È possibile seguire una dieta improntata alla sostenibilità? Attualmente il sistema alimentare è la fonte principale del degrado ambientale e del cattivo stato di salute delle persone. Inoltre l’umanità si interfaccia oggi con due realtà simili e opposte. È possibile seguire una dieta improntata alla sostenibilità?
Cos'è una Dieta Sostenibile?
Cosa si intende per dieta sostenibile? E’ una scelta possibile? Le prime raccomandazioni sul consumo di alimenti che considerino sia il loro contenuto nutrizionale che il loro impatto sulle risorse naturali, risalgono al 1986 e sono state redatte da Gussow e Clancy, due ricercatori dell’Università della Columbia e di Syracuse di New York. Gli autori coniano il termine di “dieta sostenibile”, rifacendosi a quello di “agricoltura sostenibile”, come attività che non spreca risorse naturali e produce alimenti per il consumo locale e stagionale.
Da allora il concetto si è ampliato, e nel 2019 la FAO (Food Agricolture Organization) e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), definiscono le “diete sane e sostenibili” considerando non solo la sostenibilità nutrizionale e ambientale ma anche quella sociale, economica e culturale.
Nel 2021, sono state organizzate dal CREA Alimenti e Nutrizione, quattro videoconferenze partendo proprio da questa pubblicazione. La dieta sviluppata per il contesto italiano, nell’ambito del progetto nazionale FOODCONS e di quello europeo SUSDIET, prevede il passaggio dal modello alimentare attuale, caratterizzato da un eccesso di alimenti di origine animale, ad uno molto ricco di alimenti di origine vegetale quali frutta, verdura, ma soprattutto legumi e cereali. La rimodulazione dei consumi è stata realizzata tramite un approccio conservativo e rispettoso della cultura alimentare italiana.
L’adozione del nuovo modello da parte della popolazione porterebbe ad un risparmio dell’emissione dei gas ad effetto serra del 50%, perfettamente in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione Europea del 2030 (Reg.
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Il legame tra sostenibilità e alimentazione è particolarmente stretto, perché proprio da come ci nutriamo dipendono una serie di conseguenze dirette e indirette sulla nostra salute, sulle diseguaglianze nel mondo e sui cambiamenti climatici.
Principi Fondamentali
Ma se volessimo restringere il campo alle questioni più prettamente ambientali, quali elementi dovremmo prendere in considerazione? Per quanto non esista una definizione univoca, la si può definire come un’alimentazione a basso impatto ambientale e accessibile a tutti, basata su una produzione a ridotte emissioni di gas climalteranti, pensata per un consumo perlopiù locale e affinché sia il più possibile priva di scarti.
Anche un regime onnivoro può essere più sostenibile, se costruito attorno alla minimizzazione del suo impatto sul Pianeta. Uno sforzo che ha portato, nel corso del 2019, alla definizione dei principi guida per un’alimentazione che sia ugualmente sana e sostenibile.
L'Impatto del Sistema Alimentare Attuale
Da non trascurare l’occupazione del suolo, che corrisponde al 40% delle terre coltivabili del Pianeta, e l’inquinamento terrestre e acquatico che deriva dalle pratiche di allevamento e coltivazione con antibiotici e fertilizzanti. La situazione è destinata ad aggravarsi, secondo gli esperti. Le stime di crescita della popolazione mondiale al 2050 indicano che avverrà un aumento dell’affluenza alle zone urbanizzate.
Già attualmente, i consumi nei distretti urbani sono più intensi; la domanda di cibo, specialmente processato, è molto più alta che nei luoghi isolati, dove invece si fa affidamento al territorio e all’autoproduzione. Alcune indagini hanno dimostrato che il ridimensionamento del consumo di prodotti animali potrebbe ridurre sia l’emissione dei gas serra del 50% che il rischio di mortalità prematura del 20%.
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Quindi, limitando la frequenza di consumo e/o le porzioni di carne, pesce e formaggi, si otterrebbe una dieta nutrizionalmente e caloricamente adeguata. D’altra parte, non si deve commettere l’errore di sottovalutare anche l’impatto delle coltivazioni: i vegetali non sono esenti da problematiche; consideriamo, ad esempio, l’utilizzo dei pesticidi e dei fertilizzanti che vengono sversati nell’ambiente.
A peggiorare la situazione in termini di impatto ambientale, la sovrapproduzione di carne: rispetto ai prodotti vegetali, la produzione di carne richiede molta più terra ed energia. A livello mondiale, il 33% delle superfici arabili non è destinato a cibi per l’uomo, bensì alla produzione di mangimi.
