Cresce la speranza di poter curare l’obesità attraverso un farmaco. Per i ricercatori, è un «game changer». Tradotto: un punto di svolta.
L'Antidiabetico Efficace nella Cura dell'Obesità
Merito di un antidiabetico «tuttofare», semaglutide, in grado di determinare una riduzione fino al 20 per cento del peso corporeo di partenza. Un risultato finora mai raggiunto dalle altre molecole utilizzate nella lotta ai chili di troppo e osservato soltanto in pazienti sottoposti a un intervento di chirurgia bariatrica, a cui oggi si ricorre anche per risolvere le complicanze indotte dall'obesità. Da qui la speranza degli studiosi, che hanno testato il farmaco in quasi duemila persone obese.
Allo studio hanno preso parte, per la precisione, 1.961 adulti in sovrappeso o obesi provenienti da 16 diversi Paesi sparsi in tutti i continenti. Condizione necessaria era che il loro indice di massa corporea (BMI) fosse uguale o superiore a 30 (i dati medi finali riferiscono un peso di 105 chili e un BMI di 38) e che nessuno fosse già ammalato di diabete. Un aspetto essenziale sia per evitare di intervenire su pazienti che presentavano già una delle conseguenze dell’obesità e sia per utilizzare semaglutide al di fuori di quelle che sono le attuali indicazioni terapeutiche (è utilizzato per aumentare la produzione di insulina).
Studio sull'Efficacia della Semaglutide
Partendo da questi presupposti, i ricercatori hanno suddiviso i pazienti in due gruppi. Obbiettivo: verificare l’efficacia di un’iniezione settimanale di semaglutide (abbinata a un intervento sullo stile di vita) rispetto al placebo nella perdita di peso. La sperimentazione è andata avanti per 16 mesi, al termine dei quali i medici hanno osservato una perdita (media) di oltre 15 chili e di 5.5 punti di BMI nei pazienti trattati farmacologicamente.
Nel complesso, oltre 1 paziente su 3 (35 per cento) in trattamento con semaglutide ha visto calare il proprio peso almeno di un quinto (20 per cento). Un traguardo mai raggiunto dagli altri farmaci autorizzati per il trattamento dell’obesità. «Finora, con la terapia farmacologica, non siamo mai riusciti a determinare un dimagrimento superiore al 10 per cento del peso di partenza», spiega Luca Busetto, professore associato di medicina interna all’Università di Padova e presidente eletto della Società Italiana dell’Obesità.
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Un risultato senza precedenti, accompagnato dalla riduzione di diversi fattori di rischio: dalla misura della circonferenza addominale ai livelli di zuccheri e grassi nel sangue, oltre che della pressione sanguigna. Complessivamente, i pazienti hanno riportato un miglioramento della qualità della vita proporzionale alla riduzione del peso corporeo.
Oltre a stimolare la produzione di insulina da parte del pancreas, così da accelerare il metabolismo dei carboidrati dopo i pasti, semaglutide agirebbe sui centri ipotalamici della fame e della sazietà. Come precisato da Rachel Batterham, a capo del centro per la ricerca e il trattamento dell’obesità dell’University College di Londra e tra gli autori dello studio, «per la prima volta le persone obese possono raggiungere un risultato finora possibile ricorrendo alla chirurgia bariatrica».
Questa non può però essere considerata la soluzione per tutti. Per i rischi che in alcuni casi portano a sconsigliarla e perché comunque l’Italia non riesce a far fronte alla richiesta. I numeri lo dicono chiaramente. Nel nostro Paese vengono effettuati ogni anno quasi 25mila interventi per trattare chirurgicamente l’obesità, ma le persone affette da una grave obesità corrispondono all’1 per cento della popolazione. Si parla quindi almeno di 600mila persone.
Ben venga, dunque, l’arrivo di nuovi farmaci efficaci nella riduzione del peso corporeo. «Anche perché, nelle persone alle prese con questo problema, la sola correzione dello stile di vita assicura al massimo la perdita del cinque per cento del peso corporeo», aggiunge Busetto. Senza trascurare i rischi legati all’«effetto rebound», che nella maggior parte dei casi porta a vanificare lo sforzo compiuto e a recuperare i chili persi.
