La soia e i suoi derivati sono stati oggetto di numerosi studi negli ultimi decenni. In breve, i fitoestrogeni sono composti di origine vegetale con una struttura chimica e alcune funzioni simili a quelle degli estrogeni prodotti dall’organismo umano.
Cosa Sono gli Isoflavoni?
Gli isoflavoni sono un gruppo di composti fitonutrienti con azione antiossidante. Fanno parte della categoria dei fitoestrogeni, sostanze di origine vegetale simili agli estrogeni sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista funzionale.
Gli isoflavoni sono un gruppo di molecole fenoliche appartenenti ai flavonoidi. La caratteristica che li distingue, e ne segna l’uso in fitoterapia, è la struttura chimica simile agli ormoni estrogeni.
Tre sono i principali gruppi di fitoestrogeni: isoflavoni, cumestani e lignani, ciascuno con caratteristiche specifiche. Le fonti principali di questi composti sono legumi, frutta e verdura.
Tra gli alimenti più ricchi di fitoestrogeni, e più diffusi nell’alimentazione umana sin dai tempi remoti, la soia occupa senza dubbio il primo posto: contiene infatti fino a 100 diversi tipi di fitoestrogeni (soprattutto gli isoflavoni genisteina, daidzeina e gliciteina), oltre a una serie di altri composti che ne fanno un alimento chiave per un’alimentazione salutare.
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I lignani fanno parte delle fibre alimentari abbondanti nei legumi, nelle noci, nei cereali integrali e in frutta e verdura, mentre i cumestani si trovano nei germogli (per esempio quelli della pianta alfa alfa) e nel trifoglio.
Fonti di Isoflavoni
La soia rappresenta la migliore fonte di isoflavoni per costo, concentrazione e reperibilità. Va detto, tuttavia, che non tutti i prodotti derivanti dai semi di questa leguminosa ne sono ugualmente ricchi. Le fonti migliori sono il tofu, il tempeh, il miso, il latte, la farina e le proteine di soia.
In ambito alimentare gli isoflavoni si trovano principalmente nella soia e in altri legumi (tra cui lenticchie e ceci); quantità inferiori si rilevano anche in altri cibi (ad es. cereali integrali e finocchio).
La soia, elemento imprescindibile della cucina orientale, è ormai entrata a far parte anche della nostra alimentazione e può essere consumata come: edamame (fagioli di soia) e soia fermentata (es. miso, tempeh, natto e salsa di soia).
Nelle Leguminosae, famiglia a cui appartengono i legumi appunto, questo gruppo di molecole è stato studiato approfonditamente nella soia, Glycine max L.
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La soia è una pianta originaria dell’Asia orientale, annuale, con le foglie trifogliate, come tutte le Leguminosae, fiori bianchi, rosa o viola, riuniti in grappoli. Tipica è la peluria brunastra che ricopre molte parti della pianta.
In commercio esistono anche dei prodotti contenenti fitoestrogeni, in capsule o compresse.
Tabella: Contenuto di Isoflavoni in Diversi Alimenti a Base di Soia
| Alimento | Concentrazione di Isoflavoni (mg/100g) |
|---|---|
| Tofu | 20-40 |
| Tempeh | 30-50 |
| Miso | 35-70 |
| Latte di Soia | 5-15 |
Benefici degli Isoflavoni di Soia
Si sente spesso parlare dei benefici per la salute legati al consumo di cibi ricchi in fitoestrogeni: la loro fama di alleati dello star bene è in genere meritata. Molti studi hanno infatti mostrato che queste sostanze offrono benefici per il sistema cardiovascolare, aiutano le donne in menopausa a ridurre i sintomi più fastidiosi come le vampate di calore e le sudorazioni notturne, riducono il rischio di osteoporosi e hanno un effetto protettivo contro diversi tipi di tumore.
Gli isoflavoni sono pertanto impiegati al posto della terapia ormonale sostitutiva nel trattamento dei sintomi della menopausa nelle donne. Altri studi seguirono e misero in chiaro il ruolo degli isoflavoni quali simil estrogeni, da somministrare in donne in menopausa per ridurne la sintomatologia specifica.
