Dieta per la Malattia di Parkinson: Strategie e Raccomandazioni

La malattia di Parkinson (PD) è la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer. Una dieta sana ed equilibrata rappresenta quindi un’importante strategia terapeutica per il mantenimento di un corretto stato ponderale e per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con PD.

Obiettivi della Terapia Dietetica

La terapia dietetica consigliata per i pazienti con PD ha il principale obiettivo di migliorare l’assorbimento del farmaco comunemente utilizzato: la levodopa.

La necessità di una dieta specifica per i pazienti con PD è emersa dalla consapevolezza che i pasti possano interferire con l'efficacia del farmaco. La levodopa è infatti un amminoacido che utilizza un sistema di trasporto attivo comune a tutti gli amminoacidi aromatici. Le proteine ingerite durante i pasti possono quindi competere con il farmaco, riducendone l’assorbimento.

Andamento Ponderale nelle Diverse Fasi della Malattia

Non è infine da trascurare l’andamento ponderale che spesso varia in base alle fasi della malattia:

  • Nelle prime fasi: si riscontra solitamente un aumento di peso che può portare, in alcuni casi, a sovrappeso e obesità. Questo avviene principalmente a causa di una maggiore sedentarietà e come conseguenza della terapia farmacologica. I farmaci dopamino-agonisti possono infatti talvolta scatenare un comportamento alimentare compulsivo.
  • Nelle fasi più avanzate: si assiste invece ad una perdita di peso. Ciò è dovuto principalmente al rallentamento dello svuotamento gastrico indotto dai farmaci e alla riduzione dell’appetito che ne consegue.

Principi Fondamentali della Dieta per il Parkinson

Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è indispensabile per prevenire la malnutrizione sia per difetto (sottopeso) che per eccesso perché sono frequenti anche casi di sovrappeso e obesità.

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Si consiglia quindi una dieta mediterranea, possibilmente con redistribuzione proteica. È scientificamente dimostrato che una dieta ipoproteica a pranzo migliori l’efficacia della terapia farmacologica.

Strategie Dietetiche per Ottimizzare l'Assorbimento della Levodopa

Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è fondamentale per favorire l’assorbimento della levodopa, il principale farmaco utilizzato per controllare i sintomi neurologici.

La maggior parte dei pazienti con morbo di Parkinson in trattamento con levodopa presenta infatti frequenti blocchi motori postprandiali, Il fenomeno è stato attribuito, all'assunzione di un pasto ricco di proteine, i cui amminoacidi competono con la levodopa, per gli stessi trasportatori durante l'assorbimento a livello intestinale e durante il passaggio attraverso la barriera ematoencefalica, riducendo l’efficacia del farmaco.

Alimentazione di un Paziente Parkinsoniano: Accortezze

E’ indispensabile attuare un programma dietetico per il controllo dei disturbi gastrointestinali e per ottimizzare l’apporto energetico.

Poiché, l’assunzione di levodopa, con i pasti proteici può̀ ritardare o attenuare la risposta terapeutica, va impostata una dieta con una riduzione e ridistribuzione delle proteine totali, concentrandole nel pasto serale, lontano da levodopa.

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Gestione dei Disturbi Gastrointestinali

Disfagia

Per il controllo della disfagia, la consistenza del pasto deve essere modificata per permettere una più facile deglutizione, ridurre le sforzo alla masticazione ed evitare la polmonite ab ingestis, ossia un’infezione del sistema respiratorio causata dall’ingresso di materiale di origine alimentare nell’albero bronchiale. Talvolta anche i liquidi devono essere addensati.

Stipsi

Per la stipsi, l’aumento dell’apporto di fibre, spesso basso nei pazienti con malattia di Parkinson, aumenta complessivamente la motilità̀ intestinale. È necessario inoltre favorire un adeguato apporto idrico.

Supplementazione Nutrizionale

Nel caso in cui il fabbisogno calorico e proteico non fosse garantito, risulta utile una supplementazione. Per quanto riguarda il fabbisogno calorico, esistono in commercio supplementi nutrizionali per soggetti nefropatici, ipercalorici e ipoproteici. Per il raggiungimento di una quota proteica adeguata, è invece possibile optare per polveri a base di aminoacidi essenziali o di proteine del siero di latte, da assumere a metà pomeriggio o dopo cena.

