Il Caffè Fa Dimagrire il Seno? Studi Scientifici e Approfondimenti

L'argomento del dimagrimento e della riduzione del seno è spesso oggetto di discussione e ricerca. Molti si chiedono se il caffè possa avere un ruolo in questo processo. Esaminiamo cosa dicono gli studi scientifici al riguardo e quali altri fattori possono influenzare la perdita di peso e la salute generale.

Il Legame tra Caffè e Metabolismo

Il caffè viene considerato una bevanda leggermente psico-neurostimolante, che stimola anche l'attivazione del sistema nervoso simpatico, con particolare rilievo per l'apparato cardiovascolare. Tra gli effetti del caffè si annoverano una lieve eccitazione cerebrale, una più rapida ideazione, una maggiore capacità di concentrazione e di attenzione, un minor senso di stanchezza, un aumento del numero di pulsazioni ed un aumento della secrezione gastrica. L'attività psicostimolante del caffè è da attribuirsi alla caffeina in esso contenuta.

Alla caffeina contenuta nel caffè verde crudo, inoltre, vengono attribuite proprietà dimagranti. Nella medicina popolare il caffè viene impiegato per incrementare le prestazioni psico-fisiche e per contrastare gli edemi.

Acrilammide nel Caffè: Rischi e Precauzioni

È importante essere consapevoli della presenza di acrilammide nel caffè, una sostanza che si forma durante la tostatura dei chicchi. L’acrilammide è una sostanza utilizzata in diversi processi industriali; è contenuta nel fumo di tabacco e si può formare nella cottura di alimenti che contengono amido (patate, biscotti, pane, eccetera) e nella tostatura dei cereali e del caffè, ma solo ad alte temperature.

Studi condotti in laboratorio hanno dimostrato un legame tra il rischio di sviluppare tumori e l’esposizione all’acrilammide, a dosi molto elevate. Non ci sono invece studi sperimentali che possano confermare questo risultato negli esseri umani. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’acrilammide tra i “probabili cancerogeni per gli esseri umani”.

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L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), pur dichiarando che il rischio è molto basso, invita a limitare il consumo di acrilammide. L’esposizione all’acrilammide può essere ridotta scegliendo metodi di cottura salutari, variando la dieta e non abusando di prodotti industriali a base di cereali e patate.

Quantità modeste di acrilammide si sviluppano anche nella tostatura di cereali e caffè. Nel 2016 l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha cercato di stimare a quanta acrilammide alimentare siamo esposti. Sulla tavola degli adulti i principali responsabili dell’assunzione alimentare di acrilammide sono i prodotti fritti a base di patate (fino al 49 per cento dell’assunzione totale), seguiti dal caffè (34 per cento) e dal pane morbido (23 per cento).

Gli esperti della IARC hanno esaminato oltre 1.000 studi scientifici e hanno concluso che non ci sono prove che il consumo di caffè aumenti il rischio di sviluppare il cancro. L’EFSA ha proposto come valore di riferimento per l’acrilammide una dose giornaliera di 170 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno: superando questa dose l’incidenza di tumori aumenterebbe in misura lieve. Secondo i risultati di una ricerca portoghese, un espresso contiene circa 30 microgrammi di acrilammide. Considerando solo l’acrilammide contenuta nel caffè, per un uomo adulto di corporatura media (70 chilogrammi) il rischio di tumori aumenterebbe se bevesse ben 400 tazzine di espresso al giorno.

In sintesi: L’acrilammide che si forma in seguito alla cottura o alla tostatura di numerosi alimenti, in particolare quelli più ricchi di amido, è stata classificata come probabile cancerogeno per le persone.

Precauzioni Importanti

Si sconsiglia l'assunzione di caffè anche nelle donne in gravidanza e nelle madri che allattano al seno. Infatti, i lattanti le cui madri assumono bevande a base di caffè possono andare incontro allo sviluppo di disturbi del sonno.

