Il Teorema Vegetariano di Pitagora: Storia e Leggenda

Pitagora, una figura poliedrica tra mito e storia. Chi era Pitagora? Il matematico dell’antica Grecia che ha scoperto il teorema che tutti abbiamo imparato a scuola, verrebbe subito da dire. Un filosofo, una figura poliedrica che appartiene più al mito che alla storia, dirà forse qualcuno. O anche uno sciamano, un mago e riformatore politico. E ancora un fisico e musico, taumaturgo e capopopolo. Una specie di santone a capo di una vera e propria setta esoterica che non escludeva le donne. Difficile rispondere.La sua figura si colloca nell’epoca di transizione da una cultura orale a quella scritta, in un secolo che è stato definito miracoloso, il secolo di Budda e Confucio, di Lao-Tse, di Talete, Anassimandro e i filosofi ionici. Tra il 570 e il 480 a.C. circa, sostengono le testimonianze più antiche.

Le Fonti Biografiche

Le biografie che ci sono giunte sono tuttavia opera di autori posteriori di secoli, come Diogene Laerzio, Porfirio di Tiro e Giamblico di Calcide che di Porfirio era stato allievo. E tutte dipendono in larga misura da Nicomaco di Gerasa (II sec. d.C.). Comunemente si ritiene che Pitagora sia nato nell’isola di Samo. Altri autori invece attribuiscono a Pitagora un’origine tirrenica, se non etrusca. In ogni caso, agli occhi dei Greci Pitagora sarebbe stato di origine barbara, approdato a Crotone dalle coste della Lidia, ritenuta il luogo d’origine degli Etruschi che avrebbero colonizzato l’Italia centrale. Una mitica origine etrusca destinata a essere ripresa con connotazioni decisamente italiche in pagine di Giambattista Vico.

Le Virtù Attribuite a Pitagora

Le fonti concordano nell’attribuire qualità straordinarie al sapiente sbarcato sulle coste calabre. È capace di por fine a un’epidemia di peste, di far cessare vento e tempesta, di calmare le onde del mare. Parla agli animali, e ha capacità divinatorie fuori dall’ordinario. Tra le molte virtù ha anche quella dell’ubiquità, tanto da esser stato visto a Crotone e Metaponto nello stesso giorno e alla stessa ora. Molte fonti attribuiscono a Pitagora e ai pitagorici un ruolo rilevante nell’attività politica e legislativa nelle città della Magna Grecia. Lo stesso Pitagora viene presentato come maestro di vita, autorità morale e religiosa, riformatore e legislatore.

La Fine di Pitagora

Ma a Crotone le cose alla fine si misero male per Pitagora, costretto a lasciare la città per trovare rifugio a Metaponto dove morì, dopo un digiuno di quaranta giorni secondo alcuni, per altri trucidato dagli inseguitori al limitare di un campo di fave, davanti al quale si era arrestato. Diceva infatti che bisognava guardarsi dalle fave, ed era «meglio esser catturato che calpestarle». Una storia del tutto inattendibile se si dà credito ad Aristosseno, che vantava la conoscenza degli ultimi pitagorici. A suo dire Pitagora non era affatto vegetariano, amava cibarsi di maialini da latte e teneri agnellini, e tra i legumi apprezzava soprattutto le fave.

La Dottrina della Metempsicosi

Pitagora diceva che «l’anima è immortale e trasmigra in altre specie di esseri animati», che in fondo «si devono considerare della stessa specie tutti gli esseri che hanno vita». Una dottrina che viene messa alla berlina nelle satire di Luciano e nelle commedie di Shakespeare, ma contribuisce a giustificare la sorprendente affermazione di Bertrand Russell: «c’era un serpente nel paradiso filosofico, e il suo nome era Pitagora». Perché mai Pitagora nella subdola veste del serpente tentatore? Perché nell’originario paradiso filosofico greco, nato come una rivolta contro la religione, nella filosofia della natura dei filosofi ionici dove secondo Russell regnava la Ragione (con la R maiuscola), Pitagora ha introdotto la mela del peccato, una forma di orfismo, la dottrina della reincarnazione in un processo di educazione dell’anima nell’eterno ritorno alla sua origine divina, un insieme di detti oracolari e credenze religiose sul mondo ultraterreno, di misteri e rituali divini ai quali era stato iniziato negli anni di formazione. Con lui ha avuto inizio la matematica intesa come procedimento deduttivo e dimostrativo «intimamente connessa con una peculiare forma di misticismo».

