Dieta Chetogenica: Benefici e Rischi

La dieta chetogenica ha guadagnato popolarità negli ultimi anni, soprattutto per la sua capacità di favorire una perdita di peso rapida. Ma quello che è finora rimasto poco chiaro è un altro aspetto: può, la dieta chetogenica, rappresentare una soluzione anche per un trattamento dell’obesità basato sulla correzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita?

Pochissimi carboidrati, più proteine e (soprattutto) grassi: è questo, in estrema sintesi, il profilo della dieta chetogenica. Negli anni l’interesse nei suoi confronti è cresciuto, soprattutto in ragione della capacità di favorire una perdita di peso in tempi brevi.

Come Funziona la Dieta Chetogenica

La dieta chetogenica si basa su principi nutrizionali specifici che mirano a indurre il corpo in uno stato metabolico chiamato chetosi. Questo stato si verifica quando il corpo, a causa di una drastica riduzione dell’apporto di carboidrati (solitamente inferiore a 50 grammi al giorno), esaurisce le sue scorte di glucosio, che è la sua principale fonte di energia. In assenza di glucosio, il corpo inizia a bruciare i grassi per produrre energia, portando alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici.

Durante i primi giorni vengono utilizzate le scorte di glicogeno epatiche e muscolari con il rilascio di glucosio (attraverso la glicogenolisi e la gluconeogenesi) ai tessuti glucosio dipendenti, come il cervello. In corso di ridotto apporto alimentare e/o di carboidrati c’è una riduzione dell’insulina e un aumento del glucagone e dell’adrenalina che stimolano gli adipociti a rilasciare acidi grassi liberi nel sangue attraverso la lipolisi.

A livello epatico il primo passaggio è la formazione di acetoacetil-CoA, che deriva dall’unione di due molecole di acetil-CoA per azione dell’enzima tiolasi. Successivamente l’enzima HMG-CoA liasi rimuove un acetil-CoA per formare il corpo chetonico acetoacetato da cui deriva l’acido ꞵidrossibutirrato (BHB; tramite l’enzima ꞵidrossibutirrato idrogenasi) e l’acetone.

Leggi anche: Informazioni su Luca Minelli

La dieta chetogenica modifica il microbiota aumentando ceppi batterici specifici come Akkermansia e Lactobacilli. Alcuni ceppi batterici producono fattori neurotrofici che attraverso il nervo vago vengono trasportati al sistema nervoso centrale.

La dieta chetogenica è caratterizzata da un elevato apporto di grassi (circa il 70-80% delle calorie giornaliere), un moderato apporto di proteine (circa il 20-25%) e un basso apporto di carboidrati. Il successo della dieta chetogenica come strumento per il miglioramento della salute e la perdita di peso dipende dalla capacità di mantenere il corpo in chetosi.

Ciò richiede un monitoraggio attento dell’apporto di carboidrati e, in alcuni casi, la misurazione dei livelli di corpi chetonici nel sangue, nell’urina o nel respiro per assicurarsi di rimanere in questo stato metabolico.

Benefici della Dieta Chetogenica

Oltre a favorire la perdita dei chili in eccesso, la dieta chetogenica è in grado di determinare un miglioramento del profilo metabolico: attraverso la riduzione dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e della resistenza all’insulina. La rapida perdita di peso osservata in corso di VLCKD rappresenta un fattore fortemente motivante e migliora l’aderenza alla dieta.

Un’aumentata disponibilità di corpi chetonici a livello del sistema nervoso centrale comporta un cambio del metabolismo energetico a livello cerebrale, con riduzione dell’utilizzo del glucosio e il mantenimento della produzione di ATP. I corpi chetonici non utilizzano questo sistema fornendo così ai neuroni una fonte energetica alternativa, migliorando la funzionalità mitocondriale.

Leggi anche: Consulenza endocrinologica e nutrizionale

Visto gli effetti illustrati all’inizio nei pazienti con epilessia o emicrania, molti studi si sono focalizzati sull’utilizzo della dieta chetogenica nei pazienti affetti da altre malattie neurologiche e neurodegenerative. Un’aumentata disponibilità di corpi chetonici a livello del sistema nervoso centrale comporta un cambio del metabolismo energetico a livello cerebrale, con riduzione dell’utilizzo del glucosio e il mantenimento della produzione di ATP.

I bambini trattati con questo regime alimentare presentavano un miglioramento del comportamento e della frequenza degli attacchi epilettici. L’emicrania si può presentare con o senza aura e con sintomi clinici che possono variare dalla fotofobia (la sensibilità alla luce), alla fonofobia (la sensibilità ai rumori) fino a nausea e vomito.

Le nuove linee guida per il trattamento dell’obesità con una dieta chetogenica ipocalorica sono appena state pubblicate dalla Società Europea dell’Obesità. Il documento, pubblicato sulla rivista Obesity Facts, rappresenta uno strumento di lavoro per medici e nutrizionisti chiamati a trattare le persone con obesità.

«L’elevato contenuto di grassi nella dieta favorisce la sazietà e la presenza dei corpi chetonici riduce il desiderio di cibo - afferma Muscogiuri, prima autrice del documento -. A ciò occorre aggiungere che gli studi hanno finora rilevato una riduzione della sintesi degli ormoni che stimolano l’appetito.

La chetogenica, se adottata per un periodo limitato di tempo, ha dimostrato di poter ridurre l’appetito, indurre la perdita di peso e migliorare il tono dell’umore.

