Il Ruolo del Farmacista Specializzato in Nutrizione: Competenze e Limiti

Quello del farmacista-dietologo-nutrizionista è un tema che da tempo è al centro dell’attenzione della categoria. Nell’ultimo periodo le interpretazioni del quadro normativo hanno lasciato spazio a un dibattito che ha visto, tra i protagonisti, la Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi) e l’Associazione farmacisti esperti in nutrizione (Afen).

Chi è il Farmacista Esperto in Nutrizione?

Il farmacista esperto in nutrizione può fare cultura e questo è di estrema importanza ora che la Farmacia dei servizi è diventata una realtà. L’utente, infatti, si rivolge al farmacista spesso e di solito anche prima di quanto possa parlare con il medico.

È proprio l’Afen, impegnata nell’attività di riconoscimento delle competenze e del ruolo di orientamento e informazione in questo settore della professione farmaceutica, a ricordare che ad oggi in Italia giuridicamente non esiste la figura sanitaria del nutrizionista, professione esistente in Europa solo in Norvegia, Portogallo, Islanda e Malta. Se ci si attiene a un parere emesso dal Ministero della Salute ed espresso dal Consiglio Superiore di Sanità, si possono fregiare di questo titolo coloro i quali sono specialisti della nutrizione umana di varia estrazione, medica e non medica; tra queste figure vi è sicuramente il farmacista.

Cosa Può Fare il Farmacista in Ambito Nutrizionale?

Il farmacista, quindi, in particolar modo se ha acquisito competenze specifiche con una seconda laurea, master o scuole di specializzazione, rientra tra le figure professionali che hanno diritto a parlare di educazione alimentare, poiché il suo consiglio si colloca nell’ambito del supporto alla salute e al benessere. In questo senso, sostiene l’Afen, il commento ufficiale della Fofi sull’impossibilità del farmacista di elaborare diete «assume rilevanza primaria, perché ne riconosce comunque la legittima competenza nel settore della nutrizione (integratori e prodotti destinati all’alimentazione particolare sono normativamente alimenti, vedi Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169 e DM 9 luglio 2012)». Competenza e conoscenza sono elementi imprescindibili per tutti i farmacisti.

Per poter offrire consigli alimentari e nutrizionali, occorre conoscere le caratteristiche nutrizionali e/o salutistiche degli alimenti (nutraceutici), saper valutare le esigenze nutrizionali ed energetiche dell’individuo, saper utilizzare tutta l’apparecchiatura e le metodologie richieste (misure antropometriche, bioimpedenziometria, analisi della composizione corporea, holter metabolici, plicometria, analisi del metabolismo basale e del dispendio energetico, ecc.).

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Dopo specifico iter formativo (es. Master di II livello in Nutrizione Umana), diventerà counselor nutrizionale abilitato ad offrire consulenze nutrizionali, indicazioni al corretto stile di vita in farmacia e potrà promuovere campagne educazionali rivolte alla popolazione generale o a gruppi di professionisti. Potrà pertanto progettare e gestire interventi educativi e di formazione continua o aggiornamento per insegnanti, operatori sanitari o gruppo di popolazione. Inoltre sarebbe opportuno acquisire buone basi in ambito comunicazione. Non si dimentichi infatti che il successo terapeutico è senz’altro legato ad aspetti tecnici e a competenze specifiche da parte del farmacista, ma è anche fondamentale come si gestisce la relazione col paziente.

Cosa Non Può Fare il Farmacista?

Secondo quanto stabilito dal parere espresso il 15.12.2009 dal Consiglio Superiore di Sanità sez. Dal lato suo la Fofi, chiamata a rispondere a un quesito sollevato dall’Ordine di Salerno, ha affermato che «in linea generale, il farmacista, anche specializzato, non può prescrivere diete, ma può esclusivamente fornire consulenze e dare informazioni riguardanti medicinali, integratori alimentari e, comunque, altri prodotti venduti in farmacia».

Il farmacista allo stato attuale non può formulare diete ponderali, a specifico appannaggio del medico dietologo, del biologo nutrizionista e del dietista in seguito a prescrizione medica. Un farmacista che voglia invece svolgere la professione del nutrizionista libero professionista abilitato a determinare diete ponderali, deve iscriversi all’albo dei biologi sezione A previo superamento di Esame di Stato. Per poter essere ammesso a sostenere l’Esame di Stato, dovrà conseguire una seconda laurea a scelta tra: Biologia, Biotecnologie Agrarie, Biotecnologie Industriali, Biotecnologie Mediche, Scienze della Nutrizione Umana o Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e il Territorio.

La prescrizione delle diete, chiarisce l’esperto, “è riservata alla competenza del medico, del biologo e del dietista; nessun altro può segnare una dieta personalizzata al paziente che lo richieda”. Il farmacista che prescrive una dieta, ricorda quindi Acquaviva, non solo “rischia di incorrere in sanzioni di tipo disciplinare, ma addirittura può commettere reato. Secondo la Corte di Cassazione(sentenza n.

