L'alfa-fetoproteina (AFP) è una glicoproteina di PM 70.000 prodotta dal fegato e dal sacco vitellino durante lo sviluppo fetale. Scoperta da Abelev et al. nel 1963, rappresenta la principale proteina plasmatica fetale con funzioni del tutto simili a quelle dell’albumina nell’adulto e cioè primariamente di molecola trasportatrice di diversi ligandi come bilirubina, lipidi, retinoidi, steroidi, farmaci, etc.
Cos'è l'Alfa-Fetoproteina (AFP)?
L’alfa-fetoproteina (AFP) è una glicoproteina sintetizzata nel sacco vitellino e, a partire dal IV mese fino al termine della gestazione, dal fegato fetale che diventa la sede della sua massima produzione. Il siero fetale mostra AFP misurabile già 29 giorni dopo il concepimento ed i valori aumentano (con livelli massimi di circa 300.000 ng/ml) sino alla 30a -32a settimana. Dall’ottavo mese le concentrazioni sieriche di AFP decrescono rapidamente, mentre aumenta la produzione di albumina. La diminuzione prosegue dopo la nascita e nell'adulto ha concentrazioni molto basse.
Il ruolo biologico dell’AFP è quello di proteina di trasporto con capacità di legare principalmente gli acidi grassi. Nell’adulto la produzione di AFP è legata alla proliferazione cellulare di epatociti normali o neoplastici o di altre cellule immature con caratteristiche simile a quelle che la producono durante la vita fetale.
Quando e Perché Viene Misurata l'AFP?
L'esame ematico serve a misurare la sua concentrazione nel sangue. L'esame dell'alfa fetoproteina viene prescritto anche insieme al dosaggio di gonadotropina corionica umana ed estriolo nel sangue materno, nell’ambito del tritest. Al di fuori del periodo gestazionale, il dosaggio ematico di alfafetoproteina viene effettuato per valutare l'evoluzione di alcuni tumori. L'esame dell'alfafetoproteina viene indicato come supporto alla diagnosi di tumori epatici, testicolari ed ovarici. L'esame dell'AFP può essere consigliato anche in presenza di cirrosi o epatite cronica.
In campo epatologico, AFP è soprattutto nota come marcatore neoplastico di epatocarcinoma (HCC) ed epatoblastoma, patologie in cui si sono osservati i valori assoluti di AFP più elevati (sino a 5.000.000 ng/ml).
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Successivamente, ha destato interesse la dinamica di AFP in patologie infiammatorie epatoparenchimali, acute e croniche, e nella necrosi massiva con insufficenza epatica. Sono state studiate correlazioni dirette tra i valori di transaminasi e quelli di AFP nelle epatiti croniche post virali; AFP è stata messa in relazione diretta con lo sviluppo di fibrosi epatica al punto da entrare nei panel di score predittivi/prognostici di cirrosi, come fibrosteps, e di essere proposta come complemento di altri mezzi decisionali, come l’elastometria, per la scelta del miglior momento in cui avviare una terapia antivirale (HBV).
Non infrequentemente, un incremento di AFP è stato trovato in associazione con un sorprendente numero di neoplasie extraepatiche. La presenza di significativi livelli sierici di AFP è anche osservabile in un ampio numero di patologie non neoplastiche e, insieme, non epatiche: è pressoché diagnostica di atassia teleangiectasia (Louis-Bar), rara e grave forma autosomica recessiva già evidente all’età di 1-2 anni; di sindrome nefrosica congenita di tipo finlandese (NPHS1); e di tirosinemia ereditaria di I tipo; ed è riscontrabile in altre patologie dell’età precoce, come la sindrome di Wiskott Aldrich, la epidermolisi bollosa semplice, e la fibrosi cistica.
Anche in età adulta, un aumento (aspecifico) di AFP può essere osservato in una miscellanea di diagnosi internistiche, come BPCO, ulcera peptica, patologie mammarie ed urologiche benigne.
Valori di Riferimento dell'Alfa-Fetoproteina
La concentrazione di alfa fetoproteina nel sangue diminuisce rapidamente in seguito al parto. Diversa è, invece, la situazione delle donne in gravidanza: la concentrazione di alfa fetoproteina aumenta sia nel sangue del feto sia nel liquido amniotico nel primo trimestre di gravidanza per poi diminuire progressivamente fino al parto.
I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.