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Alimentazione Equilibrata e Perdita di Peso

Un vantaggio dell’allattamento può essere una maggiore motivazione nell’adottare una equilibrata alimentazione, la cui inosservanza può essere stata la causa dell’aumento eccessivo di peso durante la gravidanza. Assumere dagli alimenti tutti i nutrienti necessari a formare un latte di ottima qualità produce anche un maggiore equilibrio metabolico che consentirà alla mamma di tornare al peso pre-gravidanza oltre che ristabilire un equilibrio alimentare che le farà guadagnare salute.

È importante che l’allattamento sia gradito alla madre e che vi sia la consapevolezza che vi sono dei reali vantaggi per entrambi i protagonisti. I vantaggi per lo sviluppo e la salute del bambino allattato al seno sono noti. Alcuni studi hanno messo in evidenza anche vantaggi per la mamma, per esempio vi sono evidenze scientifiche sulla riduzione del rischio di tumore al seno.

Infatti, questa credenza, unita a quella che bisogna soddisfare ogni voglia della mamma, porta ad un eccesso di peso oltre i 9-12 chili canonici e anche molto oltre. Diciamo subito che anche durante l’allattamento la mamma non deve mangiare per due, così come spesso credono le donne in gravidanza.

Nella maggioranza dei casi quindi il peso eccessivo della donna deriva dalla squilibrata alimentazione sia in termini di calorie che di nutrienti: tornare ad un corretto regime alimentare, o adottarlo per la prima volta, significa rinunciare a un’alimentazione troppo abbondante e sbilanciata, in una parola tornare alla “normalità”.

Sei o più mesi sono un buon periodo di tempo per rimettersi in forma e l’allattamento è l’occasione per avere più motivazioni ad osservare una dieta equilibrata. Il fabbisogno energetico aumenta per la mamma di circa 500 Kcal al giorno, conseguentemente anche il fabbisogno di macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) oltre ad un maggiore fabbisogno di vitamine e sali minerali preziosi per la crescita del bambino. I nuovi LARN indicano che durante l’allattamento la donna necessita di + 700 ml/die di acqua rispetto ai 2000 ml/die consigliati quotidianamente.

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Per rispettare questi aumentati fabbisogni vale sempre la regola di seguire un’alimentazione bilanciata ed il più varia possibile seguendo le frequenze alimentari della piramide alimentare. I pesci di grandi dimensioni, come spada e tonno freschi o conservati, è consigliabile mangiarli massimo 1 volta alla settimana, perché solitamente contengono maggiori quantità di mercurio e piombo. Avere fretta di perdere peso: un giorno di allattamento fa consumare alla mamma circa 500 Kcal, paragonabili ad un’ora di corsa veloce, oppure un’ora a spalare la neve.

Digiuno Intermittente e Restrizione Calorica

Negli ultimi anni i risultati di alcuni studi hanno mostrato che brevi periodi di digiuno, seguendo strettamente le indicazioni mediche, sembrano portare giovamento alla nostra salute. I benefici sono stati osservati soprattutto in animali di laboratorio, ma anche negli esseri umani. Essi consistono in un generale aumento della longevità e nella riduzione della comparsa di malattie infiammatorie.

Le evidenze scientifiche più solide riguardano tre forme di digiuno: la dieta "mima-digiuno", la restrizione calorica e il digiuno intermittente. La dieta "mima-digiuno" prevede un basso apporto calorico (100-1.100 chilocalorie giornaliere) e di proteine (9-11%), ma elevato in grassi (44-46%) per i giorni 1-5 della settimana; la restrizione calorica prevede la riduzione giornaliera dell’apporto energetico (-20/-40%) ottenuto tramite un minore apporto di tutti i macronutrienti (ma non di vitamine e sali minerali); il digiuno intermittente.

Più che a ciò che si mangia, il digiuno intermittente richiede di fare attenzione a quando lo si fa. Un aspetto che ha una ricaduta anche psicologica, soprattutto per persone che faticano a seguire una dieta proprio a causa delle privazioni che comporta. In linea generale possiamo dire che mangiando soltanto in determinati orari di una giornata (nelle ore di digiuno è consentito soltanto bere acqua e bevande prive di calorie, come il caffè e il tè), per diversi giorni alla settimana, si esauriscono le riserve di zucchero.

