Altro che bere per dimagrire! Chi ha come obiettivo la perdita di peso o il mantenimento di quello attuale, tutto dovrebbe fare, fuorché alzare il gomito. Mi arrivano ogni giorno segnalazioni a dir poco imbarazzanti che riferiscono tesi di merito relative a birra, vino e presunte proprietà miracolose di dimagrimento e, addirittura, di equivalenza tra l'uso di alcol e ore di attività fisica spese nello sforzo di perdere peso.
Alcune segnalazioni, in effetti diffuse sul web nei siti più o meno noti, si spingono a consigliare di «eliminare l'alcol e la birra, mentre invece potete continuare a bere vino». Altre fanno riferimento a documenti di consenso di gruppi di ricercatori di cui spesso, quasi sempre, o è arduo reperire una dichiarazione di assenza di conflitti d'interesse oppure è evidente, alla verifica sulle fonti originali, la manipolazione in chiave sensazionalistica dei risulti scientifici e dei commenti degli autori.
La Realtà Scientifica sull'Alcol e il Peso
La realtà è che se da un la comunità scientifica ha regole ben precise per giungere ad affermazioni condivise, dall'altra il semplice buon senso basato su un’informazione semplice, oggettiva, sempre aderente alle evidenze scientifiche e della ricerca, ci ricorda che l'alcol è una sostanza calorica con sette chilocalorie per grammo che fanno di un bicchiere medio di qualunque bevanda alcolica (che contiene 12 grammi di alcol) una componente non indifferente nell'introito calorico giornaliero.
È facile calcolare che un semplice bicchiere ai pasti (a pranzo e a cena) determina l'introito di oltre 5.400 chilocalorie (al mese). In alcuni casi si possono raggiungere e superare le circa 7.000 chilocalorie, che si traducono in un chilogrammo di peso, se non smaltite con adeguato esercizio fisico. Sono calorie in più «vuote», come si diceva negli anni '80, inutili per l'organismo, in quanto non legate a una proprietà nutriente (come nel caso di proteine, grassi e carboidrati).
Che ci possa essere qualcuno che possa consigliare di bere per dimagrire, francamente, non è il massimo per chi sa che il sovrappeso lo si combatte con stili di vita salutari che prevedono una restrizione calorica e un incremento del dispendio energetico quale quello derivante dall'esercizio fisico.
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Alcol e Aumento dell'Appetito: Uno Studio Scientifico
Questo perché, come dimostrato da una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications, più si beve, maggiore è il rischio che il passo successivo sia rappresentato dal consumo di cibo. I ricercatori del Francis Crick Institute (Londra) sono arrivati a dimostrare quanto appena detto somministrando per tre giorni a dei topi dosi di vino corrispondenti al quantitativo di una bottiglia e mezzo di vino.
Come conseguenza, gli animali hanno aumentato la richiesta di cibo. I colleghi non si sono limitati all’osservazione, ma hanno motivato il riscontro. L’etanolo s’è infatti confermato in grado di stimolare il senso del gusto, agendo sui neuroni oressigeni Agrp (che stimolano la fame) in maniera superiore alla norma. La conferma è giunta dal secondo passaggio dell’esperimento, consistente nella somministrazione di un farmaco che ha annullato i segnali inviati dai neuroni dell’appetito. Risultato? I neuroni sono tornati a consumare quantità di cibo nella norma. Nessun eccesso, nessun improvviso desiderio nascente dalla gola.
Secondo i ricercatori, capire come l'alcol cambia il corpo e il nostro comportamento potrebbe essere utile nel gestire l'obesità, e chi beve dovrebbe sapere che è a maggior rischio di abbuffarsi quando beve.
L'Influenza dell'Alcol sulla Sazietà e le Scelte Alimentari
Quanto finora accennato conferma in maniera scientifica che le molecole di alcol etilico influenzano sostanze come la grelina, coinvolte nei meccanismi di controllo del senso di sazietà. Un aspetto che si aggiunge a quello che vede le bevande alcoliche come uno dei maggiori apportatori di chilocalorie nella dieta. Piove sul bagnato, perché la letteratura scientifica ci dice - non servono ulteriori conferme - che dopo aver assunto alcol l’uomo è portato a ingurgitare alimenti ricchi in carboidrati e/o di scarsa qualità: snack, dolci e salati, panini, pasta e pizza. Né insalate, né pesce arrosto. Ciò spiega perché molte persone mangiano di più quando bevono. Attenzione dunque all’«effetto aperitivo»: la conseguenza potrebbe essere un indesiderato aumento del giro vita.
