Glicemia e Perdita di Peso: Un'Analisi Approfondita

È importante non trascurare la perdita di peso in pazienti obesi affetti da diabete mellito, soprattutto se la quantità di peso persa è insolitamente elevata. Uno studio pubblicato su Plos One ha identificato nella perdita di peso associata all'aumento della glicemia una possibile spia di tumore del pancreas.

Casi Clinici: Un Uomo e Una Donna

La storia di due pazienti, un uomo e una donna, conferma questa importanza. I due casi clinici sono stati descritti da Stephan Martin (Rete Diabete e Centro Salute dell’ospedale cattolico di Düsseldorf) e Alexis Ulrich (Reparto di chirurgia della Clinica della Renania).

La Paziente e la Sua Storia

La paziente era una donna di 54 anni che soffriva di diabete di tipo 2 da due anni. La diagnosi è arrivata quando ha perso quattro chili senza un motivo apparente. Dopo la diagnosi di diabete, ha cambiato ulteriormente la propria dieta e ha perso altri 12 kg. Diciotto anni prima le era stata diagnosticata una pancreatite. Ulrich e Martin riferiscono che non erano note altre malattie.

Risultati, Diagnosi e Terapia

  • IMC attuale 23,3 kg/m2.
  • Ultimo valore di HbA1c 7,1%.

Secondo gli autori, la funzione residua delle cellule beta ha mostrato una "produzione di insulina marcatamente compromessa" con 4,4 μU/ml al basale e 11,6 μU/ml 6 minuti dopo la somministrazione di 1 mg di glucagone. Anticorpi associati al diabete di tipo 1: negativi. TC addominale: spazio nella testa del pancreas.

Risultati dopo duodenopancreatectomia: tumore neuroendocrino infiltrante e moderatamente differenziato della testa del pancreas con espressione di positività dei recettori del glucagone e della somatostatina. Terapia: terapia insulinica intensificata.

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Il Paziente e la Sua Storia

Secondo Ulrich e Martin, il paziente, un uomo di 71 anni, ha riferito che il suo diabete di tipo 2 era stato scoperto per caso dieci anni prima durante un controllo di routine che aveva mostrato un'HbA1c del 6,6%. All'epoca il suo IMC era di 31,2.

Dopo una deliberata riduzione del peso, che, in base a quanto dichiarato, è stata molto facile per lui, il suo IMC si era attestato su un valore leggermente superiore a 27. Nonostante la significativa riduzione di peso e i farmaci antidiabetici, la sua HbA1c era salita al 9,4%. Come la donna di 54 anni, anche l'uomo aveva avuto una pancreatite diversi anni prima.

Risultati, Diagnosi e Terapia

Produzione di insulina alterata (test del glucagone: 4,3 μU/ml e 10,8 μU/ml). Ecografia addominale: parenchima pancreatico disomogeneo con echi fibrosi e numerose formazioni cistiche di piccole dimensioni. Tomografia computerizzata: dotto di Wirsung dilatato con apparente neoplasia papillare-mucinosa intraduttale del dotto principale.

Reperto istologico dopo duodenopancreatectomia totale: neoplasia intraduttale papillare-mucinosa di tipo gastrico, di circa 4 cm, adeonocarcinoma del pancreas moderatamente differenziato con infiltrazione perineurale e linfangiosi carcinomatosa. Terapia: chemioterapia secondo il regime FOLFIRINOX e terapia insulinica intensificata.

Discussione

Gli autori affermano che in entrambi i pazienti la perdita di peso significativa e la mancata remissione del diabete di tipo 2 sono state atipiche. Essi raccomandano quindi di prendere in considerazione diverse cause, oltre alla variazione della sola dieta, quando la perdita di peso supera i 10 kg.

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Entrambi i decorsi potrebbero essere tipici di un diabete di tipo 1 a sviluppo lento, spiegano ancora Martin e Ulrich. La diagnosi negativa per autoanticorpi nel paziente non esclude il diabete di tipo 1, ma solo un riscontro positivo ha valore probatorio. Entrambi i casi riportati mostrano anche una pancreatite, che potrebbe essere la causa di un diabete a lento sviluppo. Tuttavia, non è stato possibile rispondere con certezza alla domanda se la pancreatite fosse anche causa della formazione maligna.

Infine, Ulrich e Martin raccomandano di analizzare approfonditamente, attraverso la misurazione della secrezione residua di insulina, i pazienti diabetici di mezza età e anziani che abbiano manifestato "una perdita di peso non chiara o eccessiva rispetto al cambiamento di stile di vita avviato". Se la misurazione mostra una produzione limitata di insulina, si dovrebbe escludere un tumore del pancreas facendo ricorso nalla diagnostica per immagini.

