Sindrome dell'Ovaio Policistico (PCOS) e Approcci Terapeutici

La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è un disturbo endocrino complesso che colpisce il 5-10% delle donne in età fertile. Rappresenta una delle principali cause di infertilità, legata a un’assenza cronica di ovulazione. Capita spesso che il disturbo si annunci già nel corso dell’adolescenza, per esempio con forti irregolarità del ciclo mestruale, per poi arrivare a essere conclamato nella vita adulta, quando si manifesta con una gamma di disfunzioni endocrine e metaboliche.

Le donne che soffrono di PCOS hanno un maggior rischio di malattie metaboliche, come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari, rispetto alla popolazione generale. Sono più frequenti anche complicanze durante la gravidanza e il parto come aborto spontaneo, diabete gestazionale e preeclampsia (gli ormoni della placenta aumentano, infatti, l’insulino-resistenza). Una diagnosi precoce è indispensabile per evitare queste complicanze.

La Presenza di Insulino-Resistenza

Alla base della Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) vi è una condizione nota come insulino-resistenza, ovvero la ridotta sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Questa alterazione viene inizialmente e solitamente compensata da una super produzione dell’ormone insulina (iperinsulinismo compensatorio) che tuttavia determina uno stimolo alla produzione di ormoni androgeni (iperandrogenismo) che caratterizza proprio la Sindrome dell’Ovaio Policistico. Inoltre, in taluni frangenti della giornata e in particolare dopo il pasto, quando vi è un ulteriore stimolo alla produzione di insulina determinato dall’ingestione di cibo, l’iperinsulinemia può determinare una caduta dei livelli di glucosio nel sangue (ipoglicemia reattiva).

L’insulino-resistenza è di comune riscontro in presenza di eccesso ponderale (sovrappeso e obesità) e con esso si correla ad un insieme di fattori di rischio cadiovascolare quali ridotta tolleranza glucidica fino al diabete mellito, dislipidemia, ipertensione arteriosa, steatosi epatica non alcolica. Questa costellazione di alterazioni viene accomunata sotto il nome di sindrome metabolica, a sua volta in grado di aumentare la probabilità di malattie cardiovascolari.

Circa il 25-50% delle donne con PCOS presenta eccesso ponderale e distribuzione del grasso di tipo androide (addominale), ed in circa il 30% di questa sotto-popolazione si riscontra una ridotta tolleranza al glucosio, che aumenta a sua volta il rischio di diabete tipo 2. Inoltre, le donne con PCOS hanno in genere elevati livelli di pressione arteriosa, più alti livelli nel sangue di trigliceridi, colesterolo-LDL (colesterolo “cattivo”) e colesterolo totale, più bassi livelli di colesterolo-HDL (colesterolo “buono”) rispetto alle coetanee senza PCOS.

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In definitiva, nel sospetto o alla diagnosi di PCOS è opportuno verificare la contemporanea presenza delle condizioni che compongono la sindrome metabolica.

La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è una condizione molto comune che altera il modo in cui lavorano le ovaie. Anche se è difficile conoscere esattamente il numero delle donne che soffrono di PCOS, si pensa che sia una sindrome diffusa che colpisce tra l'8 e il 13% delle donne in età fertile, rimanendo non diagnosticata nel 70% dei casi. La PCOS coinvolge infatti molti sistemi nel corpo e anche se molte donne con questa sindrome scoprono che il loro ciclo mestruale diventa più regolare andando verso la menopausa, lo sbilanciamento ormonale non migliora con l'età mentre invece aumenta il rischio delle patologie correlate all'ovaio policistico come diabete, infarto e ictus.

Le tre principali caratteristiche della sindrome sono:

  • Ciclo irregolare: perché le ovaie non ovulano in modo regolare;
  • Eccesso di androgeni: alti livelli di ormoni "maschili" che possono causare eccesso di peli sul corpo o sul viso;
  • Ovaio policistico: le ovaie si presentano ingrossate e contengono molti follicoli.

Per diagnosticare la sindrome dell'ovaio policistico devono essere presenti almeno due tra questi segnali.

Quali sono le cause della sindrome dell'ovaio policistico?

