La steatosi epatica non alcolica, caratterizzata dall’accumulo eccessivo di grasso nel fegato, è una condizione molto diffusa che, se trascurata, può avere serie conseguenze: colpisce oltre il 25% degli italiani e, sempre più spesso, anche i bambini, a causa di un’alimentazione errata.
Per educare la popolazione a nutrirsi in modo sano e modificare gli stili di vita, mediante attività e campagne informative volte ad accrescere il benessere dei cittadini, nasce la collaborazione tra FIF - Fondazione Italiana Fegato Onlus, autorevole ente di ricerca specializzato nello studio delle malattie epatiche, e FoodPharm, foodtech innovativa, leader con il brand DocFoody nelle diete pronte funzionali a particolari esigenze di salute. Il nuovo piano alimentare settimanale, studiato per contrastare la steatosi epatica, nasce dalla recente collaborazione siglata tra Fondazione Italiana Fegato Onlus e FoodPharm.
È dimostrato che perdere anche solo il 5-10% del peso corporeo contribuisce in modo significativo a mitigare la steatosi epatica, aiutando a prevenire complicanze più gravi come infiammazione del fegato, fibrosi e cirrosi.
La dieta fegato grasso DocFoody è in grado di ridurre efficacemente l’accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche, migliorando il profilo lipidico e il benessere generale, senza rinunciare al gusto: un approccio nutrizionale che associa alla riduzione dell’apporto calorico e del carico glicemico un’elevata qualità del cibo e metodi di cottura avanzati, a bassa temperatura in sottovuoto, per preservare le proprietà nutritive, limitando la formazione di composti dannosi.
Fattori di Rischio e Sintomi
Fattori di rischio: sovrappeso e obesità. Sono queste le condizioni che predispongono maggiormente allo sviluppo di fegato grasso o steatosi epatica, che insorge quando il quantitativo di grasso supera il 5-10% del peso dell’organo.
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Associati al fegato grasso vi possono essere anche alcune condizioni cliniche, come il diabete, ed un aumento dei grassi nel sangue: situazioni, tutte, fortemente influenzate da una dieta e uno stile di vita sbagliati. Ulteriori fattori predisponenti sono la componente genetica, la malnutrizione e l’assunzione di alcuni tipi di farmaci.
Riguarda all’incirca il 70-90% delle persone over-size, ma non è escluso che la problematica possa interessare il restante della popolazione con punte del 35% anche nel caso in cui l’ago della bilancia si conservi nei ranghi.
Il fegato grasso è causato da un’alterazione del metabolismo lipidico che porta ad un accumulo eccessivo di grasso nelle cellule del fegato che non viene smaltito nella maniera adeguata. La malattia inizialmente non ha particolari conseguenze, ma in taluni casi, se persiste, può causare un cattivo funzionamento del fegato fino all’insufficienza epatica o alla cirrosi.
A seconda della causa che la provoca, la steatosi epatica si può differenziare in una forma non alcolica, tipica di chi beve pochissimo alcol o per nulla, o alcolica che si manifesta invece nella maggior parte dei forti bevitori.
Il fegato grasso, nella sua fase iniziale come detto, per lo più non dà segni di sé. I fastidi, caratterizzati soprattutto da un dolore localizzato nella parte destra e alta dell’addome, cominciano ad uno stadio più avanzato di malattia quando il fegato diventa “grosso” oltre che grasso. È questa la ragione per cui la steatosi epatica viene spesso scoperta casualmente, durante un’ecografia svolta per un semplice controllo o un’altra patologia.
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Terapia e Raccomandazioni Dietetiche
Contro il fegato grasso non esiste una vera e propria cura farmacologica, anche se la ricerca scientifica sta puntando su alcuni approcci quali l’uso di antiossidanti, fra questi la vitamina E, o altri farmaci ancora in fase di studio.
In attesa dei risultati degli studi clinici, la prima buona regola è il miglioramento o la correzione dello stile di vita: ovvero la perdita di peso, una dieta sana e bilanciata che preveda l’eliminazione o la riduzione dei carboidrati raffinati (cereali, pasta, riso, dolci e zuccheri), un aumentato apporto di fibre, la riduzione dei grassi con sostituzione dei grassi saturi con quelli insaturi, la rinuncia all’alcol e al fumo, un’adeguata attività fisica praticata almeno per 30 minuti al giorno.
Fondamentale resta soprattutto la ‘buona’ tavola. Scegliere cibi ad elevato contenuto di fibre e a basso contenuto di grassi saturi a favore di quelli monoinsaturi e polinsaturi.
Alimenti da Evitare
- Superalcolici: liquori, grappe, cocktail con alcool.
- Alcolici, compresi vino e birra.
- Bevande zuccherine come cola, acqua tonica, tè freddo, ma anche succhi di frutta, perché contengono naturalmente zuccheri semplici, anche se riportano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”.
