Se ci sono vantaggi per la salute fisica nel rinunciare al consumo di carne, potrebbero non essercene per quella mentale. La correlazione dieta/salute mentale è oggetto di studio da diverso tempo.
Studi Scientifici e Risultati Contraddittori
Uno studio condotto dall’Università dell'Alabama ha infatti dimostrato che una dieta vegetariana o vegana, che non prevede quindi il consumo di carne, potrebbe essere correlata ad un aumento nelle probabilità di sviluppare depressione, ansia o comportamenti autolesivi. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori americani hanno condotto una meta-analisi di 18 ricerche precedenti incentrate sul rapporto tra consumo di carne e salute mentale, che hanno coinvolto un totale di oltre 160mila persone.
“Le persone che seguono una dieta a base vegetale avevano il doppio delle probabilità di assumere farmaci da prescrizione per malattie mentali e quasi tre volte più probabilità di contemplare il suicidio, e stando alle nostre analisi un vegetariano su tre soffre di ansia o depressione”, dichiara Edward Archer, ricercatore dell’Università dell’Alabama.
Lo studio americano dunque “boccia” le diete che non prevedono il consumo di carni. “Rischi e benefici delle diete a base vegetale sono stati discussi per secoli, ma il nostro studio mostra che coloro che consumano carne sembrano avere una migliore salute psicologica. Potremmo dover ridefinire con precisione quello che si considera una ‘dieta sana’, valutare i benefici di un regime alimentare corretto dovrebbe includere la salute mentale”, sostengono gli autori dello studio.
Tuttavia, è emerso che chi segue una dieta vegetariana sperimenterebbe il doppio degli episodi depressivi rispetto a chi invece mangia carne, pesce e pollame. Lo studio ha preso in considerazione un campione di 14.216 adulti (brasiliani, perché la ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori in Brasile) tra i 35 e i 74 anni ai quali è stato chiesto di compilare un questionario in cui si chiedeva sia che tipo di regime alimentare seguissero e sia quanti episodi di depressione avessero avuto nella vita. Il risultato avrebbe segnalato che vegetariani e vegani avrebbero il doppio di episodi depressivi rispetto ai coetanei carnivori.
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Nonostante questa conclusione a mio parere allarmante, gli autori della ricerca sottolineano però che il rapporto causa-effetto non è assolutamente chiaro. I ricercatori dicono esplicitamente che «Le carenze nutritive non spiegano questa associazione. La natura dell'associazione rimane poco chiara e sono necessari altri dati per chiarire la relazione causale».
Un altro studio, pubblicato sul the Journal of Affective Disorder, ha evidenziato come il motivo dell’aumento del rischio di depressione nei vegetariani/vegani possa essere dovuto alla carenza di vitamine e minerali che la dieta quasi o solo vegetale comporta. Si sa, infatti, che tali persone spesso sono vittime di carenza di vitamina B12 e eccesso di omega-6 (carenza di omega-3).
“Altri potenziali fattori includono i livelli elevati di fitoestrogeni (estrogeni naturalmente presenti nei legumi) conseguenti principalmente alle diete ricche di verdure e di soia - si legge nel rapporto della Bristol - Un altro potenziale fattore che contribuisce è una più bassa [o nulla] assunzione di pesce, considerata essere associata a un rischio maggiore di sintomi depressivi”.
Al contrario, nel magazine della Fondazione Umberto Veronesi, il medico psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi parlando di psichiatria nutrizionale dice che le correlazioni positive più forti sono state individuate tra benessere mentale e consumo di verdure, di frutta a guscio e di legumi: «Il dato più interessante è sulla cosiddetta “vegetable diversity”: per il miglior benessere mentale abbiamo bisogno di consumare abbondante verdura ma, soprattutto, di consumare verdura in maniera varia».
Lo psichiatra prosegue poi consigliando l'alimentazione mediterranea (fortemente sponsorizzata anche dal biologo italo-americano Valter Longo, definito dal Time “il guru della longevità”) «povera di prodotti animali e ricca di prodotti della terra: verdura e frutta di ogni tipo e colore, cereali integrali, legumi e frutta a guscio. Per prevenire tutte le malattie croniche della nostra epoca, ma anche per migliorare il benessere psicologico: più sani, più magri, più sostenibili per il pianeta e, perché no, più pacifici e di buonumore».
