Il Lavaggio del Cervello per Dimagrire: Funziona Davvero?

Il desiderio di perdere peso ha portato allo sviluppo di diverse strategie, alcune delle quali si basano su principi psicologici. Una di queste strategie è il cosiddetto "lavaggio del cervello", che mira a modificare le convinzioni e i comportamenti alimentari attraverso la persuasione e la suggestione.

Allen Carr e il Metodo Easyway

Allen Carr fu un londinese che iniziò la sua carriera come ragioniere e poi diventò uno scrittore di saggi per liberarsi dalle dipendenze in generale. Alenn Carr iniziò a fumare a 18 anni durante il servizio militare e riuscì a smettere solo il 15 luglio 1983, a 48 anni, dopo aver passato una vita a fumare da 60 a 100 sigarette al giorno. Dopo una visita da un ipnoterapeuta, nella strada verso casa, Carr affermò di aver capito come poteva smettere di fumare da due informazioni: la prima gliela fornì il terapeuta, dicendogli che lui era semplicemente un tossicodipendente da nicotina, la seconda un manuale medico, che spiegava cosa comportasse la dipendenza da nicotina, cioè un senso di insicurezza e di vuoto. Egli sostiene che queste due informazioni gli consentirono immediatamente di capire come smettere e da allora non toccò più una sigaretta, e il suo desidero di spiegare alla maggior parte delle persone come avesse fatto a smettere lo portò a dedicare tutto il suo tempo a quello che diventò poi un grande business. Alenn Carr aprì 70 centri Easy Way in tutto il mondo e in seguito pubblicò libri anche sul successo personale, sulla dipendenza da alcool, dal cibo, sulla paura di volare e sulle preoccupazioni. È morto a 72 anni di cancro ai polmoni, nel 2006.

I suoi libri sono sbarcati in Italia nel 2005, il primo dal titolo "È facile smettere di fumare se sai come farlo". Il libro di Alenn Carr si basa molto su quello che ho in altri articoli (vedi l'articolo "la dieta: quando funziona") chiamato "il lavaggio del cervello", cioè fa leva sulla psicologia del lettore cercando di convincerlo che il suo sovrappeso non è dovuto al fatto che mangia troppo, quanto al fatto che il nostro organismo non è stato progettato per mangiare determinati alimenti e determinate associazioni alimentari.

Come Funziona la Dieta di Carr

Nei primi capitoli, ripete fino alla nausea che la sua dieta non prevede il calcolo delle calorie né il controllo delle quantità: si può mangiare quello che si vuole dei propri alimenti preferiti... Ma dopo qualche capitolo, ecco che arrivano i dolori. Come ho spiegato diverse volte, le diete si dividono in due categorie: quelle che non ti pongono limiti di quantità, ma un sacco di limiti di qualità e varietà; e quelle dove puoi mangiare quello che vuoi ma devi controllare le quantità. La dieta di Carr è del primo tipo. Secondo Carr, infatti, non siamo fatti per mangiare carne né latte e dovremmo astenerci dall'assumere svariate associazioni alimentari. Il cibo di elezione per Carr è la frutta, che dovremmo assumere da sola, mentre proteine e carboidrati non sono da associare insieme, né la frutta con altri cibi, dunque si possono mangiare solo carboidrati con verdure o proteine con verdure.

Insomma una dieta con tantissime limitazioni che compensano il fatto che possiamo mangiare a volontà i nostri cibi preferiti. Tutte le diete funzionano, su qualcuno, se seguite alla lettera, dunque anche la dieta di Alen Carr funziona se seguita alla lettera, ma di certo non da tutti. Quel 30% di possibilità di sgarrare previsto dal metodo Easyweigh è più che sufficiente per mandare tutto a pallino, per un soggetto che ha un appetito anche di poco superiore alla media. D'altronde è difficile pensare di poter andare avanti con restrizioni veramente difficili da tollerare, quelle restrizioni previste dalla dieta di Carr.

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Ma il concetto di fondo è che non ha senso complicarsi la vita con vincoli molto restrittivi solo per la possibilità di non dovere contare le calorie o in qualche modo limitare le quantità: bisogna comprendere che, molto semplicemente, le quantità sono limitate dal fatto che le restrizioni rendono il cibo molto meno buono ed è per questo che si mangia meno! Poi, se volete credere che è una illusione il fatto che il cioccolato e la salciccia sono appetibili...

