Le malattie autoimmuni sono un gruppo di disturbi del sistema immunitario in cui il corpo attacca erroneamente i suoi tessuti sani. Queste malattie comprendono una vasta gamma di condizioni, tra cui artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, malattia celiaca, malattia di Crohn e molte altre. Per comprendere meglio il legame tra il cibo e le malattie autoimmuni, è importante avere una conoscenza di base del sistema immunitario.
Il sistema immunitario e l'infiammazione
Il sistema immunitario è incaricato di proteggere il corpo dalle infezioni riconoscendo e attaccando sostanze estranee come batteri, virus e altri patogeni. L’infiammazione è una risposta immunitaria naturale del corpo alle infezioni o ai danni ai tessuti. Nelle malattie autoimmuni, questa risposta diventa cronica e incontrollata, contribuendo ai sintomi e ai danni associati a queste condizioni.
Il ruolo del cibo nelle malattie autoimmuni
Il cibo gioca un ruolo significativo nelle malattie autoimmuni, influenzando l’infiammazione nel corpo e i sintomi associati. Una dieta mirata, basata sulle esigenze individuali, può essere un importante componente della gestione delle malattie autoimmuni.
Alimenti da considerare
- Glutine: Per le persone con malattia celiaca, una condizione autoimmune in cui il consumo di glutine danneggia l’intestino tenue, evitare il glutine è essenziale.
- Latticini: Alcune persone con malattie autoimmuni possono essere sensibili ai latticini.
- Zuccheri e alimenti processati: Una dieta ricca di zuccheri aggiunti e alimenti altamente processati può aumentare l’infiammazione nel corpo.
- Alcol: L’alcol può esacerbare l’infiammazione e compromettere il sistema immunitario.
È importante notare che non esiste una dieta universale per le malattie autoimmuni, poiché ogni persona reagisce in modo diverso agli alimenti. La personalizzazione è essenziale quando si cerca di determinare come il cibo influenzi la propria condizione.
Malattie autoimmuni specifiche e alimentazione
Una malattia autoimmune, è caratterizzata da una disfunzione del sistema immunitario che induce l’organismo ad attaccare i propri organi e tessuti. Esistono numerose malattie autoimmuni. Fra le più diffuse, ricordiamo la malattia di Graves, l’artrite reumatoide, la tiroidite di Hashimoto, il diabete mellito di tipo 1, il lupus eritematoso sistemico (lupus) e la vasculite. Altri disturbi ritenuti di origine autoimmune sono il morbo di Addison, la polimiosite, la sindrome di Sjögren, la sclerosi sistemica progressiva e molti casi di glomerulonefrite (infiammazione dei reni).
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Al momento, le precise ragioni per cui il sistema immunitario, in una malattia autoimmune, si rivolta contro l’organismo sono sconosciute e oggetto di dibattito scientifico. Il sospetto che l’alimentazione errata potesse contribuire ad attivare o aggravare le malattie infiammatorie è stato sempre molto forte.
Esempi di malattie autoimmuni
- Tiroidite di Hashimoto: è la più diffusa forma di tiroidite, nonché la causa più frequente di ipotiroidismo.
- Artrite reumatoide (AR): è una malattia cronica autoimmune che colpisce le articolazioni, le quali si presentano gonfie, dolenti, rigide e calde. Vengono colpiti più comunemente i polsi e le mani (in maniera bilaterale).
- Celiachia: è un’enteropatia auto-infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine è la frazione proteica alcol-solubile di grano, orzo e segale.
- Diabete mellito di tipo 1: è una malattia cronica causata dalla distruzione su base autoimmunitaria delle cellule beta del pancreas che producono insulina.
- Malattie infiammatorie cronico intestinali (MICI): sono caratterizzate da un'infiammazione cronica dell'intestino.
