Carboidrati e Glicemia: Quali Sono e Come Gestirli

I carboidrati sono una componente fondamentale della nostra dieta, ma non tutti agiscono allo stesso modo sul nostro organismo, soprattutto per quanto riguarda la glicemia, ovvero il livello di zucchero nel sangue. Tutti i carboidrati inducono un aumento temporaneo della glicemia, ma in un soggetto sano questo è non solo del tutto normale, ma anche necessario, poiché il glucosio fornisce energia essenziale per le funzioni cellulari e il mantenimento delle attività quotidiane.

I carboidrati si dividono in due categorie principali: semplici e complessi.

Carboidrati Semplici

Sono composti da una o due molecole di zucchero e si trovano naturalmente in alimenti come frutta, latte e verdure, ma anche in zuccheri aggiunti e dolcificanti. Gli zuccheri semplici si assorbono rapidamente, causando un rapido aumento della glicemia.

Carboidrati Complessi

Comprendono catene più lunghe di molecole di zucchero e si trovano in alimenti come cereali integrali, legumi e ortaggi ricchi di amido come le patate.

La presenza di fibre negli alimenti può modulare l’assorbimento dei carboidrati e quindi la risposta glicemica. Le fibre solubili, in particolare, si legano con l’acqua formando un gel che rallenta la digestione e l’assorbimento del glucosio.

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La risposta glicemica del nostro corpo non dipende solo dal tipo di zucchero o dalla presenza di fibre nell’alimento, ma è fortemente influenzata anche (e per certi versi soprattutto) dalla quantità totale di zuccheri consumati. Questo aspetto è fondamentale perché la quantità di carboidrati in un pasto o in uno snack determina la quantità di glucosio che entra nel flusso sanguigno, influenzando direttamente il livello di glicemia.

È importante prediligere carboidrati complessi e alimenti a basso indice glicemico, che offrono una liberazione più lenta e controllata di glucosio nel sangue, contribuendo a una migliore gestione della salute metabolica, con l’importante eccezione della frutta, che pur avendo zuccheri semplici, fornisce anche una significativa quantità di fibre, vitamine e minerali essenziali.

Glicemia: Cosa Significa?

I principali prodotti derivanti dalla digestione e dall'assorbimento intestinale dei carboidrati sono il glucosio, il galattosio ed il fruttosio. E' proprio a livello epatico che galattosio e fruttosio vengono convertiti in glucosio, che rappresenta, in pratica, l'unico zucchero presente nel torrente circolatorio. Per indicare la sua concentrazione nel sangue si usa il termine glicemia. In una persona sana questo parametro oscilla, a digiuno, tra gli 80 ed i 100 mg/dl. Al termine di un pasto sono considerati fisiologici valori glicemici intorno ai 130-150 mg/100 ml. E' invece normale che durante il digiuno prolungato, o in risposta ad uno sforzo fisico intenso, la glicemia scenda a 60-70 mg/dl.

Quando la concentrazione di glucosio si riduce ulteriormente si parla di ipoglicemia, una condizione che si accompagna a sintomi come tremori, palpitazioni, fame intensa, pallore, scialorrea e convulsioni. L'importanza del glucosio circolante nel sangue è legata all'incapacità dei neuroni di trarre energia da altri substrati energetici, come grassi ed amminoacidi. Quando la glicemia aumenta eccessivamente, raggiunto il valore soglia di 180 mg/dl, l'organismo inizia a perdere glucosio con le urine (glicosuria).

Il glucosio può anche essere convertito in glicogeno, che rappresenta la riserva di zuccheri del nostro organismo. Nota: il glicogeno, che viene ridotto nei singoli monomeri di glucosio durante il digiuno, può essere immagazzinato al massimo in quantità pari al 5-6% della massa epatica (c.a. 100 grammi). Saturate queste scorte il fegato è costretto a convertire l'eccesso di zuccheri in tessuto adiposo di riserva.

