L'allattamento al seno è un periodo cruciale sia per la madre che per il neonato, con benefici che vanno oltre la nutrizione. Oltre a favorire il legame tra madre e figlio e a fornire al neonato tutti i nutrienti necessari per una crescita sana, l'allattamento al seno ha un impatto significativo sul metabolismo materno.
Impatto Metabolico dell'Allattamento
Durante l'allattamento, il corpo della madre subisce numerosi cambiamenti per produrre latte, un processo che richiede un notevole dispendio energetico. Il metabolismo materno si adatta per sostenere questa produzione di latte, incrementando il consumo calorico. Durante l’allattamento aumentano i fabbisogni nutrizionali della mamma in quanto la produzione di latte, più gravosa in termini nutrizionali rispetto alla gravidanza, richiede un maggior dispendio di energie caloriche.
Calorie Bruciate Durante l'Allattamento
Studi indicano che in media, l’allattamento al seno può bruciare tra le 200 e le 500 calorie al giorno, a seconda dei fattori precedentemente menzionati. Il calcolo del dispendio energetico dovuto all'allattamento dipende dalla quantità di latte prodotto. La quantità può variare molto da donna a donna e nel tempo da 550 a 1200 ml al dì. Questo calcolo è basato sulla quantità di latte prodotto giornalmente e sul presupposto che siano necessarie circa 20 calorie per produrre 30 millilitri di latte.
Quando si confronta l’allattamento con altre attività fisiche, è sorprendente notare come il dispendio calorico possa essere paragonabile a quello di un’attività moderata come una camminata veloce.
Fattori che Influenzano il Dispendio Calorico
La produzione di latte materno può variare significativamente tra le madri, influenzando direttamente il numero di calorie bruciate. Il dispendio calorico durante l’allattamento può essere influenzato da vari fattori, tra cui:
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- La frequenza dell’allattamento o della mungitura
- La quantità di latte prodotto
- Le caratteristiche metaboliche individuali della madre
- L’età del bambino
Anche l’età del bambino gioca un ruolo importante, poiché le esigenze nutrizionali del neonato cambiano man mano che cresce, influenzando la produzione di latte e, di conseguenza, il consumo calorico della madre.
Allattamento e Perdita di Peso Post-Partum
L’allattamento al seno può giocare un ruolo significativo nella perdita di peso post-partum, grazie al suo elevato consumo calorico. Tuttavia, è fondamentale che la perdita di peso avvenga in modo sano e graduale, assicurando che la madre mantenga un’adeguata assunzione calorica per supportare la produzione di latte e preservare la propria salute.
L'allattamento comporta per la madre una notevole perdita di principi nutritivi e di energia cui la dieta deve adeguatamente supplire. Parte dell'energia deriva dalle riserve del grasso corporeo materno accumulato durante la gravidanza e il resto da una corretta alimentazione.
Strategie per Massimizzare il Dispendio Calorico
Per massimizzare il dispendio calorico durante l’allattamento, le madri possono adottare diverse strategie, tra cui:
- Allattare su richiesta piuttosto che a orari fissi
- Garantire un’adeguata idratazione e nutrizione
- Integrare l’allattamento con attività fisica regolare
Linee Guida per l'Alimentazione Durante l'Allattamento
In linea di massima l'alimentazione della donna che allatta non dovrebbe mai fornire meno di 1800 Kcal/die. La dieta materna ideale è quella che segue le linee guida per una sana alimentazione, che nei principi di base sono molto simili ai consigli dati specificamente in gravidanza. Tale quota proteica è contenuta, per esempio, in 70-80 grammi di petto di pollo senza pelle, o in 100 grammi di pesce (sgombro, sogliola, nasello ecc.). La mamma che allatta dovrebbe consumare quotidianamente alimenti con proteine ad elevato valore biologico, quali latte, carne, pesce e uova.
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È preferibile allattare ogni volta che il lattante mostra segni di fame piuttosto che ad orari fissi, in modo da aiutarlo a riconoscere e comunicare i suoi bisogni alimentari. E' normale che un neonato voglia succhiare fino a 8-12 volte in 24 ore. Se la sua crescita va dai 125 ai 200 grammi per settimana, pur con ampie variazioni individuali, questo rassicura i genitori del fatto che la quantità di energia e nutrienti sono sufficientemente adeguate. Si può vedere se il lattante assume abbastanza latte anche contando il numero di pannolini bagnati di pipì: normalmente dovrebbero essere circa da 5 a 7 nelle 24 ore.
