Fertilità delle Donne Italiane: Tendenze e Sfide

L'Italia si trova ad affrontare una sfida demografica significativa, caratterizzata da un calo costante della natalità e un invecchiamento progressivo della popolazione. Questo articolo esplora le tendenze attuali della fertilità tra le donne italiane, analizzando le cause di questo declino e i fattori che influenzano la capacità di concepire.

Il Calo della Natalità in Italia

Nel nostro Paese il numero medio di figli per donna negli ultimi sessant’anni è sceso dal 2.70 a 1.20 e già da quarant’anni non supera l’1.5. Con appena 379mila bambini venuti al mondo, il 2023 ha evidenziato nel nostro Paese l’ennesimo minimo storico di nascite, l’undicesimo di fila dal 2013.

Il trend della denatalità dal 2008 (577mila nascite) non ha conosciuto soste, determinato sia da un’importante contrazione della fecondità (numero di figli per donne in età riproduttiva) sia dal calo del numero di donne in tale fascia di età (per l’invecchiamento della popolazione). Il numero medio di figli per donna negli ultimi sessant’anni è sceso dal 2.70 (1964) a 1.20 (2023) e già da quarant’anni non supera l’1.5 (1.48 nel 1984).

Un problema, quello della denatalità, causato non soltanto da ragioni economico-sociali (stipendi bassi, aumento del costo della vita, mancanza di servizi a sostegno delle famiglie, etc.), ma anche dalle crescenti difficoltà di concepimento nelle coppie che desiderano avere un figlio.

L'Impatto della Pandemia

L’emergenza pandemica ha avuto un impatto senza precedenti sulla popolazione, creando molta preoccupazione e instabilità. Ciò si è riflettuto anche nella scelta di avere figli: il rinvio del concepimento è evidente dai dati di novembre e dicembre 2020. In particolare, nel Nord-ovest, la zona d’Italia più colpita dalla pandemia durante la prima ondata, a dicembre il calo tocca il 15,4%. A gennaio 2021, si registra la massima riduzione di nati a livello nazionale (13,6%).

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D’altro canto, è interessante notare l’aumento del 4,5% dei nati osservato a marzo 2021 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; forse riconducibile all’impressione di superamento dell’emergenza vissuto nell’estate del 2020, fase di transizione tra le due ondate epidemiche del 2020.

Paralleli Storici

Il calo della natalità causato da incertezze sociali è caratteristico nella storia, si possono fare dei paralleli tra altre situazioni di incertezza e il conseguente stop riproduttivo. Per esempio, statistiche riferite agli anni dopo il disastro di Chernobyl del 1986 documentano come, nove mesi dopo la grande paura per l’arrivo della nube radioattiva, le nascite in Italia abbiano subito un ribasso.

L'Età Materna e la Fertilità

Confrontando le percentuali sulla fecondità per età del 1995, del 2010 e del 2020 si osserva uno spostamento della fecondità verso età maggiori. Rispetto al 1995, i tassi di fecondità sono cresciuti nelle età superiori a 30 anni mentre continuano a diminuire tra le donne più giovani. Questo fenomeno è ancora più accentuato considerando le sole donne italiane.

La decisione di fare un figlio ad un’età più avanzata rischia di avere importanti risvolti sul successo riproduttivo. Nel 2020 il numero di figli medio delle cittadine italiane è passato da 1,18 del 2019 a 1,17 nel 2020, attestandosi sotto il minimo storico del 1995.

L’età media al parto nel 2017 è salita a 31,8 anni. Significa che le donne italiane fanno il primo figlio, mediamente, a quasi 32 anni. «Non c’è nessuno in Europa che abbia un’età del primo figlio così alta come quella italiana», dice il demografo Alessandro Rosina.

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Rischi e Considerazioni sull'Età Materna Avanzata

Sì, l’Italia è un Paese di cicogne e cicogni tardivi. L’età media al primo figlio è di 32 anni e 8 mesi, dato che ci pone in testa alla classifica europea, insieme all’Irlanda. Siamo poi il primo Paese al mondo per prime gravidanze dopo i quarant’anni: ben l’8%, con un ulteriore trend di crescita negli ultimi anni.

Come se l’orologio biologico, in realtà così spietato nei confronti dell’invecchiamento ovarico, potesse essere fermato a piacimento. In verità, la stagione dell’oro dal punto di vista procreativo biologico è intorno ai vent’anni, quando gli ovociti, le cellule germinali femminili, sono giovani e super fertili.

Il calo fisiologico del tasso di fertilità è piuttosto brusco dopo i 35 anni: si riduce di circa il 20% fra i 25-29 e i 30-34 anni, e addirittura del 40% fra i 30-34 e i 35-39 anni.

La riduzione della fertilità nella donna oltre i 35 anni dipende da fattori legati all’ovocita e da altri da “ovocita indipendenti” (come la fibromatosi uterina o problemi di salute generale, quali diabete, ipertensione, malattie autoimmuni).

