La gotta torna a colpire nel nostro paese, a danno di circa 500 mila italiani. Un numero elevatissimo, ma destinato a crescere secondo le stime della Società Italiana di Reumatologia, a causa di una mancata cultura della ‘buona alimentazione’.
Non più “la malattia del Re” che un tempo colpiva chi poteva permettersi di mangiare tanto, oggi interessa anche (e soprattutto) chi si alimenta in maniera errata. La gotta ha per il 70% una origine genetica, a cui poi contribuiscono altri importanti fattori (invecchiamento, patologie correlate, assunzione di farmaci, quali i diuretici che ostacolano l’eliminazione di acido urico) ed il regime alimentare.
Quando l’organismo non riesce a smaltire alcuni acidi nucleici (purine), aumentano i livelli di acido urico, che si deposita nelle articolazioni. L’uricemia alta è una condizione medica che si verifica quando il livello di acido urico nel sangue è troppo elevato. Ciò può portare a una serie di problemi di salute, tra cui la gotta. La dieta per uricemia alta può svolgere un ruolo cruciale nel controllo dei livelli di acido urico e prevenire le complicanze associate.
Inteso che la cura per la gotta è farmacologica, è possibile aiutare il controllo e la riduzione della sintomatologia con una dieta priva (o scarsa) di ‘purine’. Escludere, in presenza di gotta o iperuricemia, tutti gli alimenti ricchi in purine (contenuti soprattutto in prodotti di origine animale, ad eccezione di uova e latticini) e limitare gli eccessi proteici. A pasto sono concessi circa 100 gr di carne, 50 gr di insaccati e 150 gr di pesce.
La dieta adatta per tenere sotto controllo sia il livello di colesterolo nel sangue sia il livello di acido urico deve essere molto povera di grassi saturi e di proteine animali.
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Cosa Mangiare
- Latte scremato e yogurt magro
- Poca carne (escludere carni rosse, salumi e insaccati e preferire le carni bianche come pollo coniglio, tacchino)
- Meglio mangiare pesce, 2 o 3 volte la settimana
- Molta frutta e verdura fresche e di stagione tutti i giorni (3 porzioni di frutta e 2 porzioni di verdura cruda e cotta)
- Pane, pasta e riso in quantità adeguata al peso
Cosa Evitare
- Niente burro, panna, strutto
- Niente formaggi grassi
- Poco vino rosso, ma solo ai pasti e niente birra, aperitivi e superalcolici
- Poco sale usando spezie e aromi naturali preferiti a piacere
Alimenti da includere nella dieta per gestire la gotta
- Garantire una quantità sufficiente di carboidrati complessi: I glucidi complessi, dei quali il maggior capostipite è l’amido, favoriscono l’escrezione urinaria di acido urico. Non è necessario esagerare, la razione raccomandata tipica della dieta mediterranea è considerata sufficientemente adeguata.
- Assicurare la giusta idratazione: E’ molto importante assicurare all’organismo il giusto apporto di acqua. Bere in abbondanza può prevenire i calcoli renali a cui i gottosi sono particolarmente esposti. Anche gli infusi d’erbe possono essere una buona soluzione per aumentare l’apporto di liquidi con la dieta; inoltre, alcune tisane diuretiche possono favorire l’escrezione di acido urico in eccesso e ridurre la pressione arteriosa.
Condire con olio extravergine d’oliva a crudo, non più di 4 cucchiai al giorno.
In caso di ipercolesterolemia, si deve ridurre l’apporto di colesterolo alimentare a meno di 300 mg al giorno sopprimendo in particolare uova, frattaglie, lievito di birra, grassi animali, burro, formaggi grassi, latte intero, margarine, olii ricchi di acidi grassi insaturi. Questi ultimi possono essere sostituiti da olio di mais, di girasole e di olive, a patto che vengano consumati crudi o appena riscaldati e mai cotti.
In caso di ipertrigliceridemia è opportuno ridurre tutti gli zuccheri, compreso il miele, ridurre il consumo di pane, pasta, riso e patate. Si devono ridurre anche le bevande alcooliche lasciando solo mezzo litro di vino o di birra al giorno.
Anche l’iperuricemia si accompagna spesso all’ipertensione arteriosa e contribuisce ad aumentare il rischio di aterosclerosi.
L’iperuricemia indica l’aumento nel sangue, oltre i valori ritenuti fisiologici, di acido urico (uomo 4-7 mg/100 ml, donna 3-6,5 mg/100 ml).
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Con il termine “gotta” si intendono, invece, una serie di manifestazioni patologiche riconducibili all’iperuricemia, come artriti, sinoviti tendinee, tofi, nefropatie e calcoli renali di acido urico.
L’iperuricemia è causata da un’iperproduzione, o da una ridotta escrezione, di acido urico. Questo acido è una sostanza cristallizzabile normalmente presente nel nostro organismo, è il prodotto finale del metabolismo delle purine, ossia sostanze azotate che formano il nostro DNA (acidi nucleici).
