Proteina Spike: Valori di Riferimento e Importanza del Test Sierologico Quantitativo

Il test sierologico quantitativo per la ricerca di anticorpi anti-proteina S (Spike) del virus Sars-CoV2 è un esame fondamentale per valutare la risposta immunitaria, sia in seguito a vaccinazione che dopo aver contratto la malattia.

Cos'è la Proteina Spike e Perché è Importante?

Il virus SARS-CoV-2 ha diversi siti in grado di provocare una risposta anticorpale: le glicoproteine S (Proteina Spike), proteine di membrana M, proteine di nucleocapside N e di pericapside E. La proteina Spike è un trimero, ogni monomero è costituito da due subunità S1 e S2, nella subunità S1 sono contenuti gli epitopi RBD (Receptor Binding Domain) e NTD, che sono i siti più immunogenici. La proteina Spike è in grado di legarsi all’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (ACE2): un enzima coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna e che si trova sulle cellule dell’epitelio polmonare dove difende i polmoni dai danni causati da infezioni e infiammazioni.

Gli anticorpi di protezione devono essere in grado di riconoscere e neutralizzare la proteina Spike, sistema di veicolo con cui il virus attacca le cellule, impedendogli di infettarle.

Gli anticorpi neutralizzanti sono quelli anti epitopo RBD nella regione S1 della glicoproteina Spike. Sono in grado di impedire al virus di legarsi ad ACE2 e sono i più efficaci nel proteggerci dall’infezione.

Test Sierologico Quantitativo: Come Funziona e Cosa Misura

Il Centro Analisi Biomediche di Taormina effettua il test sierologico quantitativo per la ricerca di anticorpi anti-proteina S (Spike) del virus Sars-CoV2. L’esame richiede l’esecuzione di un semplice prelievo di sangue venoso.

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A differenza del normale test sierologico per Sars-Cov-2, questo nuovo test ha una maggiore specificità verso la ricerca di anticorpi neutralizzanti Covid-19 (anticorpi anti-RDB della Proteina Spike).

Il test sierologico quantitativo ECLIA ricerca e dosa le varie classi di immunoglobuline con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%.

I test quantitativi ECLIA ricercano e dosano le varie classi di immunoglobuline; il test anti-N con una specificità del 99,81% e una sensibilità superiore al 95% ed il test anti-S con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%.

I test forniscono risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2.

Il test sierologico quantitativo ECLIA per Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike ricerca e dosa le varie classi di immunoglobuline con una specificità del 100% e una sensibilità superiore al 98,8%.

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Come si Esegue il Test Sierologico?

Il test sierologico si esegue con un prelievo venoso, senza prenotazione. Non è necessario il digiuno stretto, né alcuna preparazione particolare, tuttavia è raccomandato attendere un paio d'ore da un pasto leggero prima di eseguire il prelievo.

Lettura dei Risultati

SARS-CoV-2 IG Totali Anti-N (SCREENING o FOLLOW-UP POST COVID-19)

  • Un risultato negativo al test va sempre valutato clinicamente; indica che una persona non è stata infettata oppure è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato una risposta anticorpale rilevabile
  • Un risultato positivo indica che la persona è stata infettata ma non indica se è contagiosa. È pertanto necessario eseguire il test molecolare da tampone naso-faringeo per ricerca del RNA virale per escludere o confermare la possibile condizione di contagiosità del soggetto.

SARS-CoV-2 IG Totali Anti-RBD SPIKE (MONITORARE I SOGGETTI SOTTOPOSTI A VACCINAZIONE)

Per verificare e monitorare la risposta al vaccino, il dosaggio anticorpale dovrebbe essere effettuato dopo almeno 10 giorni dalla somministrazione della seconda dose del vaccino. Si possono avere due risultati:

  • Risultato negativo (valori < 0.80 U/mL): negativo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; il risultato va sempre valutato clinicamente. La risposta anticorpale è assente perché il periodo di tempo da una eventuale infezione (vedi anti-N) o dalla dose vaccinale è troppo breve oppure perché nessuna delle 2 ipotesi è avvenuta.
  • Risultato positivo (valori > 0.80 U/mL): positivo per gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 RBD Spike; nel soggetto si è determinata una risposta immunitaria. La risposta può essere conseguenza di una precedente infezione (normalmente sono presenti anche gli anticorpi anti-N) oppure conseguenza di vaccinazione (in questo caso gli anticorpi anti-N sono assenti). Il titolo anticorpale e la sua durata nel tempo sono oggetto di studio.

