Stevia e Diabete: Studi e Considerazioni

La Stevia è nota perché utilizzata dall’industria alimentare come dolcificante. Rappresenta una valida alternativa naturale al saccarosio, in quanto dolcifica bene senza apportare calorie.

Cos'è la Stevia?

La Stevia rebaudiana è una piccola pianta originaria del Sud America, utilizzata già da secoli per le sue proprietà dolcificanti e curative. La Stevia, un piccolo arbusto diffuso nell’America meridionale, era indicata nella medicina popolare brasiliana come rimedio naturale contro il diabete.

La capacità dolcificante di questa pianta straordinaria è pari a circa 300 volte quella dello zucchero. Tra le sue caratteristiche principali ci sono:

  • Non contenere calorie
  • Non alterare il livello di glucosio nel sangue
  • Non essere tossica
  • Inibire la formazione delle carie e delle placche dentali
  • Non causare il diabete
  • A differenza dell'aspartame, può essere utilizzata per cucinare senza subire alterazioni della sua struttura molecolare.

Stevia e Diabete di Tipo 2

La Stevia può aiutare nel trattamento di diabete di tipo 2 e obesità. Gli studi dimostrano che la stevia pura non alza la glicemia e potrebbe persino stabilizzarla. Per i diabetici può essere una valida alternativa allo zucchero, ma non è una cura.

Un altro studio clinico condotto su 34 pazienti con diabete di tipo 2 (8 settimane di assunzione quotidiana di tè dolcificato con stevia al 2% o con sucralosio) non ha mostrato differenze significative nei livelli di glicemia, insulina o HbA1c.

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Somministrata alle cavie per via orale, per un periodo compreso tra le tre e le nove settimane, ha portato a una riduzione del peso.

Attenzione alla Qualità del Prodotto

Il suo vantaggio principale è quello di non aumentare la glicemia, a differenza di zucchero e miele; ma occorre fare attenzione alla qualità del prodotto acquistato. Oggi la stevia è ovunque: nelle bibite "light", negli yogurt, nei dolci senza zucchero e persino nei prodotti destinati ai diabetici. Ed è proprio in questa varietà che nascono le prime criticità: non sempre si tratta di stevia pura.

Le ricerche più recenti, inclusa una meta-analisi preclinica del 2024 pubblicata su Diabetes & Metabolic Syndrome: Clinical Research & Reviews, confermano che la stevia pura non aumenta la glicemia.

Il punto cruciale, però, è che non tutti i prodotti etichettati come "a base di stevia" sono realmente privi di zuccheri ad alto indice glicemico.

La stevia è considerata generalmente sicura dalle principali autorità (come EFSA e FDA), entro i limiti stabiliti.

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Se consumata in eccesso o miscelata con altri dolcificanti, può provocare disturbi gastrointestinali, alterazioni del gusto e interazioni con farmaci.

Stevia vs. Aspartame: Una Competizione nel Mercato

E' sicuramente una forte concorrente dell'aspartame. Se fosse possibile commercializzare la Stevia una volta riconosciuto il suo valore chi comprerebbe più prodotti contenenti aspartame?

Fino a qualche anno fa nessuno voleva approvare la Stevia in quanto si diceva che non vi erano abbastanza studi a riguardo. Ora che l'aspartame ha perso un po di terreno le multinazionali hanno trovato il modo di far approvare dalla FDA un dolcificante a base di rebiana, un estratto della stevia.

Influenze e Interessi Economici

Al momento della richiesta di approvazione di un nuovo ingrediente, vengono richiesti degli studi per verificare la sicurezza dell'alimento. Questi studi costano un vero patrimonio, una società di piccole dimensioni non è in grado di affrontarne la spesa, dunque, o si tira indietro oppure cerca di portare l'attenzione delle multinazionali sull'alimento. Come è successo con la Stevia.

L'EFSA dichiara esplicitamente l'indipendenza degli esperti scientifici che fanno parte del comitato scientifico. Dichiarano inoltre che vigilano costantemente sui potenziali conflitti. Sul sito riportano in chiaro le dichiarazioni di Interesse dove abbiamo trovato che alcuni membri del comitato lavorano sia per l'EFSA, sia per altri comitati scientifici, tra i quali abbiamo notato il comitato scientifico della Ajinomoto (multinazionale produttrice dell'Aspartame), della CocaCola in Francia, e della Glaxo.