Ruolo della Vitamina D

Diversi studi hanno rilevato livelli più bassi di vitamina D nei pazienti con PD rispetto ai controlli sani, associati a maggior deficit cognitivo e motorio e ad una maggiore gravità della malattia. Un'interessante ricerca ha analizzato cervelli di pazienti con PD evidenziando esclusivamente nei pazienti una sottopopolazione di astrociti che esprimono l'enzima CYP27B1, coinvolto nell'attivazione della vitamina D.

Importanza del Microbiota Intestinale

Negli ultimi anni la letteratura scientifica si è concentrata su un altro grande attore, potenzialmente coinvolto nell’insorgenza e nello sviluppo di molte malattie croniche: il microbiota intestinale. Il coinvolgimento del sistema nervoso enterico nel PD è piuttosto noto. Risulta infatti sempre più valida l’ipotesi secondo cui la malattia possa avere origine dall’intestino e che da qui possa diffondersi al cervello.

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Supporto Cognitivo

Nei pazienti affetti da PD è inoltre importante tenere in considerazione le funzionalità cognitive. Migliorare la memoria dei pazienti che soffrono di decadimento cognitivo è molto difficile. Esistono bensì nutraceutici contenenti una combinazione di acidi grassi omega 3, colina, uridina, vitamine del gruppo B, vitamine C ed E, che possono essere un valido supporto. Tali prodotti sono stati studiati su un vasto numero di pazienti e i risultati dimostrano un miglioramento cognitivo, soprattutto in uno stadio iniziale.

Recenti studi hanno oltretutto suggerito che gli ormoni tiroidei possano influenzare le funzioni cognitive nei pazienti con PD. Un’analisi appena pubblicata ha evidenziato che alterazioni nei livelli di ormoni tiroidei, in particolare la riduzione di FT3 e l’aumento di FT4 e TSH, sono associate a deficit cognitivi in pazienti con PD. Questi ormoni potrebbero quindi rappresentare potenziali markers per distinguere diversi gradi di compromissione cognitiva nella malattia.

Metformina e Parkinson

Infine, uno studio pubblicato su Journal of Neurology ha rilevato come la metformina possa ritardare l’insorgenza di PD di oltre sei anni, suggerendo una possibile proprietà neuroprotettiva di tale farmaco.

Raccomandazioni Dietetiche Generali

  • Scegliere cibi con un basso contenuto di grassi saturi e colesterolo.
  • Scegliere cibi ad elevato contenuto di amido e fibre e basso tenore di zuccheri semplici.
  • Seguire le raccomandazioni per una corretta alimentazione nella popolazione generale in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande ed alimenti ricchi di zuccheri e all’assunzione di adeguate porzioni di frutta e verdura.
  • Distribuire l’alimentazione nei tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) più due spuntini.
  • Cucinare senza grassi aggiunti. Preferire metodi di cottura come: vapore, microonde, griglia o piastra, pentola a pressione, piuttosto che la frittura, la cottura in padella o bolliti di carne.
  • La levodopa andrebbe assunta 15-30 minuti prima dei pasti, se però causa nausea, può essere presa insieme a una piccola merenda a basso contenuto proteico.

Alimenti Consigliati e Sconsigliati

Alimenti Consigliati con Moderazione

  • Bevande alcoliche: Non bere più di un bicchiere di vino al pasto, preferibilmente rosso.
  • Insaccati: salame, salsiccia, mortadella, ecc.
  • Carni rosse con tagli più grassi e frattaglie.
  • Grassi di origine animale, come burro, lardo, strutto.
  • Latte e yogurt interi e formaggi più grassi.
  • Caffè: Non superare i tre caffè al giorno.
  • Sale: È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura ed evitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).
  • Zucchero e miele: Limitare l’assunzione di zuccheri semplici poiché legati ad un aumentato rischio di sviluppare obesità e diabete mellito tipo 2.
  • Dolciumi: torte, pasticcini, caramelle, prodotti da forno farciti, ecc.
  • Bevande zuccherate come succo di frutta, cola, acqua tonica, ecc.
  • Cibi da fast-food e cibi già pronti contenenti grassi idrogenati.