L'Influenza di Pitagora

Ne I sonnambuli Arthur Koestler ricorre a un’immagine di rara efficacia. La scena del VI secolo è come quella di un’orchestra in attesa, con ogni musicista intento sul proprio strumento. Poi si fa un silenzio carico di tensione, il direttore entra sul proscenio, tre colpi di bacchetta e dal caos di suoni scaturisce l’armonia. Il maestro è Pitagora, «la cui influenza sulle idee, e dunque sul destino dell’umanità è stata probabilmente più grande di chiunque prima o dopo di lui». Mentre infatti Platone e Aristotele, Euclide e Archimede sono, agli occhi di Koestler, «pietre miliari» lungo il percorso della cultura occidentale, «Pitagora sta all’inizio, là dove si decide quale direzione la strada prendera?».

La Matematica e Pitagora

Oggi siamo molto meno disposti di Russell o Koestler a dare credito all’immagine di Pitagora matematico e scienziato che ci è stata tramandata. «La fama di Pitagora come inventore della matematica e delle scienze matematiche della natura è spiegabile come una distorsione di prospettiva», ha scritto Walter Burkert nel suo fondamentale studio su Pitagora e il pitagorismo che ha orientato le ricerche più recenti. Le scoperte matematiche che la tradizione attribuisce a Pitagora sono prive di qualunque fondamento. «Non ho il minimo dubbio che ogni connessione tra la teoria elementare dei numeri e Pitagora sia puramente leggendaria e di nessun valore storico», ha affermato senza mezzi termini il grande studioso di matematica antica Otto Neugebauer.

Il Teorema di Pitagora

Che dire dunque del teorema sui triangoli rettangoli che porta il suo nome e si insegna in tutte le scuole del mondo? In realtà era noto agli antichi Babilonesi molti secoli prima che il migrante di Samo approdasse sulle coste calabre, così come ai Cinesi e agli Indiani. È stato Vitruvio ad attribuirlo a Pitagora nel De architectura, pur se nel caso particolare di un triangolo rettangolo di cateti 3 e 4, e ipotenusa 5. E da allora è stato ripetuto. Di quel teorema, che caratterizza la geometria euclidea, si conoscono più di quattrocento dimostrazioni.

