Giulia Verdone: Dal Cinema alla Nutrizione, la Figlia d'Arte che Ha Scelto il Benessere

Anche tu, come noi, amerai sicuramente Carlo Verdone, protagonista da oltre 30 anni di innumerevoli commedie di successo. Ma quanto sai su di lui e sulla sua vita privata? Per esempio, sapevi che ha due figli? E cosa fanno nella vita? Per questo siamo qui noi. In questo articolo troverai informazioni in particolare sulla vita della primogenita Giulia, news e qualche piccola chicca per saziare la tua curiosità.

La biografia di Giulia, la figlia di Carlo Verdone

Figlia d’arte, Giulia Verdone nasce il 21 gennaio 1986 a Roma. Assieme al fratello Paolo, è frutto del matrimonio tra il padre Carlo e Gianna Scarpelli, durato dal 1980 e il 1996. Dopo la fine del matrimonio, l’amore per i due figli ha spinto Carlo a prendersi due anni sabbatici, attorno al 2000, per trascorrere del tempo con loro. La spinta arriva anche dalla stessa Gianna, con cui era rimasto in ottimi rapporti anche dopo la separazione. All’epoca, Giulia e Paolo avevano solo 14 e 12 anni.

“Dovevo recuperare il rapporto con loro, il lavoro mi stava assorbendo troppo. Non è che avessi perso il talento, ma forse avevo bisogno di questa pausa. Così mi son preso due anni sabbatici e mi son detto ‘Devo recuperare coi miei figli’. Abbiamo fatto viaggi bellissimi e importanti e lì anche loro hanno capito che qualcosa era cambiato”, spiegherà lo stesso Carlo in un’intervista al Maurizio Costanzo Show.

Gli Inizi nel Cinema Dietro le Quinte

Schiva e poco dedita a mostrare alle telecamere la sua vita privata, Giulia ha seguito sin da subito le orme del padre e della zia Silvia Verdone. Appena terminato il liceo, infatti, ha iniziato a collaborare a diverse pellicole di Carlo tra cui Io, loro e Lara e Natale in crociera. Il rapporto col padre è sempre stato di totale fiducia, tanto che le faceva leggere il copione, prima di girare un film, per farle valutare la bontà del lavoro.

Diversamente dal padre attore, Giulia ha sempre mostrato un maggiore interesse a stare dietro alla macchina da presa, agendo da aiuto regista, segretaria e assistente di produzione, sebbene da bambina sia apparsa in pellicole come Al Lupo al lupo e Viaggi di Nozze. Non solo: ha avuto anche un ruolo nella realizzazione di alcune importanti produzioni americane come Mangia, prega, ama (2010) con Julia Roberts.

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Il Percorso Verso la Nutrizione

Giulia ama leggere e viaggiare e oggi ha deciso di mettere da parte il cinema e ha intrapreso una carriera da nutrizionista dopo studi conseguiti anche all’estero. Essendo una persona molto riservata, Giulia non possiede profili social: le uniche foto private che la ritraggono provengono dai profili del padre. Non siamo riusciti a scoprire nulla di succoso nemmeno della sua vita sentimentale.

Paolo Verdone: L'Altro Figlio d'Arte

Anche il rapporto col fratello Paolo, più giovane di lei di due anni, è molto buono. Nato nel 1988, ha interpretato dei ruoli in alcuni film del padre, come il già citato Io, Loro e Lara ma anche Grande, grosso e Verdone, tuttavia il suo sogno è quello di iniziare una carriera diplomatica.

Giulia Verdone: una Nutrizionista Affermata

Nata nel 1986, Giulia è la primogenita. Cresciuta tra copioni e macchine da presa, ha iniziato la sua carriera proprio nel cinema ma dietro le quinte. Laureata in lettere e in grado di parlare 4 lingue, ha lavorato come assistente di produzione e segretaria di edizione in diversi film del padre, come Natale in Crociera e Io, loro e Lara. E nel curriculum spunta anche una grande produzione internazionale: Mangia, prega, ama, con Julia Roberts e Javier Bardem.

Ha persino fatto qualche piccola apparizione come attrice ma poi ha cambiato completamente strada. Laurea in Dietistica, specializzazione a Londra Nutrigenetica e Nutrigenomica e oggi un lavoro da nutrizionista affermata, responsabile dell’area clinica del centro B-woman di Roma.

La Scelta Inaspettata e la Reazione Familiare

In un’intervista concessa a Vanity Fair, Giulia Verdone ha raccontato la reazione dei suoi familiari a questo improvviso cambio di direzione professionale: “C’è stato uno shock iniziale da parte di tutti: genitori, amici, fidanzato… Poi, in realtà, mi hanno supportata. Mio padre stesso, da giovane, voleva fare tutt’altro.