Il Ruolo del Cervello nell'Alimentazione

Fra le molteplicità delle cause proposte per spiegare l’obesità, l’iperalimentazione, nonostante la sua ovvietà, per molto tempo non è stata considerata che marginalmente dalla comunità scientifica. Gli esperimenti sul comportamento alimentare consentono di affermare che in condizioni di normalità il senso di sazietà interviene facendo interrompere l’assunzione di cibo come se attraverso particolari stimoli e sistemi ormonali siamo in grado di capire che il pasto una volta digerito e assimilato fornirà nutrimento sufficiente a riportare l’equilibrio.

Prima di tutto, può esserci utile leggere un articolo di Luca Doninelli pubblicato sul quotidiano “Il Giornale”. “Estate, vacanza, mare, costume da bagno. Chili di troppo da smaltire. Dieta. Palestra. Sauna. Eccetera eccetera. Ma il dato è, caro lettore, che l’85% dei tentativi di mettersi a dieta fallisce. E’ un dato su cui riflettere. Vuol dire che su 100 euro spesi da dietologi, 85 sono soldi buttati via. Il dietologo da parte sua, intasca i soldi senza nessun senso di colpa. La colpa, infatti, non è sua. Una delle prime cose che il dietologo vi dice è che c’è in giro una gran quantità di ciarlatani che promettono diete miracolose. Per dimagrire bisogna faticare. Il fatto è che un obeso non ha soltanto il problema di dimagrire. C’è un altro problema: quello di non riuscire a mettersi a dieta. E più è grosso il primo problema e più è grosso il secondo. Dunque, l’obeso va dal dietologo e gli dice: non riesco a dimagrire. E il dietologo gli risponde: si metta a dieta. Cioè: proprio la cosa che non riesce a fare.

L’obesità su base psicosomatica, implica necessariamente un’iperalimentazione come conseguenza di uno stimolo emozionale. La sovralimentazione pertanto in questo caso sarebbe una risposta di tipo conscio a problemi esterni, che interagiscono con la particolare situazione interna di stress e confusione della persona (Kaplan & Kaplan, Robbins). Simili analisi sono state suggerite per spiegare il comportamento bulimico (Mizes). I primi tentativi volti a far confluire i risultati di laboratorio, condotti su animali da esperimento resi obesi a causa di lesioni del nucleo ventromediale, e il comportamento di persone obese risale a (Schachter). Egli dimostrò una sorta di analogia comportamentale fra gli animali e le persone per quanto concerne il rapporto patologico con il cibo. Entrambi rilevano, rispetto ai gruppi controllo, una maggiore sensibilita verso gli aspetti palatali degli alimenti, minore disposizione al sacrificio per ottenere il cibo e una sorta di incapacità di compensazione calorica, infatti, continuavano ad alimentarsi con la stessa intensità sia a digiuno sia dopo l’assunzione di cibo, se questo risultava molto appetibile. L’atto del nutrirsi diventa così dipendente non dagli stati fisiologici di fame e sazietà ma diventa il complesso risultato di sensazioni emozionali elaborate proprio nell’area limbica responsabili dei sentimenti di piacere e bisogno, prelibatezza e scelta edonistica del cibo.

Le endorfine sono capaci in certe persone e a seguito di particolari stimoli di spostare la soglia del dolore ma, le difficoltà ci rendono migliori solo quando il SISTEMA LIMBICO reagisce positivamente liberando dopamina per convincerci che è giusto soffrire per poi vincere. Ogni stimolo dell’ambiente esterno provoca contemporaneamente, emozioni, pensieri, e modificazioni organiche capaci di determinare una cascata di eventi tramite neuropeptidi, come la GASTRINA, la COLECISTOCHININA e molti altri, definiti sostanze informazionali” cioè capaci di trasportare informazioni e condizionare il nostro comportamento quanto la mente.

