Madri Italiane: Amore, Sfide e Identità nel Mondo

La mamma italiana è famosa in tutto il mondo per la sua unicità: protettiva, presente, complice, apprensiva, ha un attaccamento molto forte verso la sua famiglia e soprattutto verso i suoi figli; è una grande cuoca ed una impagabile viziatrice. Soddisfa i bisogni di tutti ancor prima che si manifestino. Il segreto delle madri, anche quelle che non sanno o non vogliono esserlo: la capacità misteriosa di diventare un posto che accoglie tutto quello che succede nel cammino, tutto quello che viene e che c’è. La capacità di tenere insieme quel che insieme non sta. Di ricordare daccapo, ogni volta, da dove passa la vita e perché.

Guardando l’Italia dal finestrino di un treno, si percepisce un calore che pervade attraverso il vetro. Sorridere all’idea di vivere lontano aiuta a capire davvero cosa sia il legame verso il proprio paese di origine. È un dolore sordo che accompagna tutti coloro che vivono all’estero da tanti anni, un sentimento che si acuisce quando si diventa mamma e non si è più soli.

La Maternità e la Solitudine all'Estero

Pensare che diventare mamma fosse il gesto d’amore più grande in assoluto - quindi motivo di gioia e felicità, è vero, ma ora si sa che non è l’unica sfaccettatura della maternità. Se una persona non ha una rete solida di sostegno, immagino sia durissima. Chi è neomamma, e lo è all’estero per giunta, sa esattamente a cosa ci si riferisce. Niente nonne/i, zii/e, amiche o amici, a cui affidare di tanto in tanto i propri bambini, o con i quali andare ai giardinetti.

Proprio per approfondire questi temi nel marzo 2012 è stato aperto un blog, mammitudine, che ha compiuto dieci anni. Scrivere il blog è stata una vera conquista, un esercizio quasi terapeutico. Ha permesso da un lato di esprimere il proprio sentire, facendomi spesso anche capire meglio quello che si stava vivendo nel momento, dall’altro è diventato un luogo di incontro, anche se virtuale, dove scambiare consigli sulla maternità e condividere esperienze: un personale antidoto alla solitudine. Un luogo di svago e sfogo, come dicevo anche nel mio primissimo post.

Alcuni post hanno raggiunto le 2.000 visualizzazioni e talvolta si sono avuti fino a 40 commenti. È stata trovata una risorsa davvero preziosa nel gruppo delle mamme italiane a Vienna: incontrare, stavolta dal vivo, altre donne nella stessa situazione, costruire amicizie profonde e condividere, oltre alla maternità, anche i problemi legati all’emigrazione è stato importantissimo.

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"Mamme Italiane nel Mondo": Storie di Donne con la Valigia

“Mamme italiane nel mondo” raccoglie 19 storie vere di mamme expat che hanno lasciato la loro terra, la famiglia e le certezze. Le protagoniste di “Mamme italiane nel mondo” sono donne con una valigia in mano e i figli nell’altra. Stella è l’ideatrice del libro “Mamme italiane nel mondo” e il suo è un sogno americano in chiave moderna. Dopo un’esperienza negli USA attualmente vive in Italia, ma si sente sempre legata alla condizione di mamma expat.

“Siamo rientrati in Italia dopo aver vissuto il sogno americano” racconta “Ma la nostra non è una meta definitiva. Non sappiamo se dovremmo ripartire. Era arrivato il momento di fare le valigie, senza se e senza ma. Alla fine abbiamo deciso di rientrare in Italia perché abbiamo trovato dei buoni collaboratori sul posto e la nostra presenza fisica tutti i giorni non era più indispensabile. Molte operazioni del suo lavoro infatti, incluso l’acquisto degli immobili, sono possibile online. Mio marito continua a viaggiare una volta al mese almeno, con l’obiettivo di rendere tutto il più automatico possibile.

L'Esperienza in Florida: Tampa vs. Miami

Se si pensa alla Florida, il pensiero corre subito a Miami. “Tutti pensano subito a Miami: grattacieli, vie modaiole, caos e locali notturni. Noi invece ci siamo stabiliti a Tampa: luogo di pensionati e famiglie. Potrebbe sembrare un luogo noioso, eppure quando hai dei bambini piccoli non potresti chiedere di meglio. Le single family homes che sono il sogno italiano, lì sono la normalità. Personalmente preferisco i condomini, per cui noi abbiamo vissuto in un residence. Ma ogni giorno avevamo l’occasione di visitare tantissime single family homes grazie al lavoro di mio marito.

