Il termine colite viene solitamente usato quando si ha un insieme di disordini funzionali dell’intestino con conseguenti dolori, fastidio e/o gonfiore addominale (mal di pancia): clinicamente, questa condizione è definita come Sindrome dell’intestino irritabile. La colite, più comune nelle donne, può provocare diarrea, stitichezza (stipsi), o alternativamente stipsi e diarrea, quindi il cambiamento della forma e/o consistenza delle feci. Spesso questi disturbi si associano anche a mal di testa (cefalea), ansia e depressione.
La Sindrome dell’intestino irritabile può essere cronica, caratterizzata da periodi di riacutizzazione dei sintomi e da fasi di quiescenza. La patologia ha decorso benigno e non determina, generalmente, dimagramento né compromissione delle condizioni generali.
La colite è un’infiammazione del colon, che può manifestarsi con vari sintomi, come dolore addominale, diarrea, gonfiore e crampi. La colite può colpire persone di tutte le età, sesso e condizioni sociali, ma alcuni fattori come la predisposizione genetica, l’età, il sesso e gli stili di vita possono influire sul rischio di sviluppare la condizione.
Esistono diversi tipi di colite:
- Colite ulcerosa: una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che colpisce il rivestimento interno del colon e del retto.
- Malattia di Crohn: un altro tipo di malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può interessare qualsiasi parte del tratto gastrointestinale.
Esistono poi altri tipi di colite, ma sono casistiche meno comuni o comunque meno pertinenti all’aspetto nutrizionale.
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Alimentazione e Colite: Consigli Generali
Una dieta equilibrata e sana è fondamentale sia per la prevenzione che per il trattamento della colite. Per coloro che soffrono di colite, apportare modifiche specifiche all’alimentazione può aiutare a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. È importante ribadire che alcuni alimenti possono influenzare negativamente i sintomi della colite, perciò bisogna fare attenzione a quel che si mangia: in generale, si può dire che una dieta bilanciata (equilibrata) e ricca di fibre può alleviare i sintomi e i disturbi della patologia.
Non esiste una dieta adatta a tutti i soggetti che soffrono di colite, questo perché l’alimentazione influenza i sintomi della malattia e dovrebbe variare in caso di diarrea o stipsi. Alcuni alimenti infatti sembrano favorire i disturbi da colite (diarrea o stipsi) ma, in generale, si può affermare che un’alimentazione equilibrata e ricca in fibre può alleviare i sintomi della patologia e ridurre le recidive. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato i benefici nell’uso di probiotici e prebiotici in persone affette da Sindrome dell’intestino irritabile.
In particolare, le fibre solubili danno un concreto aiuto indiretto all'intestino promuovendo la crescita di flora protettiva (azione probiotica), oltre che regolare la funzione intestinale e ridurre la micro-infiammazione correlata all'intestino irritabile.
Alimenti Consigliati
- Pane, pasta, riso, crackers, etc. derivati da qualsiasi varietà di cereali.
- Pesce (fresco o surgelato).
- Carne (scegliere tagli magri e senza grasso visibile): manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale e cavallo.
- Formaggi stagionati come il Grana Padano DOP, che non contiene lattosio e può essere un ottimo sostituto di un secondo piatto a base di carne o uova. Questo formaggio può anche essere consumato giornalmente grattugiato (un cucchiaio, 10 grammi) per insaporire i primi piatti o i passati di verdura al posto del sale. Il Grana Padano DOP è un concentrato di latte, ma meno grasso di quello intero con cui è fatto perché parzialmente decremato durante la lavorazione.
- Frutta. Consumare circa 2-3 frutti di medie dimensioni al giorno, a seconda della tollerabilità, preferibilmente con la buccia (se commestibile e ben lavata).
- Verdure. Le fibre permettono una buona contrazione dell’intestino (peristalsi), favorendo quindi il transito intestinale.
Cosa Evitare
Uno dei problemi è che non esistono singoli alimenti che causano i sintomi. Ci sono invece ampie categorie di cibi che bisogna evitare se una persona desidera migliorare i propri disturbi.
La sigla FODMAPs è l’acronimo inglese di Fermentable Oligo-Di-Monosaccharides And Polyols. Questi sono dei nutrienti contenuti in numerosi cibi che costituiscono la nostra alimentazione quotidiana. Negli ultimi anni alcuni ricercatori australiani hanno studiato e dimostrato che un’alimentazione priva di FODMAPs favorisce (fino al 75% dei casi) una regressione del gonfiore e del dolore addominale, un miglioramento nella consistenza delle feci e, conseguentemente, una riduzione dei livelli di stress.