Alcol e Giovani: Un Problema Serio
Il messaggio veicolato dallo studio è importante anche per tutti quei ragazzi avvezzi alla pratica del «binge drinking». La pratica del bere eccessivo episodico e ricorrente, non sempre accompagnato dalla compulsività nel suo avvio, mette in immediato pericolo la salute e la sicurezza per gli inevitabili effetti acuti legati alla perdita di controllo, all'abbassata percezione del rischio, alla perdita dei riflessi, dell'orientamento, della coordinazione e dell'integrità psico-fisica che sono le cause vere della prima causa di morte tra i giovani in Italia per incidente causato dall'alcol alla guida incidenti stradali.
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L'abitudine protratta nel tempo produce effetti cronici, con possibili danni multiorgano (fegato e cervello i più vulnerabili), con steatosi epatica che evolve in epatite alcolica e cirrosi in tempi ben più precoci che in passato e danni cerebrali tipici della perdita dei neuroni deputati alla memoria necessaria all'orientamento nello spazio. Se poi aggiungiamo la comparsa di temibili disturbi alimentari, su tutti l’anoressia, la bulimia e la «drunkoressia», il quadro non è tra i più incoraggianti.
Il problema dell'alcol per i giovani è reale. Il 17 per cento di tutte le intossicazioni alcoliche registrate nei Pronto Soccorso in Italia è a carico di ragazzi e ragazze con meno di 14 anni e una ragione c'è. Al di sotto dei 21 anni, l'organismo non ha maturato la capacità tipica dell'adulto di demolire l'alcol.
Essendo carente l'attività dell'enzima alcoldeidrogenasi - che è prodotto nel fegato proprio al fine di disintossicare l'organismo dalla sostanza tossica etanolo, contenuto in quantità variabili in tutte le bevande alcoliche - l'alcol circola immodificato nell'organismo agendo direttamente sulle strutture più vulnerabili, le membrane cellulari di cervello e fegato, provocando il danno di cui si è già accennato.
A peggiorare la già negativa circostanza c'è l'immaturità del cervello e la sua vulnerabilità nel periodo che va dai 12 ai 25 anni all'effetto di alcol e sostanze con interferenza sul rimodellamento delle funzioni e delle parti del cervello che in questo periodo fanno evolvere la capacità cognitiva da una fase infantile e adolescenziale emotiva a quella dell'adulto «sapiens», razionale garantita dallo sviluppo della corteccia prefrontale del cervello che trasforma la persona adulta in modalità, più opportunamente capace di percepire adeguatamente il rischio, di modulare le emozione di attivare il controllo «drunkoressia» tipico di un età non legata alla modalità emotiva e impulsiva prevalente nell'infanzia e nell'adolescenza in virtù della prevalenza delle parti laterali del cervello.
L'alcol interferisce su questo processo di maturazione e cristallizza la cognitività e il comportamento in una fase che la natura provvede a far evolvere in un senso di maggiore responsabilità e capacità adeguata di reazione agli stimoli esterni. Il bere eccessivo può condurre alla «drunkoressia», problema che affligge prevalentemente le giovani donne e le ragazze, sicuramente più vulnerabili dell'uomo all'alcol, portandole ad assumere quantità sempre crescenti di alcol e ad abolire l'introduzione di qualunque altro nutriente, determinando una grave forma di doppia dipendenza dall'alcol e da una forma di anorressia mentale, condizioni nelle quali oggi in Italia versano oltre seimila giovani donne con scarse o nulle possibilità di recupero.