Possono essere prodotte dal nostro stesso metabolismo o derivare dalla degradazione di alcuni alimenti. Quando viene prodotto troppo acido urico, originato dalle purine, e l’organismo non riesce a smaltirlo, esso tende a depositarsi nelle articolazioni e a provocare la gotta.
Un ruolo importante nello sviluppo dell’iperuricemia lo svolge la genetica, ma è nota l’associazione tra iperuricemia e manifestazioni cliniche della sindrome metabolica.
L’articolazione colpita più di frequente è la metatarso-falangea dell’alluce, ma l’acido urico può accumularsi anche in altre sedi e tessuti (es.
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L’iperuricemia viene diagnosticata attraverso un semplice esame del sangue, mentre per la diagnosi di gotta è necessario il riscontro di elevati valori ematici di acido urico e l’esame delle urine, in aggiunta alla raccolta di informazioni sullo stato di salute del paziente (indagine anamnestica) e all’esame obiettivo, cioè l’insieme di manovre diagnostiche effettuate dal medico per verificare la presenza o l’assenza di segni indicativi della malattia indagata.
L’esame al microscopio del liquido sinoviale (un fluido che grazie alla sua azione lubrificante protegge le superfici articolari dall’usura e dal logorio), da cui emergono i cristalli di acido urico con la tipica forma ad ago, serve per confermare la diagnosi di gotta.
Di norma, chi ha la gotta deve seguire una specifica cura farmacologica (prescritta dal medico).
Evitare i digiuni prolungati e diete fortemente ipocaloriche, soprattutto quelle basate sulla riduzione o eliminazione dei carboidrati.
Non eccedere nel consumo di proteine animali, assumendo 2-3 porzioni di carne (100 g), 1 di affettati (50 g) e 3 di pesce (circa 150 g) a settimana.
Assumere sufficienti quantità di vitamina C che, secondo alcuni studi, ha un ruolo preventivo nei confronti della gotta (es.
La sua ingestione (soprattutto birra e superalcolici), oltre a favorire l'aumento di peso, favorisce anche la produzione di acido urico da parte dell'organismo e la sua precipitazione nelle articolazioni.
Legumi, come piselli, fagioli, lenticchie, ceci, fave, etc.
Pasta e riso non integrali, grissini, cracker, fette biscottate, cereali in genere.
Formaggi a basso contenuto di grassi come Asiago, Bel Paese, crescenza, fior di latte, fontina, mozzarella, scamorza oppure, tra quelli stagionati, Grana Padano DOP. Questo formaggio è un concentrato di latte, ma senza lattosio e con meno grassi del latte intero utilizzato per la sua produzione, perché parzialmente decremato durante la lavorazione. Grana Padano DOP è il formaggio più ricco di calcio tra tutti quelli comunemente consumati, apporta inoltre buone proteine ad alto valore biologico, vitamine essenziali come quelle del gruppo B (B2 e B12) e antiossidanti come zinco, selenio e vitamina A.
Verdure di stagione.
Frutta fresca, ricordando però di consumarla con moderazione per il suo contenuto di fruttosio (zucchero della frutta).
In caso di sovrappeso od obesità, si raccomanda la riduzione del peso e del girovita, ossia la circonferenza addominale, indicatrice della quantità di grasso depositata a livello viscerale. Valori di circonferenza vita superiori a 94 cm nell'uomo e ad 80 cm nella donna si associano ad un rischio cardiovascolare “moderato"; valori superiori a 102 cm nell'uomo e ad 88 cm nella donna sono associati ad un "rischio elevato".
Ridurre il peso, se in eccesso, è l’arma più efficace per combattere i livelli di uricemia.
Una alimentazione ipocalorica equilibrata, studiata insieme al medico specialista o nutrizionista in relazione alle esigenze nutrizionali individuali ed associata ad attività fisica, può contribuire a ridurre gradualmente peso e circonferenza addominale.
Valgono poi tutte le altre indicazioni in merito alla riduzione di grassi soprattutto di origine animale, di bevande e alimenti dolci, all’assunzione di almeno cinque porzioni di frutta al giorno (le ciliegie in particolare sono efficaci contro l’uricemia) e di verdura.
Tornare ad un peso normale permette di ridurre non solo i livelli di uricemia nel sangue, ma anche di ridurre gli altri fattori di rischio cardiovascolare (come ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, insulino-resistenza).
Praticare attività fisica almeno tre volte a settimana (150 minuti a settimana minimo, ottimali 300 minuti)sia di tipo aerobico che di rinforzo muscolare (anaerobico).
Questo aspetto assume un ruolo fondamentale nel caso in cui l’indice di massa corporea oltrepassi la soglia di obesità (BMI >30).
L’alimentazione dovrebbe essere all’insegna della moderazione calorica, in modo da evitare, per quanto possibile, eccessi. La riduzione graduale del peso superfluo sembra infatti apportate più benefici di un regime dietetico attento solo all’eliminazione dei cibi ricchi in purine.
E interessante ricordare che gli ipertesi nelle popolazioni con una colesterolemia bassa, come i giapponesi, non vanno praticamente incontro all’aterosclerosi. L’ipercolesterolemia dell’iperteso deve essere sempre curata iniziando in ogni caso con regole dietetiche.