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Valori normali di AFP:
- Valori normali: 0-15 ng/ml
- In gravidanza:
- 7°-12° sett.: 5-26 ng/ml
- 13°-16° sett.: 6-93 ng/ml
- 17°-20° sett.: 24-171 ng/ml
- 21°-24° sett.: 37-288 ng/ml
Alfa Fetoproteina Alta: Cosa Significa?
Livelli elevati di alfa fetoproteina, infatti, sono riscontrabili nei pazienti affetti da uno dei tumori al fegato più comuni - l’epatocarcinoma - ma anche nei casi di epatoblastoma. Quest’ultimo è una rara forma tumorale al fegato che si manifesta, nella maggior parte dei casi, in età pediatrica.
Aumentate concentrazioni di AFP possono indicare la presenza di un tumore, tra i quali il più comune è il carcinoma epatico, ma anche il tumore dell'ovaio e dei testicoli.
Valori alterati di Alfa Feto Proteina si riscontrano in caso di epatiti virali, tossiche e autoimmuni, in caso di cirrosi epatica, nell'atresia delle vie biliari, nell'ipotiroidismo congenito.
I pazienti nei quali si riscontra un aumento improvviso delle concentrazioni ematiche di AFP, a fronte ad esempio di infezioni o lesioni del fegato, dovrebbero essere sottoposti ad ulteriori accertamenti diagnostici come risonanze magnetiche, TAC, ecografie, biopsie o valutazioni di tipo istologico.
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Alte concentrazioni di alfafetoproteina sono riscontrabili nella maggior parte delle persone affette da carcinoma epatocellulare. Quantità aumentate di AFP possono indicare la presenza di cancro delle cellule germinali nei testicoli o alle ovaie (teratocarcinoma).
Alfa Fetoproteina Bassa: Cosa Significa?
Negli adulti sani avere livelli ematici minimi di alfa fetoproteina costituisce la normalità. Nel corso della gravidanza, invece, una bassa concentrazione di questa proteina nel feto potrebbe indicare la presenza di anomalie nei cromosomi come accade, ad esempio, nella trisomia 21 o Sindrome di Down (sono necessari ovviamente ulteriori esami di approfondimento per arrivare ad una diagnosi).
Durante la gravidanza livelli troppo bassi di questa proteina nel sangue materno (specchio dei valori del feto) potrebbero essere indice della presenza di anomalie cromosomiche nel feto, come la Sindrome di Down.
Nelle gravidanze in cui il feto è portatore di alcune anomalie cromosomiche è stato osservato un basso livello di alfa-fetoproteina. Bassi livelli di alfafetoproteina possono associarsi, invece, a disordini cromosomici. Per la precisione, un basso livello di AFP insieme a un livello aumentato di HCG (bi-test) è stato associato a un aumento del rischio di Sindrome di Down. In ogni caso, una volta riscontrati questi valori anomali, il medico consiglierà ulteriori accertamenti, quali un'ecografia addominale o un'amniocentesi per misurare i livelli di alfafetoproteina nel liquido amniotico.
Come Prepararsi all'Esame?
Per effettuare il dosaggio dell’alfa fetoproteina è sufficiente un campione di sangue venoso. Per l'analisi dell'AFP, è richiesto il digiuno di almeno 8 ore, per evitare che il cibo interferisca con il risultato. L'esame dell'alfafetoproteina è un'analisi di laboratorio che prevede l'esecuzione di un semplice prelievo di sangue da una vena del braccio.
Monitoraggio e Terapie
Quando l'alfafetoproteina è usata nel monitoraggio, diminuite concentrazioni possono indicare una buona risposta alla terapia. Se la concentrazione dopo la terapia non diminuisce, arrivando a valori normali o vicini alla normalità, significa che il tessuto tumorale potrebbe essere ancora presente. Se la concentrazione di AFP ricomincia ad aumentare, allora è probabile che si tratti di una recidiva (ricomparsa del tumore).
È importante ricordare che non tutti i tumori epatici, ovarici o testicolari producono significative quantità di AFP. Se la concentrazione di questo marcatore non è elevata prima di iniziare il trattamento, allora il test non sarà utile nel monitoraggio dell'efficacia della terapia o della comparsa di recidive.
AFP e Gravidanza
L'AFP si riscontra nel siero materno - da qui deriva il suo nome - a partire dalla quarta settimana di gravidanza. In particolare, questa glicoproteina viene prodotta dal feto in formazione nel proprio fegato, nel sacco vitellino e nel tratto gastroenterico. In corso di gravidanza valori patologici possono essere indicativi di malformazioni fetali del tubo neurale (spina bifida).
