Paola Lemasson Nutrizionista: Recensioni e Approccio

Paola Lemasson è una nutrizionista laureata in scienze della nutrizione umana e iscritta all’Ordine dei Biologi.

Il suo lavoro consiste nell'offrire consulenze nutrizionali a chi intende migliorare il proprio benessere. A tua disposizione, è presente uno staff selezionato, altamente formato e costantemente aggiornato in grado di rispondere a tutte le tue aspettative di salute e benessere.

L'Approccio Nutrizionale

L’obiettivo principale, oltre al dimagrimento e al raggiungimento del benessere del paziente, è legato a un’educazione alimentare. Come nutrizionista si impegna quindi a fornire maggior consapevolezza al paziente riguardo la nutrizione più adatta, con la naturale conseguenza di raggiungere l’immagine corporea desiderata. Sceglie quindi di non stravolgere le necessità dei pazienti, ma di accompagnarli, gradualmente, a una nuova consapevolezza del proprio corpo e dei meccanismi che lo regolano.

Esame Bioimpedenziometrico

Passaggio fondamentale durante la visita è l’esame BIOIMPEDENZIOMETRICO. Lo strumento che utilizza è una BIA TANITA, uno strumento validato, certificato e con solide basi scientifiche per la valutazione della COMPOSIZIONE CORPOREA.

L’esame dura meno di 5 minuti e al paziente è consigliato di indossare delle calze corte piuttosto che dei collant e di non applicare sulla cute del dorso della mano e del piede crema o olio nel giorno dell’esame.

Leggi anche: Alimentazione: Approfondimenti con la Dott.ssa Bongiovanni

Nei controlli successivi chiede innanzitutto al paziente le sue impressioni in merito al piano nutrizionale proposto, quali benefici ha riscontrato, se ha avuto problemi di qualsiasi tipo ed in generale come sta e come si sente.

Recensioni dei Pazienti

Le recensioni dei pazienti sono verificate per garantire che provengano da persone che hanno realmente usufruito dei servizi della dottoressa Lemasson. Ecco alcune testimonianze:

  • "Dottoressa super professionale e molto preparata ...il mio livello di alimentazione completamente sbagliato ,dopo un mese di trattamento -9 kg...una grande soddisfazione...prossimo controllo tra un mesetto...super soddisfatta!"
  • "Dottoressa molto professionale e disponibile all'ascolto. Puntuale e precisa. Ha ascoltato e ha spiegato nel dettaglio ogni mia domanda o perplessità."
  • "Fin da subito mi ha dato piena disponibilità a contattarla e, quando ho avuto bisogno, si è dimostrata presente. Per aiutarmi con un’intolleranza alimentare si è fatta carico di una ricerca approfondita ed impegnativa, trovando la soluzione ideale per me. I risultati? Certo! Il mio stato di salute è notevolmente migliorato e la mia vita sportiva ha ripreso i ritmi di qualche anno fa."
  • "La Dottoressa è chiara, disponibile ed esaustiva."
  • "Mi sto trovando benissimo, la dottoressa ha compreso subito le mie necessità ed il piano e’ adatto al mio stile di vita. Risponde sempre in caso di dubbi ed è disponibilissima. Grazie dottoressa."
  • "Una professionista come poche. Grazie al piano alimentare, ai consigli e alle spiegazioni della dottoressa Lemasson ho raggiunto, con grandissima soddisfazione, i miei obiettivi. Ad ogni visita mi ha dato le indicazioni necessarie, oltre a spiegarmi nozioni a me sconosciute e utilissime. Consigliatissima!"
  • "Ottima dottoressa, disponibile, e competente. Con me ci va molta pazienza e la dottoressa Lemasson c'è l ha."
  • "Dopo ormai 6 mesi passati in cura dalla Dottoressa Lemasson posso affermare con certezza che è un'eccellente professionista. Il mio corpo e in generale il mio stato di salute sono migliorati in maniera significativa. La Dottoressa è gentile e comprensiva, pronta all'ascolto e alla ricerca di soluzioni, mi sono sempre trovata a dialogare con rispetto e schiettezza: quando si tratta il corpo delle persone la questione è sempre delicata, è importante porre il paziente di fronte alla realtà di una situazione ma senza farlo sentire ferito o umiliato. In questo senso mi sono sempre trovata molto bene. Inoltre è in continuo aggiornamento, cosa non scontata. Non posso che ringraziare la Dottoressa Lemasson e continuare il mio percorso con lei."
  • "Dopo anni e anni di diete andate male mi sono affidata a lei. Abbiamo iniziato una dieta Chetogenica e dopo pochi mesi il mio corpo era già cambiato completamente. Molto attenta a tutte le richieste e sempre disponibile per dubbi tra una visita e l’altra."

