In ogni cultura e in ogni epoca, la figura della mamma si erge come un pilastro fondamentale della società e della vita umana. È colei che, con un gesto di amore e speranza, dà alla luce un essere umano, portando in sé la promessa di un futuro. Questo ruolo va ben oltre la semplice concezione biologica: è un atto di amore universale, un dono di sé che dà inizio a un percorso di crescita e di scoperta.
Essa è anche un’educatrice, una guida che accompagna i propri figli lungo il cammino della vita. Con pazienza, dolcezza e fermezza, la madre insegna valori, insegna ad affrontare le difficoltà e a riconoscere il bello e il buono nel mondo. In questo ruolo, la mamma diventa un esempio di resilienza e di dedizione, una presenza costante che offre sicurezza e conforto.
La figura della mamma si distingue anche per la capacità di abbracciare la sofferenza, spesso per amore dei propri figli. Sono molte le sfide e le prove che una madre affronta: malattie, sacrifici economici, dolori emotivi. La sofferenza, in questo contesto, diventa un atto di amore supremo, un modo di mettere il benessere dei figli al di sopra di ogni altra cosa.
Le Mamme Altamente Sensibili: Un Dono da Valorizzare
Non c'è analista del nostro tempo che non abbia ceduto con senso di rassegnazione alla conferma che la sensibilità non fa parte dei tratti della cultura contemporanea. Le persone altamente sensibili, secondo HSP (High sensibility people) Italia, corrispondono a circa il 15% della popolazione. Ma questo tratto caratteriale, soprattutto negli uomini, è difficile da riconoscere in maniera certa.
Chi sono, davvero, le persone altamente sensibili?
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"Vulnerabili ma allo stesso tempo potenti, le donne altamente sensibili possiedono una risorsa di cui non sempre hanno la giusta consapevolezza e questo può trasformare questo tratto caratteriale in un dono o piuttosto in una fonte di sofferenza" - premette Francesca Santamaria Palombo -.
"Questa caratteristica non è una condizione psicopatologica ma può diventarlo quando genera difficoltà fino a sfociare in disturbi ansioso depressivi.
Come comportarsi quando si è mamme altamente sensibili? E se i nostri figli sono tipi altamente sensibili?
"I bambini sanno fin da piccoli di essere diversi, percepiscono di essere sensibili per come si interfacciano col mondo e per il modo con cui guardano le cose. In questa definizione ci si riconosce più in là nel tempo ma di fondo lo si sa da sempre - aggiunge la psicologa -. Sapere che una percentuale pur minima della popolazione vive la stessa condizione rassicura tantissimo. Inoltre, bisogna considerare che la sensibilità appartiene alle specie animali come attributo per la sopravvivenza: senza questa specifica, non ci sarebbe l'empatia, il supporto.
"Bisogna innanzitutto distinguere tra coloro che hanno avuto l'opportunità di scoprire questo dono e coloro cui non è stato mostrato positivamente. Le prime accolgono, abbracciano i loro bambini e li supportano mentre le seconde tendono a reprimere o ad adottare un atteggiamento punitivo replicando uno schema comportamentale ricevuto.
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Ci sono atteggiamenti e accorgimenti necessari per gestire l'alta sensibilità negli adulti e in particolare nelle mamme:
- Diminuire la caffeina: le persone altamente sensibili sono più suscettibili agli effetti delle sostanze che si assumono.
- Evitare l'iperstimolazione: se si va in un posto sovraffollato, ad esempio, è meglio preferire stare da soli per conto proprio dopo una situazione socialmente impegnativa.
- Non avere giornate straordinariamente impegnate.
"Ci sono tre parole magiche che dovrebbero regolare la relazione di una mamma e del suo bimbo altamente sensibili e sono ascolto, calore e conforto - chiarisce l'esperta -: nessuno in questa relazione deve sentirsi sbagliato. Il genitore ha il compito di accompagnare il figlio nel suo viaggio non giudicando le sue preferenze fuori dal coro.
La Compassione a Scuola
Nel contesto scolastico un bambino altamente sensibile può incontrare maggiori difficoltà nel rapporto coi pari e con lo studio, potrebbe non trovare amicizie affini perché troverà superficiali alcuni argomenti di confronto.
Riscoprire le Tradizioni: Babywearing e Rooming-in
Sembra essere la tendenza del momento, eppure il babywearing ha origini antichissime. Riscoprire tradizioni di un tempo, del resto, ha il potere di rivoluzionare il presente, anche e soprattutto quando si tratta della cura di un neonato.
Per capire cos’è il babywearing, possiamo partire dal suo significato: “babywearing” significa infatti "portare addosso il neonato".
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I benefici e i vantaggi del babywearing, tuttavia, non sono solo pratici. L'uso delle fasce, infatti, permette al neonato di sentirsi più sicuro e a suo agio: dopo la nascita e durante i primi mesi di vita - come tutti i genitori sanno - il bebè starebbe in braccio per 24 ore su 24. Si tratta di un comportamento del tutto naturale: dopo aver trascorso nove mesi nella pancia della mamma, per il piccolo il contatto fisico significa prossimità, calore e, soprattutto, ricerca di ciò che già si conosce.
I contro del babywearing? Sono pressoché inesistenti, a patto che si impari ad inserire correttamente il neonato nel supporto scelto (fascia o marsupio ergonomico).