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Lo Studio dell'Università di Graz
Sembrerebbe di no…Lo dicono i ricercatori dell’università di Graz, in uno studio durato un anno che ha coinvolto 1.320 persone divise in 4 gruppi. La conclusione dello studio è stata che: “Gli adulti che consumano una dieta vegetariana, sono meno sani (in termini di cancro, allergie, disturbi di salute mentale), hanno un abbassamento della qualità della vita, e necessitano mediamente anche di più cure mediche e farmacologiche.”
Sembra che i vegetariani siano tanto soggetti ad avere il cancro e attacchi di cuore quanto (se non di più) altri soggetti che seguono diverse diete; non solo, sembra anche che abbiano una qualità della vita inferiore rispetto ai mangiatori di carne. I ricercatori hanno anche scoperto che i vegetariani hanno una probabilità due volte superiore di soffrire d’ansia o depressione rispetto ai grandi mangiatori di carne (dal 9.4% al 4.5%).
La Ricerca
I partecipanti dello studio sono stati suddivisi in 4 gruppi di 330 persone ciascuno:
- Vegetariani (con dei sottogruppi di vegani e vegetariani che mangiano uova e pesce e vegetariani che mangiano solo latticini)
- Carnivori con dieta ricca di frutta e verdura
- Dieta carnivora meno ricca di carne
- Carnivori con dieta ricca di carne
Tutti i gruppi erano simili per quanto riguarda sesso, età e status socio-economico. Lo studio ha puntato anche a considerare variabili come il fumo, l’attività fisica e il bmi, che era all’interno dell’intervallo di normalità per tutti e quattro i gruppi (da 22.9 a 24.9).
Carenze Nutrizionali e Integrazione
Questo non significa che chi ha scelto di seguire una dieta solamente a base di vegetali sia condannato. “In generale, se si desidera evitare un aumento del rischio di depressione, ansia e comportamento autolesivo, si consiglia l’assunzione di carne, ma per chi sceglie per motivi etici o salutari di seguire una dieta vegana o vegetariana è consigliabile investire in strategie di protezione per la salute mentale”, conferma Aseem Malhotra, cardiologo e consulente del NHS, il servizio sanitario nazionale inglese.
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Seguire una dieta vegetariana o vegana è una scelta ammirevole, tuttavia se restrittiva o sbilanciata può comportare carenze nutrizionali, in particolare in situazioni di elevato fabbisogno metabolico. Eliminando completamente dalla propria alimentazione i prodotti animali aumenta il rischio di creare carenze nutrizionali. Micronutrienti di particolare interesse per il vegano includono vitamine B12 e D, acidi grassi omega-3 e calcio.
A meno che i vegani non consumino regolarmente alimenti che sono arricchiti con questi nutrienti, dovrebbero essere assunti integratori adeguati a soddisfare il fabbisogno quotidiano di tali elementi. In alcuni casi, anche i livelli di ferro e zinco dei vegani potrebbero essere compromessi a causa della limitata biodisponibilità di questi minerali.
Le diete vegetariane restrittive o sbilanciate possono comportare carenze nutrizionali, in particolare in situazioni di elevato fabbisogno metabolico. Le conseguenze di una dieta vegana non sufficientemente consapevole e nutrizionalmente scorretta possono essere molteplici e, tra i sintomi più frequentemente riscontrati, possiamo ritrovare stanchezza, ansia, depressione, insonnia, neuropatie ed altre disfunzioni neurologiche.
Focus sulle Principali Carenze
- Ipoproteinemia: Le proteine vegetali hanno un ridotto contenuto di aminoacidi essenziali rispetto alle proteine animali.
- Iperomocisteinemia: La scarsa assunzione di proteine ed aminoacidi solforati, tipica della popolazione vegetariana, porta ad una malnutrizione proteica che spiega l’origine dell’iperomocisteinemia e la maggiore vulnerabilità di tali soggetti alle malattie cardiovascolari.