In numerosi studi si è dimostrata la capacità degli isoflavoni di ridurre l’incidenza del rischio di carcinoma mammario e di fratture ossee; agendo anche sulla riduzione dei disturbi neurovegetativi, quali vampate, sudorazione, eccessiva irritabilità.
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Anche se il meccanismo d’azione non è del tutto chiarito, gli studi pubblicati sono generalmente concordi nel riconoscere quantomeno una riduzione dell’entità e della frequenza di sintomi quali vampate di calore e sudorazione notturna [5], anche se risulta tuttora difficile trarre conclusioni definitive, in ragione dell’estrema variabilità degli studi in termini di tipologia, numero dei soggetti coinvolti, dosaggio utilizzato, concentrazione di isoflavoni non sempre dichiarata e, non meno importante, la variabilità metabolica individuale.
La maggior parte degli studi condotti per accertare le proprietà della soia hanno previsto la somministrazione di 40-60 grammi di proteine di soia al giorno. Tale dose si è dimostrata efficace nel ridurre le vampate di calore, anche se mediamente sono state necessarie dalle quattro alle sei settimane per ottenere i primi risultati tangibili.
La stessa indicazione emerge da uno studio di coorte effettuato in Giappone su 42.462 donne di età compresa tra 40 e 59 anni che facevano elevato consumo di isoflavoni di soia e risultavano meno a rischio di problematiche cardiovascolari, come infarto e ictus; l’effetto risultava più pronunciato nelle donne in post-menopausa [10].
Nel 2011 la North American Menopause Society raccomandava una moderata assunzione di soia come parte di uno stile di vita salutare, sulla base dei più recenti studi osservazionali, secondo i quali la soia aveva mostrato un effetto positivo sulla prevenzione del cancro al seno e all’endometrio [1].
La genisteina, insieme agli altri fitoestrogeni, sembra anche in grado di far diminuire il rischio di malattie cardiovascolari, grazie ad un’azione antiaggregante piastrinica e alla capacità di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. In particolare, gli isoflavoni sono in grado di diminuire il livello di colesterolo LDL e di aumentare il colesterolo HDL.
Secondo le più recenti ricerche è stato dimostrato, come da una metanalisi del 2012, che gli isoflavoni di soia aumentano significativamente (54%) la densità minerale ossea e riducono di circa il 23% la deoxipiridolina (marker urinario di riassorbimento osseo).
Le proteine vegetali presenti nella soia aiutano ad assorbire meglio la vitamina D e a fissarla nelle ossa, rinforzando il sistema osteoarticolare così da allontanare il pericolo di osteoporosi. Grazie alle vitamine A, B, C e D e agli amminoacidi essenziali, la soia risulta essere un efficacissimo antiossidante; uno studio dell'Università di Singapore rivela che la soia è un antiossidante molto più forte della Vitamina C e del vino rosso.
La soia viene spesso scoperta proprio quando si inizia una dieta dimagrante dato che ha una grande capacità di accelerare il metabolismo, aiutando l'organismo a bruciare calorie e grassi più rapidamente; la soia aiuta a combattere le malattie di tipo cardiovascolari contrastando la formazione di colesterolo cattivo, elasticizzando le arterie e lavorando contro l'azione dei radicali liberi.
L'uso della soia è quindi indicato per le donne e gli uomini in età avanzata, cioè quando la fragilità ossea può diventare significativa.
Controindicazioni ed Effetti Collaterali
Quindi perché c’è chi mette in guardia dall’assumere estrogeni di origine vegetale? La risposta a questa domanda è racchiusa nella somiglianza tra i fitoestrogeni e gli estrogeni umani. In particolare, è stato osservato che in alcuni casi le molecole vegetali si comportano come interferenti endocrini, ovvero, a seconda del contesto, possono ampliare o ridurre l’effetto degli estrogeni endogeni (cioè prodotti dall’organismo), comportando effetti negativi per la salute. Attenzione però a non generalizzare.