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L'importanza economica conta molto, purtroppo.

Raccomandazioni dell'OMS sui Dolcificanti

Le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sconsigliano di assumere dolcificanti come sostituti del classico zucchero. A lungo termine non aiuterebbero a tenere sotto controllo il peso né a ridurre il rischio di malattie connesse a sovrappeso e obesità.

Aspartame, saccarina, stevia… Sono molte le alternative artificiali allo zucchero, alcune di origine naturale, altre di sintesi, che si trovano in commercio, anche negli scaffali dei supermercati. Ma se le assumiamo per ridurre le calorie, perdere peso o per mantenerci in salute, non siamo sulla strada giusta. Lo ha dichiarato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nelle linee guida pubblicate il 15 maggio 2023.

Perché un Chiarimento sui Dolcificanti

Quando parliamo di dolcificanti non zuccherini ci riferiamo alle alternative agli zuccheri, ipocaloriche o prive di calorie. Sono spesso pubblicizzati come “alleati” utili a perdere peso o a restare in forma, ma vengono anche raccomandati ai pazienti diabetici che devono tenere a bada la glicemia.

Possono essere acquistate singolarmente e aggiunte ai cibi direttamente dai consumatori, oppure si possono ritrovare tra gli ingredienti di alimenti pronti e preconfezionati, sia in alimenti sia in bevande. Tra i più comuni ricordiamo l’acesulfame K, l’aspartame, l’advantame, i ciclamati, il neotame, la saccarina, il sucralosio, la stevia e i suoi derivati.

Tutti questi prodotti sono inclusi nel rapporto dell’OMS.

I Nuovi Dati dell'OMS

Le linee guida appena pubblicate sono basate sugli esiti di una revisione sistematica che riunisce le prove scientifiche più attuali sugli effetti sulla salute dell’uso di dolcificanti diversi dallo zucchero. Gli studi considerati nella revisione sono 283 e comprendono sia quelli randomizzati controllati (i più attendibili), sia quelli osservazionali (che non possono dimostrare una relazione di causa ed effetto tra fenomeni, ma possono rilevare un’associazione).

I risultati di entrambi i tipi di studi hanno mostrato che l’assunzione di edulcoranti non zuccherini ha un basso impatto sull’apporto calorico e sulla perdita di peso se paragonati nel tempo agli effetti dello zucchero.

Come mostrano i risultati della maggior parte degli studi randomizzati, è infatti solo nel breve termine, 3 mesi o anche meno, che l’assunzione di dolcificanti porta gli adulti a perdere peso con una riduzione dell’indice di massa corporea.

Inoltre i dati indicano che l’uso di edulcoranti non ha inciso in modo significativo su altri parametri relativi al grasso corporeo o a marcatori di salute cardiometabolica, tra cui i livelli di glucosio, insulina o lipidi nel sangue. Utilizzarli a lungo termine invece porta con sé potenziali effetti indesiderati, come un lieve aumento del rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Le linee guida quindi sconsigliano di affidarsi all’uso di queste sostanze, se si è sovrappeso o obesi e si sta cercando di perdere peso. Bere una bibita classica o in versione “diet” non farebbe, insomma, la differenza. Anche perché non sono soltanto gli zuccheri responsabili dell’obesità o dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, ma l’insieme delle proprie abitudini alimentari e comportamentali.

Queste osservazioni e le linee guida sono valide per tutta la popolazione eccetto per le persone già diabetiche.

Il motivo è che gli studi considerati non includevano pazienti diabetici, per cui non è stato possibile formulare una valutazione specifica, ma è probabile che in futuro saranno coinvolti e saranno date anche a loro indicazioni più precise.

Tuttavia, più che un messaggio al singolo, l’OMS si rivolge alle organizzazioni sanitarie e i decisori politici perché per il controllo del peso incoraggino altre opzioni, al posto dei dolcificanti.

