Consulta il medico! Le informazioni a seguire sono di carattere editoriale. Se i vostri livelli di colesterolo sono alti, non prendete iniziative che prescinando da un consulto medico. Adesso arriva anche uno studio inglese che sottolinea i benefici della dieta NiMe, ossia Non-Industrialized Microbiome Restore.
C’è un nuovo approccio alimentare, chiamato NiMe, che promette di rivoluzionare sia il piatto sia la salute riportandoci alle radici della nutrizione tradizionale. C’è un «nuovo» approccio alimentare che promette di rivoluzionare il piatto riportandoci alle radici della nutrizione tradizionale. Si basa sulle abitudini alimentari delle comunità rurali della Papua Nuova Guinea e offre benefici al metabolismo, al sistema immunitario e alla prevenzione di patologie croniche.
Origini e Principi della Dieta NiMe
La “dieta NiMe” (Non-industrialised Microbiome Restore) è un regime alimentare ispirato alle abitudini tradizionali delle comunità non industrializzate, in particolare quelle della Papua Nuova Guinea. La NiMe è una dieta che si basa principalmente sull'assunzione di molte verdure, alle quali si aggiungono legumi, alimenti vegetali integrali e una piccola porzione al giorno di proteine animali provenienti da pollo, maiale o salmone. Tantissime le fibre, presenti in una quantità di 22 grammi per 1.000 calorie.
Questo particolare microrganismo, abbondante nei microbiomi delle popolazioni papuane (vale a dire la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota, cioè i geni che quest’ultimo è in grado di esprimere), è raro nei Paesi occidentali e gioca un ruolo importante nel rafforzare la salute intestinale. La ricerca è stata condotta da un team internazionale di scienziati guidato dal professor Jens Walter, uno scienziato di spicco presso l'University College Cork dove ha conseguito una cattedra di ricerca in Irlanda. Il programma alimentare NiMe, acronimo di Non-industrialized Microbiome Restore, è stato ideato da un team internazionale guidato dal professor Jens Walter, esperto dell’University College Cork in Irlanda, in collaborazione con l’Università dell’Alberta in Canada.
Benefici Dimostrati dalla Ricerca
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Cell ha evidenziato che seguire una dieta che imita queste abitudini tradizionali può portare a significativi miglioramenti nella salute metabolica e generale. Lo studio ha mostrato come il regime alimentare della popolazione della Papua Nuova Guinea, offerto a un campione di persone non originarie di questo territorio, abbia portato a ridurre i “batteri cattivi” pro-infiammatori e i geni batterici che degradano lo strato di muco nell’intestino. Come ulteriore conseguenza si è registrata una minor presenza dei marcatori cardiometabolici collegati alle malattie croniche. Inoltre, pur non assumendo meno calorie, i partecipanti alla ricerca hanno perso peso.
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Addirittura, a quanto si legge, in sole tre settimane la NiMe, oltre a favorire la perdita di peso, avrebbe portato a una diminuzione del colesterolo cattivo del 17%, alla riduzione dello zucchero nel sangue del 6% e a quella della proteina C-reattiva (un indicatore di infiammazione e malattie cardiache) del 14%.
Come spiegano i ricercatori sulla rivista Cell, consumare cibi non processati a livello industriale permetterebbe di «ridurre significativamente il rischio di diverse malattie croniche», grazie a miglioramenti del sistema metabolico e immunologico. I volontari sottoposti alla sperimentazione, infatti, già dopo tre settimane avrebbero notato una notevole perdita di peso. Anche la proteina C-reattiva, che indica la presenza di infiammazione e malattie cardiache scenderebbe, in questo caso del 14%. La dieta NiMe sarebbe anche particolarmente indicata per chi soffre di colesterolo alto.
L'Impatto sul Microbioma Intestinale
Questi miglioramenti sono stati collegati a cambiamenti benefici nel microbioma intestinale dei partecipanti, la casa di migliaia di miliardi di batteri che svolgono un ruolo vitale nella nostra salute, influenzando la digestione, l'immunità e il metabolismo. Lo studio ha dimostrato che la nuova dieta intitolata NiMe TM (Non industrializzata Microbiome Restore) ha migliorato la persistenza a breve termine di L. Tuttavia ha anche migliorato le caratteristiche del microbioma danneggiate dall'industrializzazione, come la riduzione dei batteri pro-infiammatori e dei geni batterici che degradano lo strato di muco nell'intestino.
Secondo il professor Walter, l’industrializzazione ha profondamente alterato il microbiota umano, rendendolo meno diversificato e più vulnerabile a malattie croniche. Come spiegato da Jens Walter «L’industrializzazione ha avuto un impatto drastico sul nostro microbioma intestinale, aumentando probabilmente il rischio di malattie croniche».
Nella ricerca precedente, il Prof. Il team di Walter, che studia il microbioma intestinale nella Papua Nuova Guinea rurale, ha scoperto che gli individui hanno un microbioma molto più diversificato, arricchito in batteri che prosperano dalle fibre alimentari e con livelli più bassi di batteri pro-infiammatori legati alla dieta occidentale.
