo perché quando restringiamo ai pasti, il cervello avverte una situazione simile alla carestia della preistoria e reagisce accumulando cibo nei fianchi.
La stessa quantità di cibo mangiata solo ai pasti fa dimagrire, mangiata fuori pasto fa ingrassare. È sotto gli occhi di tutti, basta andare in una qualunque mensa o self service: i magri mangiano moltissimo ai pasti e felicemente, mentre i grassi tristemente restringono.
Come Funziona la Dieta Paradossale
Il nostro intestino è un organo intelligente; se gli diamo la regolarità fa il conteggio preciso delle molecole che gli servono per mantenerci in vita, eliminando quelle in eccesso, se non gli diamo regolarità perde il conto. Inoltre, il nostro cervello non ha seguito la rapidità dell’evoluzione della società moderna, dove il cibo è onnipresente. Il nostro cervello è ancora quello dei nostri progenitori della preistoria, che reagisce alla restrizione come a una carestia.
Quando noi restringiamo ai pasti, il cervello avverte attraverso la chimica delle molecole una situazione simile alla carestia della preistoria e reagisce accumulando cibo nei fianchi perché ritiene a rischio la sopravvivenza dell’organismo. Il cervello umano nel metabolismo non vede attraverso gli occhi gli innumerevoli supermercati di cui siamo circondati, ma decodifica attraverso le molecole, “vede” attraverso la chimica.
Per dare l’idea di come siano antiquate e controproducenti le comuni nozioni sull’alimentazione facciamo alcune considerazioni sull’unità di misura degli alimenti che è la caloria. È un sistema di misurazione obsoleto risalente all’Ottocento. A quando cioè si sono cominciati ad usare nella società industriale, nelle fabbriche e nella locomozione i carburanti, cioè gli idrocarburi. Per quantificare il loro rendimento si bruciavano e si vedeva quante calorie, cioè quanto calore producevano. Si bruciava un litro di benzina e si contavano le calorie prodotte. Il concetto è stato trasferito al cibo. Si brucia un etto di pasta e si vede quante calorie produce. Si vede già da qui che il metodo non calza ed è inadeguato. Perché noi non viviamo di calore, ma di molecole. È possibile che un cibo produca molte calorie, ma non abbia tante molecole, mentre un cibo con poche calorie possa essere pericoloso perché fa introdurre un eccesso di molecole.
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L'Importanza del Piacere nel Rapporto con il Cibo
La dieta paradossale si basa sul piacere. Se mi concedo il piacere del cibo posso rinunciare a quel piacere, se non me lo concedo ne perderò il controllo. Questo approccio aiuta a instaurare un rapporto più sano con il cibo, basato sull'autoregolazione piuttosto che sul controllo forzato.
Con questo stratagemma il piacere ed il dovere collaboreranno e ci sarà un processo di autoregolazione piuttosto che il controllo forzato. Infatti, chi si concede il piacere di ciò che desidera, dopo un po’ non lo desidera più così tanto.
Tentativi di Soluzione Fallimentari
Molti tentativi di perdere peso si rivelano fallimentari a causa di approcci restrittivi e privativi. Alcuni esempi includono:
- Restrizione Eccessiva: Ridurre drasticamente l'apporto calorico, portando a un'ossessione per il cibo e, nel tempo, a un'insostenibile privazione.
- Esercizio Eccessivo: Sottoporsi a un'attività fisica intensa e compulsiva per bruciare calorie, che può portare a lesioni e stress.
- Vomito Autoindotto: Un comportamento compulsivo che si sviluppa negli anni e spesso viene confuso con la bulimia o l’anoressia.
Tutti i disordini alimentari iniziano con la difficoltà a mantenere una condotta alimentare regolare, restringendo troppo ai pasti o mangiando fuori pasto e, almeno all’inizio, con intenzioni virtuose. Ma la mente diventa quello che fa, per cui le soluzioni disfunzionali nell’arco di poco tempo, anche solo tre mesi, possono creare una rigidità nella percezione della realtà tale da strutturare una sintomatologia, che in modo automatico, anche al di fuori della volontà e della razionalità della persona, si autoalimenta. Per cui riduzione dell’alimentazione, digiuni o abbuffate diventano irrefrenabili.
La Psicoterapia Breve Strategica come Soluzione
La psicoterapia breve strategica si concentra sull'aiutare le persone a uscire dalle trappole mentali che alimentano i disturbi alimentari. Invece di analizzare il perché una persona si è intrappolata, si insegna ad uscirne velocemente. Questo approccio può essere particolarmente utile per affrontare problemi come l'anoressia, la bulimia e il binge eating.
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Tabella Comparativa: Dieta Tradizionale vs. Dieta Paradossale
| Caratteristica | Dieta Tradizionale | Dieta Paradossale |
|---|---|---|
| Approccio | Restrittivo e controllato | Basato sul piacere e l'autoregolazione |
| Frequenza dei pasti | Spesso frazionata e controllata | Tre pasti al giorno |
| Cibi permessi | Limitati e prescritti | Scelta libera dei cibi preferiti |
| Obiettivo | Perdita di peso a breve termine | Rapporto sano con il cibo a lungo termine |
Conclusioni
La dieta paradossale offre un approccio innovativo per affrontare i problemi di peso e i disturbi alimentari. Basata sul piacere, l'autoregolazione e la terapia breve strategica, questa dieta può aiutare a instaurare un rapporto più sano con il cibo e a raggiungere i propri obiettivi di benessere.
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