Tumore del Pancreas: Un Quadro Generale

I tumori del pancreas possono avere origini diverse: il 95% proviene dalla parte esocrina del pancreas e il 5% dalle cellule neuroendocrine, spiegano gli autori di un recente articolo dal titolo Diagnosi e la terapia del carcinoma pancreatico.

L'adenocarcinoma duttale del pancreas è una malattia tumorale particolarmente letale; rappresenta l'85% dei tumori del pancreas. Nel mondo occidentale, l'adenocarcinoma duttale è al quarto posto per numero di decessi da cancro. Per quel che riguarda il sistema gastroenterico, è addirittura al secondo posto dopo il carcinoma del colon. Di questo passo, se gli approcci terapeutici rimarranno invariati, l'adenocarcinoma duttale raggiungerà il secondo posto per numero di decessi nel mondo occidentale entro il 2030 e la prevalenza continuerà ad aumentare. Nell’ottica di un trattamento curativo, la resezione chirurgica radicale è l'unica possibilità. Tuttavia, a causa dell'insorgenza tardiva dei sintomi, solo il 15-20% circa dei pazienti può essere sottoposto a resezione primaria.

L'incidenza del tumore del pancreas, standardizzata per età, è di 12,8/100.000 e il tasso di mortalità è di 11,9/100.000, con un'incidenza più elevata nel mondo occidentale, come il Nord America e l'Europa occidentale e centrale, rispetto all'Asia meridionale e all'Africa. L'adenocarcinoma duttale del pancreas è raro prima dei 45 anni.

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Glicemia Alta: Cause e Gestione

La glicemia alta si verifica quando i valori di glucosio nel sangue aumentano sensibilmente rispetto a quelli standard. L’iperglicemia è l’elemento caratteristico del diabete mellito: in questo caso l’iperglicemia deve essere adeguatamente trattata, perché, se non si ripristinano i valori normali, il paziente può sviluppare complicanze croniche al sistema cardiovascolare, a quello nervoso, ai reni e agli occhi.

I livelli di glucosio nel sangue si misurano a 8 ore dall’ultimo pasto e vanno dai 70 ai 100 mg/dl: se questi valori aumentano il paziente ha sviluppato un’iperglicemia. La causa della glicemia alta è dovuta nella maggior parte dei casi alle forme classiche di diabete mellito: il diabete di tipo 1 in cui c’è una assente produzione di insulina da parte del pancreas e il diabete di tipo 2 che è caratterizzato invece da una ridotta capacità delle cellule a utilizzare l’insulina, oltre a altri molteplici meccanismi che sono stati individuati negli ultimi anni e che hanno consentito di mettere a punto nuovi ed efficaci farmaci.

Possono sviluppare glicemia alta anche persone non diabetiche ma soggette a condizioni o patologie che comportano fattori di rischio. La glicemia alta è favorita da una dieta poco equilibrata, con un consumo eccessivo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati.

Dieta e Controllo della Glicemia

I pazienti con diabete, dunque, oltre a seguire le terapie indicate, dovrebbero anche prestare attenzione alla propria alimentazione. Va quindi favorita la dieta mediterranea, ricca delle fibre contenute nelle verdure, che vanno sempre quando possibile aumentate, mentre tra la frutta è opportuno limitare quella con maggiori quantità di zuccheri, come uva, banane, fichi o la frutta essiccata.

I formaggi vanno consumati con moderazione non più di 2-3 volte a settimana, privilegiando quelli freschi tipo ricotta, fiordilatte, primosale ed evitando quelli più grassi (es. mascarpone, gorgonzola) e stagionati. Anche il consumo di carne andrebbe limitato, in particolare le carni rosse, se lo si desidera si possono consumare moderatamente i tagli magri e le carni bianche, ma in generale è meglio inserire nella propria dieta altre fonti di proteine, come i legumi e il pesce.

E i carboidrati? Come abbiamo detto sono da evitare quelli raffinati, che vanno sostituiti dai cereali integrali (da consumare comunque con limitazione). Gli alimenti andrebbero conditi a crudo con olio extravergine di oliva e al sale sono da preferire le spezie e le erbe aromatiche. Le porzioni, inoltre, vanno contenute: regolare la quantità di calorie ingerite è utile a evitare picchi glicemici.

È importante ribadire che chi ha il diabete deve seguire i consigli e le terapie proposte degli specialisti diabetologi di riferimento, ma ci sono una serie di accortezze quotidiane che possono aiutare a contenere i fattori di rischio e diminuire il livello di glicemia nel sangue.

Stile di Vita e Glicemia

Tra le principali concause del diabete figurano obesità e sovrappeso, spesso dovuti a uno stile di vita errato, in cui non viene praticata attività fisica. Effettuare un’attività sportiva regolarmente, invece, aiuta a contenere il peso e favorisce l’utilizzo dello zucchero da parte dell’organismo, che lo trasforma in energia.