Alimenti pro-infiammatori e indice glicemico
L’indice glicemico di un pasto dipende soprattutto dalla composizione degli alimenti: aumenta se un pasto è composto solo da cibi ricchi di carboidrati. Gli alimenti pro-infiammatori sono quelli che per le loro caratteristiche hanno la possibilità di peggiorare lo stato d’infiammazione. In genere si tratta di alimenti industriali molto elaborati che contengono tra gli ingredienti oltre a grassi saturi e colesterolo, anche additivi, coloranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità.
Il protocollo autoimmune (AIP)
Il protocollo autoimmune condivide molti dei principi della paleodieta, ma è qualcosa di più scientifico. Questo tipo di approccio elimina gli alimenti infiammatori e in grado di causare danni all’intestino. Sostituire gli alimenti altamente infiammatori con alimenti ad alta densità nutritiva, significa prediligere la concentrazione e la biodisponibilità di micronutrienti e amminoacidi, gli elementi costitutivi delle proteine, in tali alimenti. Si tratta di una dieta che elimina alcune categorie di alimenti: in primo luogo, quelli contenenti glutine e caseine. Ne traggono vantaggio le persone che soffrono di patologie infiammatorie croniche, patologie autoimmuni, ipotiroidismo o certe forme di disequilibrio endocrino.
Alcuni studi preliminari suggeriscono che la dieta AIP potrebbe aiutare a ridurre l’infiammazione e i sintomi da essa causati. La durata di questa prima fase è quindi variabile. La logica è quella di evitare cibi, additivi o farmaci. È importante capire che seguire la dieta AIP a lungo termine può portare a carenze nutrizionali che possono causare altre complicazioni.
Reintroduzione degli alimenti nella dieta AIP
In questa fase, gli alimenti evitati vengono gradualmente reintrodotti nella dieta, uno alla volta, in base alla tolleranza della persona. Durante questa fase, gli alimenti devono essere reintrodotti uno alla volta, aspettando almeno 5-7 giorni prima di reintrodurre un alimento diverso. Si sceglie quale cibo reintrodurre. Se si nota qualche sintomo, terminare il test ed evitare questo alimento. Se si verificano sintomi durante questo periodo, terminare il test ed evitare questo alimento.
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Il ruolo del microbiota intestinale
Il microbiota ha un filo diretto con il sistema immunitario. L’attivazione del sistema immunitario comporta la liberazione di citochine e anticorpi che danno luogo ad uno stato di infiammazione inizialmente solo a livello locale. I sintomi che si possono manifestare in questa fase sono cattiva digestione (dispepsia), gonfiore e senso di pesantezza, alitosi, diarrea e/o stipsi e colon irritabile. Se questa condizione perdura nel tempo, lo stato infiammatorio cronicizza e si diffonde anche ad altri organi posti a distanza dall’intestino stesso, generando in queste sedi ulteriori focolai infiammatori.
BAFF e alimentazione
Il BAFF è una proteina che si innalza per diversi motivi, ma uno di questi è il cibo, quando è assunto in eccesso o in modo sistematicamente ripetitivo. “Il BAFF stimola la produzione di autoanticorpi e può alzarsi per effetto del cibo. Pensando al significato di BAFF (Fattore che stimola le cellule B) e sapendo che le cellule B sono proprio quelle che producono gli anticorpi e gli autoanticorpi, risulta semplice pensare al suo coinvolgimento nelle malattie autoimmuni. È spesso una alimentazione sistematicamente ripetitiva che causa l’attivazione di processi infiammatori che stimolano l’autoimmunità e i disturbi con questa correlati. Seguendo gli schemi nutrizionali proposti sulla base del livello di infiammazione e delle reattività individuali, si ristabiliscono delle adeguate abitudini alimentari per cui anche la spesso lunga terapia di una malattia di questo genere può essere supportata in modo efficace.