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L'azione regolatrice sui valori glicemici non è affidata solamente al fegato; allo stesso modo l'insulina non agisce solamente sugli epatociti ma influenza il metabolismo di vari tessuti.

Alimenti Consigliati e da Evitare

Alimenti da Preferire:

  • Cereali integrali: come avena, quinoa, farro, segale e orzo.
  • Legumi: come lenticchie, ceci e fagioli.
  • Verdure: come broccoli, spinaci e altre verdure a foglia verde.

Alimenti da Limitare:

  • Prodotti con farine raffinate: come pane bianco, pasta raffinata e dolci.
  • Snack zuccherati e bevande dolci: come biscotti, caramelle e soft drinks, che offrono zuccheri semplici e un alto carico glicemico.

Come Valutare gli Alimenti Industriali?

Di solito, valori di iperglicemia lievi non destano preoccupazione, in quanto possono tornare alla normalità abbastanza facilmente con la dieta e l’attività fisica o, comunque, ritornare alla normalità da soli. Tuttavia, l'iperglicemia può diventare pericolosa se il valore è molto elevato o rimane alto a lungo. In una persona normale, solitamente, la glicemia si alza per l’eccessivo consumo di carboidrati o alcool e, in generale, l’assunzione eccessiva di cibo rispetto all’energia (calorie) che si consuma effettivamente (bilancio energetico).

La glicemia alta (compresa l’iperglicemia) può essere asintomatica o manifestarsi con sintomi aspecifici. Spesso non ci si accorge neanche di averla, per questo il diabete si dice sia una malattia subdola.

Consigli Pratici per Mantenere la Glicemia Sotto Controllo

  • Ridurre il consumo di dolci, di tutte le preparazioni artigianali, industriali e casalinghe che contengono zuccheri semplici (glucosio e saccarosio), sciroppi di tutti i tipi, bevande zuccherate - succhi inclusi - e alcoliche.
  • La frutta è un alimento fondamentale per l’apporto di vitamine, minerali, antiossidanti e fibre ma, poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio), è bene non esagerare con il suo consumo. In particolare, consumare raramente i frutti più zuccherini (uva, banane, fichi, cachi) oppure quelli con un più alto indice glicemico, come melone e anguria. Privilegiare invece la frutta a basso indice glicemico come ciliegie, mele, pere, albicocche, pesche, fragole, prugne, arance e pompelmo.
  • Attenzione a riso brillato, farina di riso, cereali raffinati in genere (pane bianco comune, fette biscottate e cracker) perché hanno un elevato indice glicemico, pertanto, andrebbero consumati in piccole quantità e non abbinati nello stesso pasto.
  • Verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti per l’importante apporto di fibra.
  • Legumi (ceci, fagioli, piselli, fave, ecc.) perché sono un’importante fonte di proteine vegetali (possono pertanto essere considerati dei veri e propri secondi piatti) e, seppur contengono una piccola quantità di carboidrati, hanno un indice glicemico basso e sembrano ridurre il picco glicemico.
  • Leggere le etichette dei prodotti, soprattutto per accertarsi del loro contenuto in zuccheri.

La Tecnica del Counting dei Carboidrati

Una persona con diabete ha come priorità il conteggio dei carboidrati (tecnica del counting), che deve effettuare a ogni pasto, per poter calcolare l’entità del rialzo glicemico provocato da un pasto a prevalente contenuto di carboidrati, e di compensarlo in maniera adeguata con l’insulina. La tecnica del counting si basa su un presupposto importante: l’aumento della glicemia dopo un pasto misto è dovuto al quantitativo di carboidrati presenti, di conseguenza la dose di insulina prima del pasto deve essere proporzionale al contenuto di carboidrati del pasto stesso. Ecco perché è così importante che la persona con diabete conosca la quantità di carboidrati assunti in ciascun pasto.

