Per riscaldare casa oggi ci sono molti metodi dei quali si parla. Se i sistemi radianti sono ormai entrati con forza nelle case degli italiani e sono davvero in pochi a non conoscerne l’esistenza, quando si parla di fancoil e di ventilconvettori c’è ancora molta confusione. In molti pensano che si tratti di due soluzioni differenti, ma non è così. Anzi, il termine Fan Coil non è nient’altro che l’espressione in inglese per definire proprio i cosiddetti ventilconvettori.
Cosa sono i Fan Coil (Ventilconvettori)?
Sul piano strettamente estetico i Fan Coil possono somigliare ai classici termosifoni, in quanto prevedono un terminale che può essere posizionato a parete o a pavimento. Le differenze sostanziali rispetto ai caloriferi sono due: i ventilconvettori rilasciano aria direttamente nell’ambiente e possono essere impiegati non solo per riscaldare, ma anche per rinfrescare.
Come Funzionano i Fan Coil?
Il loro funzionamento è davvero molto semplice. Prima di tutto, i Fan Coil aspirano l’aria presente nell’ambiente attraverso un ventilatore, per poi portarla alla temperatura desiderata grazie a uno scambiatore di calore connesso alla caldaia a condensazione oppure alla pompa di calore. Naturalmente, come ogni singola soluzione per la climatizzazione, anche i ventilconvettori offrono pro e contro. Tra i vantaggi è impossibile non segnalare i bassi consumi di funzionamento, che avvicinano questa tipologia di impianto ai sistemi radianti.
In modalità riscaldamento è infatti sufficiente una temperatura di mandata di 45-50°C rispetto ai 60-70°C dei radiatori, consentendo ai Fan Coil di abbinarsi perfettamente ai generatori di calore a bassa temperatura (pompa di calore ndr) e a un impianto solare termico. Che dire poi del benessere che deriva dalla possibilità di ottenere una temperatura uniforme in tutti gli ambienti? Per raggiungere questo obiettivo è sufficiente scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze.
Il principale svantaggio dei ventilconvettori riguarda gli importanti costi di installazione, che tuttavia vengono ammortizzati da una riduzione dei consumi intorno al 30% rispetto ai termosifoni.
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Pompe di Calore e Fan Coil: Un'accoppiata Vincente
Le pompe di calore non rappresentano un’alternativa ai Fan Coil o ai sistemi di riscaldamento e raffrescamento radiante, ma sono il generatore che ne consente il funzionamento. Un generatore che si differenzia dalla classica caldaia per le sue peculiarità di lavorare a una bassa temperatura (per questo motivo l’abbinamento è sconsigliabile con i classici termosifoni ndr) e soprattutto per l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.
Lo Schema a T per Pompe di Calore: Efficienza e Flessibilità
Quando si parla di impianti a pompa di calore, uno degli aspetti più importanti è come collegare la pompa di calore all’accumulo tecnico e al circuito di distribuzione. Tra i vari schemi di collegamento per pompe di calore, lo schema a T sta emergendo come la soluzione più efficiente e flessibile, capace di migliorare il rendimento in tutte le stagioni.
Cos’è lo Schema a T per Pompe di Calore
Lo schema a T è un collegamento idraulico che mette in comunicazione la pompa di calore con il serbatoio tecnico (accumulo inerziale) e il resto dell’impianto tramite tee idrauliche (derivazioni a T) sulla mandata e sul ritorno.
L’idea di base è semplice:
- La mandata della pompa di calore viene divisa tramite una T: una parte va direttamente verso i terminali (impianto secondario) e una parte verso l’accumulo tecnico.
- Il ritorno dell’impianto rientra verso la pompa di calore sempre passando da una T che si collega anche al ritorno dell’accumulo.
In questo modo si creano due circuiti semi-indipendenti:
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- Primario: pompa di calore ↔ accumulo
- Secondario: accumulo ↔ impianto (es. riscaldamento a pavimento, ventilconvettori, VMC)
La funzione dello schema a T è quella di separare idraulicamente il circuito primario da quello secondario, garantendo la giusta portata d’acqua a entrambi e permettendo alla pompa di calore di lavorare nelle condizioni ideali.
Vantaggi dello Schema a T negli Impianti a Pompa di Calore
Utilizzare lo schema a T per collegare una pompa di calore con accumulo tecnico offre numerosi benefici:
- Separazione dei circuiti: Lo schema a T divide circuito primario e secondario, evitando problemi di portata e circolazione che possono compromettere il funzionamento della pompa di calore.
- Maggiore efficienza in estate e in inverno: Permette di fornire il lavoro diretto della pompa di calore ai terminali (es. riscaldamento radiante o raffrescamento) senza passare obbligatoriamente attraverso l’accumulo. Questo significa meno perdite di temperatura e migliore rendimento stagionale.
- Migliore gestione dei cicli di sbrinamento e ACS: Durante lo sbrinamento o la produzione di acqua calda sanitaria, l’impianto può attingere energia accumulata nel serbatoio per continuare a riscaldare o raffrescare gli ambienti, evitando sbalzi di comfort.
- Elimina il separatore idraulico: Con un accumulo ben collegato a T, puoi fare a meno del separatore idraulico tradizionale, semplificando l’impianto e riducendo i costi.
- Funziona bene sia con impianti radianti che con fan-coil: Lo schema a T è universale e si adatta perfettamente sia ad impianti invernali che estivi, anche con temperature di mandata e ritorno molto diverse.
Da Dove Nasce lo Schema a T?
Lo schema a T non è una moda recente. I concetti di separazione circuito primario-secondario risalgono agli anni ‘40 nel settore idronico. Il collegamento tramite tee ravvicinate è stato utilizzato per decenni nelle caldaie.
Ma è con la diffusione delle pompe di calore e la necessità di installare accumuli tecnici per garantire volumi minimi, gestione dello sbrinamento e riduzione dei cicli ON/OFF che lo schema a T ha iniziato a essere adottato sistematicamente.
In Nord Europa era già discusso nei primi anni 2000. In Italia, il termine “schema a T” è stato reso popolare dal 2020 in poi, anche grazie ai webinar tecnici di aziende come Caleffi, e alla divulgazione fatta da esperti del settore come Devis Barcaro (co-fondatore di Casa No Gas e inventore del sistema Thermocore), che da anni utilizza lo schema a T in quasi tutti i suoi progetti.
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Schema a T vs Schema a 4 Attacchi
Per capire meglio, vediamo la differenza tra uno schema a T e uno schema a 4 attacchi.
| Caratteristica | Schema a T (2 attacchi) | Schema a 4 attacchi (in serie) |
|---|---|---|
| Collegamento accumulo | In parallelo | In serie |
| Circolazione attraverso l’accumulo | Solo quando serve | Sempre |
| Rendimento in estate/inverno | Molto alto | Può generare inefficienze |
| Separazione circuito primario/secondario | Sì | Parziale o assente |
| Complessità | Media | Alta (più valvole, più costi) |
Come si Realizza Correttamente uno Schema a T
Perché funzioni bene, lo schema a T deve essere progettato con attenzione.