Monitorare gli Anticorpi Dopo il Vaccino

In tutti i punti prelievo delle sedi lombarde di Auxologico è possibile effettuare senza prenotazione, negli orari di apertura dei punti prelievo il test sierologico per monitorare la risposta anticorpale nei soggetti sottoposti a vaccinazione, che fornisce le Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike:pacchetto di test sierologico per lo screening o il follow-up dopo malattia da Covid che fornisce Ig Totali anti SARS CoV-2 antigene N (anti-Nucleocapside) + Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike.

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Il test sierologico per monitorare la risposta anticorporale dopo il vaccino, dosa le Ig Totali anti SARS CoV-2 RBD-Spike.

Antigene N e RBD-Spike: Cosa Sono?

Gli antigeni N e Spike sono due delle componenti antigeniche del virus SARS-CoV-2 contro le quali vengono prodotti anticorpi.

Il test sierologico quantitativo ECLIA per Ig Totali anti SARS CoV-2 anti N (anti-Nucleocapside) ricerca e dosa contemporaneamente entrambe le varie classi di immunoglobuline ( IgG, IgM, ecc.) con una specificità del 99,81% e una sensibilità superiore al 95%.

Un dosaggio contemporaneo e cumulativo delle classi anticorpali (Ig Totali) è il test più adatto allo studio di prevalenza dell’infezione. Il test fornisce risposta di presenza o assenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2.

La Risposta Immunitaria Dopo il Vaccino: Domande e Risposte della Sibioc

Fornire ai cittadini risposte semplici e certificate ai più diffusi interrogativi sul vaccino anti-Covid. Questo l’obiettivo di un documento redatto dalla Sibioc (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica).

  1. Che cos’è la risposta immunitaria dopo il vaccino?

    La finalità principale della vaccinazione è generare una risposta immunitaria “artificiale” contro un determinato agente patogeno, senza farlo entrare a diretto contatto con l’organismo. Ciò consente di sviluppare una difesa efficace, prevenendo i danni all’ospite provocati direttamente o indirettamente dall’agente patogeno (prevenendo quindi lo sviluppo di “malattia”).

  2. Che cosa vuol dire efficacia vaccinale?

    In genere un vaccino si considera “efficace” quando sia in grado di prevenire lo sviluppo di forma sintomatica di malattia in almeno il 50% della popolazione vaccinata. I vaccini contro il COVID-19 hanno un’efficacia immediata superiore a 80-90%, ben superiore quindi a quella dei vaccini contro l’influenza, la cui efficacia è solitamente compresa tra 50-60%. In genere la massima efficacia vaccinale è raggiunta da 7 a 28 giorni dopo il completamento del ciclo di vaccinazione primaria.

  3. Quanto dura la protezione vaccinale?

    Non esistono ancora evidenze definitive e, soprattutto, non è possibile generalizzare, poiché la risposta immunitaria al vaccino dipende da molte variabili individuali, tra cui sesso ed età (sembrano rispondere meglio i giovani e le donne), livello di efficienza del sistema immunitario, presenza di patologie. Alcuni dati dimostrano come l’efficacia vaccinale si attenui progressivamente nel tempo, riducendosi ad esempio da 90% a 50% contro il rischio di sviluppare forme sintomatiche di COVID-19 a 5-6 mesi dal completamento del ciclo di vaccinazione primaria. Questa riduzione si riflette specularmente nel progressivo calo della risposta anticorpale, giacché il titolo degli anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 cala anch’esso progressivamente nel tempo (di oltre l’80% rispetto al picco). Si stima che dopo 7-9 mesi, oltre il 50% della popolazione vaccinata possa aver perduto la protezione anticorpale.

  4. Esiste una relazione tra efficacia vaccinale e titolo anticorpale?

    È un aspetto complesso e controverso, che dipende anche dal metodo utilizzato per il dosaggio degli anticorpi anti-SARS-CoV-2. Alcuni dati della letteratura sembrano suggerire che il livello efficace di protezione contro il rischio di sviluppare malattia sintomatica si raggiunga quando gli anticorpi neutralizzanti di classe IgG diretti contro la proteina spike superino il valore di circa 260 BAU/mL, mentre gli anticorpi neutralizzanti di classe IgG diretti contro il dominio recettoriale del virus (RBD) superino il valore di circa 500 BAU/mL.

  5. Che cosa vuol dire dose “booster” di vaccino?

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per dose booster di vaccino s’intende una dose aggiuntiva somministrata a una popolazione vaccinata che abbia completato un ciclo di vaccinazione primaria. La dose booster di vaccino è utilizzata dopo un certo periodo di tempo dall’ultima dose del ciclo primario, onde ripristinare immunità e efficacia vaccinale a livelli simili (o anche superiori) a quelli ottenuti con il ciclo di vaccinazione primaria.

  6. È necessaria la dose booster ?