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Mediante l’iniezione di una dose di adrenalina in alcuni soggetti, che credevano si trattasse di una semplice vitamina per migliorare la capacità visiva, studiarono le reazioni comportamentali. Alcuni provocatori, avevano un comportamento euforico, altri aggressivo, e dopo aver inveito, uscivano sbattendo la porta, atri denunciavano pruriti e nausee. Quelli che non erano stati informati (2) e, quelli che avevano ricevuto informazioni fuorvianti (3), si dimostrarono i più influenzabili da parte dei provocatori. Riferirono di essersi sentiti euforici o molto irritati, secondo il tipo di agitatore che era stato loro abbinato.

Più scientifico appare allora lo studio comportamentale condotto su animali da esperimento, ad esempio mediante una ESB, (Electrcal Stimulation of the Brain). Questa scoperta avvenne per caso nel 1954, ad opera del dott. James Olds mentre studiava la stimolazione avversativa di un treno di impulsi elettrici nella formazione reticolare del cervello dei ratti. Per puro caso, per errore, un elettrodo venne posto nell’ipotalamo. Come da protocollo, ogni volta che l’animale si avvicinava ad un angolo della gabbia veniva inviata un’onda sinusoidale a 60 cicli e con stupore a seguito di quella scarica elettrica il ratto non solo non fuggiva ma “anzi vi tornava rapidamente dopo la breve uscita che seguiva alla prima stimolazione, non solo ma assurdamente vi ritornava ancora più rapidamente dopo un’uscita ancora più breve a seguito della seconda stimolazione. In che modo funzioni lo stimolo elettrico della ricompensa è ancora controverso, certo che la zona cerebrale più studiata è il fascicolo pro-encefalico mediale MFB (medial forebrain bundle). Questo fascio, sembra esercitare una sorta di rinforzo motivazionale.

Applicando una clips da carta o una pressione telecomandata, apparentemente non dolorosa, alla coda del ratto due volte al giorno provocava un incremento dell’assunzione calorica giornaliera del 129%, rispetto ad animali controllo che non subivano tale trattamento, e che avevano libero accesso allo stesso tipo di cibo. Rowland e Antelman proposero, e studi psico-comportamentali recenti lo confermerebbero che lo stress prolungato e poco aggressivo possa, allo stesso modo, indurre iperfagia anche nelle persone. Koob, Fray e Iversen dimostrarono negli anni successivi che lo stesso fastidioso stress, applicato alla coda del ratto era in grado di far correre l’animale attraverso un labirinto poter rosicchiare un tronchetto di legno con il quale distrarsi. Questo bisogno orale compulsivo è una malattia che rappresenta una sorta di auto terapia. Tuttavia modi diversi di ottenere questo piacere, potrebbero rappresentare un aiuto nella cura di questo disagio.

Storia di G. G. Rea

Rea è un facoltoso uomo d’affari, ma è soprattutto un paziente da alcuni anni. Ricordo ancora le mie sensazioni contrastanti durante la prima visita. Bassa statura, voce strozzata dall’obesità e movimenti resi goffi da un addome molto sporgente. I risultati delle prime analisi forse innervosirono lui: dei suoi 120 chili di peso, quasi la metà era costituita da massa grassa. Gli chiesi il motivo della visita, lui mi rispose: “Il mio corpo è stato plasmato dai migliori cuochi, ma le rozze conoscenze mediche e i bypass non bastano a risolvere la mia insufficienza cardiaca. Sono qua perché sono disposto a mangiare di meno, pur di continuare a mangiare”.

Perché una persona intelligente e con tanta gioia di vivere si riduce a mangiare, bere o fumare tanto da morirne? Perché è una persona malata e la malattia colpisce tutti, belli e brutti, intelligenti e stupidi. Le medicine non fanno male, piuttosto fa male essere nella condizione di doverle assumere. In due parole, essere malati.

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Il successo terapeutico dipende da quattro passaggi fondamentali: visita accurata, prescrizione degli esami clinici di approfondimento, diagnosi e terapia. Il vero successo non è perdere peso. Il vero successo è mantenerci magri nel tempo, assumendo nei confronti del cibo un atteggiamento gioioso anziché morboso. Per raggiungere questo obiettivo servono circa quattro anni, durante i quali viene progressivamente diminuita la somministrazione di farmaci. Il paziente è come un guerriero che, giorno dopo giorno, costruisce la propria corazza; citando Goethe, “non è forte colui che non cade mai, ma colui che cadendo si rialza”. Prima di poter accettare le cure, però, dobbiamo essere consapevoli di essere malati. “Non ho dolore, quindi sono sano”: è il più grande inganno in cui possiamo cadere. Fumare troppo o avere una pancia troppo sporgente può non causare dolore, ma sono gravi segnali per la nostra salute.