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La causa di una così diffusa abitudine al bere in età giovanile, contravvenendo alle norme che vietano vendita e somministrazione di bevande alcoliche ai minori, è sicuramente culturale e sociale, indotta dai media, dal marketing e dalle pubblicità ma anche alle sensazioni che il bere genera in particolare beni più giovani, una generazione chimica, che lega l'uso di alcol, ma anche di sostanze illegali come la cannabis, la cocaina, le nuove droghe sintetiche, gli psicofarmaci, agli effetti che si desidera conseguire, all'inizio di piacere che, in seguito e in maniera subdola, proprio in virtù dell'esigenza di raggiungere quelle «sensazioni», esige necessariamente quantità maggiori per un fenomeno di «sensazioni», di perdita di risposta verificabile anche con i farmaci.
Il Mito del Resveratrolo e del Vino Dimagrante
Tutto ruota intorno alla parolina magica, resveratrolo, sostanza antiossidante presente nell’uva e in altri frutti (tra cui, in particolare, mirtilli, fragole, lamponi e mele), indiscutibilmente ricca di benefici; la sua presenza nel vino, per altro irrisoria, fa erroneamente ritenere che questa bevanda possa avere effetti mirabolanti. La favola del vino dimagrante, alimentata dalle conclusioni affrettate di tanti non addetti ai lavori, fa proprio parte di questi pericolosi miti.
I punti di partenza (cioè i lavori scientifici travisati) sono molti; qui ricordiamo in particolare uno studio del 2015 che ha dimostrato la capacità del resveratrolo (usato dagli studiosi come rappresentante della famiglia dei polifenoli) di trasformare il grasso bianco, più ostico da eliminare, in grasso bruno.
Le Calorie nel Vino: Un Fattore da Non Ignorare
E poi, dove le mettiamo le calorie? Il vino è tutt’altro che acalorico, come ci ricorda Emanuele Scafato - medico, gastroenterologo, epidemiologo, direttore del centro Oms per la ricerca sull’alcol e già presidente della Società di alcologia italiana. “L’alcol è una sostanza calorica che ha 7 calorie per grammo. Un bicchiere di vino o di birra contiene in media 12 g di alcol, cioè in media 100 calorie. Un bicchiere di birra equivale a una fetta di pizza, uno di vino a dieci zollette di zucchero”.
Si fa presto a fare i conti: due bicchieri al giorno sono 200 calorie, in un mese se ne assumono tra le 6 e le 7mila. Calorie extra, assunte inconsapevolmente. “Secondo il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), senza quei due bicchieri si potrebbero evitare 9 kg di sovrappeso all’anno”, aggiunge l’esperto.
Come se non bastasse, la scienza dimostra che “bere” spinge anche a mangiare di più. “Le molecole di alcol etilico influenzano sostanze come la grelina, coinvolte nei meccanismi di controllo del senso di sazietà”, avverte Scafato. A questo aggiungiamo il fatto che le calorie di vino, birra & Co. sono “vuote”, cioè prive di nutrienti importanti (grassi, carboidrati, proteine, minerali, ecc.). Fanno ingrassare senza dare in cambio niente di buono, aumentando in compenso il rischio di numerose patologie legate al consumo di alcol.
Studi Contraddittori e Consigli Prudenziali
Che l'alcol non sia il nostro miglior alleato contro la pancetta è cosa nota (tralasciando in questa sede i danni ben più seri che può fare alla nostra salute) ma ben due studi scientifici arrivano in soccorso a quelli tra noi che proprio non riescono a rinunciare a un paio di bicchieri di vino alla fine di una lunga giornata. Uno studio dell'Università di Washington e uno della facoltà di medicina di Harvard hanno infatti sconvolto l'opinione diffusa giungendo in parallelo alla medesima conclusione: bere due bicchieri di vino prima di dormire può aiutarti a dimagrire.
Eppure c'è una spiegazione scientifica nemmeno troppo astrusa: il vino contiene un polifenolo, chiamato resveratrolo, che converte il grassi bianco, quello che si immagazzina nel corpo senza convertirsi in energia, in grasso bruno, che è molto più semplice da smaltire e contribuisce a prevenire l'obesità.
E non è finita: secondo entrambi gli studi il resveratrolo, che oltre che nell'uva si trova ad esempio nelle fragole e nei mirtilli, contrasterebbe anche la sensazione di fame che proviamo nelle ultime ore della giornata, aiutandoci a mangiare meno.