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Il Percorso di Studi

Un percorso nuovo, che è iniziato per lei al Policlinico Gemelli di Roma, dove Giulia ha trascorso 3 anni di tirocinio ospedaliero per poi laurearsi in Dietistica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente specializzarsi in Genetica applicata alla nutrizione, Nutrigenetica e Nutrigenomica alla St.

Oggi, dopo un lungo percorso fatto di studio, esperienza pratica e ricerca scientifica, Giulia Verdone fa parte del team del centro B-Woman di Roma, che si occupa di benessere in ogni fase della vita delle donne e delle coppie, e dove è la responsabile dell’Area di nutrizione clinica e Nutrigenetica.

Le Motivazioni Dietro la Scelta

«Semplicemente perché per farlo bene bisogna avere talento e io non ho mai creduto di averne. E poi non ho mai avuto un vero interesse per lo spettacolo, né sentito una spinta di questo tipo. Ricordo che quando ero piccola, non facevo neanche teatro a scuola, preferivo studiare altre cose... È vero però che sono rimasta “nei paraggi” facendo altro, come lavorare nella produzione cinematografica e poi nella distribuzione. Nelle mie prime esperienze di lavoro ho preferito stare dietro, nella parte organizzativa».

«In realtà, discostarmi psicologicamente dalla mia storia familiare da un punto di vista artistico non è stato difficile proprio perché il lavoro nello spettacolo non è mai stato nei miei programmi, non ho mai desiderato stare davanti a una macchina da presa o sopra un palcoscenico. L’aspetto più difficile di questo cambiamento è stato piuttosto il fatto di essere già alla soglia dei 30 anni, dopo 10 anni di lavoro che mi aveva resa ormai del tutto autonoma. Rimettersi in gioco non è sempre una passeggiata, anche se negli ultimi tempi ci stanno insegnando che probabilmente è il futuro.

«Con la mia precedente laurea in Lettere a indirizzo linguistico e un master in marketing avevo iniziato a lavorare nella comunicazione e nella distribuzione cinematografica; in Warner Bros, in particolare, mi sono occupata per 6 anni di campagne pubblicitarie. Eppure già da tempo avevo l’idea di voler fare altro, tuttavia mi mancava il coraggio o forse non avevo ancora messo a fuoco il desiderio che poi ho elaborato con il tempo. Quando mi sono dimessa avevo finalmente le idee chiare: ho deciso che mi sarei iscritta all’università per una seconda laurea in Dietistica. È da quando ho terminato il liceo che inseguo il sogno di poter studiare molecole e formule chimiche. Mi attira la scienza. Così, dopo tre anni di tirocinio al Policlinico Gemelli e la laurea mi sono anche trasferita a Londra per specializzarmi in Genetica. Si è trattato di un percorso lungo, ci sono voluti 5 anni di investimento su qualcosa che mi piaceva ma che ancora non conoscevo veramente e che comunque richiedeva tempo e impegno per essere messo in pratica. Ma ne è valsa la pena».

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La Nutrigenetica: Un Approccio Innovativo

«Come dietista clinica mi occupo di nutrizione applicata a patologie specifiche e in questo ambito utilizzo anche la Nutrigenetica, che offre parametri attraverso cui è possibile cucire piani nutrizionali a misura del paziente. In altre parole, studia il modo in cui il nostro codice genetico influenza la risposta a nutrienti ed alimenti; il dna di ogni persona può mettere nella condizione di rispondere in un determinato modo a un nutriente oppure predisporre a delle carenze rispetto al dna di un’altra persona».

«Perché in caso di patologie specifiche, da un punto di vista nutrizionale si può essere più precisi nello stilare un piano ad hoc per il paziente: se si riscontra una predisposizione alla celiachia si cercherà di sensibilizzare il paziente a non esagerare con il glutine, onde evitare che un domani possa diventare davvero celiaco. Il nostro dna rivela a che cosa siamo sensibili o predisposti e questo include anche le carenze nutrizionali. Ci sono ad esempio persone che non metabolizzano bene l’acido folico perché sprovvisti di uno specifico enzima che lo converte in forma attiva, ma non lo sanno e magari lo assumono in modo autonomo (come nel caso di una gravidanza). Il fatto di saperlo attraverso il test genetico, permetterebbe di integrare efficacemente proponendo, ad esempio, verdure contenenti folati, che sono in forma già attiva ed integratori più mirati».

L'Importanza della Personalizzazione

«Esatto, ma è importante sottolineare che non si può utilizzare la Nutrigenetica fai-da-te. Vedo pazienti che si sottopongono autonomamente ai test genetici, scoprono per esempio una tendenza alla celiachia e tolgono del tutto il glutine dalla loro dieta, compiendo un gesto sbagliatissimo».