Leggi anche: Opinioni Nutrizionista Lecce

Rischi ed Effetti Collaterali

Ciò non toglie, però, che chi la segue possa andare incontro ad alcuni effetti collaterali. La lista annovera l’alitosi, la disidratazione, l’ipoglicemia, i disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, costipazione) e l’iperuricemia. Molto meno di frequente si possono registrare invece le formazioni di calcoli renali e biliari, la perdita di massa ossea e dei capelli.

L’adattamento alla chetosi può essere impegnativo per alcuni individui, con sintomi dell’“influenza chetogenica”, che includono nausea, mal di testa, affaticamento, stitichezza e vertigini e possono durare da alcuni giorni a settimane. Bisogna considerare, poi, che la dieta chetogenica è spesso critica per la sua sostenibilità a lungo termine, dato che richiede restrizioni alimentari significative che possono essere difficili da mantenere.

Di contro va considerato che:● i pazienti neurologici sono a maggior rischio di malnutrizione e spesso non riescono ad avere un apporto energetico sufficiente (per la presenza di disfagia, anosmia, aprassia e disordini del comportamento alimentare).

Come Gestire gli Effetti Collaterali

Condizioni comunque gestibili se la dieta chetogenica viene seguita sotto lo stretto monitoraggio di un nutrizionista, in grado di indicare gli accorgimenti giusti per ridurne al minimo l’impatto sulla qualità della vita. In corso di trattamento, per esempio, si raccomanda di bere almeno due litri di acqua al giorno (per prevenire la formazione di calcoli renali), di incrementare fino a tre grammi al giorno il consumo di sale (in assenza di condizioni quali l’ipertensione, l’insufficienza renale cronica e lo scompenso cardiaco), di ricorrere a bevande con zuccheri semplici (nel caso in cui la glicemia risulti inferiore a 40) o a chewing-gum o caramelle senza zucchero (per gestire l’alitosi) e di preferire pasti piccoli e frequenti (nel caso in cui compaiano sintomi gastrointestinali).

La Dieta Chetogenica e la Tiroide

La dieta chetogenica non fa male alla tiroide. Anzi, bassi contenuti di carboidrati possono aiutare a normalizzare la produzione degli ormoni tiroidei. Eppure, quello della ketodiet come causa dell’ipotiroidismo è uno dei falsi miti più diffusi.

È stato osservato, infatti, che l’attivazione dei meccanismi di chetosi è associata a una diminuzione del quantitativo di ormoni tiroidei T3 presenti nel sangue. Questo significa che la tiroide ne produce di meno. Perché accade questo? Il fenomeno è associabile a due fattori, che di solito coesistono nelle persone che iniziano una ketodiet per scopi dimagranti: il quasi azzeramento dei carboidrati consumati e il deficit calorico (utile a perdere peso).

In realtà, però, nessuno studio scientifico ha mai confermato questa correlazione negativa. Anzi, è stato notato che, pur essendoci meno ormoni T3 in circolo, questi risultano più “reattivi”, quindi la funzionalità dei processi in cui sono implicati non viene danneggiata. Questo farebbe addirittura pensare che sia il livello più basso di ormoni quello fisiologicamente più adatto all’uomo, non quello più alto (conseguenza di un’alimentazione ricca di carboidrati).

Detta in altri termini: la dieta chetogenica sembra rendere più performante l’ormone tiroideo e quindi c’è bisogno di averne in minore quantità nel sangue per svolgere lo stesso lavoro.

Alimenti Consentiti e Vietati

La maggior parte delle verdure non amidacee sono incluse, come ad esempio verdure a foglia (cavolo, bietole, cavolo cappuccio, spinaci, cavolo cinese, lattuga), altre brassicacee come cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, e poi asparagi, peperoni, cipolle, aglio, funghi, cetrioli, sedano e zucchini.

Riprendendo le parole pubblicate su Jama, “le diete chetogeniche consentono di ottenere una perdita di peso [riducendo] l’apporto calorico complessivo e limitando tutti gli alimenti ricchi di carboidrati come pane, pasta, riso, torte, biscotti e bibite dolci. Anche la maggior parte dei frutti, dei legumi e dei cereali integrali sono essenzialmente vietati.

Considerazioni Finali

Quando si considera di iniziare la dieta chetogenica, è fondamentale sottolineare l’importanza di evitare l’approccio fai-da-te e di cercare invece la guida di un nutrizionista. Un nutrizionista può fornire una valutazione dettagliata delle tue condizioni di salute, delle esigenze nutrizionali e degli obiettivi di salute, creando un piano alimentare su misura che garantisca un equilibrio adeguato di macro e micronutrienti.

Il monitoraggio regolare da parte di un nutrizionista assicura anche che la dieta rimanga bilanciata e sostenibile a lungo termine, prevenendo carenze nutrizionali e promuovendo un approccio equilibrato alla perdita di peso e alla salute generale.

L’importante, oltre alla supervisione di tutti i casi, è la personalizzazione del trattamento anche sulla base di quelle che sono le preferenze dei pazienti». Una volta raggiunto l’obbiettivo, il segreto per mantenere il risultato è riconosciuto nell’adozione di uno stile di vita attivo.

Fatte queste considerazioni, oggi ci sono gli elementi per considerare «una dieta chetogenica ipocalorica la strategia giusta per favorire la perdita di peso in pazienti con un’obesità severa (con indice di massa corporea superiore a 40, ndr), con malattie articolari, cardiovascolari e metaboliche o in attesa di sottoporsi a un intervento di chirurgia bariatrica - conclude Muscogiuri, appena premiata dalla Società Europea dell'Obesità con il New Investigator Clinical Award -.

tags: #endocrinologo #dieta #chetogenica #benefici #rischi

Scroll to Top