Il Teorema Vegetariano di Pitagora di Dino Paradiso

Se le vostre conoscenze sulla indigesta matematica ( perchè ce l’hanno insegnata senza metodo, amore e sapore) è ferma al famoso Teorema di Pitagora tra cateti, ipotenusa e quadrati e allora il minestrone dell’attore ortolano Dino Paradiso vi farà ricredere su tante cose: dalla filosofia alla scuola alla coerenza di vita. Merito di un menù da ortolano (sì proprio quello delle battute da caserma) con patata, zucchina e carota, condito dall’attore Bernardino ”Dino”Paradiso con coerenza, musica, rispetto,democrazia, pace, politica e da quella curiosità da facciatosta che lo ha portato a mettersi in contatto con il grande filosofo, guru e influencer del passato come lo chiama lui, sbirciando dal classico buco della terza colonna delle ” Tavole Palatine” a Metaponto.Una storia , tra passato e presente, tra due personaggi che hanno fatto il fegato grosso (con il soffritto di cipolla è ottimo) per invitare i frequentatori dell’agorà metapontina di ieri e di oggi,e non solo, a essere coerenti perchè ” Nessuno è indispensabile, ma tutti siamo utili”. Sopratutto in Basilicata (come è scritto nella Costituzione e nello Statuto regionale) dove le genti di questa terra, che resta una forzatura economica, culturale e amministrativa, devono fare i conti con una ”lucanità” che non esiste, legata a un ceppo sannito lucano, che è stato altro nella storia sul versante campano dell’appennino.Pitagora, profugo da Crotone, prima che venisse fatto fuori con i suoi dall’arrogante e ambizioso Cilone, trovò a Metaponto spazio e accoglienza per continuare a fare il docente- santone. Dino che si fa avanti timoroso ma poi fiducioso racconta al ”Maestro” tutte le contraddizioni della scuola di oggi, fatta di discriminazioni, luoghi comuni ( concetto che meriterebbe un altro libro), difficoltà anche a usare la enciclopedia di casa ( la Utet, chiusa a chiave) che consentirebbe di competere con il figlio del farmacista. Ma c’è sempre l’adorabile mammà, quella dalle cucchiaiate di brodo da sabato estivo, che ti mette in guardia dal violare la credenza e abbeverarti alla fonte del sapere. Tutta un’altra cosa ai tempi di Pitagora, con gli allievi costretti al la disciplina del silenzio e dell’ascolto, alla coerenza e alla condivisione, con la restituzione dei beni dopo otto anni di formazione sul campo. E che dire della concentrazione, dello stare in silenzio o di passeggiare da soli sulla spiaggia (oggi erosa )di Metaponto ?Si finisce nella spirale dei pregiudizi sull’onda del passamano ” Hai visto? E così per Dino si finisce con l’essere scambiati per ”ricchione” e se ti compri il cane, come fanno altri che passeggiano senza che alcuno dica loro nulla, si finisce con l’essere bollati con un lapidario: ” hai visto s’è comprato il cane…il ricchione”.Come se ne esce? Ma con i consigli utili della scuola pitagorica, il rispetto di una dieta che in mantiene in forma e con stili di vita morigerati, senza protagonismi e narcisismi. Altri tempi, se confrontati con la mania dei “mi piace”, dei “post” ( invio nella lingua di Dante) , e dei seguaci virtuali ( usiamo l’italiano visto che il termine follower ai tempi di Pitagora non c’era e calza bene con la Sua scuola) dell’alienante mondo social di oggi. Per farla breve ” misura in tutte le cose”,che i romani tradussero nella massima ”modus in rebus”. E per farlo occorre mettere ordine nella propria vita e invitare altri a fare altrettanto. Come ? Numeri, divisi in pari e dispari, e Pitagora diede preferenza ai secondi perchè non permettono in alcun modo una divisione all’infinito. E qui gli esempi da fare si sprecano con un fascino particolare per il numero ”1” parimpari (pag 66)perchè ogni numero sommato a 1 dà come risultato il suo esatto contrario 1+2=3(dispari) e 1+3=4(pari). Peccato che nella terra dei classici l’analfabetismo e le distanze dalla matematica e da altre scienze ”esatte” (dalla fisica alla chimica) siano ancora enormi. E questo spiega tutti i ritardi della società, del governo e della nostra economia sul piano dell’innovazione. Archimede (sì proprio l’inventore degli specchi ustori di Siracusa, che incendiarono le navi romane) e i brevetti sono pochi e così siamo costretti a comprare di tutto. Benedetto analfabetismo matematico. Ma in tanti, come ricorda Dino, la pensano così e si va avanti così tra speculazioni sul prezzo dei carburanti e luoghi comuni (ci risiamo) sui ”governi ladri” da sempre. E allora? Non resta che seguire ” I versi d’oro” di Pitagora, insegnamenti vegetariani per il corpo e la mente (pag 80) che porta un nutriente e purificatore minestrone da assaggiare ,ma senza strafare, tutti i giorni.