Formazione e Specializzazione

A tal fine, è determinante per il farmacista seguire dopo la laurea opportuna formazione in apposite aree di specializzazione. Nello specifico, per il farmacista che voglia conseguire una qualifica nell’ambito della nutrizione si profilano diverse alternative. I Master di II livello rappresentano una valida scelta formativa proposta da varie università italiane (Milano, Bologna, Roma, Pavia, Napoli) per il farmacista che voglia proseguire la propria attività professionale in farmacia e al limite affiancare la divulgazione scientifica, poiché fornisce tutti gli strumenti utili a formare un professionista sensibile alla prevenzione e specializzato nel suggerire la supplementazione e lo stile di vita più adeguati su base individuale. Inoltre questo percorso di studio è facilmente conciliabile per il farmacista che voglia specializzarsi e contemporaneamente continuare a lavorare in farmacia.

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All’interno dell’offerta formativa dei Master di II livello, nella maggior parte dei casi è previsto lo svolgimento di un periodo di tirocinio presso strutture convenzionate con le Università, in cui si ha modo di rapportarsi con figure professionali esperte nel settore che vivono in toto gli aspetti legati al tema nutrizione, ed in tal modo iniziare a mettersi in gioco “sul campo”. In altre parole, è importante per il farmacista lavorare bene dando dimostrazione al paziente della propria competenza, senza mai dimenticare il lato umano.

Il Confine tra Dieta e Consiglio Alimentare

La legge Lorenzin ha portato figure come dietista e nutrizionista a essere professioni sanitarie, rendendo di fatto incompatibile per il farmacista il loro esercizio. In che modo allora il farmacista e la farmacia può valorizzare competenze acquisite in questo ambito? Quale è il confine tra dieta e consiglio alimentare? Che cosa deve fare il farmacista di fronte a chi chiede consigli per perdere peso?

«È vero, la legge Lorenzin ha cambiato le carte in tavola ma va detto che, all'interno di questa delimitazione, occorre anche tenere in considerazione quanto emerso dalla giurisprudenza con, in particolare, una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 (sentenza n.20281/17 del 28.04.2017 della Corte di Cassazione Sesta Sez. Penale): il dispositivo ha sancito infatti che il farmacista, per le sue competenze, ma ancora più se specializzato - attraverso una seconda laurea, un master di secondo livello, la frequenza a una scuola di specializzazione - fa parte di quelle figure professionali che hanno diritto a parlare di educazione alimentare. Il consiglio del farmacista entra, in questo modo, nell'ambito del supporto alla salute e al benessere e può rivolgersi a soggetti sani o con leggeri disturbi, mentre non può essere diretto a pazienti con patologie che richiedano specifici regimi alimentari. L'intervento del farmacista, cioè, non può consistere in una risoluzione terapeutica né essere parte di un percorso di cura vero e proprio». Questo riconoscimento «è molto importante, perché definisce i confini entro cui il farmacista può operare, in un certo senso tutelandolo, ma ha anche il vantaggio di escludere dal supporto alimentare tutte le altre figure che non hanno specifica competenza».

Entrando nel concreto, «se da un'autoanalisi per glicemia, colesterolo o da una misurazione della pressione emerge un valore leggermente più elevato della norma, ma al di sotto del limite che identifica uno stato patologico, dal diabete all'ipertensione, è possibile per il farmacista dare un consiglio nutrizionale. Se al contrario, ci si trovasse di fronte un soggetto con diagnosi di diabete o con una richiesta di una dieta specifica - con tanto di numero di calorie - effettuata dal medico, il farmacista dovrebbe indirizzare il paziente dal dietologo».

Ma che cosa significa, allora, consiglio nutrizionale e consulenza alimentare? «Si tratta di una attività di educazione che può essere diretta al singolo, alla famiglia, a specifiche categorie di persone, dai bambini agli anziani, ma anche alla gestione della menopausa, per fare un esempio, oppure può anche essere indirizzata a comunità, per esempio scuole, mense aziendali, e così via. Sono tutte attività che il farmacista può fare. Tornando al caso della pressione, si possono dare indicazioni per esempio su come ridurre l'apporto di sale, spiegando che il sale si trova già in alcuni alimenti e ancora di più nei cibi conservati e nei prodotti lavorati a livello industriale, e così via».

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E un consiglio finalizzato alla perdita di peso? «Quello che non è possibile fare è indicare un obiettivo calorico o specifiche grammature per alimento. Ma, parlando sempre di soggetti che non rientrano in situazioni patologiche, l'obiettivo della perdita di peso può essere affrontato in primo luogo attraverso la conoscenza degli alimenti: come abbinarli, quali evitare, come costruire un piatto della salute. Il farmacista in questo ambito può operare e, anzi, è anche in grado, per le conoscenze di base che ha, di dare un valore aggiunto».

Valorizzare le Competenze in Farmacia

Resta da capire come può fare una farmacia che conti su farmacisti con queste competenze a valorizzare questo approccio: «Nella farmacia in cui lavoro, abbiamo delle schede di consiglio alimentare per specifica problematica da consegnare al paziente. Quando si ha spazio, si possono organizzare giornate divulgative, dedicate a categorie di persone, donne in gravidanza, sportivi, e così via. Infine, sono convinta che, nel momento in cui in farmacia si può contare su competenze in ambito nutrizionale, possa avere anche un senso predisporre un corner. Niente a che vedere con l'offerta del negozio alimentare: si tratta, al contrario, di un angolo pensato e organizzato con cura, dove la scelta degli alimenti sia studiata e già di per sé in grado di comunicare attenzione all'alimentazione, e dove il paziente riconosca e apprezzi proprio il valore del prodotto e della scelta».

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