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In pratica, la NiMe fortificherebbe il microbioma danneggiato dall'industrializzazione del cibo, limitando i batteri che distruggono lo strato di muco nell'intestino.
«È facile vedere questa distinzione nei batteri intestinali fra le civiltà industrializzate e non. Le malattie croniche intestinali (o MICI) sono le più comuni patologie del XI secolo, da quelle lievi a quelle severe», afferma il dietista Stefano Filipponi.
Cosa Mangiare con la Dieta NiMe
Da qui l'idea di una dieta, la NiMe, che segue le caratteristiche chiave dell'alimentazione locale: molte verdure, legumi e alimenti vegetali integrali, con una piccola porzione quotidiana di proteine animali (salmone, pollo o maiale). Pochi latticini, manzo o frumento - assenti dalla tradizione papuana - e pochissimi cibi processati ricchi di zuccheri e grassi saturi. E una quantità di fibre di ben 22 grammi per 1.000 calorie, oltre le attuali raccomandazioni dietetiche. Si tratta in generale di una dieta prevalentemente vegetale, anche se non vegetariano, con molti legumi e cibi integrali. Ogni giorno è comunque prevista anche una porzione di proteine animali, come pollo e salmone. Sono esclusi i latticini, i prodotti a base di grano e la carne rossa. Prevede l’assoluta mancanza di alimenti processati o trasformati.
Cime a base vegetale, ma non vegetariana: primariamente composto da verdure, legumi e altri alimenti per piante intere.
Esempi di Alimenti NiMe:
- Porridge di avena integrale con frutta fresca (es. Frutti di bosco).
- Noci e semi (es. Mandorle, semi di chia).
- Insalata di legumi (es. Lenticchie, ceci).
- Una piccola porzione di proteine animali (es. Salmone al forno).
- Bastoncini di verdure (es. Carote, sedano) con hummus.
- Radici e ortaggi al vapore o saltati (es. Patate dolci, broccoli).
Consigli Aggiuntivi
Occorre, quindi, prestare attenzione ad alcuni accorgimenti: «Oggi c’è una tendenza allo sbilanciamento sia nella frequenza che nelle quantità dell’assunzione delle proteine, per questo le recenti indicazioni sono alla riduzione delle proteine. In questo la dieta NiMe non rappresenta un pericolo di carenze nutrizionali.
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Occorre solo ricordare che, se si consumano più legumi rispetto alle proteine animali, per esempio, vanno integrati alcuni componenti, come la meteonina, un aminoacido essenziale che andrebbe abbinato a un carboidrato. Un ultimo consiglio è di prestare attenzione allo stress, perché «più si innalza il cortisolo, l’ormone dello stress appunto, più scendono gli ormoni della felicità, contribuendo allo stato infiammatorio.
Se poi si aggiungono una maggiore inattività e un consumo eccessivo di cibi già pronti, ecco che ci si trova in un mix poco salutare - osserva la nutrizionista - Gli alimenti ultraprocessati, però, non sono da bandire del tutto, ma da consumare con moderazione.
«Spesso suggerisco di cucinare polpette, anche di ceci o altri legumi, arrosti o pesce, per congelarli, per avere delle pietanze gustose e pronte all’occorrenza, soprattutto realizzate con prodotti del territorio. Lo stesso vale anche per qualche sfizio: con il forno a microonde è possibile realizzare anche dolcetti in tazza, come la cioccolata calda in inverno con semplice cacao di qualità, che sarà buona almeno quanto quella già pronta.
Il Futuro della Dieta NiMe
Se i benefici saranno confermati, la NiMe potrebbe arrivare presto sulla nostra tavola. "Lo studio dimostra che possiamo agire sul microbioma intestinale attraverso diete mirate per migliorare la salute e ridurre il rischio di malattie", spiega Paul Ross, direttore di APC Microbiome Ireland. Commentando questo studio, il Prof. Paul Ross, direttore di APC Microbiome Ireland, ha dichiarato: “Questo studio dimostra che possiamo indirizzare il microbioma intestinale attraverso diete specifiche per migliorare la salute e ridurre il rischio di malattia. Questi risultati potrebbero modellare le future linee guida dietetiche e ispirare lo sviluppo di nuovi prodotti alimentari e ingredienti, nonché terapie, che mirano al microbioma.
«L’alimentazione può modificare diversi fattori di rischio di tante malattie, da quelle intestinali a quelle cardiologiche a quelle diabetologiche. In più il microbiota intestinale è un campo recente e in continuo aggiornamento, chissà cosa potremmo scoprire fra pochi anni riguardo le interazioni di questo nostro “secondo cervello”. Cercare di tornare a modalità di alimentazione di tempi meno recenti o paesi lontani credo che sia molto difficile. Una cosa, però, la possiamo fare tutti, a prescindere dalla nostra geolocalizzazione: ovvero preferire prodotti vegetali sostituendo quelli di derivazione animale.