La crescente consapevolezza sui temi etici legati al benessere degli animali e alla tutela dell’ambiente, sta spingendo i consumatori verso prodotti cruelty free. Per quanto riguarda il mondo della pelletteria, l’alternativa è proprio la pelle vegana. Il mercato delle alternative cruelty-free alla pelle vera sta crescendo rapidamente, offrendo ai brand tessuti ecologici a basso impatto sugli animali e sull’ambiente.
Cosa è la pelle vegana?
Quando si parla di pelle vegana si fa riferimento a un tessuto che ha un impatto significativamente minore sull’ambiente rispetto alla vera pelle di originale animale. La pelle vegana è prodotta con processi industriali completamente diversi rispetto alla vera pelle. Storicamente, i materiali più comuni utilizzati per creare la pelle sintetica erano il cloruro di polivinile (PVC) e il poliuretano (PU), entrambi contenenti materie fossili, ma ora l’industria sta virando su tessuti a base quasi completamente vegetale. Fino a poco tempo fa, la pelle vegana era fatta principalmente di PU o PVC. Tuttavia, grazie ai notevoli progressi compiuti in questo ambito, ora ci sono decine di modi per creare tessuti simili alla vera pelle con un impatto molto inferiore sull’ambiente. Stiamo parlando di tessuti realizzati con materie prime naturali come legno, cereali, mais e cotone biologico, in impianti industriali dotati di sistemi di depurazione dell’acqua e alimentati con energia verde.
Produttori italiani di pelle vegana
Le cose stanno finalmente cambiando e diverse aziende italiane si distinguono per l'innovazione e l'impegno verso la sostenibilità.
Coronet e Bioveg
Tra i tanti materiali da cui è possibile ottenere pelli vegane, Coronet ha scelto il mais per dare vita alla linea Bioveg. Bioveg è prodotto a partire da mais non alimentare che, una volta raccolto, viene trattato per separare l’amido e gli zuccheri dalle fibre. La tecnologia di produzione sviluppata appositamente per i suoi prodotti utilizza materie prime bio-derivate che riducono radicalmente l’impatto ambientale rispetto alle materie prime tradizionali. Coronet è da sempre all’avanguardia nella ricerca della perfetta combinazione tra prestazioni tecniche, estetica e sostenibilità e la linea Bioveg rappresenta l’incarnazione di questo concetto.
Bioveg è il prodotto di punta di Coronet in termini di impatto ambientale e chiarisce perfettamente come il mercato dei materiali alternativi sia molto più sostenibile rispetto a quello della pelle naturale.
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NicolaQuinto e Nope
Già con la collezione di tessuti modamilano la NicolaQuinto ha gettato le fondamenta per un progetto votato alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente. Il reparto di ricerca e sviluppo dei materiali ha continuato su questo percorso green ed ha individuato l’alternativa naturale ad ogni tipo di pelle di origine animale. Il risultato è stato sorprendente. Nope è un tessuto ecosostenibile ricavato dalle foglie della pianta del cactus, una vera e propria pelle vegana completamente a base vegetale e a basso impatto ambientale.
Vegea S.r.l e la pelle di vino
Vegea è una pelle vegana realizzata utilizzando la vinaccia: il residuo della vinificazione costituito da bucce e semi di uva. Questa pelle vegana, chiamata anche pelle vino o wineleather, è prodotta in Italia dall’azienda italiana Vegea S.r.l. Vegea utilizza un alto contenuto di materiale organico, mentre il restante della composizione è di origine sintetica: 90% materiale organico + 10% poliuretano. E’ un buon modello di moda circolare e rappresenta una delle soluzioni per uno dei problemi più grandi che dovremmo affrontare: l’insostenibile modello lineare. Vegea è un materiale dalle caratteristiche simili alla pelle, sia a livello visivo che a livello tecnico.
Vegea dimostra la capacità di dare vita a fibre in grado di creare tessuti tecnici sostenibili, evitando di gettare nei rifiuti circa 13 milioni di tonnellate di vinaccia: da 100 kg di uva si ricavano: 80/85 kg di mosto, 1/2 kg di feccia, 3/4 kg di raspi, 9/10 kg di bucce e 3/4 kg di vinaccioli, tutti elementi che oggi si considerano vinacce e che sono i residui solidi della lavorazione dell’uva.
Diversi brand hanno già iniziato a mettersi all’opera: Le Coq Sportif e H&M sono solo alcuni esempi. Ma anche Bentley ha già utilizzato Vegea per creare gli interni di alcune delle sue automobili. Le qualità del materiale possono variare in base alla miscelazione con altre fibre. Vegea è una similpelle e come tale richiede molta attenzione durante il lavaggio. Le similpelli sono più delicate rispetto alla pelle di origine animale, consigliamo quindi di rimuovere le macchie/incrostazioni con una spugnetta liscia imbevuta con un pò di acqua e un pizzico di detergente ecologico.