Decisivi in chiave preventiva, la correzione delle abitudini alimentari e l’incremento dell’attività fisica non bastano a fronte di condizioni di obesità gravi. Chiarisce lo specialista: «L’obesità è una malattia multifattoriale e, come tale, non dipende soltanto da ciò che una persona mangia. A ciò occorre aggiungere la tendenza a recidivare.
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Visto l’esito della fase 3 della sperimentazione, considerando che altri studi su semaglutide sono alle battute finali, il farmaco potrebbe presto entrare a far parte dell’arsenale terapeutico con cui curare l’obesità. In prima battuta, semaglutide potrebbe essere utile in prima battuta per i pazienti con un BMI compreso tra 30 e 40. Per le condizioni di obesità più gravi, invece, l’approccio più efficace continuerebbe a essere quello chirurgico.
«Il calo di peso più significativo si osserva di solito nei primi sei mesi, ma in realtà già dopo 60 giorni ci si rende conto se la terapia con semaglutide funziona o meno - conclude Busetto -. L'obesità è una malattia cronica, alla pari dell'ipertensione e del diabete.
Metformina: Meccanismo d'Azione e Utilizzo
La metformina è una biguanide con effetti ipoglicemizzanti, è cioè in grado di ridurre i livelli di glucosio plasmatici sia basali sia postprandiali. La metformina stimola la produzione del glicogeno a livello intracellulare agendo sull’enzima che sintetizza il glicogeno (glicogeno sintetasi). L’uso della metformina è stato associato a stabilizzazione o modesta perdita del peso corporeo.
Nel 2022 è stato identificato il meccanismo responsabile di questo effetto. Nell’uomo la metformina ha effetti favorevoli sul metabolismo lipidico, indipendentemente dalla sua azione sulla glicemia.
Metformina è utilizzata per trattare pazienti con diabete di tipo 2 quando la dieta e l’esercizio fisico da soli non sono stati sufficienti a controllare i livelli di glucosio nel sangue. La metformina non può sostituire i benefici di uno stile di vita sano. È necessario continuare a seguire tutti i consigli sulla dieta avuti dal medico e fare regolarmente esercizio fisico.
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Dosaggio e Assunzione
È importante assumere sempre la metformina seguendo esattamente le istruzioni del medico. Il dosaggio iniziale può variare sulla base dell’età del paziente e della sua funzionalità renale. In monoterapia e in associazione con altri agenti antidiabetici orali: la dose di partenza usuale è pari a 500 mg o 850 mg di metformina 2 o 3 volte al giorno somministrati durante o dopo i pasti.
Dopo 10 - 15 giorni la dose deve essere adattata in base agli esiti delle misurazioni della glicemia. Un lento incremento della dose può determinare un miglioramento della tollerabilità gastrointestinale del farmaco. La dose massima raccomandata di metformina negli adulti è di 3 g al giorno, da assumere in 3 dosi separate.
Associazione con insulina: metformina ed insulina possono essere usate in terapia combinata per ottenere un miglior controllo del glucosio ematico. Monoterapia ed associazione con insulina: la metformina può essere utilizzata nei bambini di età uguale o superiore ai 10 anni e negli adolescenti. In genere, la dose iniziale è 500 mg o 850 mg di metformina una volta al giorno, assunta durante o dopo i pasti.
Dopo 10-15 giorni la dose deve essere adeguata sulla base dei valori della glicemia. La metformina va assunta durante o dopo il pasto con un bicchiere d’acqua. Questo evita di avere gli effetti indesiderati che disturbano la digestione. Se si assume una dose al giorno, prenderla al mattino (colazione). Se si assumono due dosi separate al giorno, prenderle al mattino (colazione) e alla sera (cena).
Effetti Collaterali e Precauzioni
Se si assume più metformina di quanto necessario si può manifestare acidosi lattica. L’accumulo di metformina si manifesta con un peggioramento acuto della funzionalità renale e un aumento del rischio di acidosi lattica. L'acidosi lattica è una complicanza metabolica molto rara, ma grave, che insorge con maggior frequenza in seguito ad un peggioramento acuto della funzione renale o di una malattia cardiorespiratoria o sepsi.
