È ormai un’idea condivisa che l’alimentazione insieme ad uno stile di vita attivo rappresenta il cardine fondamentale per una corretta prevenzione e protezione da numerose patologie tra le quali possiamo collocare la sindrome fibromialgica. Gli innumerevoli studi in campo nutrizionale hanno ormai concluso che gli alimenti, con il loro contenuto di nutrienti ed altre molecole bio-attive, influenzano tutti i processi fondamentali dell’organismo.
Occorre fare una distinzione tra alimentazione e nutrizione. Il primo termine si riferisce a ciò che scegliamo o siamo abituati a mettere a tavola. Successivamente questi cibi saranno digeriti ed elaborati dal corpo. La nutrizione, invece, si riferisce più propriamente al complesso dei sistemi biologici in grado di iniziare, sostenere ed influenzare le diverse attività funzionali di cellule, tessuti e organi. Per ricominciare a stare meglio e fare prevenzione bisogna ripartire da ciò che accade realmente nel corpo. In aggiunta al ruolo svolto nella riduzione dei fattori di rischio l’alimentazione è efficace anche in chiave terapeutica, cioè laddove c’è già un disturbo o una malattia. Da qui nasce il termine Nutri-terapia, il cui spettro di azione negli ultimi decenni è in continua espansione.
Da sola oppure in combinazione ad altre terapie le terapie nutrizionali consentono di porre termine ad un disturbo oppure di tenere a bada i sintomi oppure di aumentare l'efficacia di altri trattamenti.
Cos'è la Fibromialgia?
La fibromialgia (FM) è una sindrome cronica complessa ad elevato impatto sociale che colpisce circa l’1,4% degli adulti a livello globale con prevalenza nella popolazione femminile adulta. E’una patologia cronica caratterizzata da dolore diffuso muscoloscheletrico, disturbi del sonno, fatica cronica, alterazioni neurocognitive e molti altri sintomi, come la cefalea o la sindrome del colon irritabile.
Il sintomo protagonista è il dolore cronico diffuso, spesso associato ad un’ampia costellazione di sintomi soggettivi, tra cui affaticamento cronico, cefalee, disturbi del sonno e dell’umore (come ansia e depressione) che impattano negativamente sulla qualità della vita dei pazienti. L’eziologia della malattia è attualmente sconosciuta, il che rappresenta una sfida significativa per la diagnosi e il trattamento che in genere si concentra sull’attenuazione dei sintomi predominanti (dolore, sonno e umore).
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Alla base di questa sindrome vi è una disregolazione dei sistemi di controllo del dolore da parte del SNC, con amplificazione del dolore e riduzione della capacità di modularlo. Si stima inoltre che il 40% dei pazienti affetti da FM presenti problemi gastrointestinali, come flatulenza, dolore addominale, alterazioni dell’alvo e tutti i sintomi tipici della Sindrome del Colon Irritabile (IBS).
Approccio Terapeutico Multidisciplinare
È importante sottolineare che l’approccio terapeutico è necessariamente di tipo multidisciplinare e deve essere fondato non solo sulla prescrizione farmacologica ma anche su programmi di cura individualizzati che comprendano diverse tipologie di interventi come la gestione dello stress e l’esercizio fisico.
Una corretta gestione della sindrome fibromialgica dovrebbe prevedere un approccio integrato multispecialistico, basato su quattro pilastri (educazione del paziente, “fitness”, cioè dell’insieme della forma fisica e degli aspetti nutrizionali, farmacoterapia e psicoterapia), in cui un utilizzo appropriato dei farmaci si affianca ad un percorso non farmacologico disegnato sulle esigenze del paziente.
Le recenti linee guida suggeriscono che l’approccio terapeutico ottimale sia multidisciplinare, con interventi di tipo farmacologico e non. Gli esperti consigliano che la terapia non farmacologica sia la scelta di prima linea e che solo in mancanza di efficacia si prenda in considerazione una terapia farmacologica personalizzata.
Tra gli interventi non farmacologici consigliati ci sono una moderata attività fisica, una dieta adeguata, l’agopuntura e interventi di supporto psicologico.
