Il termine "dieta" ha radici profonde nella storia politica e culturale europea. Originariamente, si riferiva a un'assemblea o consiglio, e solo in tempi moderni ha assunto il significato prevalente di regime alimentare.
Le Diete Medievali: Assemblee Politiche
Le diete erano assemblee convocate per discutere questioni di grande importanza nazionale, come guerra, pace, leggi e le lamentele dei sudditi. In queste assemblee si deliberava anche, sino alla Bolla d'oro, delle elezioni regie.
L'originaria partecipazione di tutti i liberi alle assemblee nazionali dei popoli germanici andò sempre più attenuandosi, sia per la troppa vastità degli stati, sia per il rallentarsi nella massa dell'interessamento alla cosa pubblica. Col dissolversi poi della società nel feudalismo, la composizione delle diete si restrinse ai grandi e piccoli feudatari e all'alto clero.
Alla primitiva consuetudine di convocare l'assemblea primaverile in marzo (Campi di marzo), fu in età carolingia sostituita presso i Franchi la convocazione in maggio (Campi di maggio). Questa assemblea primaverile aveva carattere eminentemente militare, partecipandovi, con i grandi ecclesiastici e laici, i liberi atti alle armi; mentre quella autunnale, costituita solo dai grandi, aveva carattere politico e giudiziario. L'assemblea longobarda, da principio convocata irregolarmente per le questioni più gravi, da Liutprando in poi fu normalmente tenuta quasi ogni anno in primavera.
Il luogo delle diete variava, di volta in volta, a seconda della residenza del sovrano, delle direzioni delle guerre da intraprendersi, delle esigenze locali, o anche dalla maggiore o minore facilità di adunata e di vettovagliamento. Nel regno d'Italia il luogo preferito fu per lungo tempo Pavia, residenza del re, e qualche volta la corte regia di Olona, a poca distanza da Pavia.
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Esempi Storici di Diete
Delle diete più antiche sono di notevole importanza quella di Aquisgrana (802), in cui Carlomagno definì quali fossero i doveri dell'imperatore, e quella di Ratisbona (805), nella quale Carlo divise l'impero fra i suoi tre figli. Ma le diete che hanno particolare rilievo sono quelle in cui si svolsero i dibattiti tra papato e impero, e tra impero e comuni, e, più tardi, le grandi imprese della Riforma.
- Dieta di Worms (1122): Si concluse il concordato nella prima lotta tra il papato e l'impero.
- Dieta di Roncaglia (1158): Si definirono i diritti spettanti all'impero nei rapporti dei comuni e del papato e se ne consacrò l'intangibilità.
- Dieta di Norimberga (1356): Si approvò la Bolla d'oro, che definitivamente stabiliva il numero degli elettori concorrenti alla nomina dell'imperatore, e regolava la trasmissione dei privilegi e diritti dei quali erano investiti.
- Diete di Worms (1521), Norimberga (1523-24), Spira (1526-29), Augusta (1530 e 1548), Ratisbona (1541-46 e 1557): Rappresentano le varie tappe dell'espansione della Riforma.
Col 1663 la dieta diviene permanente in Ratisbona, mutando così il suo primitivo carattere; i principi dell'Impero non vi assistono più di persona, ma si fanno rappresentare da ambasciatori. Già dall'inizio del sec.
La Dieta Imperiale del 1235
Convocata da Federico II di Svevia nel 1235 per suggellare la pace generale con i principi dell’impero (turbati dalla politica accentratrice del sovrano), garantendo ad essi i diritti possessori sui feudi, ma contemporaneamente sancendo la supremazia dell’impero. In tale occasione fu elaborata una legge imperiale, la prima trasmessaci anche in lingua tedesca, e superiore per importanza a tutte le precedenti costituzioni imperiali, la quale confermava la competenza dell’imperatore ad emanare disposizioni in materia di dazi, di imposte di transito, di monetazione ed affidava l’esercizio di tali diritti ai principi, che assunsero in tal modo il ruolo di fiduciari del sovrano.
Le Diete di Federico Barbarossa
La prima dieta fu convocata da Federico I Barbarossa nei campi della provincia di Piacenza, presso il Po, nel 1154 e vietò le guerre fra i comuni lombardi. La seconda dieta, sempre presieduta dal Barbarossa, si tenne l’11 novembre 1158. In essa venne elaborata una complessa serie di costituzioni feudali sulle regalie ossia sui diritti spettanti all’Impero. Alla compilazione di tutta l’opera legislativa parteciparono per la prima volta dotti giureconsulti, tra cui anche quattro maestri di diritto romano della scuola di Bologna: Bulgaro, Martino, Iacopo e Ugo, i quali stabilirono che agli imperatori, come successori dei Cesari, spettava la piena sovranità sui comuni italiani.
La Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale
Il 16 novembre 2010 a Nairobi in Kenya il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approva l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendo con questa definizione le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate di generazione in generazione in molti paesi mediterranei fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità.
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Il riconoscimento del 2010 ha accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. La Dieta Mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo.
Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità. In questo senso il patrimonio culturale della dieta mediterranea svolge un ruolo vitale nei riti, nei festival, nelle celebrazioni, negli eventi culturali, riunendo persone di tutte le età e classi sociali. Si tratta di una vita comunitaria che valorizza anche l’artigianato e le vocazioni locali, come la produzione di contenitori per la conservazione e il consumo di cibo, le manifatture artistiche di piatti e bicchieri di ceramica e vetro, l’arte del ricamo e della tessitura.
Da secoli le donne giocano un ruolo fondamentale nella trasmissione delle conoscenze della Dieta Mediterranea in quanto si prendono cura dei famigliari e dei conoscenti preparando sia il cibo quotidiano che quello festivo e tramandano i loro segreti culinari a figli e nipoti, facendo dei banchetti festivi un’autentica celebrazione della vita.
La denominazione Dieta Mediterranea è una etichetta nuova per una tradizione antica. È stata coniata a metà degli anni Settanta dagli scienziati americani Ancel e Margaret Keys per identificare uno stile di vita tradizionale che avevano scoperto e studiato nel Mediterraneo fin dagli anni Cinquanta. Le loro ricerche epidemiologiche sulle malattie cardiovascolari avevano rivelato per la prima volta nella storia della medicina che la longevità delle popolazioni del Meridione italiano, in particolare di Napoli, del Cilento e del resto della Campania, ma anche della Calabria, della Sardegna e delle Marche, si spiegavano con le abitudini alimentari, i costumi sociali, le produzioni locali.
A loro avviso serviva però una etichetta di facile comprensione per identificare con semplicità un insieme complesso di pratiche e di tradizioni che meritavano di essere divulgate poiché potevano garantire in qualsiasi parte del mondo elevatissimi standard di salute anche ai ceti meno abbienti. Così i Keys puntarono sull’associazione della parola dieta, dal greco diaìta che significa stile di vita, con il prestigio delle antiche civiltà del Mediterraneo. E hanno fatto centro, perché oggi Dieta Mediterranea è sinonimo di buona salute e creatività gastronomica.
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In perfetto equilibrio tra cultura umanistica e scientifica, la Dieta Mediterranea ha contribuito alla costruzione di un’identità che è ormai andata ben oltre i confini territoriali o alimentari. È diventata un modello per affrontare concretamente i prossimi anni, rispondendo alle sfide che gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e la nuova strategia Farm to Fork Europea per la riduzione degli impatti ambientali dell’agroalimentare ci pongono di fronte. In più essa viene da più parti riconosciuta come un vero e proprio sistema per costruire un futuro davvero “informato”, che parte dal locale per agire su scala globale avendo come caposaldo sempre l’educazione e le nuove generazioni.
I grandi cambiamenti sociali e climatici in atto rappresentano una grande sfida per il Mediterraneo e l’interdipendenza tra il cibo e la crisi climatica deve passare attraverso una partecipazione inclusiva ed estesa, in cui abitudini alimentari sostenibili siano accessibili e comprese da tutti.
Nel corso degli anni la rilevanza della Dieta Mediterranea viene testimoniata anche dal sostegno che riceve non solo dall’UNESCO, ma anche dalla FAO e dall’OMS, in quanto strumento per una agricoltura sostenibile ed elemento irrinunciabile per una dieta alimentare che aiuti a prevenire le malattie cardio- cerebrovascolari.
In questo senso la Dieta Mediterranea è una filosofia di vita che nasce dal passato e può traghettarci verso un futuro sano, sostenibile e inclusivo.