Le cause dell'ovaio policistico sono sconosciute, anche se si pensa che possano essere genetiche. Molti esperti ipotizzano che la sindrome possa derivare da un insieme di fattori diversi come:

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  • Alti livelli di androgeni: spesso detti ormoni maschili, in realtà anche le donne ne producono anche se in quantità inferiore. Livelli di androgeni più alti del normale possono impedire alle ovaie di rilasciare l'ovulo (quindi l'ovulazione) e causare acne ed eccessiva crescita di peli.
  • Alti livelli di insulina: l'insulina è un ormone che controlla come il cibo viene trasformato in energia e i livelli di zucchero nel sangue. L'insulino resistenza è un fenomeno per cui il corpo non risponde normalmente all'insulina e ne produce in maggiore quantità per compensare, portando ad un'aumentata produzione e attività di ormoni come il testosterone. Molte donne con PCOS soffrono di insulino resistenza, specialmente in caso di sovrappeso, obesità, abitudini alimentari errate, scarsa attività fisica o familiarità per il diabete.

Quali sono i sintomi della sindrome dell'ovaio policistico?

I sintomi dell'ovaio policistico compaiono tipicamente sul finire dell'adolescenza o appena dopo i vent'anni. Possono includere:

  • Mestruazioni irregolari o assenti;
  • Difficoltà a rimanere incinta per via dell'ovulazione irregolare o assente;
  • Eccesso di crescita di peli (irsutismo) su viso e corpo;
  • Aumento di peso;
  • Assottigliamento e perdita dei capelli;
  • Pelle grassa o acne.

La sindrome dell'ovaio policistico è associata inoltre ad un aumentato rischio di problemi di salute come diabete di tipo 2 e alti livelli di colesterolo. La PCOS, inoltre, è una delle cause più comuni di infertilità nelle donne perché lo squilibrio ormonale interferisce con l'ovulazione e, senza quest'ultima, non si può arrivare al concepimento. Soffrire di ovaio policistico non significa però che non si possa rimanere incinta: molti trattamenti sono in grado di favorire l'ovulazione e la fertilità.

La Terapia della PCOS

L’approccio della terapia attuale corre su un doppio binario: da un lato, la correzione dello stile di vita, che aiuta a ridurre e a controllare il peso corporeo e dall’altro, la somministrazione di farmaci. In questo modo si riesce ad ottenere un doppio effetto: interrompere il circolo vizioso, e ridurre gli effetti della sintomatologia.

Un’alimentazione sana e una regolare attività fisica rappresentano due step importanti, perché la perdita di peso e il minor introito calorico migliorano l’insulinoresistenza, abbassano la produzione di androgeni a livello periferico e diminuiscono anche la trasformazione di questi ultimi in estrogeni. Inoltre, l’attività fisica abbinata al regime alimentare controllato interviene in modo positivo sulla maturazione dei follicoli, e quindi sul ripristino di un’ovulazione più regolare.

Per quanto riguarda la terapia con farmaci della PCOS, la strategia consiste nell’assunzione di estroprogestinici per regolarizzare il ciclo mestruale e/o metformina.

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L’Assunzione di Metformina

La metformina è il farmaco ipoglicemizzante di prima scelta nella terapia del diabete, con una specifica azione insulino-sensibilizzante, in grado cioè di ripristinare la sensibilità periferica all’insulina e ridurre l’iperinsulinismo secondario e le eventuali ipoglicemie che ne possono seguire. C’è da considerare anche che l’iperinsulinismo secondario a lungo termine tende a depauperare le scorte di insulina, con la conseguenza di un inadeguato controllo della glicemia, che tende ad elevarsi cronicamente fino alla possibilità di sviluppo di diabete di tipo 2.

Per tutte queste ragioni, l’utilizzo di metformina viene contemplato e giustificato anche ‘off-label’ (cioè fuori dalle indicazioni di scheda tecnica, ovvero come farmaco antidiabetico) in condizioni quali la Sindrome dell’Ovaio Policistico, anche in assenza di diabete.