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Il Ruolo dell'Alimentazione nella Fibromialgia
Sebbene allo stato attuale non esistono indicazioni dietetiche uniformi o integrazioni raccomandate per il trattamento della fibromialgia, è noto che delle corrette abitudini alimentari possano migliorare la forma fisica, la salute mentale e le capacità cognitive. Le cattive abitudini alimentari potrebbero viceversa contribuire all’insorgenza e all’aggravamento dei sintomi. Pertanto, una dieta che garantisca l’apporto di tutti i macro e i micronutrienti e che permetta il mantenimento di un indice di massa corporea (IMC o BMI) compreso tra 18,5 e 24,9 kg/m² è consigliata nel trattamento di tutti i pazienti.
Numerosi studi hanno dimostrato che l’infiammazione sistemica di basso grado, una preponderanza dello stato ossidativo, un’insufficiente capacità antiossidante e una carenza di vitamine e minerali potrebbero contribuire allo sviluppo della fibromialgia, riducendo la soglia del dolore e causando fatica e disturbi dell’umore.
Ormai da anni è riconosciuto il forte legame tra intestino e salute. Ciò che avviene nell’intestino è in grado di influenzare tutto l’organismo, ma allo stesso tempo l’intestino risente di tutto quello che avviene nel resto del corpo.
Linee Guida Dietetiche Generali
Innanzitutto precisiamo che NON esiste una dieta specifica che faccia guarire dalla FM. Tuttavia, un intervento dietetico che escluda gli alimenti potenzialmente pro-infiammatori e includa quelli potenzialmente antinfiammatori può rappresentare un’opportunità per migliorare la sintomatologia riportata dai pazienti affetti da fibromialgia. Tuttavia, al momento, esistono solo prove limitate dell’efficacia di diete specifiche nella gestione della FM.
Alimenti da Preferire
Innanzitutto bisogna garantire un giusto apporto di minerali, vitamine e antiossidanti. Aspetto fondamentale di una corretta alimentazione, soprattutto nella FM, è quindi il giusto apporto di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie (vitamina C, vitamina E, selenio, carotenoidi, licopene e polifenoli, omega 3, vitamina D).
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Grazie al suo ruolo antinfiammatorio, la letteratura corrente appare concorde sull’effetto positivo della dieta mediterranea nel migliorare il dolore e la qualità di vita dei pazienti.
Dieta Mediterranea e Fibromialgia
Un recente studio randomizzato controllato italiano di Casini et al. che includeva valutazioni cliniche, nutrizionali e dietetiche, ha confermato questo risultato. Sono stati reclutati 100 pazienti ambulatoriali (84 dei quali hanno completato lo studio) di età compresa tra 18 e 65 anni, con diagnosi di FM secondo i criteri dell’American College of Rheumatology (ACR del 2016), alla quale è stata assegnata una dieta mediterranea personalizzata (gruppo DIET) o una dieta bilanciata generale adattata al BMI (gruppo NODIET). Le raccomandazioni dietetiche sono state redatte da un team di nutrizionisti dell’Università di Siena che hanno valutato ogni caso del gruppo DIET con indicazioni personalizzate. Due mesi dopo l’inizio della dieta, il gruppo DIET ha mostrato un miglioramento significativo nella maggior parte dei parametri della fibromialgia, inclusi i punteggi di disabilità, affaticamento, depressione e ansia.
I risultati sono in linea con gli studi presenti in letteratura che dimostrano come l’incidenza di dolore cronico e l’infiammazione siano significativamente inferiori nelle persone che seguono una dieta principalmente a base vegetale e con un basso punteggio DII (Dietary Inflammatory Index) caratterizzate da un elevato consumo di verdure, frutta, oli vegetali/di oliva e frutta secca rispetto ad un modello alimentare occidentalizzato ricco di carne rossa e alimenti ultra-processati.
Alimenti da Limitare o Evitare
È necessario inoltre fare attenzione agli alimenti contenenti eccitotossine (glutammato e aspartame): presenti spesso nei dadi da brodo, cibi in scatola, salumi, piatti pronti (E620, E625), bevande e dolciumi light.
A questo scopo, soprattutto in presenza di sintomi di alterata funzionalità intestinale, sembra essere utile ridurre alimenti infiammatori come il glutine (preferendo cereali senza glutine come riso, quinoa, grano saraceno, miglio, teff, amaranto), i latticini (per l’effetto infiammatorio delle caseine e la frequente presenza di intolleranza al lattosio, soprattutto se i villi intestinali sono danneggiati) e le solanacee (peperoni, pomodori, patate e melanzane), per il loro contenuto in solanina.
- limitare l’uso di caffè e tè.
