Recensioni e Approfondimenti sulla Dietista Irene Traverso

Questo articolo esplora il ruolo cruciale che figure professionali come la dietista Irene Traverso possono avere nel migliorare la qualità della vita delle persone, specialmente quelle affette da demenza. L'obiettivo è fornire una panoramica completa sull'importanza di un approccio multidisciplinare e personalizzato alla gestione dell'alimentazione.

Il Ruolo del Terapista Occupazionale nella Gestione dell'Alimentazione

Per comprendere maggiormente il ruolo del terapista occupazionale nella gestione dell’alimentazione nella persona con demenza, è opportuno illustrare brevemente chi è e di cosa si occupa. Il terapista occupazionale deve il suo nome alla traduzione letterale dell’espressione inglese occupational therapist.

Entrando più nel dettaglio, il terapista occupazionale svolge un ruolo fondamentale nel supportare persone di tutte le età a recuperare o migliorare la loro capacità di svolgere le attività quotidiane, promuovendo l’autosufficienza e la qualità della vita possibili.

Questa figura lavora con pazienti che hanno subito traumi o che convivono con malattie o disabilità, sviluppando piani personalizzati di riabilitazione che tengono conto delle esigenze fisiche, cognitive ed emotive di ciascun individuo: l’approccio del terapista occupazionale - basato su evidenze scientifiche - è patient centered, quindi personalizzato in base alle specifiche caratteristiche della persona e del suo ambiente di vita.

L’obiettivo principale della terapia occupazionale è consentire alle persone di partecipare attivamente alla vita quotidiana, indipendentemente dalle limitazioni fisiche o mentali. Il terapista occupazionale collabora spesso con altri professionisti sanitari per offrire un approccio multidisciplinare, che risponda in maniera globale alle esigenze del paziente.

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Inoltre, insegna strategie per affrontare le difficoltà quotidiane e, quando necessario, adatta l’ambiente o introduce dispositivi assistivi.

L'Importanza della Valutazione Multifattoriale

Uno degli aspetti caratterizzanti l’approccio del terapista occupazionale nasce dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), secondo cui la persona viene considerata come un sistema composto da diversi elementi che hanno influenza l’uno sull’altro (OMS, 2004); si tratta di elementi di natura ambientale o personale, che possono sostenere o limitare la partecipazione della persona alle attività di vita quotidiana.

Attraverso l’analisi dei fattori che influiscono sull’attività dell’alimentazione, in senso favorevole o limitante la partecipazione della persona, il terapista occupazionale comprende quali possano essere i suggerimenti e le soluzioni utili per compensare i problemi e mantenere l’attività.

Fattori Cognitivi

L’orientamento spaziale permette alla persona di posizionare e raggiungere correttamente gli oggetti intorno a sé; supporta l’utilizzo e lo spostamento degli oggetti in modo logico e funzionale rispetto all’attività da svolgere.

Durante la preparazione o la consumazione di un pasto tale abilità cognitiva consente alla persona, ad esempio, di ricercare ciò di cui necessita aprendo l’anta o il cassetto che contiene proprio quanto cercato, di individuare il frigorifero se incassato in una cucina componibile, di apparecchiare la tavola, di versare l’acqua in un bicchiere; infine, aiuta a comprendere a che distanza posizionarsi rispetto agli oggetti (tavolo o piatto).

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Può accadere che la persona con demenza non ricordi se ha pranzato o meno, non ricordi il consueto orario di cena o non discrimini il giorno dalla notte, e quindi mangi a orari inusuali: in tal caso possiamo osservare un deficit di orientamento temporale, ovvero di quell’abilità cognitiva che permette di riconoscere gli orari dei pasti e di rispettare i tempi di esecuzione dell’attività.

Fattori Fisici

Il secondo gruppo di fattori che influenzano l’attività dell’alimentazione riguarda i fattori fisici. Alcuni esempi sono la coordinazione del corpo e la propriocezione, che permettono alla persona di sedersi in maniera corretta a una giusta distanza dal tavolo e di chinare il capo per avvicinare la bocca alla posata. A seguire, la coordinazione degli arti superiori supporta le azioni di afferrare, tenere in mano, usare le due mani contemporaneamente (abilità necessaria, ad esempio, a tagliare la carne o ad aprire una bottiglia d’acqua).

Tra i fattori fisici rientrano inoltre elementi patologici (es.

Fattori Sensoriali

Gran parte delle difficoltà che coinvolgono il paziente con demenza derivano dai fattori sensoriali: ad esempio la difficoltà di riconoscere la temperatura di cibo e bevande, una percezione dei sapori alterata, la possibile ingestione di liquidi fastidiosi (ad esempio perché l’aceto viene scambiato per il vino).