Importanza dei Micronutrienti
Durante l'allattamento assume grande importanza la presenza di adeguate quantità di micronutrienti nella dieta. Il fabbisogno di calcio e fosforo rimane elevato, proprio come in gravidanza, mentre cala quello del ferro ed aumentano in maniera proporzionale i fabbisogni per la maggior parte delle vitamine, ad eccezione dell'acido folico il cui bisogno aumenta in modo maggiore durante la gravidanza che durante l'allattamento.
Considerando una secrezione media giornaliera di 850 ml di latte e assumendo che il suo contenuto proteico sia fisso e pari all'1,2%, la quota proteica supplementare è di circa 10 grammi di proteine al giorno. Durante l'allattamento è necessario un supplemento di 17 grammi di proteine al giorno (LARN 1996), tenendo presente che almeno il 50% di queste dovrebbe essere di origine animale.
Tabella dei Fabbisogni Nutrizionali Durante l'Allattamento
| Nutriente | Fabbisogno Supplementare Giornaliero |
|---|---|
| Proteine | 17 grammi |
| Calcio | Elevato (come in gravidanza) |
| Fosforo | Elevato (come in gravidanza) |
| Ferro | Diminuisce |
| Vitamine | Aumenta (tranne l'acido folico) |
Consigli Pratici per un Allattamento Efficace
- Se c'è necessità di aumentare la quantità di latte bisogna incoraggiare il lattante a succhiare più a lungo e più spesso da entrambe le mammelle.
- Utilizzare un attacco adeguato: la bocca del bambino deve essere diretta verso il capezzolo. Controllare che continui ad essere attaccato bene: la bocca del bimbo deve essere ben aperta e gran parte dell'areola del seno, non solo il capezzolo, dovrebbe stare all'interno della sua bocca.
- Mantenere morbidi e idratati i capezzoli: applicare sui capezzoli qualche goccia di latte dopo la poppata e lasciare asciugare, usare solo saponi delicati.
- Assumere in abbondanza verdure e frutta fresca, evitando solo quegli ortaggi che sono sconsigliati durante l'allattamento in quanto possono fare assumere un sapore sgradevole al latte.
Cosa Evitare Durante l'Allattamento
Durante l'allattamento bisogna controllare l'assunzione di farmaci in quanto potrebbero passare nel latte materno. Si raccomanda che la dieta della mamma, particolarmente in questo periodo, sia ben bilanciata dalla presenza equilibrata di tutti i nutrienti: lipidi, proteine e glucidi, frutta e soprattutto verdura. Il consumo moderato di caffeina, contenuta in caffè, the e bevande a base di cola, e alcool perché passando nel latte, queste sostanzehtmlpotrebbero causare nel neonato irritabilità e insonnia. L’esclusione del vino, compreso quello a bassa gradazione alcolica.
È preferibile non includere (a meno che non abbiano fatto parte della già dieta in gravidanza) cavoli, aglio, cipolla, asparagi, peperoni, cetrioli, fragole, uva, ciliege, pesche, albicocche, formaggi fermentati (gorgonzola, brie), crostacei, molluschi, selvaggina, dolci alla crema o al liquore, cacao. Alcuni di questi alimenti possono infatti alterare il sapore del latte, altri essere dannosi per il bambino, e altri ancora esporlo al rischio di allergie. Inoltre è bene evitare anche alimenti per i quali la mamma abbia notato una relazione tra assunzione e scarso gradimento del latte da parte del neonato.
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L'Importanza degli Omega 3 e del Consumo di Pesce
Se la madre desidera avere un altro bambino entro un termine breve è ancora più importante assicurare un adeguato apporto di acidi grassi omega 3. La scorta materna di questi acidi grassi essenziali è infatti particolarmente lunga e difficile da ripristinare dopo il parto. Recenti evidenze mostrano che un’assunzione aggiuntiva di 100-200 mg aggiuntivi nella dieta della nutrice è associata con un incremento dei livelli di DHA nel latte materno che sono a sua volta associati a un miglioramento generale delle condizioni di salute del lattante soprattutto in termini di promozione dello sviluppo cognitivo ma anche con una incrementata acuità visiva.