Tanti sono coloro che cercano di capire se il vino può essere introdotto, anche in piccole quantità, all’interno di un regime alimentare sano e dietetico. A questa domanda ha cercato di rispondere lo scienziato Jason Dyck, che ha analizzato i benefici di bere un bicchiere di vino rosso.
La ricerca condotta da Jason Dyck dell’Unio ha sottolineato che i benefici per la salute nel resveratrolo, un composto trovato nel vino rosso, sono come quelli che otteniamo dall’esercizio fisico perché agisce per impedire alle cellule di grasso di guadagnare più densità.
Una ricerca supportata anche dagli scienziati della Washington State University e di Harvard, secondi quali si può prevenire un aumento di peso del 70% bevendo almeno due bicchieri di vino al giorno, meglio se rosso e soprattutto in un momento ben preciso della giornata, la sera perché in questo modo si inibisce la voglia di spuntini a tarda notte.
Polifenoli e Resveratrolo: Benefici e Limiti
Numerose ricerche hanno dimostrato come la ricchezza del vino, in particolare di quello rosso, risiede nella presenza dei polifenoli, molecole con una spiccata capacità antiossidante. Le più interessanti sostanze terapeutiche, in particolare il Resveratrolo, si trovano nella buccia degli acini dell’uva, in virtù delle sue proprietà anti invecchiamento e antinfiammatorie.Il contenuto di Resveratrolo nel vino però varia in relazione alla qualità dell’uva, al tipo di concimazione, al suolo in cui le piante crescono ed infine alla lavorazione che l’uva subisce.
Infatti, il processo di vinificazione con macerazione e il tempo di contatto con le bucce e con il mosto è in grado di far aumentare il contenuto di Resveratrolo di circa 10 volte per i vini bianchi e di 13 per i vini rossi, ecco perché la scelta di preferire il vino rosso. Altri fattori che possono influire sulla sua concentrazione sono il tipo di lievito e le eventuali fermentazioni secondarie i trattamenti enologici invece non sembra determino cambiamenti degni di nota.
Il resveratrolo presente anche nel cioccolato e nei frutti di bosco è considerato un nutraceutico, una sostanza di origine naturale che può avere un effetto positivo sulla salute, in grado di modulare un gran numero di processi fisiologici dell’organismo. Si tratta di un potente antiossidante in grado di modulare un gran numero di vie di segnalazione cellulare coinvolte nella regolazione di processi infiammatori, nella risposta immunitaria a infezioni e allo stress, oltre ad avere un importante effetto anti-aging in quanto aiuta a ridurre lo stress ossidativo cutaneo, aumentare la produzione di collagene e a ridurre il processo di foto-invecchiamento della pelle.
Bisogna però segnalare che per carenza di prove inequivocabili non sono mai state redatte vere e proprie raccomandazioni ufficiali sull’uso di questo antiossidante per prevenire soprattutto le malattie cardiovascolari. A tal proposito, Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy sottolinea che l’unico dato certo in termini di benefici riguarda invece proprio la componente alcolica (quindi vino, birra o superalcolici) ovvero, la sua funzione protettiva e non tanto le componenti minori del vino.
Il Paradosso Francese e gli Effetti Cardiovascolari
Un effetto benefico, noto a tutti, circa il consumo moderato di vino è il French Paradox, termine coniato nel 1992 per descrivere, appunto, un paradosso, ovvero che la popolazione francese, nonostante un apporto dietetico relativamente elevato di grassi saturi, con un contestuale consumo di vino rosso mostrava una incidenza relativamente bassa di malattie cardiovascolari. Ciò dimostra che non è l’uso ma l’abuso di vino che può rivelarsi dannoso, come tutti gli abusi.
Diversi studi hanno indagato le giuste associazioni biologiche e cliniche estremamente positive del consumo di vino rosso con le malattie cardiovascolari e la mortalità. L’assunzione, da leggera a moderata di vino rosso produce una serie di effetti potenzialmente benefici che risultano salutari e preventivi in tutte le fasi del processo aterosclerotico, dall’aterogenesi (come lo sviluppo e la crescita precoce della placca), all’occlusione dei vasi, (come la dilatazione mediata dal flusso, trombosi).