Stevia vs. Eritritolo

Con il crescente interesse per stili di vita più sani e a basso contenuto di zucchero, molti consumatori si sono rivolti a dolcificanti alternativi come la stevia e l’eritritolo. Ma quali sono le differenze tra questi due dolcificanti? Sono davvero sicuri per la salute?

Stevia

La stevia è un dolcificante naturale estratto dalle foglie della pianta Stevia rebaudiana, originaria del Sud America. Questo dolcificante è particolarmente apprezzato per il suo potere dolcificante molto superiore a quello dello zucchero, senza però apportare calorie. Il segreto della sua dolcezza risiede nei glicosidi steviolici, composti naturali contenuti nelle sue foglie.

Uno dei principali benefici della stevia è che non contiene calorie. Ciò la rende una scelta perfetta per chi desidera ridurre l’assunzione calorica o chi è a dieta. Inoltre, è ampiamente raccomandata per i diabetici, poiché non ha alcun impatto significativo sulla glicemia.

Studi hanno infatti evidenziato che la stevia può essere utilizzata senza problemi da chi soffre di diabete di tipo 2, in quanto non provoca picchi glicemici. Alcune contraddizioni potrebbero derivare tuttavia da un uso eccessivo del prodotto.

Eritritolo

L’eritritolo è un dolcificante che appartiene alla famiglia degli zuccheri-alcol (o polialcoli), e si trova naturalmente in alcuni frutti, come pere e uva. Il suo essere privo di componente calorica, lo rende una scelta ideale per chi segue una dieta dimagrante. Inoltre, ha un indice glicemico nullo, il che significa che non altera i livelli di zucchero nel sangue e non causa picchi glicemici, motivo per cui è considerato sicuro anche per le persone con diabete.

Rispetto ad altri dolcificanti, l’eritritolo è anche meglio tollerato a livello digestivo.

Differenze e Svantaggi

Nonostante questi numerosi vantaggi, l’eritritolo non è privo di qualche piccolo svantaggio. Un’altra differenza riguarda il sapore. La stevia tende ad avere un retrogusto amarognolo, che può non essere apprezzato da tutti. L’eritritolo, invece, ha un sapore che è molto simile a quello dello zucchero, senza retrogusti sgradevoli. In cucina, entrambi i dolcificanti sono stabili al calore, ma l’eritritolo può essere preferibile per chi cerca una dolcificazione più simile a quella dello zucchero, poiché aiuta anche a riprodurre la consistenza zuccherina in molte ricette.

Sicurezza

Quando si tratta di dolcificanti alternativi, la sicurezza è una delle preoccupazioni principali e spesso capita di ascoltare domande come: la stevia fa male? La stevia di per sé è generalmente sicura, ma talvolta può causare reazioni allergiche in alcune persone, sebbene si tratti di un effetto piuttosto raro.

L’eritritolo è considerato uno dei dolcificanti più sicuri disponibili sul mercato. A differenza di altri zuccheri-alcol, che possono causare problemi digestivi come gonfiore e diarrea, l’eritritolo è generalmente ben tollerato dal sistema gastrointestinale.

Studio Comparativo su Neotamo, Stevia Rebaudioside M e Saccarosio

Sotto i riflettori alcuni edulcoranti ed esaltatori di dolcezza (S&SE), nello specifico neotamo, stevia rebaudioside e saccarosio. Sostanze introdotte in prodotti industriali dolciari, dai biscotti alle torte a pani dolci e/o alimenti di pasticceria di altra natura, per cercare di tenere sotto controllo i picchi glicemici a vantaggio soprattutto di alcune categorie di persone pazienti, come diabetici, soggetti con problemi ponderali.

Ma non solo: l’obiettivo di utilizzo di queste sostanze sarebbe anche di favorire una riduzione dell’appetito. Quanto questa ipotesi corrisponde al vero, cosa dicono al riguardo gli studi di letteratura?