Una delle conseguenze dell’iperglicemia è la disidratazione: bere molta acqua aiuta a mantenersi idratati e a eliminare il glucosio in eccesso tramite le urine. Anche lo stress favorisce la glicemia alta, a causa della maggior secrezione di ormoni che aumentano i valori di glucosio nel sangue. Infine anche avere un riposo notturno regolare aiuta l’organismo a mantenersi in salute: poco riposo e un ritmo sonno-veglia irregolare favoriscono l’iperglicemia, proprio come lo stress.

Evitare caffeina e cioccolato nelle ore precedenti al sonno, non esporsi a schermi come quelli di televisione, computer o smartphone e creare una routine che introduca il corpo al riposo, possono essere semplici trucchi per dormire meglio.

Infine, per i pazienti diabetici in cui è indicato, è importante monitorare la glicemia mediante l’utilizzo degli appositi misuratori segnalati dagli specialisti.

Perdita di Peso e Remissione del Diabete di Tipo 2

Uno studio ha dimostrato che le persone che hanno perso almeno il 10% del loro peso corporeo nel primo anno dopo la diagnosi di diabete avevano maggiori probabilità di ottenere una remissione a cinque anni rispetto a quelli con peso stabile o in aumento. Nei successivi quattro anni (cioè tra la fine del primo anno e la fine dello studio quinquennale), una perdita di peso di almeno il 10% era associata a più del doppio della possibilità di remissione del diabete al follow-up a 5 anni.

L’ampiezza dello studio permette di considerare generalizzabili i suoi risultati alla più ampia popolazione del Regno Unito che soffre di diabete.

Indice Glicemico e Abbinamenti Alimentari

L’indice glicemico è un parametro che indica l’impatto che i carboidrati ingeriti hanno sugli zuccheri presenti nel sangue. Esistono vari tipi di carboidrati negli alimenti. È la fibra, sostanza di origine vegetale che non può essere assorbita dall’intestino, a limitare e rallentare il rilascio di zuccheri nel sangue.

Per dimagrire bisogna ridurre gli apporti calorici, in base a vari parametri individuali. Per questo, assumere cibi a basso indice glicemico, è molto utile ma non basta. Alcune condizioni mediche, tra cui la Resistenza all’insulina e il Diabete tipo 2, sono molto frequenti nei soggetti sovrappeso e obesi.

Hanno alto indice glicemico lo zucchero da cucina, lo sciroppo di glucosio e di mais, tutte sostanze ampiamente presenti nei biscotti e nei prodotti da forno industriali. Particolare attenzione va rivolta alla farina di riso.

Riguardo ai cereali, hanno un indice glicemico più basso quelli a base di farine integrali. Meglio, quindi, pane e pasta integrali. Quando si mangia la pasta, meglio quella lunga (spaghetti) e al dente. Quando si fa il minestrone, meglio acquistare quello verde, senza zucca, patate e carote. Hanno indice glicemico basso tutti i legumi e, tra la frutta, meglio arance, fragole e albicocche.

Gli abbinamenti contano moltissimo nel determinare l’impatto del pasto sull’aumento degli zuccheri nel sangue. Le verdure, ricche di fibra, se abbinate al carboidrato, ne riducono l’indice glicemico. Meglio quindi pasta non integrale e verdura, piuttosto che pasta integrale senza verdura! Inoltre, invece di mangiare un piattone di pasta e basta, meglio mangiare meno pasta, aggiungendo le proteine, come carne, pesce o legumi.

D’altra parte, è importante abbinare ai carboidrati, oltre alle verdure, una quantità contenuta di proteine della carne, del pesce o dei legumi. L'incremento glicemico è massimo per i carboidrati, medio basso per le proteine e minimo per i grassi.

La Mancanza di Insulina e le Sue Conseguenze

La mancanza (diabete di tipo I) o la carenza (diabete di tipo II) di insulina non consente al glucosio presente nel sangue di dare energia alle cellule, inoltre, la sovrapproduzione di glucagone (diabete di tipo I e diabete di tipo II) porta ad invertire il flusso, causando il passaggio di glucosio dalle cellule al sangue. La conseguenza principale è un importante incremento della glicemia, inoltre, quando la concentrazione di glucosio nel sangue va oltre la soglia di 180 mg/dL, i reni non riescono a trattenere ulteriori quantità di zucchero che si riversano nelle urine, incrementandone il volume, portando alla cosiddetta “poliuria”.

Questa situazione da un lato causa nell’organismo l’esigenza di sostituire i liquidi persi, bevendo molto frequentemente (polidipsia) e all’altro determina un progressivo dimagrimento. La perdita di peso è quindi causata non solo dall’eliminazione, attraverso l’urina, di una grande quantità di scorte energetiche (zuccheri), ma anche dalla progressiva diminuzione dei grassi di deposito, usati dal corpo per ottenere energia: esso ricorre alla trasformazione dei grassi in corpi chetonici, come fa solitamente normalmente durante il digiuno.

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