Come Distinguere e Pesare i Carboidrati

Il primo passo verso l’apprendimento della tecnica corretta di conteggio dei carboidrati è saperli distinguere. Una volta individuati, occorre conoscerne il peso e sapere qual è il loro contenuto percentuale di carboidrati. I carboidrati li troviamo nei seguenti alimenti:

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  • Cereali (pane, pasta, cracker, grissini)
  • Frutta
  • Verdura e tuberi (patate e patate dolci)
  • Birra e alcuni superalcolici
  • Dolci
  • Alimenti che terminano in “-osio”, come saccarosio, glucosio, destrosio, maltosio, fruttosio, ecc.

Una volta individuati i carboidrati, si deve fare una stima della loro presenza nel pasto, che può essere effettuata attraverso:

  • La lettura delle etichette dei prodotti, che riportano il contenuto in gr. di carboidrati di una porzione di alimento.
  • Elenchi e/o ricette presenti su libri o siti internet (a patto che siano fonti affidabili).
  • Bilancia e tabelle nutrizionali: si confronta il peso in grammi dell’alimento e la percentuale di carboidrati contenuta in quel cibo secondo la formula: Peso totale (gr.) × % di carboidrati specifica per ciascun alimento / 100 = gr. di carboidrati contenuti nel cibo.

Esempio: 100 gr. di mela contengono 13 gr. di carboidrati, cioè il 13%. Con 250 gr. di mela si avrà 250 gr. × 13 / 100 = 32.5 gr. di carboidrati.

Quanta Insulina è Necessaria

Occorre poi contare quante unità di insulina sono necessarie per il pasto. Per saperlo, è fondamentale conoscere il rapporto insulina/carboidrati, cioè quanti grammi di insulina vengono bruciati nel nostro organismo da una unità. Il dato è soggettivo e va stabilito dal diabetologo.

Ipotizziamo un rapporto carboidrati/insulina pari a 14 (ogni unità di insulina brucia 14g di carboidrati) e consideriamo un menu con 174,8 gr. Avremo 174,8 gr di carboidrati assunti / 14 (rapporto carboidrati /insulina) = 12, 4 unità di insulina necessarie.

Il totale dei carboidrati assunti - o da assumere durante il pasto- viene diviso per la quantità in grammi di carboidrati coperti da una unità di insulina per ottenere il numero di unità di insulina necessarie.

La persona con diabete, con il passar del tempo, assume gradualmente la capacità di riconoscere a occhio nudo pesi e misure degli alimenti che sta per assumere. Ma all’inizio, quando si deve prendere dimestichezza con le pratiche che assicurano una buona gestione della malattia, è preferibile dotarsi di una bilancia e imparare a leggere nel dettaglio le etichette degli alimenti.

Indice Glicemico (IG) e Carico Glicemico (CG)

L’ indice glicemico (IG) di un alimento indica l’incremento glicemico indotto dall’ingestione di una porzione di quell’alimento rispetto ad uno di riferimento (glucosio o pane bianco), a parità di contenuto di carboidrati. L’indice glicemico è espresso in termini percentuali: un alimento con un indice glicemico di 50% determina un innalzamento della glicemia pari alla metà di quello indotto dal glucosio oppure dal pane bianco.

Ad esempio, 50g di carboidrati contenuti in una porzione di 100 g di fagioli secchi (alimento a basso indice glicemico) hanno un minor impatto sulla glicemia rispetto allo stesso quantitativo di carboidrati contenuti in una fetta di pane di 90g (alimento ad elevato indice glicemico).

L’IG tiene conto solo della qualità dei carboidrati mentre la risposta glicemica ad un alimento è influenzata anche dalla quantità di carboidrati, per questo motivo è stato introdotto un altro indice chiamato Carico Glicemico che meglio esprime l’impatto dei carboidrati sulla glicemia.

Il carico glicemico (CG) si calcola moltiplicando il valore dell’indice glicemico per la quantità di carboidrati dell’alimento diviso 100.

L’IG ed il CG sono molto utili per predire l’effetto sulla glicemia di un pasto misto, ossia un pasto che è composto da cibi con IG molto differenti. Per ottenere il CG dell’intero pasto si moltiplica la percentuale di carboidrati contenuta in ciascun alimento per il suo indice glicemico e quindi si sommano i risultati ottenuti per ciascun componente del pasto.