L'Ascetismo e il Vegetarianismo di Pitagora

L'aspetto di un santone indiano, unito al cervello di uno scienziato e alla spiritualità ascetica di un maestro buddista. Un po' Gandhi e un po' Einstein, pura razionalità in salsa new age: ecco l'essenza di Pitagora.«Pitagora non fu né uno specialista della riflessione teoretica né un "santo ne" di tipo primitivo: rientra piuttosto nell'immagine del "sapiente carismatico"», ha affermato Maurizio Giangiulio, esperto di Storia greca. «Appartenne infatti a un'epoca, quella arcaica, preclassica, in cui il "sapiente" deteneva una forma di conoscenza autorevole e multiforme, che rendeva privilegia to e prestigioso chi la possedeva. E sovrumana era considerata, da alcuni antichi cronisti, anche la nascita del filosofo, avvenuta sull'isola di Samo (Mar Egeo) intorno al 570 a.C.: la leggenda lo vuole figlio dell'umana Pitaide e del divino Apollo.Da un lungo viaggio di istruzione intrapreso in Oriente, Pitagora non portò solo conoscenze, credenze e divieti: quando tornò a Samo, nel 538 a.C., a nessuno sfuggì l'enorme fascino che aveva acquisito. Alto e magnetico, vestiva sempre di bianco e portava una ghirlanda d'oro tra i capelli. A conferma della sua straordinarietà, la gente bisbigliava che avesse una "coscia d'oro" (forse una voglia), che sapesse controllare le forze della natura, placare la peste e vedere le vite precedenti di ogni uomo. Ben presto gli si raccolse intorno una folla di studenti: persino le migliori menti della Grecia si recarono a Samo per partecipare alle sue lezioni, nel cosiddetto Emiciclo di Pitagora. Eppure il maestro non si sentiva a suo agio nell'isola natia: come racconta il pitagorico Aristosseno di Taranto, "quando ebbe 40 anni e vide che la tirannia di Policrate era troppo oppressiva, [...] fece vela per l'Italia".

Le Motivazioni del Vegetarianismo

Animalista e vegetariano. A differenza di oggi, il suo regime dietetico non era motivato dai video sui polli allevati in batteria o dalle crociate anticarne rossa dell'Oms, bensì dalla convinzione che, dopo la morte, l'anima si reincarnasse nel corpo di qualsiasi altro essere vivente, animali inclusi. Quindi al bando il cannibalismo: molto meglio far colazione con pane di miglio e miele e cenare con focaccia e legumi. Escluse le fave.

La Scuola Pitagorica

Pitagora aveva trovato la città giusta per fondare la sua scuola. Setta o accademia? A metà fra setta mistico religiosa e comunità scientifica, era un sodalizio aperto solo agli iniziati, non più di 300 persone, sia uomini che donne, selezionate con criteri rigidissimi. Poi "lasciava che per tre anni fosse osservato dall'esterno, per esaminare con quale stabilità e autentico desiderio di apprendere si comportasse e se fosse preparato a tal punto contro la gloria da disprezzare gli onori".«Nella sua predicazione e forse anche nei suoi scritti, Pitagora fondeva insieme intuizioni, formulate in forma non scientifica, che avevano a che fare con la matematica, l'astronomia, la musica, la filosofia, gli insegnamenti morali, la politica. Predicava la trasmigrazione delle anime e metteva in primo piano l'importanza dei nume­ri nella natura delle cose del mondo e dei rapporti umani, ma soprattutto affermava uno sti ­ le di vita speciale, puro ed esclusivo, basato su precetti rituali e pratiche di vita a sfondo ascetico», spiega Giangiulio. Si andava da cose banali, come l'ordine in cui calzare le scarpe (sempre prima la destra) e gli esercizi per la memoria, alle passeggiate quotidiane da soli o in piccoli gruppi nei luoghi più sacri, per evitare di toccare perso ­ ne impure; dalle riunioni nei templi, tutti rigorosamente vestiti di bianco, alla pratica dello sport per curare il proprio corpo, mantenendolo in armonia con l'universo anche attraverso la danza e la musica, che tranquillizzavano l'anima. Il filosofo aveva dimostra­to che anche la musica, proprio come il cosmo e tutte le cose del mondo, si fondava sui numeri. Se n'era accorto, così si racconta, di fronte alla fucina di un fabbro, ascoltando i diversi suoni prodotti dai vari martelli sulle incudini.

La Rivolta e la Morte

Non siete convinti? E tanto basta va a dar forza ai suoi precetti. Ma nulla poté invece contro l'arroganza di Cilone: vedendosi negare l'ammissione alla scuola, all'inizio del V secolo a.C. questo borioso e violento aristocratico fomentò una rivolta contro i pitagorici. I suoi scagnozzi diedero fuoco alla casa in cui erano riuniti, molti morirono tra le fiamme, altri furono trucidati, ma alcune fonti dicono che Pitagora riuscì a salvarsi. La fuga lo portò a Metaponto, dove la sua fine viene descritta in molti modi: chiuso nel tempio delle Muse, dopo 40 giorni senza cibo né acqua; per suicidio, non potendo sopportare l'idea che i suoi amici si fossero sacrificati per salvarlo; o durante la fuga, quando si bloccò di fronte a un campo di fave: Meglio esser catturato che calpestare fave".

