La perdita della capacità di alimentarsi e idratarsi è una condizione frequente nel fine vita. Nel fine vita il corpo riduce spontaneamente il bisogno di cibo e liquidi. La priorità diventa il comfort: prevenire sofferenza inutile, rispettare i desideri della persona, sostenere i familiari.
Si intende quindi la somministrazione di nutrienti attraverso una via artificiale che possa coprire totalmente o parzialmente il fabbisogno nutrizionale del paziente. A seconda della tipologia di somministrazione, la nutrizione artificiale può essere venosa o digestiva. Definire in termini assoluti per quali pazienti è consigliabile ricorrere alla nutrizione artificiale non è semplice.
Le linee guida indicano che nutrizione e idratazione artificiali sono atti medici, non cure “di base”, e vanno valutati caso per caso bilanciando benefici e rischi, all’interno di una pianificazione condivisa. Nutrizione e idratazione artificiali sono interventi medici che si possono avviare, modulare o interrompere quando il bilancio rischi/benefici lo richiede.
Il paziente neoplastico presenta frequentemente, fin dall’esordio della malattia, un calo ponderale (perdita di peso). La letteratura mostra risultati incerti. La revisione Cochrane aggiornata 2023 riporta prove di qualità limitata e assenza di benefici certi su sopravvivenza o qualità di vita nei pazienti in cure palliative. Uno studio randomizzato, multicentrico e in doppio cieco ha confrontato 1 L/die di fisiologica con 100 mL/die in hospice e non ha osservato differenze significative in sintomi, qualità di vita o sopravvivenza. Questi dati orientano verso scelte prudenti e personalizzate, con monitoraggio ravvicinato.
Nelle ultime giornate di vita la raccomandazione è una valutazione quotidiana di idratazione, un confronto chiaro con la famiglia su benefici e rischi e, se indicato, un trial temporaneo di idratazione clinicamente assistita con criteri espliciti di stop in caso di assenza di beneficio o comparsa di sovraccarico (edemi, congestione bronchiale). Questo approccio è coerente con NICE NG31 e con i relativi standard di qualità.
Leggi anche: Terapia intensiva: l'importanza della nutrizione
Trial breve con monitoraggio ogni 12 ore; sospendere se compaiono segni di sovraccarico o nessun beneficio clinico. Priorità alla mouth care; l’idratazione parenterale raramente migliora la sete. La sete percepita è spesso collegata alla secchezza del cavo orale, ai farmaci e alla respirazione orale più che al deficit di liquidi corporei.
Le linee guida raccomandano igiene orale frequente, lubrificazione di labbra e mucose, piccoli sorsi o ghiaccio se sicuri, educazione del caregiver. Questa strategia è più efficace e sicura delle flebo nel controllo della sete nella maggior parte dei pazienti in fase terminale.
Nelle fasi terminali la nutrizione artificiale raramente modifica gli esiti clinici e può aumentare i rischi (infezioni, sovraccarico, discomfort). Indicazioni internazionali in oncologia e nutrizione clinica sconsigliano l’uso routinario di sondini o nutrizione parenterale nelle ultime settimane, privilegiando counselling nutrizionale e supporto sintomatico; percorsi selezionati possono essere valutati solo in condizioni reversibili e con prognosi più favorevole.
Il concetto di “comfort feeding only” valorizza il piacere e il significato relazionale del cibo in piccole quantità, rispettando sicurezza e dignità. Una comunicazione chiara con famiglia e caregiver riduce conflitti e fraintendimenti.
La presa in carico include valutazione clinica e nutrizionale, piano di mouth care, indicazioni semplici per sorsi o gel orali in sicurezza, monitoraggio dei rischi di aspirazione e una discussione aperta su trial di idratazione quando appropriato, con criteri di sospensione chiari. Questo metodo segue le raccomandazioni NICE su rivalutazione quotidiana e condivisione delle decisioni.
Leggi anche: Formazione avanzata in nutrizione vegetariana
La nutrizione artificiale, così come l’idratazione, sono considerati trattamenti sanitari in quanto somministrati su prescrizione medica e mediante dispositivi medici. La norma in questione infatti esplicita questo principio all’art.1 comma 5: "sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici.
Le motivazioni che hanno infiammato il dibattito in Italia sono numerose e principalmente legate ai temi dell’etica e dell’autodeterminazione della persona malata. Nel caso le persone assistite siano affette da patologie croniche e avviate ad un percorso di fine vita, il ricorso all’alimentazione artificiale va esaminato insieme ai sanitari in modo individualizzato, con una precisa valutazione di rischi e benefici.
Domande Frequenti
- Bisogna forzare l'alimentazione nel fine vita? No. Nel fine vita il metabolismo cambia e il corpo riduce spontaneamente il bisogno di cibo. Forzare può aumentare discomfort e complicanze. Il focus è il comfort, con assaggi per piacere se desiderati.
- La flebo serve per la sete? Di solito no. La sete è legata soprattutto alla secchezza orale e si controlla meglio con mouth care, lubrificazione e piccoli sorsi se sicuri. Le prove non mostrano un beneficio costante della flebo sulla sete.
- Quando si usa la nutrizione artificiale? Raramente nelle ultime settimane. Si valuta solo se esiste una causa reversibile e una prognosi che consenta benefici attesi; altrimenti si privilegia supporto sintomatico e counselling nutrizionale.
Leggi anche: Ambiti della Dietetica e Nutrizione Clinica
tags: #nutrizione #e #idratazione #cure #palliative #linee