La Dieta Chetogenica

La “dieta chetogenica” è uno strumento importante in tutta una serie di situazioni cliniche. La dieta chetogenica, sin dal 1920, è stata utilizzata per controllare le crisi epilettiche in pazienti pediatrici affetti da epilessia non trattabile con i farmaci.

L’organismo umano dispone di diverse forme di accumulo di riserve delle quali la più consistente è quella rappresentata dal tessuto adiposo, che in un individuo medio del peso di 70 kg, può ammontare a circa 15 kg, mentre le scorte di carboidrati ammontano a poco meno di mezzo kg. È evidente che le riserve di zuccheri possono garantire energia per periodi di tempo molto limitati, mentre i grassi rappresentano una riserva ingentissima di energia.

I tessuti ricevono energia in proporzione all’effettiva disponibilità di substrati nel sangue. Quando il glucosio è presente in quantità sufficiente allora risulta essere la sorgente di energia preferita da parte della maggior parte dei tessuti del corpo.

Leggi anche: Nutrizionista specializzata: Paola Falcieri

La restrizione severa dell’apporto di carboidrati, attraverso l’azione su ormoni quali insulina e glucagone, promuove la mobilitazione di lipidi dai tessuti di riserva e la loro utilizzazione a scopo energetico.

Vista la scarsità di glucosio l’acetilCoA presente viene utilizzato per la produzione di corpi chetonici, sostanze dai nomi complessi come acetone, acetoacetato e acido β-idrossibutirrico, che divengono carburante d’elezione per le cellule del Sistema Nervoso Centrale.

Nella chetosi fisiologica la presenza di corpi chetonici nel sangue passa da 0.1 mmol/dl fino a circa 7-8 mmol/dl, senza però determinare alterazione significative del pH, normalmente intorno a 7.4, che può comunque ridursi leggermente nei primi giorni, vista l’acidità dei corpi chetonici, per tornare rapidamente ai livelli normali purché la concentrazione dei corpi chetonici si mantenga al di sotto di 10 mmol/dl.

L’effetto di risparmio delle riserve proteiche potrebbe avvenire attraverso diversi meccanismi: l’uso di proteine è rilevante nei primi giorni della dieta, ma man mano che l’organismo comincia ad utilizzare in maniera preponderante acidi grassi liberi e chetoni per le proprie esigenze energetiche la richiesta di glucosio cala drasticamente, accompagnata della riduzione dell’uso di aminoacidi a scopo energetico. Non si esclude un effetto diretto dei corpi chetonici sul metabolismo proteico e sull’azione della tiroide, con riduzione di T3.

I chetoni in eccesso, non utilizzati a livello dei tessuti, vengono eliminati attraverso la respirazione in forma di acetone, che impartisce il caratteristico fiato acetosico, e tramite le urine, dove l’eccesso di acidità è tamponato da contemporanea eliminazione di sodio, potassio e magnesio.

Leggi anche: Ricette golose e dietetiche

La chetosi determina modifiche nella concentrazione di diversi ormoni e nutrienti, tra cui grelina, amilina e leptina e, ovviamente, dei corpi chetonici stessi.

La chetosi fisiologica in un soggetto sano non va assolutamente confusa con la chetoacidosi diabetica, una condizione estremamente grave, potenzialmente fatale, che può svilupparsi in soggetti affetti da diabete di tipo I quando vengano a mancare le necessarie somministrazioni di insulina. In queste condizioni, pur in presenza di un’elevata glicemia, si assiste a un progressivo aumento di corpi chetonici nel sangue, su valori pari o superiori a 25 mmol/dl, con un loro progressivo accumulo in circolo e scarsa o nulla utilizzazione a livello dei tessuti.

Due sono gli elementi alla base dei protocolli di dieta chetogenica più comunemente utilizzati per il dimagrimento (diversi sono i protocolli utilizzati a scopo terapeutico):

  1. riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati al di sotto dei 30-50 g al giorno. Quando il consumo di carboidrati supera questo valore soglia è difficile riuscire a indurre lo stato di chetosi.
  2. riduzione dell’apporto calorico al di sotto delle 1200 kcal al giorno, più spesso intorno alle 800/900 kcal/die (Very Low Calories Diet).

Il contributo proteico, al contrario di quanto comunemente si crede, viene mantenuto su valori di poco superiori a quanto indicato nelle linee guida, valori che oscillano intorno a 1-1,5 g per kg di peso corporeo, attestandosi intorno ai 50/120 grammi giornalieri a seconda delle caratteristiche del paziente.

L’apporto di grassi dovrebbe oscillare tra i 20 e i 60 grammi al giorno o comunque una quantità che permetta di raggiungere l’apporto calorico desiderato per il soggetto, con netta predilezione per cibi ricchi di grassi insaturi di buona qualità come olio extravergine di oliva e pesce.

