Il termine teleriscaldamento (TLR) deriva dall’inglese District Heating che tradotto vuol dire riscaldamento urbano a rete.
Il teleriscaldamento è una forma di riscaldamento che consiste essenzialmente nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore (detti fluido termovettore), proveniente da una grossa centrale di produzione, alle abitazioni con successivo ritorno dei suddetti alla stessa centrale.
Le centrali di produzione possono sfruttare diversi combustibili per produrre il calore necessario: sia quelli tradizionali quali gas naturale, oli combustibili e carbone che fonti alternative utilizzate per la produzione di calore: geotermico, rifiuti, biomassa (scarti di legno,segatura, cippato).
Come suggerisce la definizione stessa, il teleriscaldamento, quindi, è una forma riscaldamento a distanza, che evita l’utilizzo di una caldaia locale; con l’impiego di una generale centrale termica il riscaldamento si snoda tramite un sistema di tubature interrate che, come una rete metropolitana, arrivano in modo più o meno capillare sotto la propria abitazione.
In questo sistema di tubazioni l’acqua calda che si diffonde viene intercettata per ogni abitazione da una centralina di trasformazione (scambiatore). Quest’ultimo preleva il calore dalle tubature e lo distribuisce attraverso i normali termosifoni, pannelli radianti, o qualsiasi elemento sia installato negli ambienti domestici.
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L’acqua calda viene distribuita alla temperatura di 80-90° in tubazioni e condutture di diametro maggiore rispetto alle tubazioni ordinarie.
Storia e Diffusione del Teleriscaldamento
Il teleriscaldamento è comparso per la prima volta nelle città statunitensi di Lockport e New York tra 1870 e 1880.
Il teleriscaldamento nasce nella seconda metà dell’Ottocento nei paesi dell’Europa del Nord e nell’America Settentrionale; a causa di una clima non particolarmente rigido, in Italia si sviluppa soltanto in forma limitata.
Soltanto a partire dagli anni ‘80, principalmente nelle città del Nord, il teleriscaldamento in Italia ha avuto un maggiore impulso, soprattutto dovuto a una maggiore sensibilità sul tema dell’inquinamento.
La città di Brescia e la regione del Trentino Alto Adige costituiscono i primi due esempi di teleriscaldamento in Italia: tuttavia, ad oggi, Torino è la città più teleriscaldata.
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Ad oggi circa 3 milioni di italiani in 150 comuni, tra cui Torino e Brescia, utilizzano servizi di teleriscaldamento.
Vantaggi del Teleriscaldamento
Il vantaggio principale di un sistema di teleriscaldamento per l’utente finale, ovviamente, è costituito dal limite posto alla manutenzione del proprio impianto: infatti evitando l’utilizzo di un combustibile diretto, per alimentare la propria caldaia, vengono eliminate diverse problematiche, come l’accumulo di scorie, lo sporcarsi delle tubazioni e i guasti che, se non individuati in tempo, possono causare gravi danni alle strutture e agli abitanti.
La diminuzione di tante caldaie, molte spesso inefficienti e ad alto consumo energetico, in sostituzione di un unico impianto centralizzato riduce le emissioni inquinanti.
Il collegamento alla rete TLR creerà significativi vantaggi sia in termini di contenimento dei costi per la climatizzazione invernale, sia di riduzione delle emissioni in atmosfera per l’assenza di generatori a combustione.
Una rete TLR come quella di Montegrotto Terme, basata sull’uso pressoché esclusivo di energia termica rinnovabile, permette infatti di raggiungere in pochi anni l’obiettivo di edifici a “zero emissioni” posto dalla Direttiva EPB al 2050.
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In combinazione con l’energia rinnovabile fotovoltaica si possono alimentare sistemi ad assorbimento, in grado di raffrescare gli edifici riducendo al minimo costi e impatto ambientale.
Il principale vantaggio del progetto è la messa a disposizione della collettività un bene che appartiene a tutti, senza depauperare la risorsa.
Inoltre, il calore distribuito in un sistema di teleriscaldamento può essere anche usato per raffreddare l’acqua e in questo modo raffrescare gli ambienti.
In questo caso l’impianto è di trigenerazione: produce, cioè, sia calore ed energia elettrica che energia frigorifera, aumentando quindi i vantaggi del sistema di teleriscaldamento anche alla stagione estiva.
Anziché trasformare nuovamente l’energia attraverso un condizionatore elettrico standard, si avrà un deciso risparmio di corrente, grazie all’uso del calore per generare freddo.
Un impianto di teleriscaldamento presenta numerosi vantaggi rispetto al riscaldamento tradizionale a gas naturale.
È anche una forma di riscaldamento molto più conveniente, efficiente e pratica sia per la società di fornitura che per il consumatore.
