Mangiare Fazzoletti di Carta Fa Male? Cause, Rischi e Soluzioni

Hai mai sorpreso il tuo cane a masticare un tovagliolo o a divorare un rotolo di carta igienica? Non sei solo! Molti proprietari di cani si trovano ad affrontare questo curioso comportamento. Ma perché succede e come possiamo gestirlo? Ricorda, il comportamento del tuo cane è spesso un modo per comunicare. Prestando attenzione ai suoi bisogni e fornendo l'ambiente e le cure adeguate, puoi aiutarlo a superare l'abitudine di mangiare la carta.

Ma cosa succede se a mangiare la carta è un essere umano, specialmente un bambino? Cosa comporta mangiare la carta? Fa male? Scopriamo insieme cosa succede se si decide, per qualsiasi motivo, di ingerire della cellulosa.

Perché si mangia la carta? La Pica

Forse sarà difficile crederci ma è una “abitudine” diffusa in alcune fasce di età molto giovani quella di mettere in bocca la carta ed ingerirla, o ancora una vera e propria ossessione per altri individui. Se il tuo cane mangia regolarmente oggetti non commestibili, potrebbe soffrire della Sindrome della Pica.

La pica, anche denominato allotriofagia, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione continuata nel tempo di sostanze non nutritive (terra, sabbia, carta, gesso, legno, cotone, etc.). La pica viene inserita nel DSM-5 all’interno della categoria diagnostica dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Spesso sono in comorbilità con altri disturbi psichiatrici come la depressione, l’abuso di sostanze e i disturbi d’ansia.

Non esiste una definizione univoca di pica, la più utilizzata è quella di Taber (Lacey, 1990), che definisce la pica come un comportamento alimentare che si manifesta con un desiderio di ingerire materiale normalmente non considerato come cibo, ad esempio, l’amido, l’argilla, la cenere, i pastelli, il cotone, l’erba, i mozziconi di sigaretta, il sapone, il legno, la carta, o il gesso. Questa condizione viene riscontrata in gravidanza, nella clorosi, nell’isteria, nell’elmintiasi, e in certe psicosi.

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Prendendo in considerazione la definizione del DSM-5, la caratteristica fondamentale della pica è la persistente ingestione di una o più sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili per un periodo di almeno un mese (Criterio A), che risulti sufficientemente grave da giustificare attenzione clinica. E’ stato incluso il termine non commestibile perché la diagnosi di pica non viene applicata all’ingestione di prodotti dietetici che hanno un apporto calorico minimo. Solitamente non vi è avversione per il cibo in generale.

L’ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili deve essere inappropriata rispetto allo stadio di sviluppo (Criterio B) e non deve far parte di una pratica culturalmente sancita o socialmente normata (Criterio C). E’ stato suggerito nei bambini un minimo di 2 anni di età per una diagnosi di pica al fine di escludere quel gesto, evolutivamente fisiologico, di portare alla bocca oggetti che possono essere ingeriti.

L’ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili può essere una manifestazione associata ad altri disturbi mentali (per es., disabilità intellettiva [disturbo dello sviluppo intellettivo], disturbo dello spettro dell’autismo, schizofrenia). Se il comportamento d’ingestione si manifesta esclusivamente nel contesto di un altro disturbo mentale, si dovrebbe porre una diagnosi separata di pica solo se il comportamento d’ ingestione è sufficientemente grave da giustificare ulteriore attenzione clinica (Criterio D).

Cause della Pica

Sebbene l’eziologia esatta della pica non è nota, ci sono alcune ipotesi riguardo ad essa: fattori organici, psicodinamici, socioeconomici e culturali. Le teorie presumibilmente dietro la pica quindi sono due: una teoria nutrizionale e una teoria fisiologica.

La teoria nutrizionale suggerisce che gli enzimi del cervello che regolano l’appetito, alterati da una carenza di ferro o zinco, innescano voglie specifiche. Tuttavia, gli elementi non alimentari di solito non soddisfano la carenza di minerali nel corpo della persona.

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Le altre cause possono essere la carenza di ferro, zinco, calcio e altre sostanze nutritive (tiamina, niacina, vitamine del gruppo B e C). La pica si presenta in modo variabile nei pazienti affetti da carenza di ferro. Alcuni studi hanno dimostrato che alcuni bambini con carenza di ferro che in correlazione presentavano il disturbo pica, dopo il trattamento con il ferro presentavano remissione del disturbo.

Anche gli eventi traumatici sono associati con lo sviluppo della pica. La pica può avere una base psicologica e può anche cadere nello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi, dove essa assume la forma di un comportamento compulsivo. Le persone con questo disturbo talvolta sviluppano il disturbo come meccanismo di coping (vale a dire la capacità di fronteggiare situazioni difficili).