- Zucchero bianco e zucchero di canna per dolcificare le bevande, sostituendolo eventualmente con il dolcificante.
- Maionese e altre salse elaborate.
Alimenti da Consumare con Moderazione
- Uva, banane, fichi, cachi, mandarini. Frutti più zuccherini e frutta secca ed essiccata vanno consumati in maniera limitata e in porzioni minori rispetto agli altri tipi di frutta.
- Sale. È buona regola ridurre quello aggiunto alle pietanze durante e dopo la cottura e limitare il consumo di alimenti che naturalmente ne contengono elevate quantità (alimenti in scatola o salamoia, dadi ed estratti di carne, salse tipo soia).
- Le patate non sono una verdura, ma importanti fonti di amido, quindi è un vero e proprio sostituto di pane, pasta e riso. Possono perciò essere consumate occasionalmente in sostituzione al primo piatto.
- Affettati una o due volte alla settimana purché sgrassati. Tra questi il prosciutto cotto, il crudo, lo speck, la bresaola o l’affettato di tacchino e di pollo.
- Formaggi una o due volte alla settimana in sostituzione di un secondo piatto, preferendo tra i freschi quelli a basso contenuto di grassi (robiola) e, tra i formaggi stagionati, quelli prodotti con latte, che durante la lavorazione viene parzialmente scremato, come il grana padano, perché così si riduce la presenza di grassi saturi.
- Olii vegetali polinsaturi o monoinsaturi, come l’olio extravergine d’oliva, l’olio di riso o gli oli monoseme: soia, girasole, mais, arachidi (per il loro potere calorico, controllare il consumo, dosandoli con il cucchiaio).
- Caffè. Alcuni studi in letteratura mostrano un effetto protettivo sul fegato, ovvero di ridurre il rischio di steatosi epatica non alcolica. Ma non bisogna esagerare. Due tazzine al giorno vanno bene, di più potrebbero comportare problemi vari, tra cui difficoltà a prendere sonno, disturbi gastrici e tachicardia.
Alimenti Consigliati
- Pesce di tutti i tipi almeno tre volte alla settimana. Privilegiare quello azzurro (aringa, sardina, sgombro, alice…) e salmone per il loro contenuto di omega 3.
- Verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti. La varietà nella scelta permette di introdurre correttamente i Sali minerali, le vitamine e gli antiossidanti necessari per l’organismo. Alcuni ortaggi hanno un tropismo spiccatamente epatico, con un’azione tonica e detossificante sul fegato: carciofi, catalogna, erbe amare e cicoria in primis.
- Frutta, per il contenuto di sali minerali, vitamine e antiossidanti, si raccomanda l’assunzione di due porzioni al giorno, poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio). Preferire quella di stagione e limitare al consumo occasionale i frutti zuccherini precedentemente citati.
- Pane, pasta, riso, avena, orzo, farro e altri carboidrati complessi (privilegiando quelli integrali) a basso indice glicemico.
- Latte e yogurt scremati o parzialmente scremati.
- Carne sia rossa che bianca (proveniente da tagli magri e che sia privata del grasso visibile). Pollame senza pelle.
- Legumi da 2 a 4 volte alla settimana, freschi o secchi, al posto del secondo piatto (sono ricchi di proteine). Eventualmente assumerli passati, per evitare la formazione di gas intestinale e l’irritazione della mucosa.
- Acqua, tè, tisane senza zucchero. Erbe aromatiche per condire i piatti.
Regole Comportamentali
- In caso di sovrappeso, eliminare i chili di troppo e normalizzare il “girovita”, ossia la circonferenza addominale, indicatore della quantità di grasso depositata a livello viscerale, principalmente correlata al rischio cardiovascolare.
- Un calo di peso troppo veloce può determinare la comparsa di complicanze (accelera la progressione della malattia e porta alla formazione di calcoli biliari). Un regime dietetico troppo ristretto impedisce una buona compliance ed aumenta il rischio di recuperare il peso perso.
- Rendere lo stile di vita più attivo.
- Praticare attività fisica almeno tre volte alla settimana. La scelta va sempre effettuata nell’ambito degli sport con caratteristiche aerobiche, moderata intensità e lunga durata, come, ciclismo, ginnastica aerobica, cammino a 4 km ora, nuoto, più efficaci per eliminare il grasso in eccesso.
- Non fumare: il fumo rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare.
- Leggere le etichette dei prodotti, soprattutto per accertarsi del loro contenuto in zuccheri e grassi saturi.
Il Fegato Grasso: Cosa Sapere
In alcune situazioni spesso ricorrenti nella famiglia, cattiva dieta ed eccesso di grasso addominale, il grasso, oltre a depositarsi all’interno del tessuto adiposo, entra nelle cellule del fegato che si “rigonfiano” e vanno in sofferenza. In chi soffre di obesità, il grasso può essere anche la metà del peso del fegato.