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Solitamente a dare particolari problemi sono i legumi, la verdura e la frutta. Questi alimenti, infatti, contengono fibra che nell’intestino viene fermentata. Questo vuol dire che chi soffre di Sindrome dell’Intestino Irritabile non può mangiare legumi, frutta e verdura? No, bastano alcune accortezze:
- preferire i legumi decorticati, ovvero provi di buccia, perché è lì che si trova la fibra insolubile;
- preferire i tipi di frutta e verdura più tollerati.
La tolleranza agli alimenti, soprattutto di fronte a questo tipo di problematiche, è molto soggettiva: ciascuno risponde diversamente, non c’è una regola fissa per tutti. Solitamente tuttavia, i tipi di frutta e verdura più facilmente tollerati sono: zucchine, valeriana, fagiolini, cetrioli, arancia, mandarino, kiwi, uva.
La frutta in particolare può essere un problema per il suo contenuto di fruttosio, così come il miele.
In particolare, i polyols sono un gruppo di carboidrati a bassa digeribilità usati come dolcificanti artificiali al posto dello zucchero e sono chiamati anche alcol di zucchero. Essi non sono né zuccheri né alcol, hanno un sapore dolce e hanno il vantaggio di essere scarsamente calorici, non rovinano i denti, e contribuiscono a perdere peso nelle diete e ad abbassare la glicemia. I più noti sono: eritritolo, maltilolo, isomaltolo, lattilolo, mannitolo, sorbitolo e xilitolo. È così che molti pazienti in determinate ore del giorno (spesso la sera e dopo i pasti) vedono la propria pancia gonfiarsi come un pallone.
La Dieta a Basso Contenuto di FODMAPs
Per chi soffre di IBS può essere davvero difficile decidere cosa mangiare. Solitamente le persone con il tempo imparano a capire cosa provoca loro i sintomi e cosa è innocuo, ma molto dipende anche da se la persona sta vivendo la fase acuta della malattia o quella di remissione. Nel primo caso, anche alimenti che solitamente non danno fastidio provocheranno i sintomi.
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Tendenzialmente a chi soffre di IBS si tende a consigliare un regime alimentare “LOW FODMAPs”, ovvero a basso contenuto di Oligo e Monosaccaridi Fermentabili e Polioli, sostanze presenti negli alimenti che vengono facilmente fermentate dal nostro microbiota, producendo, tra le altre cose, gas.
La dieta a basso contenuto di FODMAPs, prevede due fasi. L’obiettivo della prima fase è determinare la regressione dei sintomi mentre lo scopo della seconda fase è trovare il giusto equilibrio tra un buon controllo dei sintomi e un’alimentazione più varia. Infatti, nella fase di eliminazione vengono esclusi numerosi cibi di uso comune, provocando non solo una gestione più complicata dell’alimentazione dentro e fuori casa, ma nel lungo periodo anche possibili carenze nutrizionali (ad esempio di calcio e ferro).
Una volta completata la fase di reintroduzione si individuano quegli alimenti effettivamente responsabili di scatenare i sintomi. Si giunge così ad un regime alimentare, applicabile nel lungo termine, che sia un buon compromesso tra un’alimentazione più varia e un ottimale controllo della sintomatologia. È possibile iniziare la fase di reintroduzione soltanto dopo aver raggiunto una situazione di benessere tramite l’esclusione dei cibi ad alto contenuto di FODMAPs.
Fase di Reintroduzione
Durante la fase di reintroduzione è fondamentale continuare a seguire la dieta a basso contenuto di FODMAPs e testare un solo alimento per volta. Ogni alimento deve essere testato per tre giorni consecutivi, in quantità crescente. La quantità è molto importante perché si correla alla comparsa dei sintomi, ovvero alcuni alimenti sono tollerati solo in piccole quantità.
Data la recente comparsa della dieta a basso contenuto di FODMAPs, non esiste un protocollo definito per la fase di reintroduzione, di conseguenza l’ordine di reintroduzione degli alimenti dovrebbe essere concordato con il Gastroenterologo, tenendo conto delle proprie abitudini alimentari. Alcuni studi consigliano di cominciare a testare quegli alimenti che contengono un solo tipo di FODMAPs, poiché la tolleranza alle classi di zuccheri potrebbe variare.