- Vitamina B12: La vitamina B12 è contenuta negli alimenti di origine animale e risulta di fondamentale importanza per il nostro organismo. La carenza di vitamina B-12 può manifestarsi con sintomi ematologici, gastrointestinali e neuropsichiatrici.
- Vitamina D: La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo dell’osso e del calcio.
- Acidi grassi omega-3: Nelle diete che presentano carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA (acido docoesaenoico). La dieta vegetariana/vegana, con un rapporto sbilanciato omega-6/omega-3 potrebbe causare danni alla salute fisica, mentale e neurologica.
- Ferro: Anche se i cibi vegetali sono ricchi in ferro, in questi alimenti il minerale è presente nella forma non-eme, una forma particolarmente sensibile alle interferenze sull’assorbimento da parte di altre sostanze assunte contemporaneamente.
- Zinco: Lo zinco svolge un ruolo fondamentale in numerosi processi biochimici, quindi una sua carenza colpisce molti organi.
- Carenza di Calcio: I sintomi determinati da una carenza di calcio vanno da quelli minori, come intorpidimento o formicolii delle dita, crampi muscolari, mancanza di appetito, a quelli più gravi, tra i quali confusione mentale, malformazioni scheletriche, dermatiti.
Vegetarianismo e Disturbi Alimentari
Inoltre esiste un’ampia controversia sugli effetti della dieta vegana sulla salute mentale. Nei casi di disturbi alimentari, il disturbo stesso porta all’esclusione o alla restrizione di prodotti specifici. Secondo la letteratura disponibile, il 45-54% degli adolescenti e dei giovani adulti affetti da anoressia nervosa segue una qualche forma di dieta vegetariana, soprattutto le donne.
I risultati di alcuni studi inclusi nella review hanno sottolineato la presenza di correlazioni tra il vegetarianismo e i disturbi alimentari, in particolare con l’anoressia nervosa. Soprattutto per gli adolescenti, il vegetarianismo e i comportamenti malsani ed estremi per il controllo del peso sembrano essere molto interconnessi. Le donne, inoltre, sembrano essere più inclini a tali comportamenti.
Sembra quindi che, in un paziente con disturbo alimentare e vegetarianismo, vi sia un’alta probabilità che il vegetarianismo possa rappresentare una modalità di restrizione delle abitudini alimentari, come parte della patologia. Per un paziente con un disturbo alimentare, dichiarare di essere vegetariano per motivi legati ai diritti degli animali sembrerebbe socialmente più accettabile e meno scomodo che rivelare esplicitamente la volontà di perdita di peso come motivazione.
Il Ruolo dei Fattori Sociali e Culturali
Quello che lo studio inoltre non approfondisce è la storia e il contesto degli adulti che sono stati coinvolti nella ricerca. Mi spiego meglio: non si prende in considerazione il fattore sociale, in Brasile cioè la carne è un elemento chiave della cultura gastronomica del Paese mentre di contro la cultura vegetariana non è altrettanto radicata. Lo studio non considera poi se qualcuno degli intervistati abbia avuto altri episodi depressivi precedenti all'inzio della dieta meat-free.
«Dato che molte celebrità sostengono un certo tipo di dieta vegetariana, i non vegetariani possono ritenere che i vegetariani si comportino bene e che siano «troppo buoni» per i non vegetariani», spiegano ricercatori. Ma non solo: «a volte i vegetariani inconsapevolmente, e talvolta intenzionalmente, possono essere esclusi dagli eventi sociali o fatti sentire strani o diversi perché sono vegetariani. Queste cose tendono ad accadere per i membri delle minoranze sociali. Nel corso del tempo, tali esperienze possono incidere sul benessere di una persona.
Consigli e Raccomandazioni
Ricorda sempre che portare agli estremi entrambi i concetti può essere ottimo modo per creare degli squilibri alimentari che aprono le porte a diverse patologie. Prima di pensare ad una dieta “fai da te”, consulta sempre un esperto che ti saprà indicare la dieta più adatta a te per raggiungere i tuoi obiettivi!