Il combustibile di alimentazione può essere scelto in base alla disponibilità sul territorio o sul mercato, permettendo una riduzione dei costi, e il cliente finale ne beneficia, anche per l’aliquota IVA fissa al 10% per uso privato.
Anche la manutenzione è molto più semplice, veloce ed economica.
Se la centrale produttrice opera in un regime di cogenerazione, significa che produce al contempo anche corrente elettrica, che può essere distribuita attraverso la medesima modalità fino all’utente finale.
Infine, il teleriscaldamento è sempre più ecologico del riscaldamento standard.
La produzione di calore da un impianto centralizzato ha ottime rese e riduce le emissioni di CO2 e altri gas che vanno a inquinare l’aria circostante, specie a paragone della caldaia o dello scaldabagno condominiali.
Come Funziona un Impianto di Teleriscaldamento
Nel sistema di teleriscaldamento le tradizionali caldaie (centralizzate o monofamiliari) sono sostituite da un semplice scambiatore termico che permette di trasferire il calore prelevato dalla rete all’impianto di distribuzione interna dell’edificio.
Ma come funziona, concretamente, un impianto di teleriscaldamento?
Il punto di partenza è una centrale di cogenerazione, che produce energia elettrica e calore e li trasferisce nell’area urbana residenziale fino ai termosifoni.
Il calore viene erogato attraverso un apposito fluido termovettore, che può essere l’acqua a una temperatura di 80°-90° ma anche il vapore in pressione (a 120°-130°) o altri liquidi diatermici di maggiore efficienza.
Il fluido viene distribuito nella rete di tubature e condotte (opportunamente isolate) fino alle abitazioni degli utenti collegati.
Il passaggio fondamentale avviene quando si ha lo scambio di calore nelle sottocentrali, che sono parti di impianto installate sotto gli edifici, in cui la rete primaria e quella secondaria privata si incontrano.
La rete primaria delle condotte è quella che si dirama dalla centrale di teleriscaldamento fino all’intera zona urbana servita, fino alla centralina che fa da scambiatore di calore, posta al di sotto degli edifici.
In quel punto comincia la rete secondaria, che ha la funzione specifica di gestire il calore del fluido vettore e trasferirlo agli ambienti o all’acqua da riscaldare all’accensione dell’impianto.
Da lì, quindi, il calore passa nell’acqua delle condotte secondarie e viene utilizzato normalmente per il riscaldamento (regolabile con la consueta valvola) e per tutte le funzioni delle utenze domestiche o aziendali.
Il fluido termovettore, dopo aver ceduto il suo calore alla rete interna, viene dunque convogliato in direzione della centrale di partenza, dove verrà di nuovo riscaldato e reinserito nel circolo di distribuzione.
Si ricorda che la proprietà delle centraline secondarie, così come degli impianti interni, è degli edifici allacciati alla rete (che si tratti di un condominio o di una fabbrica), e dunque la manutenzione è a carico del proprietario.
Esempi di Teleriscaldamento in Italia
Gli impianti di teleriscaldamento si stanno diffondendo sempre più anche in Italia.
Per poter richiedere l’allaccio al teleriscaldamento è necessario infatti che l’intera zona urbana (regionale, comunale…) sia coperta dal servizio.
Nel nostro Paese, la prima città che ha adottato una rete di teleriscaldamento è stata Brescia, quasi 40 anni fa, ma ad oggi è Torino ad avere la sezione di copertura più ampia di tutta Italia.
Si può riscontrare un’estensione analoga per alcune zone di Milano e della Lombardia.
In totale, sono circa 3 milioni i cittadini italiani che, in oltre 150 comuni, utilizzano la rete di teleriscaldamento e godono dunque dei relativi vantaggi in termini di spese e imposte e di emissioni inquinanti nell’ambiente.
La collocazione geografica è principalmente il nord-ovest, dal Piemonte all’Emilia-Romagna.
Per quanto riguarda Torino, gli investimenti nel teleriscaldamento sono stati massicci, e i risultati sono oggi evidenti.
Nel sottosuolo della città corrono oltre 350 chilometri di condotte ancora in continua espansione, con una capienza che raggiunge una quantità di 40 milioni di metri cubi.
Il sistema torinese è di cogenerazione, basato dunque su una rete di tubature doppie che trasportano anche energia elettrica.
In questo modo, ai cittadini è stata garantita un’ulteriore possibilità di scelta e di convenienza economica.
Nel complesso, dunque, la città ha rappresentato e rappresenta un polo di eccellenza energetica e sostenibilità, anche in rapporto agli obiettivi stabiliti dall’Unione Europe per il miglioramento climatico.
In generale, Torino vince nettamente il confronto con tantissime altre città italiane.
Un altro interessante caso di innovazione è quello della Lombardia, che si è specializzata in teleriscaldamento solare.
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