Le componenti del vino rosso, in particolare: alcol, resveratrolo e altri composti polifenolici, è dimostrato che possono ridurre lo stress ossidativo, migliorare la quota di colesterolo buono e delle pareti dei vasi (principalmente aumentando i livelli di colesterolo lipoproteico ad alta densità) e inibire l’ossidazione delle lipoproteine, l’accumulo di colesterolo nei macrofagi e la formazione di cellule schiumose, favorenti l’aterosclerosi. Tutte queste componenti possono anche aumentare la biodisponibilità dell’ossido nitrico, che fa diminuire la viscosità del sangue e al contempo migliora la sensibilità all’insulina, inibisce l’adesione piastrinica sulle superfici rivestite di fibrinogeno.
Sempre l’ossido nitrico fa diminuire i livelli plasmatici del fattore di von Willebrand, fibrinogeno e fattore VII della coagulazione. ellule endoteliali localizzata in superficie. Nel complesso, quindi, il “paradosso francese” può avere le sue basi all’interno di un ambiente contenente diverse molecole chiave, cosicché i benefici cardiovascolari favorevoli potrebbero essere principalmente attribuibili agli effetti combinati, additivi o forse sinergici dell’alcol e di altri componenti del vino su aterogenesi, coagulazione e fibrinolisi.
Per quanto riguarda la mortalità causata da diversi tipi di cancro e la mortalità in genere, solo il consumo moderato di vino ha dimostrato i suoi effetti benefici. Il vino d’uva sembra essere la principale bevanda alcolica che contiene sostanze fenoliche antiossidanti note per essere capaci di inibire l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità e influenzare l’emostasi e la carcinogenesi.
Vino e Funzioni Cognitive
Il consumo moderato di vino, che è a basso tenore alcolico, conferisce potenziali benefici per la salute e le prove scientifiche esistenti concludono che il vino può essere associato a una minore incidenza di alcune malattie. La revisione sistematica e meta-analisi di alcuni lavori mira a esaminare le prove sull’associazione tra consumo di vino e declino cognitivo e ad analizzare se questa associazione varia a seconda del livello di consumo di vino oppure se è influenzata dalle caratteristiche individuali, tra cui l’età media, la percentuale di partecipanti donne e il tempo di follow-up.
La ricerca ha recuperato 6.055 articoli. Gli studi sono stati pubblicati tra il 1997 e il 2019 e sono stati condotti in nove Paesi diversi. La dimensione del campione degli studi inclusi variava da 360 a 10.308 campioni, con un’età media di 70 anni. Questo studio può mostrare un effetto protettivo del consumo di vino contro il declino cognitivo, problema crescente.
Conclusioni: Moderazione e Scelte Informate
Il messaggio da portare a casa? L'alcol, al netto di vantaggi o benefici che chiunque e a qualunque titolo possa anche correttamente riportare, non giova mai alla salute e se si sceglie di bere è opportuno che tale abitudine sia basata su scelte informate, anche per il piacere che si può ricercare in quantità che non eccedano le linee guida per una sana alimentazione (non più di un bicchiere - 12 grammi di alcol - per le donne e gli anziani, non più di 2 per un uomo, zero al di sotto dei 18 anni - se si vuole rispettare la legalità , 21-25 anni se si vuole rispettare il proprio sviluppo cerebrale). Il messaggio «meno è meglio» rifugge l'identificazione di soglie perché non esistono quantità che non nuocciano alla salute ma solo evidenze che a qualunque quantità, anche in funzione di una estrema variabilità individuale, è registrabile un rischio che cresce al crescere delle quantità. Se vi dicessero che mangiare dolci fa dimagrare ci credereste? Certamente no.
Tabella: Calorie in Diverse Bevande Alcoliche (per 100ml)
| Bevanda | Calorie (circa) |
|---|---|
| Vino (12% alc.) | 80-85 kcal |
| Birra (5% alc.) | 40-45 kcal |
| Superalcolici (40% alc.) | 220-240 kcal |
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