L’acidosi lattica si manifesta con sintomi non specifici come vomito, mal di pancia (dolore addominale) con crampi muscolari, sensazione di malessere generale con estrema stanchezza e difficoltà respiratorie. Ulteriori sintomi includono riduzione della temperatura corporea e del battito cardiaco. Se si manifestano alcuni di questi sintomi, è necessario ricorrere immediatamente a cure mediche, poiché l’acidosi lattica può portare al coma.
Deve essere prestata cautela nell’iniziare il trattamento con medicinali che possano compromettere in modo acuto la funzione renale come antipertensivi, diuretici e gli antiinfiammatori non steroidei (FANS)) in pazienti trattati con metformina. Se si dimentica di prendere la metformina, non assumere una dose doppia per compensare la dimenticanza di un’altra dose.
Funzionalità renale: la GFR deve essere valutata prima di iniziare il trattamento e, successivamente, a intervalli regolari. Funzionalità cardiaca: i pazienti con insufficienza cardiaca sono più a rischio di ipossia ed insufficienza renale. Nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica stabile, la metformina può essere utilizzata attuando un regolare monitoraggio della funzionalità cardiaca e renale.
Interazioni Farmacologiche e Controindicazioni
Se è necessario assumere la metformina, è importante informare il medico se si sta assumendo, se si ha recentemente assunto o se si potrebbe assumere qualsiasi altro medicinale. Potrebbe essere necessario effettuare più spesso le analisi della glicemia e un controllo della funzionalità dei reni. E’ necessario adottare delle particolari precauzioni nel caso di cosomministrazione con medicinali che possono influire negativamente sulla funzione renale, aumentando quindi il rischio di acidosi lattica.
Nel caso di cosomministrazione con farmaci con attività iperglicemica intrinseca (ad es. Prestare particolare attenzione anche in caso di cosomministrazione della metformina assieme ad altri farmaci antidiabetici che possono causare ipoglicemia (sulfoniluree, insulina, meglitinidi). L’ipoglicemia ha dei sintomi specifici, come debolezza, capogiri, aumento della sudorazione, accelerazione dei battiti cardiaci, disturbi alla vista o difficoltà di concentrazione. L’uso concomitante con alcol non è raccomandato.
La metformina è un farmaco utilizzato per trattare il diabete quando la dieta e l’esercizio fisico da soli non sono stati sufficienti a controllare i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). È usata in particolare nei pazienti in sovrappeso. Gli effetti collaterali tipici che si possono osservare dopo l’assunzione di metformina in circa un paziente su 10 sono problemi digestivi come nausea, vomito, diarrea, mal di pancia (dolore addominale) e perdita di appetito.
Metformina e Perdita di Peso: Cosa Dice la Scienza
Diversi studi scientifici hanno esaminato l’effetto della metformina sulla perdita di peso. Uno studio del 2012 pubblicato nel "Journal of Obesity" ha trovato che le persone che assumono metformina per il diabete di tipo 2 perdono in media 2,9 kg in un anno. Un altro studio del 2014 pubblicato nel "Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism" ha trovato che la metformina può aiutare le persone con obesità a perdere peso, anche se non hanno il diabete.
Un team di ricercatori canadesi ha svelato il meccanismo attraverso il quale la metformina, il farmaco più utilizzato per la cura del diabete di tipo 2, aiuta chi lo assume a perdere peso. Stando ai risultati dello studio della McMaster University, pubblicati su Nature Metabolism, la chiave sarebbe una molecola del fegato sulla quale il medicinale agisce, provocando la riduzione dell’appetito e portando dunque le persone a dimagrire.
Come spiega il presidente della Società Italiana di Diabetologia Francesco Purrello, questi effetti erano stati osservati “senza averne mai identificato il meccanismo molecolare, che è stato invece chiarito in questo studio”. I risultati spiegano che il segreto della metformina risiede nell’azione del medicinale sul fegato, provocando la secrezione della proteina GDF15, nota per causare la riduzione dell’appetito e una conseguente lieve perdita di peso.