Fattori Psicosociali

I fattori psicosociali comprendono elementi specifici quali: l’ambiente (fisico e sociale), le persone che compongono l’ambiente, le abitudini, la routine quotidiana, la storia personale. Tali elementi possono influenzare positivamente o negativamente il momento del pasto.

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È importante tenere in considerazione le abitudini e la storia personale (orari della giornata, attività professionali svolte in età giovanile e adulta, lavoro domestico), soprattutto per chi assiste la persona con demenza e non la conosce da sempre: aiuta a rispettare i suoi tempi e abitudini e a favorire il momento dell’alimentazione.

Ad esempio, se la persona ha pranzato per 50 anni alle ore 14:00, sarà difficile modificare tale orario; se ha sempre cucinato per i figli ed è stata abituata a pranzare in piedi assaggiando cibo di qua e di là, difficilmente potrà essere convinta a sedersi per pranzare per un lungo tempo; in alternativa sarà utile favorire tale atteggiamento, preparando piccoli spuntini facili da afferrare e posizionandoli in giro per la cucina.

Comprendere la storia personale aiuta a capire quali elementi possono favorire e quali possono ostacolare un comportamento adeguato a tavola, rispettoso della specificità della storia della persona e della sua famiglia (dove veniva consumato il pasto? con chi? quanto durava?

L'Importanza dell'Ambiente

Uno degli aspetti importanti su cui si focalizza l’attività del terapista occupazionale è l’ambiente, che può avere effetti rilevanti in termini limitanti o supportivi. Per aumentare la sicurezza e facilitare l’attività sarà utile creare uno spazio funzionale e libero da oggetti non necessari o di ostacolo (es. sedie o sgabelli), agevolare la visione regolando l’intensità della luce in modo da evitare ombre che rafforzino i deficit percettivi, porre attenzione alle fonti di rumore (TV, radio) se a rischio di disturbo per volume eccessivo o contenuti trattati.

Strategie per Persone con Demenza nelle Diverse Fasi

Se la persona con demenza si trova a uno stadio lieve, è possibile che viva da sola: l’orientamento temporale, la memoria e l’attenzione creeranno le maggiori difficoltà quotidiane; la sicurezza sarà la priorità principale.

utilizzo di timer da cucina sonori o visivi e di promemoria (es.

Il passaggio allo stadio moderato della demenza si presenta difficoltoso sia per la persona che per il caregiver. Alle difficoltà già presenti in stadio lieve potrebbero aggiungersi problematiche relative alla percezione, all’organizzazione spaziale, all’utilizzo corretto degli oggetti, al riconoscimento di parenti e amici, oltre che maggiore sensibilità alla confusione.

Una cucina ben organizzata aiuta a ridurre la confusione e facilita l’accesso agli utensili necessari.

porre sul tavolo una tovaglia a tinta unita, evitando tovaglie con disegni di piccoli oggetti (es.

Nella fase moderata coinvolgere la persona nella preparazione del pasto può facilitare l’assunzione del cibo: si può chiedere alla persona con demenza di lavare o tagliare frutta e verdura oppure di apparecchiare la tavola (ma solo con oggetti ben visibili e facilmente recuperabili, evitando di chiedere di aprire armadi e cercare oggetti non facilmente individuabili).

In fase moderata di malattia il supporto del caregiver è fondamentale nella gestione delle attività in cucina: anche se la persona con demenza può svolgere alcune attività in autonomia, è importante che ci sia una supervisione costante, per intervenire in caso di necessità.

Incoraggiare l’anziano a svolgere le attività in cui si sente sicuro può migliorarne autostima e senso di indipendenza; è importante utilizzare una comunicazione semplice e chiara, per spiegare i passaggi delle attività, eventualmente suddividendoli in istruzioni più piccole e facili da seguire (istruzioni verbali semplici, indicazioni ripetute se necessario ma con tono di voce calmo).

Nella fase grave di demenza i problemi principali riguardano il rifiuto del cibo, difficoltà di masticazione e/o deglutizione, disidratazione ed eventualmente infezioni.

In questa fase può essere utile consultare figure (possibilmente con esperienza con persone con demenza) come il medico otorinolaringoiatra, il dentista, il logopedista, il dietista, dato che i problemi potrebbero essere diversi: comprenderne le motivazioni può aiutare ad affrontare il pasto con maggiore tranquillità e supportare il caregiver nella scelta delle migliori modalità di alimentazione.

adottare ausili utili a favorire il gesto corretto (es.

Conclusioni

Gestire le attività in cucina per persone con demenza richiede attenzione, pazienza e l’adozione di strategie specifiche. Con un approccio mirato è possibile creare un ambiente sicuro e accogliente, che favorisca l’autosufficienza e il benessere possibili.

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