Il consumo di verdure a ridotto contenuto di zuccheri è permesso in quantità libera, mentre per verdure con un contenuto di carboidrati più elevato è previsto un tetto alle porzioni da consumare, tra i 100 e i 200g.

Integratori di proteine, vitamine e Sali minerali possono esser necessari, dato il ridotto e selezionato apporto di cibi.

Tra i disturbi più comunemente riportati, specie nei primi giorni, ci sono mal di testa, che in genere scompare una volta raggiunta la chetosi, e stitichezza, dovuta alla decisa riduzione del volume di cibo consumato: per scongiurare situazioni di questo tipo è importante che il soggetto mantenga un elevato consumo di acqua durante la fase di dieta, intorno ai due litri giornalieri.

Ovviamente la dieta chetogenica non può essere protratta indefinitamente nel tempo: la maggior parte degli studi suggerisce che il piano alimentare chetogenico venga utilizzato per un periodo di 8/12 settimane.

Fase 2 - Dieta di transizione (21 giorni): Alimentazione ipocalorica sul modello della dieta mediterranea tramite il reintegro di tutti gli alimenti a livello quantitativo. Riduzione dell’introito proteico assunto con la somministrazione di 20/25 grammi al giorno di proteine in povere. Questo regime alimentare ha lo scopo di consolidare i risultati della prima fase.

Fase 3 - Riequilibrio metabolico: Alimentazione ipocalorica sul modello della dieta mediterranea.

Una delle applicazioni classiche della dieta chetogenica è il trattamento dell’obesità severa in soggetti accuratamente selezionati: i vantaggi sono rilevanti, per la rapidità dei risultati che accresce notevolmente la motivazione, per la riduzione della sensazione di fame tipica della chetosi, per l’effetto di risparmio sul tessuto muscolare e per la maggior aderenza al piano alimentare che risulta in genere molto facile da seguire.

Altro importante ambito d’applicazione è quello legato alla preparazione di soggetti candidati a chirurgia bariatrica e al trattamento di soggetti che richiedano un rapido calo di peso nella preparazione ad interventi chirurgici o nel trattamento di patologie osteo-articolari in cui il peso corporeo abbia un ruolo determinante.

Alcuni studi preliminari indicano un possibile ruolo della dieta chetogenica nel trattamento di patologie del sistema nervoso come Parkinson, grazie ad una riduzione dei danni ossidativi a carico delle cellule del SNC, e Alzheimer, grazie alla capacità dei corpi chetonici di ridurre il danno cellulare.

Non paiono fondate le obiezioni all’uso di una dieta chetogenica in soggetti obesi per un supposto effetto nel determinare aumento di colesterolo LDL e trigliceridi che, al contrario, la maggior parte degli studi dimostrano ridursi, assieme al colesterolo totale, con contemporaneo aumento del colesterolo HDL durante la dieta.

Analogamente paiono esagerate le preoccupazioni relative ad un potenziale danno renale visto che diete chetogeniche condotte correttamente sono essenzialmente normoproteiche.

In effetti i pochi studi che hanno rilevato potenziali effetti negativi causati da diete chetogeniche tendevano a confondere queste diete con protocolli, perlopiù commerciali, ad elevato contenuto di proteine e grassi: una dieta chetogenica ben implementata è invece un piano alimentare a basso contenuto calorico, leggermente iperlipidico e sostanzialmente normoproteico.

Dieta FODMAP

Molte persone soffrono di fastidiosi sintomi gastrointestinali: gonfiore, senso di distensione, dolore diffuso, aria, diarrea che si alterna a stitichezza. Spesso si parla di Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS da Irritable Bowel Sindrome) o di Disordini Funzionali Gastrointestinali (FGID), affezioni idiopatiche, senza una causa accertata, per le quali non esistono protocolli e linee guida terapeutiche.

La base fisiologica per la genesi di molti dei fastidi indicati è la distensione del lume intestinale che non solo determina gonfiore e distensione dell’addome ma può anche causare variazioni del transito. In genere i problemi sono massimi nella parte terminale dell’intestino tenue e nella porzione ascendente del crasso.

La distensione può essere causata da solidi, in particolar modo dalla massa di fibre ingerite, liquidi, la cui quantità è legata a fenomeni osmotici e di assorbimento, e gas, prodotto soprattutto dai batteri intestinali attraverso processi fermentativi.

Il termine FODMAP è un acronimo che sta per Fermentable Oligo-, Di- and Mono- saccharides And Polyols, cioè mono- di- oligo- saccaridi e polioli fermentabili. Si tratta di un gruppo di carboidrati che comprende fruttosio, lattosio, fruttani, galattani e polioli come lo xylitolo, il sorbitolo e il mannitolo.