Le tradizioni culturali e religiose possono anche svolgere un ruolo nel comportamento della pica. In molte zone rurali dell’India, le femmine gravide consumano fango, argilla, cenere, calce, carbone e mattoni in risposta alle voglie. Le sostanze non alimentari si ritiene che abbiano effetti positivi sulla salute e spirituali.

Sintomi e Complicazioni

Sebbene in alcuni casi siano stati riferiti deficit di vitamine o di sali minerali (per es. zinco, ferro), spesso non si riscontrano anomalie biologiche specifiche. I pazienti con pica che hanno carenza di ferro, mostrano pallore e l’assottigliamento delle unghia che diventano concave e hanno le estremità sollevate, fenomeno noto come il curvamento (a forma di cucchiaio) delle unghie.

In alcuni casi sono evidenti anomalie dentali come l’abrasione del dente e la perdita dei denti. Masticare pietre e mattoni può portare al logoramento dei denti (Advani et al., 2014). Gli alimenti della pica in genere non possiedono alcun valore calorico.

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Le complicazioni variano, a seconda del tipo di pica. La geofagia ha potenziali effetti collaterali che colpiscono più frequentemente l’intestino e le budella. L’amilofagia di solito comporta il consumo di amido di mais e, meno frequentemente l’amido di riso. L’alto contenuto calorico dell’amido può causare eccessivo aumento di peso, mentre allo stesso tempo conseguente malnutrizione, dal momento che l’amido fornisce calorie “vuote” mancanti di vitamine e minerali.

La pica che coinvolge l’ingestione di sostanze come vernici a base di piombo o carta contenente mercurio può causare sintomi di avvelenamento tossico.

Diagnosi e Prevalenza

La pica può verificarsi in bambini con sviluppo altrimenti normale, mentre negli adulti sembra verificarsi con maggiore probabilità in un contesto di disabilità intellettiva o di altri disturbi mentali. La diagnosi di pica, durante la gravidanza, risulta appropriata solo se tali desideri incontrollati portano all’ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili nella misura in cui l’ingestione di tali sostanze costituisce un potenziale rischio medico.

La prevalenza esatta della Pica è spesso sotto riportata dal momento che molte persone possono essere in imbarazzo ad ammettere queste insolite abitudini alimentari e possono nasconderle ai loro medici. Anche se la pica è osservata a tutte le età e in entrambi i sessi, essa è molto prevalente tra i bambini e le femmine.

Tra gli individui con disabilità intellettiva, la prevalenza del disturbo sembra aumentare con la gravità della condizione (American Psychiatric Association, 2014). Si riscontra nelle donne durante la gravidanza; tuttavia non ci sono molti studi a riguardo del decorso della pica nel periodo del post partum (American Psychiatric Association, 2014).

Comorbilità

I disturbi più comunemente in comorbilità con la pica sono il disturbo dello spettro autistico e la disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo); in misura minore, schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo.

Trattamento

La pica regredisce spontaneamente nella maggior parte dei casi. Il piano di trattamento deve concentrarsi sui fattori che concorrono alla pica e affrontare i problemi psicologici sottostanti (Bhatia & Kaur, 2014). Una recente ricerca suggerisce che i farmaci migliorando l’attività dopaminergica possono rivelarsi utili.

Eventuali carenze nutrizionali hanno bisogno di essere affrontate e corrette. Se la causa è la carenza di ferro o zinco dovrebbero essere dati opportuni integratori. Anche se il solfato ferroso è spesso raccomandato per il trattamento della carenza di ferro, frequenti problemi con il farmaco, tra cui disturbi gastrointestinali, gonfiore e altri disagi, rendono questo inaccettabile per molti pazienti. Il gluconato ferroso, che è approssimativamente equivalente a costo, produce meno problemi ed è preferibile come trattamento iniziale della carenza di ferro.

Cosa succede se si mangia la carta?

Mangiare la carta ovviamente non fa bene. Il fatto che sia cellulosa e quindi in qualche modo naturale non significa che il nostro organismo ne giovi. Difficilmente è digerita dal nostro stomaco.

Ma è quando raggiunge l’intestino che si possono sviluppare i danni maggiori. Agendo come una fibra spinge le feci verso l’esterno, ma contestualmente non aiuta la peristalsi, causando dei forti dolori di pancia.

Si crea infatti una situazione davvero particolare: le persone che indugiano in tale comportamento spesso vanno al bagno 5-6 volte al giorno, ma fino a che non eliminano la carta ingerita il dolore è molto forte e persistente.

Non solo: vi è il rischio di sviluppare infezioni come l’appendicite, o di causare la fuoruscita di emorroidi nello sforzo di buttare fuori la carta dal proprio corpo.

Cosa fare?

Ora, queste sono le conseguenze dell’ingestione di carta. Ma se soffrite di questa particolare “voglia”, vi consigliamo di rivolgervi immediatamente al vostro medico. Esso sarà in grado di indicarvi uno specialista che possa aiutarvi con quella che è una vera e propria dipendenza.