    La progressiva riduzione temporale dell’efficacia vaccinale (riflessa specularmente dal calo del livello di anticorpi neutralizzanti il virus) espone i soggetti a un rischio gradualmente incrementale di contrarre il virus e soprattutto di sviluppare forme sintomatiche o gravi di COVID-19. Studi recente dimostrano come la somministrazione di una dose booster di vaccino a 5-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario sia in grado di ridurre del 90% il rischio di contrarre il virus e del 93% quello di ammalarsi di COVID-19. La dose booster di vaccino diviene poi assolutamente essenziale per ripristinare le difese immunitarie contro varianti del virus nuove e più infettanti. Dati preliminari dimostrano come la dose booster possa restaurare la protezione vaccinale a valori superiori al 90% contro l’infezione da Omicron.

  7. Booster equivale a dose “aggiuntiva” di vaccino?

    Sempre secondo l’OMS, per dose aggiuntiva di vaccino s’intende un’ulteriore dose somministrata a specifiche fasce della popolazione in cui è presumibile che la risposta immunitaria successiva alla vaccinazione primaria sia insufficiente (soggetti immunodepressi, pazienti con malattie autoimmuni o neoplastiche). La finalità è ottimizzare o potenziare la risposta immunitaria, al fine di raggiungere un livello d’immunità e efficacia vaccinale confrontabile a quello della popolazione generale.

  8. È utile o necessario vaccinare i bambini?

    Indipendentemente dal fatto che con le nuove varianti del virus il raggiungimento dell’immunità di gregge richiede la vaccinazione di almeno (se non oltre) il 90% della popolazione, secondo l’Istituto Superiore di Sanità in Italia sono già morti 15 bambini di età inferiore a 9 anni per COVID-19, ne sono morti altri 20 nella fascia di età tra i 10 e 19 anni, e in tutta Europa ne sono stati ricoverati oltre 1500 con forme gravi/severe di COVID-19. Gli eventi avversi alla vaccinazione secondo AIFA coinvolgono 120 soggetti ogni 100,000 vaccinati, solo il 14.4% dei quali gravi e lo 0.9% a potenziale pericolo di vita (1 su 100,00 vaccinati). Il tasso di eventi avversi scende a 24 soggetti ogni 100,000 vaccinati nella fascia di età tra i 12 e 19 anni. Per confronto, la mortalità per COVID-19 in Italia è 224 ogni 100,000 abitanti nella popolazione generale, che sale a circa 2700 decessi ogni 100,000 abitanti nei soggetti infettati. Considerando un’efficacia vaccinale del 90%, il rischio di morire per COVID-19 è quindi migliaia di volte maggiore a seguito d’infezione da SARS-CoV-2 rispetto alla vaccinazione. In ogni caso, la decisione finale in merito alla vaccinazione dei più piccoli va condivisa con il pediatra di libera scelta.

  9. Quanto sarebbe importante conoscere il valore degli anticorpi neutralizzati anti-SARS-CoV-2?

    Malgrado non si conosca ancora con precisione la relazione tra valore di anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 e efficacia vaccinale, è palese che soggetti sieronegativi o con titolo anticorpale molto basso sono più esposti al rischio di infezione e/o malattia. Conoscere quindi il valore di anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 potrebbe consentire una maggior efficienza nella gestione della campagna vaccinale, privilegiando la somministrazione a soggetti fragili o più espositi al contagio.

  10. Ci sono polemiche sull’attuale ruolo dei test antigenici, la Sibioc si è già espressa in proposito. Cosa si può aggiungere nell’attuale contesto della nuova ondata di contagi?

    La differenza tra test molecolari e antigenici è chiara. I test molecolari hanno maggior sensibilità (sono in grado di identificare ben oltre il 90% delle infezioni da SARS-CoV-2), mentre i test antigenici diventano positivi in soggetti con elevata carica virale. I secondi possono quindi servire come metodica di screening su popolazione, per intercettare i cosiddetti “super-diffusori” o pazienti sintomatici, ma non possono rappresentare un valido surrogato dei test molecolari, che rimangono la tecnica di riferimento per diagnosticare un’infezione acuta da SARS-CoV-2.

Considerazioni Finali

I test sierologici, soprattutto quelli di ultima generazione anti-RBD, sono molto utili nel valutare la nostra protezione contro il Covid-19: gli anticorpi in circolo nel sangue permettono al nostro sistema immunitario di difendersi in modo rapido ed efficace di fronte ad agenti patogeni che abbiamo già incontrato.

Va ricordato tuttavia che la nostra difesa immunitaria non si limita alla presenza degli anticorpi in circolo. Il tema della durata dell’immunità data dagli anticorpi è uno dei più discussi a livello scientifico e non si ha ancora una risposta definitiva.

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