Un recente studio, pubblicato nel gennaio 2018 sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, condotto su 119 pazienti con PCOS, in sovrappeso o normopeso trattate con dosaggi crescenti di metformina (500 mg/die nel primo mese, 1.000 mg/die nel secondo mese e 1.500 mg/die dal terzo al ventiquattresimo mese) ha confermato come il trattamento con metformina migliori la regolarità del ciclo mestruale, riduca l’indice di massa corporea (BMI), il testosterone e l’ormone luteinizzante (LH) entro sei mesi dall’inizio del trattamento e in particolare nelle donne in sovrappeso.

Un recente studio a lungo termine condotto su donne con PCOS, in sovrappeso o normopeso, trattate per 2 anni (24 mesi) con metformina, ha evidenziato entro sei mesi un chiaro miglioramento della regolarità del ciclo mestruale e dei profili ormonali.

Dieta e Stile di Vita

La dieta e l’attività fisica svolgono un ruolo molto importante nel trattamento dell’insulino resistenza nelle pazienti con ovaio policistico. Nelle donne obese o sovrappeso, si mira a una riduzione del 5-10% del peso corporeo nell’arco di 12 mesi e al mantenimento a lungo termine del peso raggiunto. È importante impostare una dieta a indice glicemico controllato.

È FONDAMENTALE applicare un regime alimentare a basso indice e carico glicemico; inoltre, nel caso in cui figuri anche un quadro di sovrappeso/obesità, tale schema dietetico dovrà perseguire anche un reale dimagrimento tramite riduzione delle calorie (dieta ipocalorica) ed accostamento ad un programma di attività fisica auspicabile.

La dieta per l'ovaio policistico, in presenza di insulino-resistenza e di sovrappeso/obesità, deve seguire alcuni principi fondamentali:

  • Apporto energetico idoneo alla moderazione del grasso corporeo. Le calorie complessive dovrebbero attestarsi attorno al 70% di quelle necessarie al mantenimento del peso.
  • Garantire un apporto in colesterolo MAI superiore ai 300mg/die.
  • Prediligere gli acidi grassi polinsaturi, con adeguato apporto di omega-6 ed omega-3.
  • Le fibre devono essere assunte ALMENO in quantità di 30g/die.
  • Tutte le vitamine ed i sali minerali devono rientrare nelle razioni raccomandate.
  • La ripartizione dei pasti deve prevedere almeno 5 pasti al giorno (meglio 6).
  • Scelta di cibi a basso indice glicemico ed associazione di tutte le maggiori fonti di carboidrati a buone quantità di fibra alimentare.
  • Meglio NON dissociare i macronutrienti per garantire un assorbimento lento dei nutrienti.
  • Prediligere fonti di carboidrati integrali ed in forma naturale; ridurre quelli raffinati o lavorati.

Per facilitare il percorso di dimagrimento e ripristino della sensibilità insulinica, si consiglia di iniziare un protocollo di attività fisica caratterizzato da: attività aerobica (camminata veloce, corsa, ciclismo, nuoto, canottaggio, canoa, ecc.) per almeno 4 sessioni la settimana, e attività anaerobica (rinforzo muscolare) per almeno 2 sessioni la settimana (esercizi a corpo libero e/o con sovraccarichi/macchine isocinetiche).

Alimenti da preferire e da evitare

Si consiglia di limitare l’assunzione di zucchero, dolci e bevande zuccherine. Una buona idratazione è fondamentale, almeno con un litro e mezzo di acqua al giorno. Praticare regolare l’attività fisica, soprattutto aerobica, a bassa intensità e lunga durata (corsa, camminata e nuoto). Se in sovrappeso, ridurre il peso e la circonferenza addominale.

Alimenti da evitare:

  • Alcolici e superalcolici.
  • Insaccati ad elevato tenore in grassi saturi, come salame, salsiccia, pancetta, cotechino, etc.
  • Patate, poiché sono importanti fonti di carboidrati (amido) quindi sono dei veri e propri sostituti di pane, pasta e riso.
  • Sale.