La steatosi epatica (comunemente chiamata "Fegato Grasso") è diventata la malattia più frequente del fegato, togliendo il primato alle epatiti infettive. Anche i bambini ne sono colpiti.
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Quando “si mette su pancia”, il grasso addominale scarica grassi e sostanze infiammatorie direttamente al fegato. Queste sostanze a loro volta causano steatosi che può progredire in infiammazione, fibrosi, cirrosi etc. Oltretutto il fegato in queste condizioni diventa insulinoresistente e comincia a produrre più glucosio a digiuno, aumentando così i livelli di glicemia.
Il problema è diventato così diffuso ed importante che gli esperti hanno creato un nuovo nome, MAFLD, che può essere tradotto come “steatosi epatica associata a disfunzioni metaboliche”.
Conseguenze del Fegato Grasso
E’ un vero problema di sanità pubblica. Lo sviluppo è lento e può essere progressivo: prima semplice accumulo di grasso, poi infiammazione, poi fibrosi e, più raramente, cirrosi con tumore del fegato.
Oltre alla malattia del fegato, è probabile sviluppare resistenza insulinica e diabete, malattie cardiovascolari, malattie renali, alcuni tumori, oltre a pressione alta, alterazioni di colesterolo, trigliceridi ed acido urico. L’associazione di questi fattori porta ad un maggiore rischio di mortalità.
Anche altri organi vanno incontro a steatosi, come ad esempio il pancreas: se va in sofferenza, non riesce più a produrre quantità sufficienti di insulina, anche per questo diventa più facile diventare diabetici.
La steatosi epatica non è solo un fattore di rischio futuro, è la fase iniziale, asintomatica, di una vera malattia multi-sistemica, e si deve intervenire in fase precoce.
Sintomi e Diagnosi
Molto spesso nessun sintomo e non ci si accorge di nulla, ma il fegato si ingrossa e pesa di più. Tra i valori degli esami del sangue possono aumentare le transaminasi (AST e ALT) e le gammaGT. Dagli esami e dalla visita i medici possono calcolare degli indici per riconoscerla.
Un’ecografia del fegato può dimostrare la steatosi in gran parte dei casi. Tecniche più raffinate come Fibroscan e Risonanza Magnetica possono diagnosticare anche i casi più lievi. Naturalmente la diagnosi fa il medico.
Come Guarire dal Fegato Grasso
Si può guarire ma è importante intervenire in fase precoce. Nelle fasi iniziali si può guarire, nelle fasi avanzate è più difficile ma ci si deve impegnare a migliorare ed impedire la progressione.
Bisogna inoltre ricordare che si tratta di una condizione asintomatica per cui spesso si scopre quando c’è già da tempo. Ottime idee sono sospettarla se si è affetti da obesità, fare attenzione a piccoli aumenti di enzimi epatici ed essere decisi nell’intervenire.
Ci si chiede cosa mangiare e cosa non mangiare per la steatosi epatica, ma la scelta dei cibi è solo un pezzo della soluzione, l’altro pezzo è il calo di peso, soprattutto se si è in eccesso di peso. Mentre si perde peso, è importante acquisire quelle abitudini che poi dovranno essere mantenute per la vita per impedire che la situazione si ripresenti in futuro. Non va dimenticato che l’obesità con le sue complicanze, tra cui la steatosi epatica, è una patologia recidivante.
Il calo di peso ha un effetto molto importante ed è realmente efficace persino in chi non è obeso. Perdere peso permette di perdere grasso viscerale (si “stringe la cinghia”) che a sua volta riduce il carico di grassi e sostanze infiammatorie al fegato.
Almeno il 10% del peso, ad esempio 8 kg per una persona di 80 Kg. Ma non è un effetto immediato: ci vogliono alcuni mesi per ridurre il grasso che si è accumulato; quindi, bisogna impegnarsi nel perdere peso, ma poi anche mantenere il peso raggiunto ed evitare di riprenderlo.
Gli alimenti non fanno effetto da soli ma solo se inseriti in un adeguato schema dietetico, perché gli alimenti agiscono in combinazione. La Dieta Mediterranea, ad esempio, è certamente protettiva dalla steatosi epatica: come si sa è una dieta ricca di olio d'oliva, noci, legumi, frutta, verdura e pesce.
Tabella Riepilogativa Alimenti Consigliati e Sconsigliati
| Alimenti Consigliati | Alimenti da Evitare | Alimenti da Moderare |
|---|---|---|
| Pesce azzurro, salmone | Superalcolici, alcolici | Uva, banane, fichi |
| Verdura cruda e cotta | Bevande zuccherate | Sale |
| Frutta di stagione | Salse elaborate (maionese) | Patate |
| Carboidrati integrali (pane, pasta, riso) | Grassi saturi | Affettati sgrassati |
| Latte e yogurt scremati | Formaggi magri | |
| Legumi | Oli vegetali (con moderazione) |