Il questionario messo a punto dal Dott. Claudio Saluzzo ha la scopo di misurare tre dimensioni del comportamento alimentare : restrittività, disinibizione e sensibilità alla fame, estese all’elemento forma e cura del corpo.

Manipolazione Mentale e Consapevolezza

Studioso e ricercatore di tecnologia della persuasione, per decenni al servizio delle multinazionali e addestratore a sua volta di manipolatori mentali, Eldon Taylor mette a nudo scomodi retroscena, ma offre anche un sistema di "depurazione mentale": immediato riconoscimento delle influenze esterne, semplici esercizi di ripristino dell'autonomia di scelta e tecniche di pulizia del subconscio. Se infatti è innegabile che la manipolazione esista e sia in corso, è altrettanto vero che si possa reagire invece di temere di essere impotenti. Ma c'è di più: prendendo consapevolezza dei meccanismi attraverso cui opera la manipolazione, si può sfruttare questa capacità mentale a proprio vantaggio.

Dieta e Cervello: Un Legame Stretto

Fate la dieta ma non riuscite a dimagrire? E' colpa del vostro cervello. Anzi, la dieta flop è colpa di alcuni neuroni. Lo studio focalizza l'attenzione sull'attività di alcune cellule cerebrali, che innescherebbero il meccanismo di riduzione dei consumi giornalieri a dispetto di un abbassamento del quantitativo di risorse immesse nell'organismo. "Quando mangiamo meno il nostro corpo compensa e brucia meno calorie, cosa che rende più difficile il perdere peso.

I ricercatori nello studio della dieta che non fa dimagrire hanno testato il ruolo di un gruppo di neuroni in una regione del cervello conosciuta come 'ipotalamo'. I neuroni AGRP, sono famosi per il loro ruolo nella regolazione dell'appetito: quando vengono attivati, ci fanno mangiare, quando sono completamente inibiti possono portare all'effetto contrario: ossia al risparmio energetico. La conclusione? I neuroni AGRP sono fattori che contribuiscono al ''termostato calorico'' che regola il nostro peso, regolando quante calorie bruciamo: quando attivati. Tale neuroni ci rendono affamati e ci portano a mangiare, ma quando non c'è cibo disponibile, agiscono per risparmiare energia, limitando il numero di calorie che bruciamo. Ecco perché in questi casi chi fa la dieta non dimagrisce. Niente perdita di peso e dieta buttata via.

"Questo studio potrebbe aiutare nella progettazione di terapie nuove o migliorate in futuro per contribuire a ridurre gli eccessi di cibo e l'obesità.

Stress e Cortisolo: Un Cocktail Ingrassa

Nel mondo moderno lo stress è ormai all’ordine del giorno e, quando diventa cronico, dobbiamo fare i conti con la nostra bilancia. La responsabilità dell’incremento di peso in condizioni di stress cronico è da imputare al cortisolo, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. Il cortisolo raggiunge un picco massimo alle 8 del mattino seguito da altri 3 picchi alle 12, alle 16 e alle 20. Nel corso della notte l’attività è quasi nulla. In pratica, passiamo in pochi istanti da una situazione di relax ad un assetto di guerra.

La differenza abissale che distingue l’uomo primitivo rispetto a quello moderno è che nella preistoria la lotta o la fuga c’erano effettivamente, e ciò permetteva di consumare tutti gli zuccheri rilasciati nel sangue. Per l’uomo moderno invece, i fattori stressanti sono di natura diversa per esempio il lavoro, problemi socio-economici, famigliari contro i quali non vi può essere nessuna reazione fisica bensì solo tensione psicologica. Indovinate dove? Sull’addome, sotto il mento e dietro al collo, zone tipiche di accumulo dell’uomo ipercortisolico.

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