Semaglutide e Tirzepatide: Nuove Frontiere nella Lotta all'Obesità
Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale.
L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate. Si è aggiunta, poi, una nuova sostanza, la tirzepatide, una molecola della stessa classe, che arriva a fare smaltire addirittura quasi il 25 per cento del peso corporeo.
Con questi “agonisti dei recettori del Glp -1” dimagrendo, si abbassa comunque la glicemia, ma diminuiscono, insieme alla montagna di grasso che sparisce, anche i problemi cardiovascolari. Dai cardiologi viene la notizia che gli infarti calano del 20 per cento. Poi arriva la notizia, sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, che la semaglutide abbassa sensibilmente il rischio di Alzheimer in chi è malato di diabete.
Infine, di recente, l'evidenza sul poter agire positivamente anche nella dipendenza da alcol. Parola di Jama Psychiatry che riporta uno studio svedese condotto tra 2006 e 2023.
Rischi e Benefici: Un Approccio Equilibrato
Su The Lancet quattro autorevoli scienziati si mostrano preoccupati sulla quantità di massa muscolare che potrebbe andare perduta nelle vertiginose diminuzioni di peso assicurate dai nuovi farmaci. Altre osservazioni: un declino della massa muscolare è stato connesso a una diminuzione della capacità immunologica, un aumentato rischio di infezioni, una regolazione non troppo efficace del glucosio e altri rischi.
Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema: Caterina Conte, Kevin D. Hall e Samuel Klein. Altro punto fermo: l’obesità è una malattia cronica recidivante. Infatti, quando si sospende la cura con semaglutide e simili si riprendono i chili perduti.
Certo, in un dimagrimento che va dal 5 al 25 per cento del peso iniziale diminuisce, oltre al grasso, anche la massa magra (generalmente il 25 per cento dei chili persi) di cui la metà è rappresentato da muscolo scheletrico e l’altra metà da fluidi, organi, tessuti. Continua il viewpoint affermando che la funzione fisica e la mobilità, dopo il forte calo ponderale indotto dagli agonisti del Glp-1, migliorano nettamente, pure negli anziani.
Pur senza rinnegare i dubbi esistenti: «Sono così tanti di più i vantaggi degli svantaggi!». Questi farmaci sono certamente prodotti attivi, in grado di far perdere peso in modo consistente, tuttavia vi sono alcuni inconvenienti: fanno anche diminuire la glicemia e possono costituire un pericolo per chi ha il glucosio basso. Altri inconvenienti si sono manifestati a livello gastro-intestinale, c’è chi ha dovuto interrompere per questi motivi.
Per ultimo: non c’è uno studio serio per capire qual è l’effetto di questi farmaci rispetto a farmaci che si utilizzano in prima linea, come la metformina che è un antidiabetico e fa pure dimagrire. Ecco, la metformina è più utilizzata e da tempo, quindi la conosciamo bene in tutti i suoi effetti. In più costa molto meno. Insomma, manca un paragone, ci vuole uno studio comparativo.
Tabella Comparativa: Metformina vs Semaglutide
| Caratteristica | Metformina | Semaglutide |
|---|---|---|
| Meccanismo d'azione | Riduce la produzione di glucosio nel fegato, aumenta la sensibilità all'insulina | Agonista del recettore GLP-1, stimola la produzione di insulina, riduce l'appetito |
| Perdita di peso | Modesta (1-4 kg al mese) | Significativa (fino al 20% del peso corporeo) |
| Effetti collaterali comuni | Disturbi gastrointestinali | Nausea, vomito, diarrea |
| Rischio di ipoglicemia | Basso (se usata da sola) | Possibile (soprattutto in combinazione con altri farmaci) |
| Indicazioni principali | Diabete di tipo 2, PCOS | Diabete di tipo 2, obesità |
Disclaimer: Questo articolo è solo a scopo informativo e non sostituisce il parere medico professionale. Consultare sempre un medico o un professionista sanitario qualificato per qualsiasi domanda riguardante la propria salute o le opzioni di trattamento.
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