Il termine demenza identifica una sindrome cronica e progressiva caratterizzata dal decadimento delle funzioni cognitive, che nel decorso della malattia impattano sempre più marcatamente sulle capacità di una persona di svolgere le proprie attività quotidiane. Con il termine Demenza frontotemporale (Frontotemporal Disease - FTD) si identificano un gruppo di malattie neurodegenerative che causano progressiva perdita neuronale nei lobi frontali e temporali, lasciando inizialmente incontaminate le altre regioni del cervello.
Per comprendere meglio la portata di una malattia neurodegenerativa come la FTD ci siamo rivolti al dott. Giuseppe Di Fede, Responsabile del Laboratorio di Genetica e Biochimica delle Demenze, Struttura Complessa di Neurologia-5 e Neuropatologia, Istituto Besta di Milano. “Dopo la malattia di Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy, la demenza frontotemporale rappresenta la terza forma di demenza neurodegenerativa più diffusa”, spiega Di Fede. “Può arrivare a rappresentare fino al 10% di tutte le demenze.
FTD: Patologia e Cause
Diverse entità neuropatologiche sottendono i diversi quadri clinici di presentazione, tutte caratterizzate da degenerazione delle cortecce frontale e temporale. Nel processo patologico in alcune è coinvolta la proteina tau, in altre la proteina TDP43, ma come esse siano implicate nello sviluppo della malattia non è ancora noto. In generale, alla base della demenza fronto-temporale vi sarebbe un accumulo anomalo di alcune proteine all’interno delle zone cerebrali implicate nella malattia, al punto da produrre un certo grado di tossicità neuronale con conseguente atrofia e dunque restringimento di tali aree nel tempo.
Circa il 40% dei casi di FTD è causato da anomali ammassi della Proteina Tau che si lega ai microtubuli, piccole strutture che regolano il trasporto di sostanze all’interno della cellula. La proteina tau gioca un ruolo cruciale nella stabilizzazione dei microtubuli neuronali. A livello microscopico, la demenza frontotemporale è caratterizzata dall’accumulo anomalo di proteine nelle cellule nervose.
Che si presenti in forma genetica o sporadica, la demenza frontotemporale presenta comunque tre principali quadri neuropatologici, dovuti all’accumulo nel cervello di differenti proteine. “L’accumulo di proteina Tau è più frequentemente associato a disturbi della sfera cognitiva e comportamentale che si accompagnano ad alterazioni motorie simil-parkinsoniane”, afferma l’esperto. “Invece, l’accumulo di proteina TDP-43 è associato ad alterazioni del linguaggio e psico-comportamentali e ad alcuni quadri clinici che comprendono sia la FTD che la SLA. Infine, in alcuni casi si è osservato un accumulo di proteina FUS che può dar luogo a FTD di tipo comportamentale o ad associazione FTD/SLA.
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Le ultime ricerche epidemiologiche propendono per l’ipotesi genetica alla base della demenza fronto-temporale. Circa il 40% dei casi di FTD ha alle spalle una storia familiare di demenza e circa il 10% dei soggetti presenta uguali mutazioni di alcuni geni in membri della stessa famiglia, che predispongono alla demenza fronto-temporale. Le mutazioni di questi geni favoriscono l’aggregazione all’interno dei neuroni delle proteine alle quali sono associati (tau e TDP-43), inducendo la degenerazione cellulare con conseguente atrofia delle aree coinvolte nella demenza fronto-temporale.
Fattori di rischio
- Predisposizione genetica
- Fattori ambientali (ricerca in corso)
Sintomi della Demenza Frontotemporale
A seconda del lobo venga primariamente interessato dalla neurodegenerazione, il paziente manifesterà alcuni disturbi specifici. Le manifestazioni con cui la demenza frontotemporale può presentarsi vengono classificate in 3 categorie: sintomi cognitivi, comportamentali e motori.