- ammesso un bicchiere di vino ai pasti, meglio se rosso (ha proprietà antiossidanti).
Altri Consigli Alimentari
- ottimo l’impiego di cereali integrali ben cotti, preferibilmente senza glutine (come riso e mais, e poi grano saraceno, quinoa, amaranto, sorgo, teff, manioca).
- si richiede sostegno integrativo tramite alimentazione o nutraceutica.
Consigli Pratici per la Dieta nella Fibromialgia
La Sindrome Fibromialgica è una condizione cronica caratterizzata da dolore muscolare diffuso, affaticamento e molteplici punti di sensibilità.
Il magnesio è un minerale essenziale che può aiutare a ridurre i crampi muscolari e migliorare il sonno. Alcuni alimenti ricchi di magnesio da includere nella tua dieta sono le mandorle, le noci, i semi di zucca e il cioccolato fondente.
Evita il consumo eccessivo di zuccheri raffinati, come quelli presenti nei dolci, nei biscotti e nelle bevande zuccherate. Questi zuccheri possono infatti contribuire a fluttuazioni energetiche e peggiorare i sintomi della Fibromialgia.
Le fibre e i carboidrati complessi possono contribuire a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue e prevenire picchi e cali di energia. Opta per l’utilizzo, nella tua dieta, di cereali integrali, legumi e verdure a foglia verde.
Le proteine magre, come il pollo, il tacchino e il pesce, possono aiutarti a mantenere la massa muscolare e fornire una fonte di energia sostenibile.
Assicurati di bere a sufficienza, poiché la disidratazione può peggiorare i sintomi della Fibromialgia.
Sovrappeso, Obesità e Fibromialgia
Il sovrappeso e l’obesità sono caratterizzate da uno stato infiammatorio cronico dell’organismo, causato sia dalla produzione di citochine infiammatorie da parte del tessuto adiposo (IL6, TNFalfa, PAI-1, resistina), sia dal fatto che spesso le persone con eccesso ponderale hanno anche una condizione di disbiosi intestinale. Di frequente inoltre sono presenti insulino-resistenza, aumento della pressione arteriosa e dislipidemia e ciò contribuisce ad arrecare danno all’organismo e peggiorare la qualità della vita del paziente fibromialgico. Da non dimenticare il fatto che il tessuto adiposo “sequestra” la vitamina D, contribuendo a determinarne uno stato di carenza.
La prima cosa da raccomandare dovrebbe essere una dieta ipocalorica per normalizzare il peso corporeo, poiché i soggetti in sovrappeso o obesi presentano solitamente una sintomatologia più severa.
Disbiosi Intestinale e Fibromialgia
I pazienti affetti da fibromialgia accusano spesso sintomi gastrointestinali probabilmente perché hanno una disbiosi intestinale con aumento della permeabilità intestinale (leaky gut): uno squilibrio della flora batterica, che porta alla prevalenza di specie patogene, con eccessiva produzione di tossine, soprattutto dell’LPS (lipopolisaccaride) e di sostanze infiammatorie per i mitocondri come il D-lattato e l’acido solfidrico; tutto ciò causa un’infiammazione sistemica di basso grado, generando una risposta del sistema immunitario, con liberazione di citochine proinfiammatorie.
Le tossine batteriche passano così in circolo ed arrivano al sistema nervoso centrale, attivando la microglia ed aumentando l’attività cerebrale “glutammatergica”, con un maggior rilascio di glutammato, che sensibilizza il cervello al dolore, amplificandolo e generando depressione e ansia. Ciò porta anche alla produzione eccessiva di radicali liberi, che danneggiano anche i mitocondri, contribuendo alla disfunzione cerebrale.
Una corretta alimentazione incide sull’intestino, prevenendo la disbiosi e ripristinando l’integrità della barriera intestinale.
Personalizzazione della Dieta
Purtroppo, non esiste una dieta specifica che risulti efficace per tutti i pazienti, dal momento che gli studi in letteratura mostrano spesso risultati contrastanti. Allo stesso tempo, però, è importante sottolineare che i pazienti sembrano trarre numerosi benefici da un miglioramento delle proprie abitudini alimentari.
Ricorda che ogni individuo è diverso, e ciò che funziona per una persona potrebbe non funzionare per un’altra. Per questo motivo è importante lavorare a stretto contatto con un medico o un dietologo per creare un piano alimentare personalizzato.
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