Alimenti Consigliati e Raccomandati

  • Frutta: Ogni giorno mangiare 2-3 frutti freschi, anche in forma di spuntini.
  • Verdura: Ad ogni pasto, consumare almeno una porzione di verdura possibilmente variandone i colori in modo da assumere varie tipologie di antiossidanti, vitamine e fibra.
  • Pesce: Due volte a settimana, alternando i pesci più magri (come sogliola, trota, platessa) con quelli più grassi (come salmone o pesce spada) e con dell’ottimo pesce azzurro.
  • Carne: Preferibilmente tagli magri.
  • Latte e yogurt parzialmente scremati, una porzione al giorno.
  • Formaggi: Un paio di volte a settimana, sostituire il secondo piatto di carne o uova con 100 g di formaggio fresco come caciottina fresca, mozzarella, certosino o con 50 g di formaggio stagionato come il grana padano.
  • Legumi: (piselli, fagioli, ceci, lenticchie) in alternativa ai secondi piatti, considerando il loro contenuto in proteine vegetali.
  • Uova: 2 a settimana.
  • Olio extravergine d’oliva aggiunto a crudo, importante fonte energetica e ausilio contro la stitichezza.
  • Cereali integrali: (pasta, pane, fette biscottate, ecc) da alternare ove possibile a quelli raffinati, utili anche per contrastare la stitichezza.
  • Acqua: Bere almeno un litro e mezzo al giorno di acqua e tisane non zuccherate o bevande gelificate se presente disfagia (6-8 bicchieri al giorno).

Consigli Comportamentali

  • Evitare la sedentarietà. L’attività fisica è utile per “contrastare” i sintomi motori, e facilitare in questo modo i movimenti.
  • Mantenere sotto controllo il proprio peso, per prevenire sovrappeso e obesità, ma anche malnutrizione.
  • Monitorare la presenza di complicanze non motorie come disfagia e stipsi.

Alimentazione e Terapia con Levodopa

È stato osservato che un’alimentazione ipoproteica a pranzo, cioè una dieta che preveda solo nelle ore serali l’assunzione della quota proteica (derivante da carne, pesce, salumi, uova, legumi, latte e derivati), migliora l’efficacia della terapia farmacologia con levodopa e quindi la fluidità dei movimenti. Ciò dipende dal fatto che la composizione del pasto può interferire con l’assorbimento del farmaco: la levodopa è un aminoacido neutro che, per essere assorbito (cioè per passare dall’intestino al sangue e dal sangue al cervello), richiede specifici canali di trasporto.

Naturalmente, durante il pasto serale deve essere garantita la quota proteica giornaliera necessaria per mantenere un corretto stato di nutrizione.

Esempio di Alimentazione Ipoproteica a Pranzo

  • Colazione: una porzione di latte o yogurt è generalmente consentita, associata a carboidrati (cereali da colazione o pane o fette biscottate o biscotti).
  • Pranzo: un primo piatto (pasta, riso o altri cerali come farro, orzo…) condito con verdure e olio d’oliva. Completare il pasto con verdure crude o cotte, pane e frutta. Bisogna ricordare di non aggiungere formaggio grattugiato né burro ai primi piatti; inoltre, bisogna evitare sughi e salse ricche in proteine (come ragù, sugo di pesce, pesto…). Da evitare, inoltre, la pasta all’uovo ed i dolci, soprattutto se preparati con burro e uova.
  • Cena: è bene consumare il secondo piatto a base di proteine animali (carne, pesce, salumi, formaggi e uova) o vegetali (legumi). Chi lo desidera, può consumare anche un primo piatto, asciutto (condito in maniera libera) o in brodo. È bene consumare anche una porzione di verdura (o eventualmente di minestrone di verdura), pane e frutta.

Stato Nutrizionale e Parkinson

Nella malattia di Parkinson vi sono diversi fattori che interferiscono con lo stato nutrizionale del paziente. In letteratura vi sono numerosi lavori che considerano il calo ponderale come il maggior problema che il paziente affetto da Parkinson deve affrontare dal punto di vista nutrizionale.

Analizzando i dati antropometrici di 364 pazienti affetti da malattia di Parkinson, con età media 66 ± 9 anni, 180 femmine e 184 maschi, è emerso che il 62% dei pazienti che afferiscono al nostro servizio è in sovrappeso (BMI > 25) e che il 26% di questi sono obesi (BMI > 30).

Possiamo ipotizzare che la diminuita attività motoria caratteristica della malattia, senza adeguamento delle abitudini alimentari crei un bilancio energetico positivo che si manifesta con un’inevitabile aumento del peso.

Risulta fondamentale che pazienti affetti da malattie croniche neurodegenerative abbiano un peso normale per la propria altezza. Essere in sottopeso o in sovrappeso mette a rischio la sopravvivenza del paziente stesso e favorisce inevitabilmente la comparsa di altre malattie metaboliche che possono compromettere negativamente l’andamento della malattia di Parkinson.