Biosyness e la pelle di caffè
Biosyness è una pelle vegana totalmente Made in Italy a base di scarti della lavorazione del caffè che si distingue nell’intero settore per le sue qualità di durevolezza, oltre che di sostenibilità. Il dato eclatante di partenza è che ogni anno la lavorazione del caffè a livello globale produce circa 40 milioni di tonnellate di scarti (The Center for Circular Economy in Coffee) e sottoprodotti, generati in tutte le fasi della filiera dal raccolto alla torrefazione. Uno di questi scarti si chiama silverskin: una pellicola sottilissima e argentea che aderisce al chicco di caffè e si stacca durante la tostatura.
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Biosiness acquista tendenzialmente dalle torrefazioni italiane, lo polverizza e lo mixa - secondo un procedimento e una formula proprietaria - con granuli termoplastici di origine biologica. Adesso la pelle Biosyness è realizzata con una percentuale variabile di silverskin e bio-TPU, ovvero poliuretano termoplastico realizzato da scarti agricoli. Un buon compromesso è 50% e 50%, con l’aggiunto di fondi di caffè per influenzare la cromia.
“Ma di fatto scegliamo la formula ideale per le esigenze del cliente e poi per la produzione ci affidiamo ai nostri partner. Siamo fieri di aver raggiunto una soglia di resistenza pari a 120mila cicli di abrasione”, sottolinea l’imprenditore. Dopodiché come supporto si possono usare altri materiali naturali come ad esempio il cotone.
Se la vittoria a mani basse nei confronti della pelle artificiale tradizionale è prevedibile, colpisce che lo stesso vale anche per la pelle naturale e quella artificiale senza solventi. “Sappiamo che il mercato globale di pelle vegana è destinato a superare il miliardo di dollari entro il 2030 e di questi 47 milioni afferiranno al segmento arredamenti e accessori europeo. Il nord Italia secondo le stime raggiungerà i 12 milioni. Noi siamo pronti, abbiamo già una dozzina di partner industriali italiani che credono in noi e un modello che è scalabile in ogni regione”, conclude Mansouri.
Mabel Industries e Uppeal
Nata nel 1978 a Campi Bisenzio (Firenze) per la produzione di materiali sintetici coagulati e spalmati in poliuretano per i settori calzaturiero, pelletteria, arte legatoria e medicale, nel 2010 Mabel Industries si è poi convertita ai biomateriali. Dopo avere fondato la sua credibilità sulla produzione di materiale sintetico alternativo alla pelle, apprezzato dai più grandi stilisti internazionali a partire da Stella McCartney per la sua iconica borsa Falabella, continua inarrestabile la sua ricerca per rendere la propria produzione interamente circolare. Oggi, infatti, Mabel estende l’offerta di materiali innovativi ampliando la linea Uppeal con la Bamboo Collection. Uppeal offre un’alternativa vegana, performante e duratura, alla pelle animale.
“La resistenza che il bambù sa dare al nostro biomateriale plant-based è inarrivabile”, commenta l’azienda che oggi supera i 50 dipendenti e che ha consolidato un fatturato di oltre 10 milioni nel 2022.
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Malai: Una prospettiva internazionale con radici in India
In India l’industria della pelle è nota per essere uno dei principali fattori di inquinamento ambientale. Aumenta quindi la necessità di alternative sostenibili e, abbracciando l’approccio della moda cruelty free, nasce la pelle vegana Malai. “Il vantaggio di Malai deriva dal fatto che la materia prima utilizzata è un prodotto di scarto. Cerchiamo di collaborare con persone che apprezzano l’attributo di sostenibilità tanto quanto noi. Le pelli vegane come Malai si stanno rapidamente diffondendo in tutto il mondo, ed è possibile trovarle in commercio in grandi quantità con diversi scopi e colori. Le qualità del materiale possono variare in base alla miscelazione con altre fibre.
Malai è una similpelle e come tale richiede molta attenzione durante il lavaggio. Le similpelli sono più delicate rispetto alla pelle di origine animale, consigliamo quindi di rimuovere le macchie/incrostazioni con una spugnetta liscia imbevuta con un pò di acqua e un pizzico di detergente ecologico.
Tabella riassuntiva dei materiali e produttori
| Produttore | Materiale | Descrizione |
|---|---|---|
| Coronet | Bioveg | Pelle vegana a base di mais non alimentare |
| NicolaQuinto | Nope | Tessuto ecosostenibile ricavato dalle foglie del cactus |
| Vegea S.r.l | Vegea (Pelle di vino) | Pelle vegana realizzata con la vinaccia, residuo della vinificazione |
| Biosyness | Pelle di caffè | Pelle vegana a base di scarti della lavorazione del caffè (silverskin) |
| Mabel Industries | Uppeal (Bamboo Collection) | Alternativa vegana alla pelle animale, realizzata con bambù |
| Malai | Malai | Pelle vegana biodegradabile a base di cellulosa batterica ottenuta dall'acqua di cocco |
Ogni giorno sempre più persone si avvicinano ad uno stile di vita sano, ma soprattutto etico e l’industria della moda non può certo esimersi da questo processo di transizione verso un mondo innovativo e più eco-sostenibile.
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