Alimenti consigliati:

  • Verdura di stagione, almeno una porzione ad ogni pasto, cruda o cotta.
  • Frutta fresca, da consumare ogni giorno in numero di due-tre frutti di medie dimensioni.
  • Riso, pasta e pane integrali in alternativa ai corrispettivi raffinati (almeno la metà dei cereali consumati dovrebbero essere integrali).
  • Pesce (fresco o surgelato), da preferire a tutti gli alimenti ricchi di proteine animali.
  • Formaggi, da consumare come secondo al posto di carne o due uova, 2 volte a settimana.
  • Uova: il loro consumo è importante, ma non deve essere superiore a 2/4 porzioni a settimana.
  • Carne: manzo, vitello, vitellone, pollo, coniglio, tacchino, lonza di maiale, cavallo, scelte nelle parti più magre e private del grasso visibile.
  • Legumi (ceci, fagioli, piselli, fave, ecc.), poiché sono un’importante fonte di proteine vegetali.

Secondo le linee guida della Endocrine Society, la terapia iniziale è la perdita di peso, affiancata da una regolare attività fisica. Una riduzione iniziale del 5% del peso corporeo, infatti, può consentire la ripresa della corretta regolarità mestruale, garantendo l’ovulazione e il conseguente ripristino della fertilità, oltre che ridurre i fattori di rischio cardiometabolici.

Integratori per Ovaio Policistico

Un nuovo approccio verso la sindrome dell'ovaio policistico impiega integratori a base di inositolo per favorire il funzionamento delle ovaie e la fertilità. Gli integratori naturali MyOva per le donne forniscono supporto per l'equilibrio ormonale femminile e per la normale funzione di ovulazione e fertilità.

Tra gli inositoli il myo-inositolo e il d-chiro inositolo sono i più importanti per i processi fisiologici perché possono agire entrambi come secondi messaggeri dell'insulina. Inoltre:

  • Il Myo-inositolo è coinvolto nell'attivazione dei trasportatori e dell'utilizzo del glucosio;
  • Il d-chiro-inositolo è coinvolto nella sintesi del glucogeno.

Il metabolismo degli inositoli nelle donne con PCOS è alterato ed è presente uno squilibrio tra myo-inositolo e d-chiro-inositolo, a discapito del primo. Un'integrazione di myo-inositolo quindi è in grado di migliorare i parametri ormonali e metabolici in caso di sindrome dell'ovaio policistico, con benefici su ciclo mestruale e qualità degli ovuli. Una supplementazione di inositolo è ben tollerata (ad esempio non si verificano effetti gastrointestinali come quelli associati alla metformina) ed è stato mostrato che migliora i livelli di insulina e riduce gli attacchi di fame intensi.

Ecco alcuni esempi di integratori:

  • Inofert Combi HP: questo integratore a base di Myo-inositolo e D-Chiro-inositolo è appositamente formulato per le pazienti in sovrappeso con Sindrome dell'Ovaio Policistico.
  • Kirocomplex: è un integratore a base di D-Chiro-Inositolo, Myo-Inositolo, Acido folico, Manganese, Vitamina D, Revifast® (Resveratrolo), formulato appositamente per il trattamento della Sindrome dell'Ovaio Policistico.
  • Inofolic Combi HP: si tratta di un integratore a base di myo-inositolo, D-chiro-inositolo, alfa-lattoalbumina e acido folico, utile per fornire una quota integrativa di questi nutrienti.

La N-acetil-cisteina (NAC), in quanto potente antiossidante, ha un'attività anti-apoptotica e diminuisce gli effetti degli elevati livelli di omocisteina. Questa sostanza può avere effetti sull'attività del recettore dell'insulina e sulla secrezione di questo ormone migliorando quindi il metabolismo glucidico attraverso il miglioramento della sensibilità dell'insulina.

Tabella riassuntiva dei principi dietetici per la PCOS

Principio Dettagli
Apporto calorico Ridotto al 70% del fabbisogno per favorire la perdita di peso
Colesterolo Meno di 300mg/die
Grassi Prediligere polinsaturi (omega-3 e omega-6)
Fibre Almeno 30g/die
Pasti Almeno 5-6 pasti al giorno
Carboidrati Basso indice glicemico, integrali, associati a fibre

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