Numerosi studi hanno confermato queste proprietà per queste sostanze e nel caso dei polioli, utilizzati come dolcificanti ipocalorici in molti cibi, hanno portato ad indicare in etichetta il rischio di effetti lassativi connessi ad un consumo elevato.

Il fruttosio è presente nel cibo sia libero sia legato al glucosio a formare saccarosio, il comune zucchero da cucina. L’assorbimento è infatti migliore quando è presente il glucosio e varia in maniera rilevante da soggetto a soggetto.

I fruttani sono piccoli polimeri di fruttosio presenti come forme di deposito nei cereali, in frutti (banana) e in molti vegetali: cipolla, aglio, carciofi.

Il lattosio è il disaccaride presente nel latte di tutti i mammiferi. La sua digestione dipende da un enzima che viene perduto durante la crescita. Solo una percentuale di adulti, molto diversa a seconda della zona geografica, mantiene l’enzima e quindi la capacità di digerire questo zucchero nell’età adulta. Il malassorbimento del lattosio è facilmente identificabile con un semplice esame, il breath test.

I galattani sono polimeri del lattosio molto abbondanti nei legumi, alimenti che sono uno dei cardini delle diete vegetariane e vegane e sono molto utilizzati in diverse cucine etniche, e in diverse brassicacee, come cavolo e cavoletti di bruxelles.

I polioli sono zuccheri quali sorbitolo, maltitolo e xylitolo, scarsamente assorbiti nel tenue e soggetti a processi fermentativi spesso dipendenti dall’entità della dose consumata. Il sorbitolo abbonda nei frutti ricchi di fruttosio mentre il mannitolo si trova soprattutto nei funghi. I polioli sono utilizzati come dolcificanti industriali e sono indicati dalle seguenti sigle: sorbitolo (420), xylitolo (967), mannitolo (421), maltitolo (965).

La dieta FODMAP si basa sulla restrizione del consumo di elementi ricchi dei carboidrati indicati per un determinato periodo di tempo. Questo dovrebbe determinare una regressione dei sintomi e un miglioramento del benessere gastointestinale.

La dieta FODMAP è una dieta complessa: è necessario eliminare tutti i cibi ricchi di queste sostanze per un periodo che va dalle due alle sei settimane. Questo dovrebbe portare ad una significativa riduzione dei sintomi. È necessario infatti fare attenzione e non escludere determinati cibi senza che se ne abbia una reale necessità.

Nello stesso tempo, visto che è il contenuto totale di FODMAP a creare problemi è bene pianificare con attenzione il consumo di certi alimenti e, nel caso i risultati non fossero quelli sperati, sarà necessario valutare la bontà dell’aderenza alla dieta e il concomitante consumo di altri cibi come amido resistente, fibre, additivi chimici, grassi etc.

Se nel corso della dieta si è verificata una riduzione dei disturbi, dopo un periodo che va dalle due alle sei settimane, si potrà cominciare a reinserire in maniera attentamente controllata i vari alimenti ricchi di FODMAP: lo scopo è di determinare quali cibi, in quali quantità e con quale frequenza di consumo, siano in grado di scatenare i sintomi.

È importante sottolineare che un ruolo molto importante nello sviluppo dei disturbi potrebbe essere dovuto anche ad alterazioni della flora batterica intestinale con riduzione delle specie di Bifidobacterium e Lactobacillus, aumento di Clostriudium, in grado di fermentare i FODMAP, e sovracrescita batterica nel tenue che potrebbe anche causare rallentamento del transito intestinale.

La dieta FODMAP non è una panacea per la cura della Sindrome del Colon Irritabile: si tratta di un regime alimentare il cui fine è di ridurre i sintomi legati a certe patologie.

La Dieta Mediterranea

La Dieta Mediterranea è motivo d’orgoglio per il nostro paese, il trionfo della cucina tipica e dei sanissimi ingredienti della tradizione, unica vera via al benessere e alla salute; o così dicono.

Il primo a parlare di Dieta Mediterranea è stato un americano, naturalmente. Il biologo e fisiologo Ancel Keys, visitando l’Italia del sud e altre aree del Mediterraneo negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, era rimasto colpito da un fatto curioso: gli abitanti di queste zone, specie delle aree rurali, poveri e affamati, presentavano una mortalità molto ridotta a causa di malattie dell’apparato cardiovascolare, mentre nelle aree urbane degli Stati Uniti, dove il benessere regnava e le tavole erano riccamente imbandite, infarti ed ictus erano in continuo, impressionante aumento.

Keys, che aveva già condotto degli studi seminali sul tema del digiuno, l’Minnesota Starvation Study è tuttora un classico sul tema, ipotizzò che fosse proprio la dieta uno dei fattori decisivi nel determinare la differente vulnerabilità a certe patologie osservata in queste popolazioni.

tags: #paola #lemasson #nutrizionista #recensioni

Scroll to Top