Lo studio è stato sviluppato con l’intento di stabilire gli effetti sull’appetito e sulle risposte endocrine di 2 formulazioni S&SE, in particolare neotamo, stevia rebaudioside M (StRebM) rispetto a formulazioni di saccarosio in biscotti con ripieno di frutta sia in acuto, cioè a 1 giorno dalla somministrazione sia ripetuti, ovvero a distanza di due settimane con due assunzioni al giorno. Sono stati pertanto arruolati ancora un limitato numero di pazienti - 53 adulti, di cui 33 femmine 20 maschi - con sovrappeso/obesità provenienti da coorti in Inghilterra e Francia che hanno seguito tre periodi di intervento bi-settimanali con intervalli di washout di due settimane.

L’outcome primario era il punteggio composito dell’appetito definito come desiderio di mangiare + fame + (100 − sazietà) + consumo potenziale.

Non identificherebbero alcuna superiorità nella capacità dei biscotti formulati con neotamo o StRebM rispetto a quelli dolcificati con saccarosio nel ridurre l’appetito né dopo una singola assunzione né dopo un consumo ripetuto per due settimane. Ovvero si è osservata in ciascuna formulazione una simile sensazione di appetito (iAUC netta postprandiale di 3 ore), con insulina postprandiale (iAUC a 2 ore) inferiore dopo Neotame (IC al 95% (0,093, 0,166); p < 0,001; d = -0,71) e StRebM (IC al 95% (0,133, 0,205); p < 0,001; d = - 1,01) rispetto al saccarosio a fronte del glucosio diminuito dopo StRebM (IC al 95% (0,023, 0,171); p <0,05; d = -0,39) ma non dopo Neotame (IC al 95% (-0,007, 0,145); p = 0,074; d = −0,25) rispetto al saccarosio.

Un dato positivo è emerso: sebbene le due formulazioni, diversamente dall’atteso non sarebbero in grado di apportare sensibili differenze nell’appetito o nelle risposte endocrine in nessuna modalità di assunzione, rispetto al più classico saccarosio, sembrano tuttavia impattare sulla riduzione della risposta postprandiale all’insulina e al glucosio negli adulti con sovrappeso o obesità.

Gibbons C, Breaulieu K, Almiron-Roig E et al. Acute and two-week effects of neotame, stevia rebaudioside M and sucrose-sweetened biscuits on postprandial appetite and endocrine response in adults with overweight/obesity-a randomised crossover trial from the SWEET consortium. eBioMedicine, 2024, Vol. 102, 105005.

Dolcificanti Naturali: Alternative allo Zucchero

Nell’alimentazione moderna i dolcificanti o gli edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati. Negli ultimi anni il mercato propone i dolcificanti naturali come validi sostituti acalorici dello zucchero senza i potenziali effetti tossici degli edulcoranti chimici.

Ma è realmente così? Gli studi sperimentali sono ancora agli albori perciò la cautela deve essere massima ma anche gli zuccheri naturali sembrano avere degli effetti potenzialmente negativi.

Miele

Il miele è molto simile allo zucchero per quantitativo di zuccheri semplici, calorie e indice glicemico rendendo difficoltoso il controllo della glicemia in modo analogo allo zucchero bianco. Per la persona con diabete, il miele è un alimento da utilizzare con moderazione calcolando il carico glicemico complessivo del pasto in cui si assume miele.

Fruttosio

Il fruttosio è lo zucchero naturalmente presente nella frutta e in altri vegetali. L’associazione statunitense “The American Diabetes Association” sconsiglia l’uso di fruttosio come dolcificante ma precisa che non c’è ragione di evitare la quantità di fruttosio naturalmente presente negli alimenti come frutta e vegetali. La porzione come sempre fa la differenza.

Zucchero di Canna Integrale o Panela

La panela è diversa dallo zucchero di canna che si è abituati a conoscere (e che è più simile allo zucchero raffinato) e rappresenta il primo prodotto estratto dal succo di canna senza subire ulteriori processi chimici di raffinazione. Si presenta granulosa, umido, di colore marrone e dal retrogusto di liquirizia. Contiene sostanze che vengono allontanate nei successivi passaggi chimici per ottenere lo zucchero bianco come zinco, cromo, ferro, potassio, magnesio, selenio, vitamine e fibra.

Ha un indice glicemico medio-basso e può essere consumato dai diabetici in alternativa allo zucchero raffinato ricordando di moderarne il consumo e di calcolare sempre l’apporto di zuccheri totali fatto con la dieta.

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