L'aumento delle malattie autoimmuni
Negli ultimi 50 anni le malattie autoimmunitarie sono cresciute raggiungendo un livello quasi epidemico passando dal 2-3% al 10-12%. Il sistema immunitario considera estraneo e dannoso qualcosa che in realtà fa parte dell’organismo attaccando e danneggiando tessuti sani. Non sono del tutto chiari i meccanismi che si attivano in questi casi, ma la ricerca scientifica riesce a trovare delle correlazioni che aiutino a fare chiarezza.
Secondo un recente rapporto inglese, per diverse condizioni autoimmuni, l’incidenza nel Paese è in aumento tra il 3% e il 9% l’anno 2. Sebbene siano stati identificati fattori di rischio genetici predisponenti, la comparsa di molte malattie autoimmuni coinvolge anche fattori ambientali.
L’intestino permeabile, noto anche come aumento della permeabilità intestinale, è una condizione digestiva in cui l’intestino perde parzialmente la sua funzione “barriera”. A sua volta tale danno può essere indotto da molti fattori, come la dieta, lo stress o i farmaci, ed è spesso associato alla cosiddetta disbiosi.
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Studi sulla restrizione calorica e sclerosi multipla
Lo scopo principale del trial clinico denominato “CalerieMS”, finanziato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), è appunto capire come e perché l’obesità contribuisce a far “impazzire” il sistema immunitario. Lo sta portando avanti il prof. Matarese, sperimentando in particolare se una blanda restrizione calorica, in aggiunta a un farmaco di prima linea (il dimetilfumarato), possono aumentare l’efficacia delle terapie per la sclerosi multipla.
“Abbiamo coinvolto circa 120 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente e lo studio proseguirà fino al prossimo giugno, quando poi avvieremo il follow-up. L’idea è che regimi dietetici ipocalorici aiutino a stabilizzare le risposte autoimmunitarie. Il fatto che la crescita delle malattie autoimmuni venga registrata soprattutto nelle società industrializzate accredita la “teoria dell’igiene” ovvero un’ipotesi che mette in relazione la vita in ambienti estremamente puliti tipici delle società avanzate con una debolezza di fondo del sistema immunitario, poco addestrato al contatto con germi e batteri.
Come ipotizza l’articolo di Matarese pubblicato su Science, l’eccessiva igiene e l’obesità favoriscono l’accumulo di cellule infiammatorie e diminuiscono i linfociti Treg, coinvolti nei meccanismi di tolleranza immunologica e nella riparazione dei danni agli organi. “Se il nostro studio dimostrerà che la restrizione calorica associata alle terapie può migliorarne l’efficacia potremmo dare indicazioni concrete ai pazienti, su solide basi scientifiche, per interventi di fatto a costo zero”. Ma non solo, va avanti il docente: “La speranza è di poter identificare, grazie anche a queste ricerche, dei nuovi target molecolari indotti dalla restrizione calorica associabili alle terapie classiche e che possano trasmettere un segnale di pseudo-affamamento nelle cellule del sistema immunitario”.
Malattie autoimmuni e cibo spazzatura
Negli ultimi anni, l’incidenza delle malattie autoimmuni è aumentata, ma le ragioni di questo incremento non sono del tutto note. Predisposizione genetica, inquinamento e consumo di “cibo spazzatura” (junk food) sono considerati tra le cause di questa crescita, a livello mondiale.
Fra le ricerche più recenti che valutano l’esistenza di una possibile correlazione tra l’aumento delle persone affette da malattie autoimmuni e l’alimentazione, c’è uno studio del Francis Crick Institute di Londra pubblicata a inizio 2022. Secondo questa ricerca, le cause dell’aumento delle patologie del sistema immunitario vengono ricondotte perlopiù a una condizione ambientale esterna: la qualità e la varietà dell’alimentazione.