- Sintomi Cognitivi: Se vengono colpiti i lobi frontali risulteranno compromesse le funzioni esecutive, cioè tutte quelle abilità che ci permettono di pianificare e sequenziare le nostre azioni, monitorare e correggere gli errori. I lobi temporali oltre a svolgere un ruolo essenziale per la memoria, sono coinvolti anche nel linguaggio e le emozioni. Se la perdita neuronale interessa queste aree, il paziente avrà difficoltà a capire le parole, parlare, leggere, scrivere, e collegare le parole con il loro significato.
- Sintomi Comportamentali: i pazienti con FTD possono mostrare apatia, disinteresse, distacco emotivo, mancanza di iniziativa, svogliatezza e depressione. Oppure possono manifestare iperattività, irritabilità e aggressività. Spesso si osservano anche alterazioni del comportamento alimentare, con la tendenza ad assumere cibo in maniera disordinata, indipendentemente dal senso di fame.
- Sintomi Motori: includono maggiore rigidità, lentezza, impaccio nei movimenti e difficoltà nella manipolazione degli oggetti, come accade negli individui affetti da malattia di Parkinson.
“Nella sfera dei disturbi cognitivi le alterazioni del linguaggio sono le più rappresentate”, prosegue il neurologo milanese. “Tra di esse c’è l’afasia, con cui la FTD ha avuto esordio nel caso di Bruce Willis. In una prima fase, chi ne soffre ha difficoltà ad esprimersi e non trova le parole giuste per farsi capire. Gradualmente, la compromissione del linguaggio procede sino a ridurre la comunicazione a poche incomprensibili sillabe.
Diagnosi della Demenza Frontotemporale
Definire in maniera netta i confini tra una patologia e l’altra è il compito più difficile per un neurologo e ha inizio con un’accurata anamnesi della storia del paziente. Frequentemente, i pazienti con disturbi della sfera psico-comportamentale giungono prima dallo psichiatra e solo più tardi dal neurologo, per cui possono prodursi ritardi nell’inquadramento di una malattia come la FTD”, spiega Di Fede. “L’iter diagnostico prevede che il paziente si sottoponga a test cognitivi, dal momento che una valutazione neuropsicologica approfondita permette di acclarare dei segni di disfunzione cognitiva e di orientarsi tra le diverse forme di demenza.
La diagnosi di demenza frontotemporale richiede una valutazione multidisciplinare che coinvolge neurologo, neuropsicologo e spesso psichiatra. I test neuropsicologici sono essenziali per valutare le diverse funzioni cognitive e identificare il pattern specifico di deficit. La risonanza magnetica cerebrale mostra tipicamente atrofia asimmetrica dei lobi frontali e/o temporali.
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Nelle forme di demenza frontotemporale che presentano una sovrapposizione clinica con la malattia di Alzheimer è utile effettuare un dosaggio dei biomarcatori presenti nel liquido cefalo-rachidiano: dato che per l’Alzheimer esistono marcatori specifici, questo esame è dirimente per distinguere le due patologie. Quando esiste una storia familiare suggestiva, i test genetici possono identificare mutazioni specifiche. La ricerca sui biomarker nel liquido cerebrospinale e nel sangue è in rapida evoluzione.
Trattamenti e Cure
Purtroppo, ad oggi non esiste alcun trattamento in grado di arrestare il decorso della demenza frontotemporale: gli unici ausili terapeutici sono rivolti all’attenuazione dei sintomi. Attualmente non esistono terapie specifiche per rallentare o arrestare la progressione della demenza frontotemporale. Gli attuali approcci terapeutici sono limitati all’impiego di farmaci che migliorano i sintomi comportamentali tra cui disinibizione, agitazione/irritabilità o comportamenti compulsivi. Il trattamento logopedico permette di sviluppare modalità di comunicazione alternative e più funzionali, soprattutto nelle diagnosi della variante afasiche di FTD.
Il trattamento del paziente affetto da Demenza Frontotemporale si basa dunque prevalentemente su interventi non farmacologici: in primo piano vi è l’educazione del paziente e della famiglia. Alla diagnosi ambedue vogliono correttamente informazioni sulla evoluzione della malattia in rapporto anche ai progetti di vita. Il counselling genetico è ovviamente di aiuto nelle forme con mutazione genetica. Il riferimento alle Associazioni dei pazienti è molto importante.
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