Ho avuto la fortuna di avere a che fare sempre con case nuove e accuratamente rifinite: mi occupavo di home staging di case di ogni tipologia e calore (dai 100 mila dollari fino a un milione di dollari). La particolarità di queste case di uso comune è la versatilità, e la facilità di modifiche interne: mura di cartongesso, porte leggerissime, moquette quasi in ogni stanza (esclusa cucina e bagno). Armadi a muro grandi come stanze, che ho scoperto essere comodissimi per vestiti, oggetti, scarpe, ma anche per nascondere lavatrice e asciugatrice.

Le Sfide della Quotidinità e l'Importanza della Lingua

“L’ironia è il sale della vita. Diciamo pure che è facile vederla divertente quando poi torni in patria, immersa nei tuoi affetti, sei a casa tua e tutto va come vorresti. La vera difficoltà comunque non sono i primi periodi perché all’inizio il “nuovo” ti attrae, ti incuriosisce. Poi smette di elettrizzarti e allora ti ritrovi a fare i conti con la nostalgia, la quotidianità (che non è esattamente quella che vorresti) e la mancanza della tua terra (odori, sapori, calore umano, cibo, caffè, tutto). Ecco in quei momenti non ti viene proprio da ridere.

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La scuola di Gabriel, complice una lingua che lui non conosceva, ha avuto un inizio davvero in salita, ma per fortuna con il tempo tutto si é risolto e abbiamo raggiunto una bella integrazione. Se sapete che vi state trasferendo in una determinata città, fate in modo che vostro figlio arrivi con una base di lingua straniera. Sarebbe stato tutto più facile se Gabriel avesse imparato l’inglese prima. Arrivare lì e non sapere una parola di inglese è stata dura.

Ricordo bene le scene di lui convinto di doversi proteggere da tutto e tutti. Anche un semplice coetaneo che gli diceva con convinzione ‘Do you wanna play with me?’ magari serio, bastava per fargli venire gli occhi pieni di lacrime chiedendomi ‘mamma ma che vuole da me?’. È stata dura. Per lui e per me, che come mamma expat quando vedevo queste scene tornavo a casa a flagellarmi con il mantra ‘sono una pessima madre’ ripetuto all’infinito.

La Ricerca di Sé e il Ritorno a Casa

Nel libro si racconta del tuo sentirti Alice alla ricerca del Bianconiglio. “È quella sensazione di rincorrere qualcosa che in realtà non esiste. L’inseguire ostinatamente quello che si crede possa essere la svolta della nostra vita, la risposta ai nostri problemi. Alice trova nel suo paese delle meraviglie tutto quello che desiderava, ma poi si rende conto che non è davvero quello che voleva, che quel mondo strano e assurdo poteva essere divertente e curioso per un po’, ma non per sempre. L’America è così lontana e così pubblicizzata nel nostro paese che sembra la meta più ambita da chi vuole realizzare i propri sogni.

Che ci siano grandi opportunità lavorative è vero, e l’azienda di mio marito ne è una prova. Ma io non ho trovato quello che cercavo. Mi sono meravigliata di tutto ciò che ho visto, sono stata felice e orgogliosa di questa esperienza, ma non nego che la parte più bella, per me, è stata tornare a casa. Proprio come Alice, che correndo correndo, alla fine, si ritrova di nuovo nel luogo che aveva criticato tanto e che alla fine, dopo l’esperienza avuta, le sembra il più bello del mondo. Quest’anno americano è servito anche per apprezzare di più al rientro la socialità degli italiani: l’educazione, il valore delle parole, dei profumi.

“I nostri figli hanno imparato a lasciare le loro case. La nostra casa siamo noi, con le nostre cose. Le mura hanno un valore relativo. Io e mio marito abbiamo traslocato 7 volte in 8 anni e Gabriel è abituato a questi cambiamenti. Sono dei viaggiatori nati. Alison e Gabriel vivrebbero in albergo. In futuro mi piacerebbe restare più possibile in Italia, per permettere ai bambini di godere la vicinanza dei loro parenti finché piccoli. Inoltre ho molta fiducia nell’istruzione italiana ma poca nelle sue opportunità lavorative attuali. Credo fermamente che il mondo dovrebbe essere un posto dove poter vivere e contribuire in modo costruttivo a prescindere dal paese di nascita, e spero che i miei figli lo vivano più possibile.

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