Mangiare troppa carne fa male. Se questo è ormai un dato scientifico assodato, vi sono però molti dubbi su cosa intendiamo per "troppa" e, soprattutto, che cosa davvero è possibile prevenire, in termini di malattie, evitando un eccesso di proteine di origine animale.
Lo Studio sui Rischi di Tumore per Chi Non Mangia Carne
Per capire in che modo le abitudini alimentari e il consumo di carne influiscano sulla probabilità di una diagnosi oncologica, i ricercatori hanno seguito 472.377 persone senza alcuna malattia tumorale al momento del reclutamento. Dei partecipanti sono state raccolte molte informazioni sui fattori che possono influire sul rischio di cancro, sulla dieta, ma anche sulle caratteristiche fisiche (altezza, peso, valori ematici), sullo stile di vita e sullo status socio-economico, sui farmaci assunti, lo stato menopausale e via dicendo.
Nel corso di oltre 11 anni di osservazione, tra i partecipanti si sono contati quasi 55.000 casi di tumore. Incrociando i dati, è emerso che i forti consumatori di carne (oltre la metà del campione) erano più esposti al rischio di tumore rispetto a tutte le altre categorie. I vegetariani avevano un rischio inferiore del 14 per cento, i pescetariani meno 10 per cento e i consumatori moderati di carne del 2 per cento.
Per questi motivi i ricercatori hanno esaminato con grande attenzione i risultati, “aggiustandoli” in modo da valutare l’impatto della dieta in modo indipendente (il più possibile) dalle alte caratteristiche. Fra chi consumava poca o nessuna carne si sono registrati meno tumori del colon-retto rispetto ai forti mangiatori di bistecche. Si sono poi registrati meno tumori del seno (meno 18 per cento) nelle donne in post menopausa vegetariane, un vantaggio dovuto secondo i ricercatori al peso corporeo mediamente più basso rispetto alle “carnivore”.
Il Nesso con i Tumori del Colon-Retto, del Seno e della Prostata
La comunità scientifica internazionale è ormai concorde sul fatto che alcuni aspetti della dieta occidentale, in particolare il consumo di carne rossa, salumi e insaccati, rappresentino fattori di aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali.
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Una metanalisi ha dimostrato che un elevato consumo di carne, soprattutto se conservata, e una dieta con alte concentrazioni di grassi di origine animale aumentano il rischio di insorgenza di tumori al colon-retto. Altri studi, invece, non hanno osservato alcuna relazione tra il consumo di pollame (cioè di carne bianca) e pesce e le malattie tumorali dell'intestino. Ciò significa che sono le carni rosse le principali indiziate, almeno per quel che riguarda questo tipo di tumore.
Altri scienziati hanno notato che il consumo elevato di carne rossa e di prodotti di origine animale è correlato allo sviluppo del tumore alla prostata. Infine, uno studio mostra come un'elevata quantità di carne nella dieta rappresenti un fattore di rischio per i tumori al pancreas.
Carne e Tumore del Colon-Retto: Cosa Sappiamo
Come ricorda l’OMS, al consumo di carne processata (salumi e altri insaccati, carni affumicate, sotto sale e trasformate) è associato un modesto aumento nel rischio di cancro, proporzionale alla quantità consumata. Per ogni porzione da 50 grammi in più al giorno, il rischio di carcinoma del colon-retto aumenta del 18 per cento.
Per quanto riguarda la carne rossa (quella bovina, suina, ovina ed equina), le stime sono meno chiare e le evidenze meno marcate. Secondo le stime del Global Burden of Disease Project, ogni anno nel mondo circa 34.000 morti per cancro sono attribuibili ad una dieta con troppa carne processata e 50.000 ad un eccesso di carni rosse.
Meno Carne è Meglio
Ridurre il consumo settimanale di carne nel tempo può aiutare a ridurre anche il rischio di alcuni tumori, a cominciare dal cancro colorettale.
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Anche perché esiste una correlazione inversa tra consumo di alimenti di origine animale e quelli di origine vegetale: significa che chi mangia tanta carne in genere consuma poca frutta e verdura, e su questo punto esistono invece prove di una relazione diretta tra alimentazione e cancro. In sostanza i vegetali hanno un'azione protettiva più ad ampio raggio, mentre le fibre aiutano a prevenire il cancro del colon-retto e quindi vanno privilegiate nella composizione dei pasti.
Dunque, Quanta Carne Mangiare?
Le differenti piramidi alimentari stilate dagli istituti di nutrizione tengono conto anche delle abitudini delle diverse popolazioni, ma comunque raramente si discostano dalla media di tre-quattro porzioni di carne la settimana, divisa equamente tra carne rossa e pollame. A queste andrebbero aggiunte almeno un paio di porzioni la settimana di pesce e, per il resto, bisognerebbe comporre pasti con carboidrati, vegetali, latticini e proteine di origine vegetale come quelle contenute nei legumi.
| Tipo di Carne | Frequenza Consigliata | Porzione Consigliata |
|---|---|---|
| Carne Rossa | 1-2 volte a settimana | 70-100 grammi |
| Pollame | 1-2 volte a settimana | 70-100 grammi |
| Pesce | Almeno 2 volte a settimana | 70-100 grammi |
| Carne Processata | Limitare il più possibile | - |
Altri Benefici di una Dieta Povera di Carne
Non dimentichiamoci che un'alimentazione povera di proteine e grassi animali ha un effetto benefico soprattutto a livello cardiovascolare. E infarti e ictus uccidono quanto e più dei tumori.
Vi è una acclarata correlazione tra l'assunzione di grassi saturi, che si trovano principalmente nei prodotti animali, e un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. Le carni a basso contenuto di grassi saturi, da prediligere non più di due volta la settimana, sono: pollame senza pelle, coniglio, certe tipologie di selvaggina, rane, tagli magri (ad es. il filetto) e rifilati.
Le diete a base vegetale sono spesso ricche di fonti di grassi insaturi, come l'olio d'oliva, e di fibre alimentari, fattori nutrizionali che possono aiutare a ridurre i livelli elevati di colesterolo nel sangue.
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Considerazioni Economiche e Ambientali
Tra le considerazioni legittime, nel momento in cui si decide quanta carne consumare, possono rientrare anche quelle sociali ed economiche. È quindi giusto sapere che un terzo della produzione agricola mondiale è destinata a nutrire gli animali che a loro volta saranno usati per l'alimentazione umana.