Decisione dell'UNESCO del 16 Novembre 2010
Di seguito una traduzione in italiano della Decisione 5 COM 6.41 del 16 novembre 2010:
Il Comitato,
- Prende atto che Spagna, Grecia, Italia e Marocco hanno nominato la Dieta Mediterranea per l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, di seguito descritta:
La Dieta Mediterranea costituisce un insieme di abilità, conoscenze, pratiche e tradizioni che spaziano dal paesaggio alla tavola, che comprendono le coltivazioni, il raccolto, la pesca, la conservazione, lavorazione, la preparazione e, in particolare, il consumo degli alimenti. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio, che consiste principalmente di olio d’oliva, cereali, frutta e verdura fresca o secca, una quantità moderata di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, nel rispetto delle credenze di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) riguarda più che i semplici alimenti. Essa promuove l’interazione sociale, dal momento che i pasti comuni rappresentano la pietra angolare delle usanze sociali e degli eventi festivi. Essa ha dato origine a un considerevole corpo di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. Si tratta di un sistema radicato nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e artigianali legate alla pesca e all’agricoltura nelle comunità mediterranee, di cui Soria in Spagna, Koroni in Grecia, il Cilento in Italia e Chefchaouen in Marocco sono esempi. Le donne rivestono un ruolo particolarmente vitale nella trasmissione delle competenze, nonché della conoscenza di rituali, gesti e celebrazioni tradizionali, e nella salvaguardia delle tecniche.
- Decide che, dalle informazioni fornite nel dossier di candidatura Nr. 00394, la Dieta Mediterranea soddisfa i seguenti criteri per l’iscrizione nella Lista Rappresentativa:
- R.1: La Dieta Mediterranea è un insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e abilità trasmesse di generazione in generazione e che forniscono un senso di appartenenza e continuità alle comunità interessate;
- R.2: La sua iscrizione nella Lista Rappresentativa potrebbe dare maggiore visibilità alla diversità del patrimonio culturale immateriale e promuovere un dialogo a livello regionale e internazionale;
- R.3: La candidatura descrive una serie di sforzi di salvaguardia intrapresi in ogni paese, insieme a un piano di misure transnazionali volte a garantire la trasmissione alle giovani generazioni e a promuovere la consapevolezza della Dieta Mediterranea;
- R.4: La candidatura è il risultato di una stretta cooperazione tra le istituzioni ufficiali nei quattro Stati, sostenuta dalla partecipazione attiva delle comunità, e include la prova del consenso libero, preventivo e informato di quest’ultime;
- R.5: La Dieta Mediterranea è stata inclusa negli inventari del patrimonio culturale immateriale dei quattro Stati interessati e sarà inclusa in un inventario transnazionale del Mediterraneo in corso di compilazione.
Le Diete Austriache
Le diete austriache portavano il nome di dieta (ted. Landtag). Le basi giuridiche delle diete erano le 15 ordinanze provinciali e le ordinanze per le elezioni dietali, che furono pubblicate come allegati alla patente di febbraio del 1861; in numero di 15, sebbene fossero 16 le provincie più la città immediata dell'Impero, Trieste, perché tanto per Trieste quanto per Gorizia, Gradisca e l'Istria valevano un'unica ordinanza provinciale e un'unica ordinanza per le elezioni dietali.
Le diete consistevano di un certo numero di membri eletti e di membri di diritto. I primi erano eletti da tre classi di votanti:
- dai grandi proprietari fondiari o dai maggiori censiti per la Dalmazia, dove il grande possesso non esisteva;
- dalle città, mercati, camere d'industria e di commercio;
- dai comuni rurali.
Erano membri di diritto i principi-vescovi, i vescovi e i rettori delle università.
La Croazia-Slavonia, la quale col compromesso austro-ungarico del 1867 era entrata con l'Ungheria in un rapporto di unione reale ineguale, aveva la sua dieta basata sull'ordinanza dietale del 1870, modificata in parte nel 1881 e 1883. Contava 90 deputati eletti e un certo numero di membri di diritto, prelati e magnati maggiorenni.
Le diete delle varie provincie non avevano alcun contatto fra di loro; dipendeva ciascuna direttamente dal governo centrale. Alle diete spettava di esaminare e decidere su tutte le questioni legislative non espressamente riservate al parlamento di Vienna e a quello di Budapest.
La Dieta Ecclesiastica
Il nome di Kirchentag, oltre che ad altre riunioni di ecclesiastici, spetta per eccellenza alla Dieta ecclesiastica evangelica tedesca che si riunì per la prima volta a Wittenberg nel 1848. A questa prima seguirono sino al 1872 altre sedici riunioni in diverse città della Germania.
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