Con il crescere dell’età della donna si verifica infatti una riduzione dei follicoli primordiali, una diminuzione del potenziale di sviluppo dell’ovocita e una conseguente maggiore proporzione di ovociti di scarsa qualità: anche loro hanno le rughe, ossia chiari segni del tempo che passa! Questo si traduce in maggiori difficoltà di ovulazione adeguata e di concepimento, anzitutto. In caso di concepimento, questo aumenta anche il rischio di anomalie cromosomiche e di aborti spontanei.

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L’età è nemica anche della fertilità maschile, ma in modo più blando e più tardivo. L’uomo è potenzialmente fertile anche a novant’anni. L’età agisce innanzitutto sulla produzione di testosterone, oggi facilmente sostituibile e prescrivibile. Pian piano si deteriora la qualità dello sperma, con riduzione della motilità degli spermatozoi, del loro numero e specificamente della capacità fecondante. Aumentano i rischi di anomalie cromosomiche e genetiche nei figli.

Infertilità: Un Problema Crescente

La pandemia ha probabilmente accentuato il calo della natalità, che però è anche correlato alla difficoltà di molte coppie di procreare per vie naturali, a causa di problematiche legate alla fertilità maschile o femminile. È perciò importante aver consapevolezza sui fattori che influenzano negativamente la fertilità come il fumo, l’obesità e la sedentarietà.

Fattori di Rischio per la Fertilità

  • Fumo: Aumenta lo stress ossidativo e riduce la qualità dello sperma negli uomini, danneggia l'ovaio e la fertilità nelle donne.
  • Obesità: Può influenzare negativamente la produzione ormonale e la funzione riproduttiva sia negli uomini che nelle donne.
  • Sedentarietà: La mancanza di attività fisica può contribuire a problemi di fertilità.

Il Ruolo della Fecondazione Assistita

Stando ai dati più recenti dell’ISS, nel 2021, oltre 86.000 donne in Italia si sono sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 35 e i 40 anni, seguita dalla fascia tra i 30 e i 35 anni. Il tasso di successo delle procedure varia in base all’età della donna e alla tecnica utilizzata, con una media nazionale del 25% di gravidanze per ciclo di trattamento di fecondazione in vitro.

Politiche a Sostegno della Natalità

Invertire la bassa fecondità in Italia è un obiettivo arduo non solo perché l’immigrazione non è sufficiente, ma anche perché il trend è diventato strutturale.

Una politica a supporto della natalità per essere efficace dovrebbe prevedere allora, oltre a sussidi a sostegno del reddito delle famiglie, e servizi che favoriscano la riconciliazione lavoro-famiglia, anche altri ambiti, come la casa, il lavoro, e la parità di genere per restituire una nuova prospettiva di vita e di realizzazione sociale alle giovani generazioni. Politiche e servizi a sostegno della genitorialità insufficienti contribuiscono alla bassa fecondità nazionale.

Il Rapporto tra Lavoro e Maternità

Argomento di fondamentale rilevanza è la relazione tra lavoro e fecondità delle coppie: contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, attualmente la relazione tra occupazione femminile e nascite è direttamente proporzionale (dove le donne lavorano di più, nascono più figli). Un’inversione avvenuta nel 2010, ma fin dagli anni ’80 nel resto d’Europa. Oggi affinché la fecondità sia più alta non basta che uno dei partner lavori, ma c’è bisogno che entrambi abbiano una posizione stabile. Tuttavia, la condizione lavorativa delle donne, e in particolare delle madri, nel nostro Paese è ancora ampiamente caratterizzata da instabilità.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Ispettorato del lavoro, nell’ultimo anno 25mila mamme italiane hanno abbandonato il posto di lavoro. La ragione principale sono le grandi difficoltà che incontrano le donne nel riuscire a lavorare e prendersi cura dei propri figli contemporaneamente.

Il Ruolo dei Nonni

Il progressivo innalzamento dell'età pensionabile ha un effetto collaterale poiché incide sui tassi di fecondità, contribuendo al calo delle nascite, soprattutto nei Paesi del sud dell'Europa con più lacune sul fronte delle politiche e dei servizi all'infanzia e dove una giovane coppia, per mettere su famiglia, fa grande affidamento sulla figura dei nonni. È quanto emerge da un documento di Bankitalia.

A delineare quanto sia importante il ruolo dei nonni in pensione ci ha pensato direttamente l’ISTAT, mettendo in evidenza che nei rapporti tra i nonni ed i nipoti gioca un ruolo molto importante la sfera dell’accudimento. Almeno il 61,3% dei nonni ha un nipote non coabitante. Nella maggior parte dei casi sono proprio i nonni a prendersi cura dei bambini in questa fascia di età, che hanno ancora la necessità della cura di un adulto.

Tabella: Tendenze della Natalità in Italia

Anno Numero Medio di Figli per Donna
1964 2.70
1984 1.48
2020 1.17
2023 1.20

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