Trippa Chetogenica: Una Ricetta Tradizionale Rivisitata

La trippa al pomodoro è un piatto tradizionale della cucina italiana, diffuso in particolare nel Centro-Sud del Paese. La storia della trippa al pomodoro è antica e risale al Medioevo. In quel periodo, la trippa era un alimento molto comune, perché era un modo per recuperare le parti meno pregiate del bovino.

La trippa è un piatto nutriente, è ricca di proteine, vitamine e minerali. Ma come si prepara una gustosa trippa al pomodoro adatta a una dieta chetogenica?

Ricetta Trippa Chetogenica al Pomodoro

Per preparare una gustosa trippa al pomodoro keto, segui questi passaggi:

  1. Per prima cosa sciacquare la trippa sotto l’acqua corrente.
  2. Lavate la trippa e lessatela intera partendo da acqua fredda con alloro, rosmarino e del sale.
  3. Fate bollire per 1 ora e ½ circa in base allo spessore della trippa.
  4. In una pentola mettere l’olio di oliva e il misto per soffritto, far rosolare per qualche minuto poi aggiungere la trippa.
  5. Aggiungete la passata di pomodoro ed il brodo, fino a coprire la trippa, continuate la cottura per 2 ore circa.
  6. Continuate ad aggiungere il brodo durante la cottura in modo che la trippa rimanga sempre morbida.

Quando penso alla trippa ricordo sempre mia madre, che quasi infuriata, negli ormai lontani anni ’60, doveva pulire quella comprata con tanta acquolina in bocca da mio padre: non che la trippa non piacesse alla mia mamma e a noi figli, ma all’epoca la trippa si vendeva sporca in macelleria, appena ripulita, per cui una volta portata a casa occorreva pulirla molto bene e lessarla una prima e una seconda volta, per poi passare alla vera preparazione del piatto. Andavano via molte ore, e si sa che le mamme si agitano sempre quando le si costringe a perdere tanto tempo per una pietanza, tralasciando tutto quello che c’è da fare in casa!

Oggi la trippa non si vende più sporca, bensì sbianchita e parzialmente lessata, anche se l’uso della soda per il lavaggio allontana e altera molti nutrienti. Ottimale sarebbe poter acquistare una trippa grigio scura, che ha subito un lavaggio rapido e non chimico, con una prelessatura rapida, in modo da conservare non solo i nutrienti ma anche il sapore, l’odore e la consistenza tipiche, cioè le caratteristiche organolettiche.

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E a parte i miei ricordi, devo dire che la trippa è veramente simbolo di come ci si alimentava un tempo, non tanto lontano (siamo nel secondo dopoguerra), quando di soldi in casa ce n’erano pochi e le famiglie erano quasi sempre numerose come la mia. Questo prodotto ha sempre avuto un costo molto basso e, convenientemente preparata, era un piatto unico sulla “tavola media” del tempo, per cui con piccola spesa si alimentava con piacevolezza una famiglia numerosa (con l’ausilio di tanto pane).

In Italia le regioni rinomate per la preparazione della trippa sono il Lazio e la Toscana, ma anche Veneto, Lombardia, Liguria, Campania e Puglia hanno da dire la loro. All’estero sono Francia, Spagna, Romania e Grecia a dare maggior onore alla pietanza con succulente preparazioni.

Tutti poi conosciamo i due detti più famosi che riguardano la trippa: non c’è trippa per gatti e sabato trippa. Il primo risale al sindaco di Roma Ernesto Nathan, il quale abolì nel bilancio comunale la voce di spesa relativa all’acquisto della trippa da destinare ai gatti randagi della città, i quali però erano necessari per la lotta contro i tantissimi topi che la invadevano: la trippa era diventata troppo cara per sostenere ancora la spesa.

Il detto “sabato trippa” è invece correlato all’usanza che avevano le massaie di tante città italiane, di acquistare la trippa il sabato, semplicemente perché in questo giorno i macellai macellavano e ripulivano gli animali (di solito bovini), dopo di che ripulivano grossolanamente la trippa e la bollivano una sola volta, stenendola poi ad asciugarsi. Dovevano venderla in fretta perché non c’erano frigoriferi in cui conservarla.

A guardare poi il piatto da un punto di vista nutritivo, bisogna dire che non era niente male, visto che 100 grammi di trippa apportano soltanto 98 kcal, con 15-18 g di proteine, circa 4 g di grassi, 50 mg di fosforo, 46 mg di sodio, 19 mg di potassio, vitamine B1 e B2 e, purtroppo, 150 mg di colesterolo, aspetto negativo che può però essere attenuato evitando di mangiare cibi colesterolici nello stesso giorno e di non esagerare con la frequenza nel consumo. La trippa di per sé è molto digeribile contrariamente a ciò che si pensa: le difficoltà digestive derivano da come si cucina (dato che la trippa si presta per tante preparazioni, più o meno “pesanti” per lo stomaco).

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Per essere più precisi, si deve dire che in realtà si tratta di tre prestomaci (rumine, reticolo e omaso) e uno stomaco vero e proprio (abomaso). Di norma la trippa in senso stretto è soltanto il rumine (detto anche panzone, chiapa, croce, crocetta, doppione, larga, pancia): è il più grande dei quattro stomaci (in volume rappresenta l’80% del volume totale degli stomaci).

Il vino da abbinare ad un buon piatto di trippa terrà conto dei vari aspetti della pietanza, in particolare succulenza e untuosità, tendenza acida dovuta al pomodoro, speziatura (per chiodi di garofano, pepe vario, ginepro, ecc), aromaticità (erbe aromatiche aggiunte) e piccantezza.

Esistono anche varianti come la trippa finta alla siciliana, una ricetta che utilizza le uova in sostituzione della trippa vera e propria. Questa versione è particolarmente apprezzata da chi segue una dieta chetogenica.

Trippa Finta alla Siciliana (Uova in Trippa)

La trippa finta alla siciliana, o uova in trippa, è una ricetta tipica della cucina romana che nella versione siciliana include melanzane fritte. È un piatto ricchissimo ma unico, da accompagnare a pane di semola fatto in casa o alle tradizionali mafalde siciliane al sesamo.

Ingredienti:

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  • Melanzane
  • Passata di pomodoro
  • Uova
  • Parmigiano Reggiano DOP
  • Pecorino
  • Pane grattugiato
  • Basilico

Preparazione:

  1. Lavare le melanzane, tagliarle a fettine e metterle in uno scolapasta con sale per 30 minuti.
  2. Preparare la salsa rosolando aglio (facoltativo) in olio extravergine di oliva, aggiungere la passata di pomodoro, basilico, sale e un pizzico di zucchero.
  3. Preparare il composto per le frittate sbattendo le uova con parmigiano, pecorino, pane grattugiato, basilico e pepe.
  4. Cuocere le frittate e tagliarle a striscioline.
  5. Friggere le melanzane.
  6. In una teglia, fare uno strato di salsa, uno di frittata e uno di melanzane fritte, condire con parmigiano e ripetere gli strati.
  7. Cuocere in forno preriscaldato a 180°C per 10 minuti, finché il formaggio non si sarà fuso.
  8. Servire bollente guarnendo con basilico fresco.

Questa ricetta, saporita e gustosa, si abbina bene con un vino rosso.

Valori Nutrizionali della Trippa (per 100g)

Nutriente Quantità
Kcal 98
Proteine 15-18 g
Grassi Circa 4 g
Fosforo 50 mg
Sodio 46 mg
Potassio 19 mg
Colesterolo 150 mg

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