«Se non si è celiaci, ma semplicemente predisposti, togliere il glutine in realtà altera totalmente il microbiota, rendendo quasi del tutto intolleranti, e una volta reintrodotto il glutine nell’alimentazione si starà malissimo. La Nutrigenetica è uno strumento diagnostico ben preciso, da utilizzare insieme al supporto di un professionista. In Italia, attualmente, chiunque può sottoporsi al test in un laboratorio e leggere i risultati. Ma sarebbe tuttavia opportuno che tali dati fossero letti da un esperto capace di interpretarli nel modo giusto».

Il Ruolo Attuale presso il Centro B-Woman

«ll Centro per la salute della donna B-Woman nasce come centro per la cura dell'infertilità e di supporto a pazienti che cercano una gravidanza tramite la procreazione medicalmente assistita. La mia “missione” all’interno è di ampliare l’area relativa alla nutrizione clinica, quella rivolta cioè alle esigenze dei pazienti oncologici o di coloro che hanno disturbi molto comuni, come reflusso gastroesofageo, gastrite, problemi gastrointestinali, malattie metaboliche, diabete.

Nutrizione di Precisione e Infertilità

«Nel caso dell’infertilità, anche il modo in cui ci si alimenta può giocare un ruolo chiave. Se prendiamo per esempio una paziente sovrappeso e una sottopeso, entrambe potrebbero avere difficoltà ad avere una gravidanza, ma per due motivi diversi, pertanto necessitano di un piano di nutrizione creato ad hoc per ciascuna di loro. Un altro caso è quello delle pazienti con sindrome dell’ovaio policistico, patologia particolarmente legata alla nutrizione in termini di insulino resistenza; oppure a pazienti che hanno problemi di infertilità per via di disturbi alla tiroide. L’infertilità, se conclamata, può essere collegata a fattori differenti che possono aver bisogno di un approccio nutrizionale di precisione».

L'Infiammazione Come Punto Chiave

«Lo studio è una review, una sorta di piccola “bibbia” su quella che deve essere la nutrizione di precisione nell’ambito dell’infertilità. Io mi sono occupata della parte relativa alla Nutrigenetica, il mio ambito, contribuendo a mettere in evidenza i fattori da tenere maggiormente d’occhio a livello nutrizionale quando si cerca una gravidanza. Un punto che mi riguarda - e che rappresenta il trait d’union fra tutto ciò che abbiamo analizzato - è l’infiammazione.

Si è riportato quelli che sono gli elementi da considerare per stilare un piano alimentare antinfiammatorio. Quest’approccio nutrizionale non si applica soltanto all’infertilità, ma anche all’oncologia e, in generale, a molte altre patologie. Sappiamo che un ambiente infiammato è l’ideale per la progressione e lo sviluppo di un tumore, ma anche per altri disturbi. L’organismo, in pratica, deve essere messo nella condizione ottimale sia per fronteggiare una chemioterapia, sia per prevenire determinate patologie, sia per la ricerca di una gravidanza».

Consigli Generali per un'Alimentazione Sana

«Variare gli alimenti il più possibile, regolare le porzioni - le quantità sono importanti soprattutto per i carboidrati - e consumare gli alimenti così come sono in natura, evitando il più possibile quelli processati. Altra cosa importantissima sono le associazioni tra alimenti.

Un esempio su tutti è la caprese, da sempre considerato il piatto “leggero” per antonomasia di chi vuole mantenersi in forma. In realtà, è bene sapere che l’abbinamento formaggio e pomodoro crea ritenzione idrica, serve fondamentalmente per reidratare per cui sarebbe più indicata dopo uno sforzo fisico sotto il sole. L’associazione, quindi, è importante, così come il metodo di cottura che può variare a seconda delle esigenze della persona. Chi soffre di reflusso, per esempio, farebbe meglio a evitare di bollire le verdure optando per una ripassata in padella con soffritto; chi fronteggia un’insufficienza renale, invece, per eliminare i sali dovrà considerare la bollitura delle verdure un passaggio fondamentale».

«A livello personale rispetto le scelte etiche e di gusto, ritengo in ogni caso che la carne sia fondamentale nella nostra alimentazione. Il punto è rispettare realmente le quantità, la frequenza e le porzioni di carne necessarie per ogni singolo individuo. Si tende a mangiare carne tutti i giorni perché a riguardo non c'è un’educazione e un’informazione corretta, mentre basterebbe molto meno di mezzo chilo di carne alla settimana a persona. Un discorso che però vale per qualsiasi altro nutriente, perché ogni tipo di alimento deve essere consumato in maniera bilanciata, associato in modo corretto e alternato ad altro nell'arco della settimana. Non si può pensare di togliere totalmente la carne e concentrarsi esclusivamente sui cereali vegetali, sui legumi o sui carboidrati. Quello che voglio dire è che, in realtà, non è necessario togliere la carne dalla tavola per salvare il pianeta, basta semplicemente ridurla e consumarla in maniera equilibrata. Sarebbe interessante analizzare i numeri, simulando l’impatto che può avere sull’ambiente una dieta bilanciata che prevede solo una/due porzioni di carne da 150 grammi alla settimana.

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