Regole Generali per un'Alimentazione Bilanciata

  • La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti.
  • È importante fare pasti regolari. L’alimentazione bilanciata o equilibrata prevede l’assunzione di tre pasti principali: colazione, pranzo e cena.
  • Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 1,5 litri d’acqua.

Le informazioni qui riportate sono tratte da alcune pagine della Guida alla malattia di Parkinson, un vero e proprio vademecum per tutti gli ammalati di Parkinson e per i loro familiari.

Disturbi dell’Apparato Gastrointestinale e Parkinson

I disturbi gastrointestinali che sono più frequenti nei pazienti parkinsoniani, sono:

  • Scialorrea (aumento della salivazione)
  • Disfagia (difficoltà a deglutire)
  • Nausea
  • Reflusso gastroesofageo
  • Anomalie della frequenza dell’alvo (evacuazioni inferiori a tre volte la settimana)
  • Dischesia (defecazione difficile e dolorosa).

Generalmente, i disturbi gastrointestinali pesano negativamente sulla qualità della vita, poiché possono causare gravi complicanze ed interferenze con il trattamento farmacologico antiparkinson.

Interferenze dei Disturbi Gastrointestinali con il Trattamento Farmacologico

La levodopa, il farmaco d’elezione della terapia antiparkinson, è una molecola con una breve emivita: una volta assorbita rimane nel sangue per un periodo di 60- 90 minuti.

L’assorbimento di levodopa non avviene nello stomaco, ma nel duodeno, il primo tratto dell’intestino tenue. I fattori che ritardano lo svuotamento del contenuto dello stomaco nel duodeno, contribuiscono a ridurre l’assorbimento di levodopa.

Un rallentamento dello svuotamento gastrico è, quindi, responsabile di una maggiore permanenza della levodopa nello stomaco: qui l’ambiente acido e gli enzimi prodotti dalle pareti dello stomaco (decarbossilasi) causano la degradazione della levodopa in dopamina.

Fattori che Rallentano lo Svuotamento Gastrico

  • L’iperacidità è una condizione che può rallentare lo svuotamento gastrico, per questo può essere suggerito l’uso di antiacidi e antisecretori di acidi che diminuendo l’acidità gastrica, migliorano l’assorbimento di levodopa.
  • Anche la stitichezza può, mediante il riflesso colon-gastrico, ritardare lo svuotamento gastrico contribuendo all’irregolare assorbimento della levodopa.
  • Anche alcuni farmaci, per esempio gli anticolinergici, rallentano lo svuotamento gastrico.
  • Tutti gli alimenti che rallentano lo svuotamento gastrico devono essere assunti lontano dall’assunzione della levodopa (dopo 15-30 minuti).

Assorbimento della Levodopa e Interferenze delle Proteine

E’ stato osservato che pazienti con gravi fluttuazioni motorie o con accentuati periodi di “off” postprandiale possono beneficiare di una dieta povera di proteine.

I pasti, specie se ricchi di proteine, possono interferire sia con l’assorbimento duodenale della levodopa, sia con il suo ingresso nel cervello, contribuendo fenomeno delle fluttuazioni motorie. Le proteine sono scisse a livello intestinale in aminoacidi. La levodopa è anch’essa un aminoacido.

Se questo sistema di trasporto è occupato da altre sostanze non può più trasportare una quantità sufficiente di levodopa al cervello. Si verifica, quindi, competizione fra levodopa e questi aminoacidi.

Criteri da Seguire nell’Alimentazione

Poiché l’assorbimento della levodopa è duodenale e consegue allo svuotamento dello stomaco, è opportuno effettuare più pasti ridotti anziché due o tre pasti abbondanti nella giornata.

Tabella riassuntiva degli alimenti consigliati e da evitare nella dieta per la malattia di Parkinson:

Categoria di Alimenti Alimenti Consigliati Alimenti da Evitare/Limitare
Carboidrati Cereali integrali (pasta, riso, pane), verdure Zuccheri semplici, dolciumi, bevande zuccherate
Proteine Pesce, carne bianca, legumi (con moderazione a pranzo), uova (2 a settimana) Carni rosse grasse, insaccati, formaggi grassi
Grassi Olio extravergine d'oliva Grassi animali (burro, lardo), cibi fritti
Bevande Acqua, tisane non zuccherate Alcolici, bevande zuccherate
Varie Frutta fresca Cibi da fast-food

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