Questa quota di DHA può essere coperta mediamente con almeno due porzioni a settimana di pesce. Un recente parere dell‘EFSA (2014) sull’argomento rischio/beneficio relativo al consumo di pesce: omega 3/metilmercurio, indica che il consumo di 1-2 fino a 3-4 porzioni di pesce alla settimana riesce a garantire un corretto sviluppo del bambino per il pesce consumato in Europa e non rappresenta alcun rischio.
È bene quindi preferire pesce azzurro di taglia piccola (sarde, alici, sgombro) piuttosto che pesci di grossa taglia come tonno e pesce spada, accumulatori di contaminanti.
Allattamento e Stile di Vita
Un allattamento facile, prolungato e soddisfacente si basa su premesse nutrizionali poste già durante la gravidanza. L'alimentazione durante l'allattamento non deve variare soltanto sotto l'aspetto quantitativo, rivalutare le caratteristiche qualitative della propria dieta è infatti un fattore essenziale per sostenere un'adeguata produzione di latte.
La maggiore attenzione della madre all'alimentazione, si traduce in benefici per la salute non solo propria e del bambino, ma indirettamente anche degli altri membri della famiglia. Terminato l'allattamento la madre torna ad assumere un'alimentazione ed a seguire uno stile di vita "normali", ma non sempre "salubri".
La nicotina può ridurre il volume del latte materno prodotto e inibire il suo rilascio, può inoltre causare irritabilità e riduzione dell’incremento del peso nel lattante. Le donne che fumano hanno livelli circolanti di prolattina più bassi rispetto a quelle che non fumano; questo determina una riduzione del periodo della lattazione. Il fumo di sigaretta durante l’allattamento riduce il contenuto di acidi grassi polinsaturi a catena lunga n-3 (LC-PUFA) (DHA) nel latte materno.
Una perdita di peso eccessiva o troppo veloce può provocare stanchezza, spossatezza e irritabilità. In queste condizioni, prendersi cura del proprio bambino diventerebbe molto faticoso e potrebbe compromettere la produzione di latte.
Durante lo svezzamento la madre può ritornare ad assumere una dieta "normale", o meglio, fare tesoro dei consigli nutrizionali ricevuti per correggere eventuali anomalie nutrizionali e normalizzare il proprio peso corporeo. A partire dal sesto mese di vita postnatale, avviene l'introduzione graduale dei diversi alimenti nella dieta del bambino, in quanto il suo apparato digestivo è quasi completamente maturo. Lo svezzamento deve tener conto delle esigenze nutrizionali, ma anche del rischio di eventuali allergie ed è importante anche per impostare una corretta educazione alimentare che avrà effetti importanti sulla sua salute per il resto della vita.
Una corretta alimentazione del bambino, pur nella gradualità d'inserimento dei nuovi sapori, si differenzia da quella delle età successive per un maggior fabbisogno di proteine, lipidi, minerali e vitamine. La scelta dei cibi va orientata tentando di porre la massima attenzione alla qualità e sicurezza igienica e tossicologica. La carne ed i suoi derivati rappresentano la principale fonte di proteine nobili e vitamine del gruppo B, che non devono mai mancare nella dieta quotidiana del bambino. I salumi più semplici, possono essere introdotti a partire dagli otto mesi.
La dieta mediterranea ha infatti efficacia preventiva nei confronti delle malattie cronico-degenerative, come obesità, malattie cardiovascolari, diabete e tumori. Importante, ai fini di una buona salute, è che queste abitudini alimentari siano mantenute nel tempo e che non si ecceda nei consumhtmli nei consumi, specie per quanto riguarda latticini, zuccheri semplici e grassi animali. Dati molto recenti indicano che il consumo regolare di dolciumi tende ad aumentare anche il rischio di cancro mammario. Sembra infatti che il 12% dei tumori della mammella nelle donne italiane sia dovuto all'eccessivo consumo di dolci. Rispetto alle donne che hanno il minor utilizzo di questi cibi, coloro che invece mangiano abitualmente biscotti, brioches, torte, marmellata, gelati e cioccolata, hanno un rischio di cancro mammario aumentato di circa 1,19 volte, ovvero il 19% in più.