Per contro, secondo una recente revisione ad opera della Cochrane, non c’è sufficiente evidenza di un’azione degli isoflavoni sul profilo lipidico. In merito al potenziale effetto protettivo della soia nei confronti dei tumori - in particolare di quello al seno e alla prostata - i risultati degli studi pubblicati sinora sono estremamente contrastanti e non conclusivi.
In effetti, in quasi tutti gli studi sulle presunte proprietà anticancro della soia, ci sono numerose variabili di cui occorre tener conto poiché potrebbero alterare il risultato finale: uno di questi riguarda la quantità di soia effettivamente presente all’interno della dieta - e che sappiamo essere mediamente maggiore nella popolazione asiatica rispetto a quella occidentale [19]. Per questo, i lavori di revisione che comprendono studi effettuati sia in Oriente che in Occidente potrebbero dare risultati contrastanti.
La soia è generalmente ben tollerata nelle dosi comunemente usate a scopo alimentare. Raramente questi alimenti o gli integratori a base di isoflavoni hanno effetti tossici o provocano effetti collaterali. Secondo gli ultimi studi, anche le segnalazioni sul possibile effetto gozzigeno sarebbero prive di fondamenti.
L'assunzione di isoflavoni può comportare insorgenza di mal di stomaco o nausea. Reazioni allergiche gravi a prodotti a base di queste sostanze sono rare: è bene però avvertire il medico nel caso in cui si noti un qualsiasi sintomo di reazione allergica grave (rash cutaneo, prurito, gonfiore specialmente se a carico di viso, lingua o gola, forti capogiri, problemi di respirazione).
Nonostante oltre due decenni di intensa ricerca sul ruolo degli isoflavoni e malgrado molti studi siano stati pubblicati sugli effetti di queste molecole, non c’è ancora consenso nella comunità medica sulla loro reale efficacia. Questo probabilmente è dovuto a diversi fattori: differenti formulazioni e dosaggi di isoflavoni utilizzati negli studi o una durata di trattamento variabile oltre al fatto che gli studi sono limitati dalla piccola dimensione del campione e da alti tassi di abbandono.
Va detto, comunque, che esistono poche evidenze che i supplementi a base di isoflavoni abbiano gli stessi effetti degli alimenti ricchi di queste sostanze. In attesa di ulteriori indagini occorre tener presente che nel campo della fitoterapia il principio attivo (ad es. isoflavoni) isolato dal suo fitocomplesso (ad es. l'insieme di sostanze contenute nella soia) dimostra, a parità di dose, quasi sempre un'efficacia minore.
L'efficacia estrogenica degli isoflavoni, infatti, pare sia fortemente vincolata alla capacità della flora batterica intestinale di trasformare la daidzeina (il flavonoide maggiormente presente nella soia) in equolo, il quale presenta attività estrogenica significativamente maggiore rispetto alla daidzeina.
Tra i benefici che offre la soia vi sono la regolarità intestinale ma anche la capacità di tenere a bada glicemia e colesterolo. Grazie alla presenza degli isoflavoni, si è dimostrata utile alla sfera femminile per il trattamento dei disturbi legati alla menopausa. Ha, però, grandi controindicazioni, se consumata in eccesso: le stesse molecole positive possono dare spiacevoli controindicazioni.
La soia non ha particolare controindicazioni purché non se ne faccia un abuso, dato che l'uso eccessivo della soia (soprattutto se di natura OGM) può portare all'insorgere di allergie e vomito. L'assunzione di soia ed estratti contenenti isoflavoni è sconsigliata ai neonati e alle donne in gravidanza, poiché i fitoestrogeni passano nel liquido amniotico e possono alterare lo sviluppo delle ghiandole endocrine del feto. I fitoestrogeni, inoltre, possono interferire con la funzione della tiroide, pertanto la soia (e i suoi derivati) è sconsigliata in caso di patologia tiroidea.
- Diminuzione dell’assorbimento di minerali quali ferro, calcio, magnesio: l’acido fitico contenuto nella soia, soprattutto nella buccia del seme, è in grado di chelare microelementi, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo.
- Presenza di OGM: circa il 90% della soia coltivata è geneticamente modificata.
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