L’IG può essere influenzato da una serie di fattori che ne causano una certa variabilità (il contenuto di grassi e di proteine del pasto, il contenuto in fibre, il processo tecnologico utilizzato per la produzione degli alimenti, il tipo e la durata di cottura). Il consiglio è, comunque, quello di utilizzare l’IG per la scelta di alimenti ricchi in carboidrati.

Tabella degli Alimenti a Basso, Medio e Alto Indice Glicemico

L’indice glicemico misura l’impatto dei carboidrati sui livelli di zucchero nel sangue, classificando gli alimenti su una scala da 0 a 100 in base alla rapidità con cui aumentano la glicemia dopo essere stati consumati.

I valori si suddividono in tre categorie:

  • Basso GI: da 1 a 55
  • Medio GI: da 56 a 69
  • Alto GI: 70 e oltre

Gli alimenti nella parte bassa della scala hanno un impatto minimo sui livelli di zucchero nel sangue, mentre quelli nella parte alta della scala hanno un grande effetto su tali livelli:

  • Alimenti ad alto IG: causano rapidi picchi di glucosio nel sangue.
  • Alimenti a basso IG: hanno un effetto più graduale e stabile.
Alimento Indice Glicemico (IG)
Alimenti a Basso Indice Glicemico (IG ≤ 55)
Orzo perlato ~25
Lenticchie 30-35
Quinoa ~35
Mele ~39
Pasta integrale al dente ~40
Alimenti a Medio Indice Glicemico (56 ≤ IG ≤ 69)
Pane pita integrale ~57
Uva rossa/bianca ~59
Patate dolci cotte al forno ~64
Alimenti ad Alto Indice Glicemico (IG ≥ 70)
Riso jasmine ~70
Pane bianco raffinato ~75
Zucca cotta ~75
Datteri ~103

Fattori che Influenzano l’Assorbimento del Glucosio

Vari aspetti degli alimenti influenzano la velocità con cui il glucosio entra nel flusso sanguigno. Ad esempio:

  • I carboidrati semplici (come gli zuccheri) vengono assorbiti rapidamente, causando picchi glicemici.
  • I carboidrati complessi (come gli amidi e le fibre) richiedono più tempo per essere digeriti, rilasciando il glucosio gradualmente e mantenendo stabili i livelli di zucchero nel sangue.

Ruolo degli Ormoni nella Regolazione del Glucosio

Due ormoni prodotti dal pancreas, insulina e glucagone, aiutano a regolare i livelli di glucosio nel sangue:

  • Insulina: facilita il trasferimento del glucosio dal sangue alle cellule, dove viene utilizzato come energia o immagazzinato.
  • Glucagone: rilascia il glucosio immagazzinato nel fegato quando i livelli di zucchero nel sangue sono bassi, mantenendo così l’equilibrio energetico.

Cos’è una Dieta a Basso Indice Glicemico e Quali Sono i Suoi Benefici?

Una dieta a basso indice glicemico (low-GI) è un piano alimentare basato sull’effetto che i cibi hanno sui livelli di zucchero nel sangue, chiamati anche livelli di glucosio nel sangue. Una dieta a basso indice glicemico utilizza l’indice glicemico come guida principale per pianificare i pasti.

Importanza dell'Attività Fisica

Un programma regolare di attività fisica è un altro caposaldo per la cura del diabete. Molta attenzione va posta nella scelta dell’attività più adatta. La durata, l’intensità e la frequenza vanno consigliati dal proprio medico o dal team di specialisti che vi seguono.

Conclusioni

La gestione dei carboidrati e della glicemia è un aspetto cruciale per la salute metabolica, soprattutto per chi soffre di diabete. Conoscere i diversi tipi di carboidrati, il loro impatto sulla glicemia e adottare strategie alimentari adeguate può fare la differenza nel controllo della malattia e nel miglioramento della qualità della vita.

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