Fazzoletti di carta e igiene

I fazzoletti di carta, usati e gettati nella spazzatura, riducono di molto il rischio di contagio del raffreddore verso altre persone. In un fazzoletto di stoffa usato infatti si possono raccogliere centinaia di migliaia di germi che possono sopravvivere anche per ore. E ogni volta che lo si tira fuori dalla tasca si possono spargere nell’ambiente.

Ingestione accidentale nei bambini

Dal momento in cui il bambino acquista la capacità di spostarsi in modo autonomo e afferrare oggetti, comincia a portare alla bocca tutto quel che trova. Poiché i bimbi dai 6 mesi ai 3 anni di solito sono sorvegliati a vista mentre giocano, nella maggior parte dei casi i genitori si accorgono di quel che succede, ma non fanno in tempo a impedirlo.

Va detto che nell’80% dei casi l’oggetto ingerito ha dimensioni e forma tali da transitare nell’apparato digerente senza creare alcun problema e viene espulso nell’arco di pochi giorni con le feci. Il bambino mette in bocca qualcosa che ha in mano e rapidamente l’oggetto sparisce nella sua gola. L’adulto che lo sorvegliava non ha fatto in tempo a impedire il gesto oppure non se n’è accorto.

Dalla faringe del bimbo, può imboccare la trachea, e dunque le vie respiratorie, oppure l’esofago, e quindi l’apparato digerente. Oggetti di forma tondeggiante o allungata e diametro inferiore ai 2 cm che imboccano l’esofago di solito non rimangono bloccati e transitano fino allo stomaco, poi all’intestino e infine vengono espulsi. Un oggetto più grande può rimanere intrappolato.

Se un corpo estraneo rimane intrappolato a questo livello, può comprimere la trachea e dare sintomi di soffocamento, come quelli che si manifestano in caso di inalazione: il bambino tossisce, ha difficoltà a respirare, improvvisamente non riesce a emettere suoni o parole. Se la compressione è severa, potrebbe non riuscire neppure a piangere.

Se il bimbo ha una gastroenterite, vomito e rifiuto di mangiare sono probabilmente da attribuire a quella. Quando supera l’esofago, il corpo estraneo si trova nello stomaco, che è un ambiente più ampio. Qui non dovrebbero manifestarsi sintomi immediati dell’ingestione, ma potrebbero insorgerne altri nelle ore successive.

Oggetti appuntiti o taglienti Possono perforare la parete del tubo digerente, che sia l’esofago o l’intestino, e provocare vivo dolore. Possono provocare sanguinamento e quindi la presenza di sangue nel vomito oppure nelle feci.

Batterie elettriche e a bottone Contengono sostanze corrosive che vengono rilasciate a contatto con la mucosa del tubo digerente rischiando di perforarla.

Magneti Se il bambino ne ingerisce più d’uno, anche di piccole dimensioni, oppure ingerisce un magnete e un corpo metallico, per esempio parti di un gioco o articoli di cancelleria, questi possono aderire tra loro mentre si trovano nell’intestino e schiacciare il tessuto provocando un blocco.

Oggetti che contengono piombo Possono rilasciarlo durante il transito nell’apparato digerente e il piombo è un metallo velenoso anche in minime quantità, soprattutto per il sistema nervoso dei bambini.

Un boccone di cibo di grosse dimensioni comporta pericolo di soffocamento se viene inalato oppure se rimane bloccato nella parte alta dell’esofago, comprimendo la trachea.

Quando chiamare il pronto soccorso?

Per fortuna, nella maggior parte dei casi l'ingestione di un corpo estraneo non è pericolosa. Se non si verifica nessuna delle sette condizioni descritte nel paragrafo precedente, l'adulto deve comunque consultare il pediatra per riferire l'accaduto e ricevere istruzioni.

Non introdurre mai le dita o strumenti di qualunque tipo in profondità per cercare di recuperare un oggetto dalla gola del bambino. Se il piccolo ha ingerito una batteria a bottone, e ha più di 12 mesi, è utile somministrargli un cucchiaino di miele o marmellata e ripetere la somministrazione ogni cinque minuti in attesa di arrivare al pronto soccorso.

Rotoli da cucina: attenzione alle sostanze chimiche

Non tutti i rotoli da cucina sono privi di sostanze potenzialmente pericolose. Il 3-MCPD è un sottoprodotto delle resine sintetiche utilizzate dai produttori per stabilizzare i prodotti di carta in modo che non si dissolvano immediatamente nei loro componenti quando vengono a contatto con l’acqua.

Ad esempio, possono finire nella carta da cucina della candeggina al cloro o della carta riciclata utilizzata. Non è possibile determinare esattamente quali composti siano coinvolti con il metodo di esame utilizzato. C’è da dire poi che la produzione di carta riciclata utilizza solo la metà dell’energia rispetto alla trasformazione del legno fresco in pasta di legno. E meno di un terzo della quantità di acqua.

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