Esempi sono la dieta “16:8” (che prevede di consumare i pasti di una giornata nell’arco di 8 ore) e quella “5:2” (che richiede di mangiare regolarmente 5 giorni alla settimana, limitando l’apporto calorico negli altri 2 giorni a 500-600 kcal). Indipendentemente dalla formula, i benefici riscontrati dalla comunità scientifica, perlopiù tramite esperimenti con animali di laboratorio, sono molteplici. In particolare includono un aumento delle capacità mnemoniche e di concentrazione; un miglioramento del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi), che riduce il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari (grazie anche a un effetto di riduzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca) e del diabete di tipo 2; una riduzione dell’infiammazione e un miglioramento delle performance fisiche (perdita di massa e aumento della resistenza).

Precauzioni sul Digiuno

Per seguire uno degli schemi descritti sopra è comunque necessario confrontarsi con un medico nutrizionista, in grado di valutare e monitorare che il regime di digiuno adottato non arrechi danni alla salute. Il digiuno infatti, anche se non estremo, non è adatto a tutti. La comunità scientifica è concorde nel considerare una scelta di questo tipo non alla portata dei minori, delle donne in gravidanza o in allattamento, delle persone affette da diabete di tipo 1, di coloro che sono affetti da malattie croniche o che soffrono o hanno avuto esperienza di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, sindrome da alimentazione notturna, pica, disturbo da ruminazione).

Dieta e Rischio Oncologico

Dopo la rinuncia al fumo di sigaretta, seguire un’alimentazione varia ed equilibrata è il metodo più efficace per ridurre il rischio di ammalarsi di diverse forme di cancro. Almeno un terzo di queste, infatti, sarebbe evitabile grazie ai comportamenti che teniamo a tavola. Tale dato arriva quasi a raddoppiare se si restringe la correlazione ai tumori che colpiscono gli organi dell’apparato digerente (l’esofago, lo stomaco, il colon-retto, il fegato, il pancreas e la colecisti).

Visti i benefici per la salute riportati da diversi studi scientifici, sono stati indagati anche i potenziali effetti di uno schema di digiuno sia per prevenire il cancro, sia per rendere più efficaci le terapie. Tutta la ricerca in questo ambito è molto recente e ulteriori e più ampi studi sono necessari a consolidare risultati per ora preliminari.

Sulla base delle prove attualmente disponibili, possiamo dire che è ragionevole pensare che la restrizione calorica mitighi la tossicità della chemioterapia. Gli studi hanno nel complesso evidenziato un ridotto danno al DNA, un aumento significativo della conta di globuli rossi, bianchi e piastrine, una riduzione dell’affaticamento e un miglioramento della qualità della vita nei pazienti che seguivano lo schema dietetico indicato rispetto a coloro che invece adottavano una dieta tradizionale. La maggior parte dei dati, compresi alcuni prodotti dai ricercatori sostenuti da Fondazione AIRC, sono stati ottenuti da donne con un tumore del seno.

Tabella: Effetti del Digiuno Intermittente

Beneficio Descrizione
Aumento delle capacità mnemoniche Miglioramento della memoria e della concentrazione
Miglioramento del profilo lipidico Riduzione del colesterolo e dei trigliceridi
Riduzione dell'infiammazione Potenziali effetti positivi su malattie infiammatorie croniche
Miglioramento delle performance fisiche Perdita di massa grassa e aumento della resistenza

Consigli Pratici per una Dieta Equilibrata

  • Cereali integrali, verdura, frutta e legumi devono rappresentare la spina dorsale dell’alimentazione.
  • Sostenuti dalle proteine di origine animale (optando prevalentemente per il pesce e le carni bianche).
  • Un occasionale consumo di dolci.
  • Mangiare poco, ma spesso, tenendo sempre a portata di mano qualcosa da sgranocchiare.
  • Mangiare lentamente, masticando bene e riposando dopo ogni pasto.

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