Pitagora e il Vegetarianismo

Non c’è bisogno di aver intrapreso studi umanistici per conoscerlo, dal momento che tutti i ragazzi di ogni generazione e scuola si sono cimentati con il suo ‘teorema’; stiamo parlando di Pitagora, filosofo e matematico greco vissuto tra il VI e il V sec. a.C. Se tutti, dunque, sanno come trovare il lato mancante in un triangolo rettangolo grazie a lui, pochi sono a conoscenza che proprio Pitagora è il ‘padre’ della teoria vegetariana. Alla base vi sarebbe stato il profondo rispetto che il filosofo nutriva verso tutti gli esseri viventi, secondo una testimonianza fornitaci da Diogene Laerzio («Si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, colmo di compassione, pronunciò queste parole: "Smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce"»); ma a soffermarsi su quest’aspetto è il poeta latino Ovidio che fa divenire Pitagora un personaggio delle sue “Metamorfosi”. Difatti, la teoria della metempsicosi, che era alla base delle dottrine pitagoriche, si conciliava bene con quella della metamorfosi seguita da Ovidio nei suoi racconti mitici: per il quale tutto si ‘trasforma’ e continua a vivere in qualcos’altro. La metempsicosi fa il suo ingresso nel pensiero filosofico greco proprio con Pitagora (successivamente ripresa da Empedocle e Platone) e consisteva nella credenza che l’anima (psyché) dopo la morte trasmigri in un altro corpo, assumendo nuova forma, che sia essa umana, animale o vegetale.Veniamo dunque a Ovidio. Si racconta che Pitagora si fosse trasferito dall’isola di Samo a Crotone in Magna Grecia, qui aveva fondato una scuola dove impartiva ai discepoli i suoi insegnamenti: «Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi. Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono erbe dolci e tenere. Avete a disposizione il latte e il miele. La terra vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue. Sono le bestie a soddisfare la loro fame con la carne. […] Eppure quell’antica età, cui abbiamo dato il nome di “aurea”, fu felice perché le nostre bocche non erano contaminate col sangue» (Met. XV).

Le Fave e la Morte di Pitagora

Orbene, possiamo certamente affermare che fu Pitagora il primo vegetariano della storia, sebbene - forse per contrappasso - una leggenda narra che morì a causa di un legume, per la precisione le fave. Diogene riferisce che, inseguito da un gruppo di Agrigentini che volevano ucciderlo, Pitagora si trovò dinanzi ad un campo di fave (elemento proibito ai pitagorici) e si fece catturare pur di non attraversarlo, trovando così la morte. Ma perché le fave rappresentavano un tabù per questo filosofo? Ci sono due letture: una lega questo legume al regno dei morti, ossia secondo alcune credenze popolari le fave erano il cibo delle divinità infere e dunque non potevano essere ‘toccate’; un’altra spiegazione è che nella zona di Crotone era diffuso il “favismo”, ovvero una malattia caratterizzata dal deficit di un enzima chiave che provoca anemia emolitica acuta, cioè distruzione dei globuli rossi, e che si accentua quando si ingeriscono fave.

Dieta Bilanciata

In conclusione, con tutta la stima che abbiamo per Pitagora, il consiglio è sempre quello di seguire una dieta bilanciata, dal momento che, se è vero che una dieta vegetariana o vegana è salutare per un adulto, non lo è affatto per un bambino.