Come Adottare un'Alimentazione Sostenibile
Per far sì che la sostenibilità alimentare diventi parte della quotidianità, è importante che siano adottati alcuni comportamenti necessari a determinare la salubrità dell’ambiente: la responsabilità dei consumatori, in questo caso, è fondamentale. Seguire un’alimentazione sostenibile, come indica la FAO, significa dare il proprio contributo per la sicurezza alimentare e migliorare la dieta individuale promuovendo l’agricoltura biologica e gli allevamenti a terra.
Prediligere i prodotti del territorio, infatti, non solo aiuta a sostenere l’economia di prossimità ma anche ad abbassare in modo sensibile le emissioni inquinanti limitando il trasporto merci su grandi distanze. A questo importante beneficio si aggiunge la stagionalità, sinonimo di una buona e naturale coltivazione che preserva il benessere del territorio.
Rispettare il proprio fabbisogno energetico e di nutrienti nel contesto di uno stile di vita attivo. Però mettere in pratica anche parzialmente questi consigli potrebbe sortire un effetto positivo per noi e per l’ambiente. Ricordiamo sempre che lo stile alimentare di tipo mediterraneo, che contraddistingue l’Italia, è fonte di benessere, dimostrato in numerosi studi negli anni. FAO and WHO. 2019. Sustainable healthy diets - Guiding principles.
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Consumare meno e meglio: nonostante in una porzione importante del pianeta la denutrizione sia ancora una realtà, il sovraconsumo alimentare è molto diffuso nel mondo. Secondo le stime in Europa vengono sprecate circa 88 milioni di tonnellate di cibo, il 53% del quale è costituito da spreco domestico.
Comprare il necessario, aiutandosi con una semplice ma utilissima lista della spesa, è un aspetto fondamentale per non buttare via nulla e dare il giusto valore ad ogni singolo alimento. I cibi sostenibili vengono dal vicino territorio, sono acquistati nella giusta misura, secondo stagionalità e freschezza: una caratteristica che, oltre all’ambiente, fa bene anche allo smaltimento dei rifiuti. Comprare sfuso, ad esempio, permette di ridurre le confezioni e ottimizzare il packaging da smaltire. Un circolo virtuoso che si muove verso la sostenibilità in ogni aspetto della vita.
Lotta allo Spreco Alimentare
Parlare di alimentazione sostenibile, quindi, non significa soltanto scegliere cosa mettere nel piatto, ma anche riflettere sul destino del cibo che acquistiamo. In Italia lo spreco alimentare ammonta a oltre 8 milioni di tonnellate di cibo l’anno, un fenomeno che genera un costo complessivo stimato in 14,1 miliardi di euro, di cui più della metà imputabile agli sprechi domestici.
Ogni famiglia butta via in media 31 kg di alimenti all’anno, pari a circa 600 grammi a settimana per persona. Questi numeri non raccontano solo un problema economico, ma anche ambientale: produrre cibo che non verrà consumato significa sprecare acqua, energia e suolo, aumentando le emissioni di gas serra legate all’intera filiera agroalimentare.
Non a caso, proprio lo spreco alimentare è stato scelto come tema della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2024 (SERR). Integrare lo spreco alimentare nel concetto di alimentazione sostenibile permette di ampliare la prospettiva, legandola direttamente all’economia circolare.
Ridurre i rifiuti significa non solo consumare meno risorse, ma anche valorizzare quelle già disponibili. Allo stesso modo, la scelta di prodotti locali e di stagione contribuisce a diminuire l’impatto ambientale delle nostre diete, perché riduce i trasporti e sostiene le economie del territorio.
Biodistretti e Accesso ai Prodotti Locali
I biodistretti sono aree geografiche vocate al biologico, nelle quali i diversi attori del territorio (agricoltori, privati cittadini, associazioni, operatori turistici e pubbliche amministrazioni) stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse. Una caratteristica dei biodistretti è che tutti gli attori del sistema agro-alimentare sono presenti su un territorio ben delimitato.
Il territorio del biodistretto “Maremma Etrusca e Monti della Tolfa” (MET) include i Comuni di Allumiere, Monte Romano, Tarquinia e Tolfa. Nell’ambito delle ricerche del CREA si è notato che lo scarso accesso della popolazione ai prodotti locali, presente in alcuni Paesi a basso reddito, si ritrova in Paesi come l’Italia e anche nei biodistretti.
Infatti, i prodotti coltivati in un contesto di biodiversità agricola e fortemente legati alla tradizione gastronomica del territorio non riescono a competere con quelli della grande distribuzione organizzata, in termini di costo e di facilità di accesso.
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