Effetti del cibo spazzatura sull'organismo
Il cosiddetto cibo spazzatura eccede in alcuni ingredienti (grassi saturi, zuccheri, coloranti e aromi artificiali) e difetta di altri elementi, che, però, sono utili al benessere generale dell’organismo (vitamine, fibre alimentari). Il consumo continuativo di junk food tende ad alterare l’equilibrio generale dell’organismo e ne compromette l’efficienza. In alcuni soggetti, questa alterazione si traduce nella comparsa di scompensi e patologie, come le malattie autoimmuni.
Proteggere l’equilibrio del microbiota intestinale
Una buona alimentazione può contribuire ad allontanare il rischio di patologie autoimmuni. Una dieta equilibrata, in cui, cioè, siano presenti in quantità bilanciate tutti i nutrienti fondamentali, è fondamentale per supportare l’organismo e per favorire il buon funzionamento del microbiota intestinale, legato intimamente al funzionamento del sistema immunitario. Il microbiota è l’insieme dei microrganismi (tra cui, batteri e parassiti) che abitano gli organi del corpo umano.
In generale, un microbiota è in salute, quando i microbi “buoni” (simbionti) e quelli “cattivi” (patobionti) sono in equilibrio tra loro. In questo modo, l’organismo umano può beneficiare delle qualità di entrambi. Il microbiota è un organo plastico, in continua mutazione, che viene influenzato dal rapporto con l’esterno e con ciò che proviene da esso, come il cibo.
Mangiare in modo equilibrato e limitare l’uso di farmaci che alterano la composizione della flora intestinale (es. antibiotici) sono abitudini che aiutano il microbiota intestinale e gli permette di lavorare bene e a pieno regime, a supporto del sistema immunitario.
Esempio di dieta per ridurre il rischio di malattie autoimmuni
Una dieta utile a ridurre il rischio di patologie autoimmuni deve essere in grado di nutrire tanti tipi di batteri intestinali. Perciò, deve essere estremamente variegata e deve contenere la minor quantità possibile degli zuccheri semplici e dei grassi tipici degli alimenti nutrizionalmente sbilanciati.
Il regime alimentare amico del microbiota e della regolarità intestinale dovrebbe privilegiare:
- gli alimenti antinfiammatori e caratterizzati dalla presenza di fibre alimentari;
- buone percentuali di Omega 3 (utile anche per regolarizzare la qualità e la quantità di colesterolo nel sangue);
- sali minerali come Ferro, Rame e Zinco.
Allora, largo al consumo di tante varietà di legumi, cereali, frutta e verdura fresca di stagione, pesce azzurro, Frutta Secca e semi oleosi. Un aiuto fondamentale per garantire la varietà del microbiota è fornito dai probiotici contenuti negli alimenti fermentati, come yogurt e kefir.
Carne, uova e formaggi di qualità non devono essere banditi dalla tavola, ma devono essere consumati in quantità ponderate.
Cosa mangiare se la patologia autoimmune è già in corso?
Una dieta equilibrata è estremamente utile anche nel caso in cui una malattia autoimmune sia in corso. Le capacità antinfiammatorie di specifici alimenti possono contribuire a ridurre alcuni effetti della patologia autoimmune che si sono già sviluppati. Inoltre, un regime alimentare vario ma mirato aiuta a mantenere un peso forma regolare, fondamentale in caso di diabete e artrite reumatoide.
Dieta Mediterranea
D’altra parte, negli ultimi anni, sono emerse numerose ipotesi riguardanti gli effetti protettivi della Dieta Mediterranea, che si configura come modello opposto alla Dieta Occidentale. Esso è frequentemente associato al miglioramento delle patologie croniche ed infiammatorie.
Per dimostrare le molte ipotesi esistenti riguardo agli effetti deleteri o protettivi di specifici modelli nutrizionali, come la Dieta Mediterranea o quella Occidentale, la ricerca nutrizionale più recente tende a considerare tali pattern alimentari in maniera complessiva, piuttosto che concentrarsi su singoli alimenti o nutrienti che li caratterizzano.
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