Il Teorema Vegetariano di Pitagora di Dino Paradiso: Presentazione

Arriva in libreria il nuovo libro di Dino Paradiso dal titolo “Il teorema vegetariano di Pitagora” edito dalla Herkules Books. La presentazione ufficiale avrà luogo l’11 settembre a Policoro, in piazza Eraclea, in occasione del prestigioso premio Dinu Adamesteanu, che lo stesso attore comico lucano riceverà per aver dato lustro, con il suo lavoro, sia alla Basilicata che alla terra di Magna Grecia.“ La storia -spiega l’autore-è un filo che lega gli uomini e il tempo e spesso unisce uomini e luoghi che per definizione non potrebbero mai incontrarsi. La storia non ha una fine, un limite temporale o spaziale: lei continua. Non c’è nessuna formula matematica che può calcolarla, nessuna legge che può normarla, nessuna invenzione tecnologica che può sostituirla. La storia per questo potrebbe coincidere con il fato oppure confondersi col tempo, e perché no, anche con la fantasia.Comunque la vogliate vedere la storia ha unito i destini di un grande uomo, Pitagora di Samo, e di una terra lontana da lui, la Basilicata. Anzi ha unito tutto questo al destino di un attore comico che sono io. Qualche tempo-prosegue Paradiso- fa misi in scena nello splendido scenario del Tempio di Hera a Metaponto (dove Pitagora trascorse gli ultimi anni della sua vita), un’opera scritta a quattro mani con Antonio Orlando sulla vita di Pitagora che intitolammo il “Pitagora show”, un testo teatrale brillante sulla vita del Maestro che, attraverso un gioco semplice legato alla credenza pitagorica della reincarnazione, mi permette di entrare nei panni dello studente Dino Paradiso così da giocare, in modo comico, ed alternando momenti profondi a quelli più leggeri del racconto.Ecco cosa fa la storia: se sei curioso e segui le sue orme a ritroso, lei ti accompagna nei suoi viaggi e ti mostra cose mai viste. Ed io, appoggiando l’occhio in un foro che sta quasi a un metro di altezza su una delle 15 colonne doriche ancora visitabili, ho visto dall’altra parte proprio il maestro Pitagora intento in una delle sue lezioni che qui teneva. Allora gli ho parlato. Il libro è un dialogo fantasioso, estroso e a tratti fulgido con il maestro sulla sua vita, ma in generale, sulla condizione umana e sulla capacità rivoluzionaria del pensiero e dell’ingegno umano. Si delinea così un personaggio quasi epico che attraverso l’osservazione, l’amore per il sapere, la disciplina, lo studio e la coerenza potrebbe essere annoverato tra i miti eterni. L’Armonia Pitagorica è di sicuro il più grande degli insegnamenti che il Maestro ci lascia.

Conclusioni

Al filosofo greco Pitagora, nato a Samo nel 570 a.C., la tradizione attribuisce numerosi contributi alla matematica, tra cui la celebre elaborazione del teorema sul triangolo rettangolo che porta il suo nome e il teorema della somma degli angoli interni nel triangolo. Tuttavia nella sua scuola, fondata a Crotone in Magna Grecia dove si rifugiò a seguito dell’invasione persiana, discettava, oltre che sulle scienze matematiche apprese da Fenici, Egizi e Caldei, anche di filosofia, musica e metempsicosi, ossia la dottrina che crede nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte e nel suo passaggio tra corpi; e nel “bios pythagorikos” (“la vita pitagorica”), fra i principi da lui ritenuti fondamentali per una vita corretta, vi è l’invito ad intraprendere una dieta vegetariana, configurando, dunque, Pitagora come l’iniziatore nel pensiero occidentale del vegetarianismo. Egli, probabilmente soggetto all’influenza orfica e induista, riteneva che astenersi dal consumo di carne e pesce non solo purificasse l’organismo e garantisse un miglior stato di salute, ma che gli essere umani potessero reincarnarsi in animali e, ancora, che vi fosse uno stretto legame tra animale e uomo che rendeva illecito ucciderli. Così come il filosofo sosteneva che fosse ingiusto e contrario alla natura umana portare indumenti e calzature derivati da essi e sacrificarli agli dèi in libagione. Un compendio del suo pensiero è rappresentato, difatti, dalla sua nota sentenza “coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili”, idee che verranno riprese in considerazione nel II secolo d.C.

Pitagora: Vita e Influenze
Aspetto Dettagli
Nascita Circa 570 a.C., Samo (ipotesi più comune)
Influenze Filosofi come Talete e Anassimandro, sacerdoti egizi, orfismo
Dottrine Principali Metempsicosi (reincarnazione), importanza dei numeri, vegetarianismo
Scuola Fondata a Crotone, Magna Grecia
Morte Circa 495 a.C., Metaponto (varie leggende)

Leggi anche: Funghi in cucina vegetariana

Leggi anche: Hot Dog Vegano Fatto in Casa

Leggi anche: Influenze vegane nella cultura

tags: #il #teorema #vegetariano #di #pitagora #storia

Scroll to Top