La tabella consiglia delle razioni che possono fungere da guida durante la reintroduzione, ma la quantità da sperimentare dovrebbe essere adattata alla persona, ai suoi alimenti di utilizzo quotidiano e alle quantità normalmente introdotte. Ad esempio, è inutile testare il lattosio con 200 g di yogurt se la persona non è abituata a mangiarne mai più di un vasetto (125 g) alla volta.
Successivamente si passerà a testare combinazioni di alimenti ad alto contenuto di FODMAPs.
Consigli Aggiuntivi
- Cucinare in modo semplice, con tempi di cottura brevi e senza aggiunta di grassi.
- Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana e mantenere la costanza dell'allenamento (minimo 150 minuti, ottimali 300, a settimana).
- Leggere attentamente le etichette alimentari: i prodotti confezionati possono nascondere i FODMAPs e quindi è importante leggere attentamente l’elenco degli ingredienti riportato sull’etichetta.
Prodotti Senza Glutine
Seguire la dieta priva di FODMAPs non corrisponde a seguire un’alimentazione priva di glutine, sebbene i prodotti senza glutine rappresentino una valida alternativa ai cereali da escludere. Non tutti i prodotti privi di glutine sono però idonei! Attenzione: sebbene lo yogurt sia delattosato e alla fragola (uno dei frutti consentiti), però contiene il fruttosio come dolcificante.
Mangiare Fuori Casa
Mangiare fuori casa durante la fase di eliminazione potrebbe sembrare molto complesso.
In Fase Acuta
Durante la fase acuta della patologia (colica), le raccomandazioni dietetiche cambiano! Si consiglia di prediligere una dieta “idrica”, cioè volta principalmente a garantire il reintegro dei liquidi e dei sali minerali persi.
Idratazione
Bevande: è importante idratarsi correttamente durante la giornata. Sarebbe bene bere 1,5-2 litri di acqua al giorno, non eccessivamente fredda. È possibile introdurre liquidi anche sotto forma di the deteinato, tisane o camomilla, prestando attenzione ad evitare il the alla pesca o le tisane di frutti non idonei.
Consumare con moderazione: the, caffè (massimo 1-2 tazzine al giorno), vino bianco o rosso (massimo 1-2 bicchieri al giorno, preferibilmente ai pasti), succhi di frutta consentita o spremute d’arancia. Sono da evitare bibite gassate, birra, superalcolici, caffè d’orzo e cicoria.
Metodi di Cottura
Si consiglia di adoperare metodi di cottura che permettano di non impiegare grassi: cotture al vapore, alla griglia, al forno, al cartoccio, nelle padelle antiaderenti.
Frazionamento dei Pasti
Si suggerisce di frazionare l’alimentazione giornaliera in 3 pasti principali e 1-2 spuntini.
Probiotici e Prebiotici
Inoltre, studi recenti hanno dimostrato i benefici nell’uso di probiotici e prebiotici in persone affette da Sindrome dell’intestino irritabile. I probiotici sono microrganismi viventi (Lattobacilli e Bifidobatteri) che possono portare ad una riduzione della produzione di gas e quindi ad un miglioramento dei sintomi gastrointestinali (es: dolore addominale). I prebiotici e simbiotici (prebiotico+probiotico) sono invece utili sia nella prevenzione (favoriscono la salute dell’intestino), che nel trattamento della malattia: un’assunzione costante aiuta a ritrovare la regolarità e l'equilibrio della flora intestinale. La loro dose giornaliera però deve essere valutata correttamente perché una quantità eccessiva potrebbe provocare l'insorgenza o l'aggravarsi della sintomatologia.
Questi sono disturbi cosiddetti funzionali, ovvero non associati ad una specifica malattia, ma si presentano in persone con alterata motilità e sensibilità intestinale. Sono disturbi assolutamente benigni che non comportano un aumentato rischio di malattie (come il cancro del colon o dello stomaco) o una ridotta aspettativa di vita. Certamente l’alimentazione può influenzare i sintomi, aumentandoli o riducendoli. La dieta, il cibo e l’alimentazione in genere non sono comunque alla base delle cause di questa sindrome.
Il riflesso gastro-colico, noto gia’ dal 1800, consiste in una stimolazione (riflessa) della peristalsi (contrazione) della muscolatura liscia del colon in seguito al riempimento dello stomaco conseguente ad un pasto. Nei soggetti sani esso determina uno stimolo alla defecazione, mentre nei soggetti affetti da Sindrome dell’Intestino Irritabile e Dispepsia Funzionale, determina dolore, diarrea o stipsi, meteorismo (eccesso di gas), e distensione addominale.
Questo chiaramente è solo un esempio di dieta per chi soffre di colite.