Secondo le statistiche riportate dall'American College of Obstetrician and Gynecologist (ACOG), il test dell'alfa-fetoproteina (AFP) rileva i difetti del tubo neurale in circa l'80% dei casi. È consigliabile che il risultato del test venga comunicato alla donna e alla coppia da un consulente genetico o da un medico per spiegarne il significato e illustrare il percorso clinico da seguire.
Il dosaggio dell'alfafetoproteina si esegue insieme all'estriolo ed al β-hCG; la combinazione di queste tre valutazioni prende il nome di tri-test e si esegue tra la quindicesima e la ventesima settimana di gravidanza. Se il feto ha un difetto di chiusura del tubo neurale, significa che è presente un'apertura a livello del midollo spinale, della testa o della parete addominale. Tali difetti fanno sì che concentrazioni superiori alla norma di AFP passino attraverso la placenta e si ritrovino in eccesso nel sangue materno.
Il dosaggio dell'alfafetoproteina viene prescritto tra la 15esima e la 20esima settimana di gravidanza, allo scopo di valutare il rischio di avere un feto affetto da malformazioni o da condizioni come, ad esempio, la sindrome di Down. Durante le primissime fasi di gravidanza l'alfafetoproteina sembra diffondere dal circolo fetale al liquido amniotico attraverso l'epidermide, che in queste fasi non è ancora cheratinizzata.
Studiando l'andamento delle concentrazioni di alfafetoproteina nel liquido amniotico e nel sangue materno, gli studiosi hanno scoperto una correlazione positiva tra elevati livelli di AFP e alcune patologie malformative, riguardanti soprattutto i difetti del tubo neurale come l'anencefalia (che porta alla morte del feto) e la mancata chiusura del tubo neurale (spina bifida, cioè quando le vertebre non avvolgono adeguatamente il midollo spinale). In effetti, di norma la concentrazione amniotica di alfafetoproteina è particolarmente bassa rispetto a quella plasmatica fetale.
Le concentrazioni di alfafetoproteina possono essere misurate anche nel sangue materno come semplice test di screening, in modo da identificare le gravidanze a rischio che necessitano di ulteriori accertamenti, tra cui l'ecografia. I livelli di alfafetorpoteina nel siero materno tendono ad aumentare anche in presenza di un distacco della placenta (abruptio placentae).
Grazie a queste evidenze, il dosaggio dell'alfafetoproteina nel sangue materno rappresenta un valido strumento di screening, a cui molte donne in età a rischio vengono sottoposte tra la 15a e la 21a settimana di gestazione. Anche in questo caso non si tratta di veri e propri test diagnostici, ma di esami di screening che - unitamente all'età della madre - consentono di quantificare il rischio che il feto sia affetto da sindrome di Down.
Il risultato dovrebbe essere interpretato da un consulente genetico o da un clinico, che possa spiegare il significato dell'esame. Il valore dell'alfafetoproteina nel circolo sanguigno dipende strettamente dalla determinazione dell'età gestazionale del feto. Gravidanza gemellare.
È, tuttavia, in campo ostetrico che AFP ha ottenuto i maggiori riconoscimenti di utilità clinica. Studi di Geissler et al. Sin dal 1978, Finn aveva riconosciuto ad AFP una azione “immunosoppressiva” in corso di gravidanza (e, simmetricamente, altri ricercatori hanno annoverato AFP tra le molecole inibite da tumor necrosis factor-alfa (TNF-alfa) nel processo di induzione dell’apoptosi).
Studi successivi, svolti su donne in gravidanza e contemporaneamente portatrici di patologie da disordine immune (artrite reumatoide; lupus eritematoso sistemico (LES); sclerosi multipla; malattia infiammatoria intestinale (IBD), miastenia gravis), hanno messo in luce l’evidente miglioramento dell’attività e dei sintomi di queste forme, nei periodi della gestazione (II-III trimestre) in cui più alto è il livello fisiologico di AFP, ed un corrispondente peggioramento nel post partum.
Oltre al ruolo di marker di epatocarcinoma, sono state anche studiate le correlazioni tra elevati livelli di alfa-fetoproteina e condizioni epatiche di origine non virale. Sul fronte della ricerca, la glicoproteina sembrerebbe svolgere un’azione immunosoppressiva e immunomodulante tale da indicare la molecola quale nuovo target terapeutico.
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