Scoperti i vantaggi del babywearing, è bene analizzare l'argomento anche dal punto di vista pratico. Se non sai orientarti nella scelta della fascia più adatta alle tue esigenze, è forse utile capire la prima grande distinzione in fatto di babywearing. I supporti, infatti, possono essere non strutturati o strutturati. I supporti non strutturati sono tessuti da annodare: ci vuole un po' per prendere la mano e apprendere la tecnica ma, una volta fatta propria l'arte, sarà un gioco da ragazzi! I supporti strutturati, a differenza dei precedenti, sono "preformati" e dotati di fibbie, anelli e cuciture che consentono di indossare la fascia in modo più semplice e immediato. Per quanto riguarda invece il marsupio, sono assolutamente da evitare i modelli non ergonomici, perché dannosi per il bambino e incapaci di favorire la sensazione di vicinanza e calore tipica delle fasce.
Rooming-in: Cos'è e Quali Sono i Benefici
Ma che cos’è esattamente il rooming in? In quali circostanze è previsto? Quali sono i suoi benefici? Cosa vuol dire rooming in? Il verbo inglese to room significa “alloggiare”. Cosa vuol dire praticare il rooming in?
Generalmente, il bambino appena nato viene asciugato e adagiato sul corpo della mamma affinché ne senta il calore e l’odore e possa cercare l’attacco al seno.
Chi ha inventato il rooming in?
Il rooming in è un approccio che affonda le proprie radici nelle antiche tradizioni legate alla cura neonatale nelle prime fasi della vita. Quando il parto in casa rappresentava la normalità. Con il trascorrere del tempo e la progressiva ospedalizzazione del parto, le cose sono cambiate. Si è imposta la pratica di separare i neonati dalle madri dopo la nascita e di sistemarli al nido per un periodo di osservazione. Negli ultimi decenni, tuttavia, il rooming in è stato riscoperto e promosso come modello capace di favorire il benessere neonatale e materno.
Quali sono i suoi benefici? Il rooming in offre una serie di vantaggi significativi sia alla madre sia al bambino. Sin dai primi istanti di vita, la presenza costante del bambino accanto alla madre favorisce l’interazione tra i due. Avendo il neonato sempre con sé, la madre può rispondere prontamente ai suoi segnali di fame, permettendogli di nutrirsi ogni volta che ne manifesta il bisogno. La vicinanza della madre fornisce al neonato un ambiente rassicurante aiutandolo ad adattarsi alla vita extrauterina.
La vicinanza con il proprio bambino ha effetti benefici anche sulla mamma. Nelle strutture che lo consentono, il rooming in può coinvolgere anche il padre e altri familiari.
In Italia, il rooming in non è obbligatorio nelle strutture sanitarie. Le modalità di accudimento dei neonati variano da struttura a struttura e la decisione di adottare il rooming in dipende dalle politiche interne dell’ospedale o della clinica. Nonostante il rooming in stia guadagnando terreno, esiste ancora il nido tradizionale, dove i neonati vengono trasferiti dopo il parto per essere osservati e assistiti dal personale medico.
È bene sottolineare, infatti, che non tutte le mamme al termine del parto si trovano nelle condizioni di accogliere con entusiasmo questa opzione. Alcune, affaticate e talvolta limitate da difficoltà motorie dopo un cesareo o un lungo travaglio, potrebbero infatti vivere il rooming in come un’imposizione, un ostacolo al proprio recupero. In questi casi, il rooming in rischia di causare stress aggiuntivo. Per questo, nelle strutture che lo praticano, è fondamentale che le madri possano contare sul supporto del personale sanitario e/o sulla presenza di altri familiari.
Il rooming in può essere considerato come una palestra in cui i genitori iniziano a mettersi in gioco con il loro bambino.
L'Importanza della Voce Materna
La voce della madre stimola la maturazione dei sistemi sensoriali e aiuta a modellare il normale sviluppo fetale. La dolce melodia della voce materna, sussurrata nel grembo, tesse intrecci profondi. Il feto, avvolto nell'abbraccio del liquido amniotico, percepisce l'amore e la calma che solo quella voce può donare. Studi dimostrano che le vibrazioni sonore attraversano il ventre, plasmando i primi legami affettivi. La voce materna, compagna costante durante il periodo di gestazione, accarezza l'anima in formazione.
Parlare e cantare al futuro nascituro permette di gettare le basi per una buona e sana relazione madre-figlio: conversate con il vostro pancione, fate sentire al neonato la musica che vi piace, fategli ascoltare melodie rilassanti. Fin dalla gravidanza, infatti, il suono e la musica sono gli elementi principali che il piccolo riesce a percepire prima attraverso le pareti uterine e poi grazie al sistema uditivo. Tutto questo scambio sonoro mette in stretta relazione il feto e la futura mamma, intessendo un forte legame ricco di sensazioni sensoriali.
Anche se ancora non sa rispondere e comprendere del tutto i vocaboli, la mamma e il papà devono parlare al figlio per calmarlo, rassicurarlo e stimolarlo. Il linguaggio utilizzato deve essere chiaro e non frettoloso, e mentre si parla con lui è bene guardarlo negli occhi e cercare il suo contatto. Infine anche se ogni suono è utile allo sviluppo, i neonati dimostrano di riconoscere e preferire la voce della madre alle altre e, secondo studi recenti, il cervello del bambino diventa molto più attivo quando percepisce la voce della materna. Infatti, un bambino nato prematuro non può godere pienamente della voce della madre, del rassicurante suono del suo battito cardiaco, perciò finché è ricoverato è sottoposto a minori stimolazioni sensoriali. Se la madre parla al piccolo, anche in situazione di stress, il dolore percepito dal neonato è nettamente inferiore e, al tempo stesso, crescono i livelli di ossitocina.
A tutte le mamme, quindi, va il nostro pensiero e la nostra gratitudine. La loro dedizione silenziosa, il loro amore senza limiti e la loro forza sono le fondamenta di una società migliore.
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