Dieta e Articolazioni: Benefici e Consigli

Quello del decadimento fisico dopo i 50 anni non è un mito. Dolori articolari o problemi di mobilità possono essere la prima spia di una sofferenza delle ossa. Cosa mangiare quindi per rinforzare le articolazioni? Aiutare a ridurre l'infiammazione e a proteggere la cartilagine. Minerali e vitamine utili per dolori articolari e muscolari. L'infiammazione è una risposta fisiologica a una lesione o a un'irritazione.

Artrite Reumatoide e Alimentazione

Il legame tra alimentazione e artrite reumatoide è oggetto di crescente interesse da parte della comunità scientifica, in quanto sempre più evidenze suggeriscono che la dieta non solo incida sul rischio di sviluppare la malattia, ma possa anche contribuire attivamente alla modulazione della sua progressione. Un recente studio (Gioia et al., 2020), ha analizzato in profondità le connessioni tra dieta, microbiota intestinale, infiammazione sistemica e andamento clinico dell’artrite reumatoide, evidenziando come le scelte nutrizionali possano influenzare in modo concreto l’evoluzione della malattia.

Cos'è l'Artrite Reumatoide

Per comprendere il motivo per cui l’alimentazione possa influenzare lo stato di salute nei pazienti con artrite reumatoide, è utile avere un quadro sintetico della patologia. L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune e sistemica: "autoimmune" perché il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti del proprio corpo; "sistemica" poiché può coinvolgere non solo le articolazioni, ma anche altri organi e apparati.

Il bersaglio principale della malattia sono le articolazioni sinoviali, dove si sviluppa un’infiammazione cronica che porta, nel tempo, alla distruzione di cartilagine e osso, causando dolore, gonfiore, rigidità e, nei casi avanzati, deformità e perdita della funzionalità articolare.

Indicazioni Generali per la Dieta nell'Artrite Reumatoide

Le raccomandazioni dietetiche per i pazienti con artrite reumatoide si ispirano ai principi della dieta antinfiammatoria, con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione sistemica, supportare il sistema immunitario e favorire un equilibrio metabolico sano. Diversi nutrienti sono stati identificati come aventi proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, capaci di contribuire al miglioramento del quadro clinico.

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La dieta non deve essere vista come una “cura alternativa”, bensì come un valido strumento di supporto alle terapie farmacologiche. Uno stile di vita sano, accompagnato da una nutrizione equilibrata, può rafforzare l’efficacia delle cure mediche e migliorare il benessere dei pazienti.

Tra i meccanismi attraverso i quali l’alimentazione può incidere sulla patologia, spiccano due aspetti fondamentali: l’interazione con il microbiota intestinale e l’effetto sulla composizione corporea. Il microbiota, l’insieme dei microrganismi che vivono nel tratto intestinale, gioca un ruolo cruciale nella regolazione della risposta immunitaria. Una dieta sbilanciata può alterarne l’equilibrio (disbiosi), favorendo processi infiammatori e, potenzialmente, contribuendo alla progressione dell’ artrite reumatoide. Inoltre, il sovrappeso e l’accumulo di tessuto adiposo viscerale rappresentano un ulteriore stimolo infiammatorio, da cui l’importanza di mantenere una composizione corporea sana.

Alimenti Consigliati per l’Artrite Reumatoide

Esistono diversi nutrienti e modelli alimentari che hanno mostrato potenziali effetti benefici nei confronti dell’ artrite reumatoide. Tra i più significativi:

  1. Acidi grassi polinsaturi (omega-3)

    Noti per le loro proprietà antinfiammatorie, gli acidi grassi omega-3 riducono la produzione di citochine pro-infiammatorie e modulano la risposta immunitaria. Sono contenuti principalmente nei pesci grassi (come salmone, sgombro, aringa), nei semi di lino, nei semi di chia e nelle noci. Il consumo regolare degli omega-3 è associato ad una diminuzione dell’attività della malattia e ad un miglioramento dei sintomi articolari.

  2. Dieta Mediterranea

    La dieta mediterranea è da anni considerata un modello alimentare ideale per la prevenzione di malattie croniche. Ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce, olio d’oliva e povera di carne rossa, questa dieta ha dimostrato di possedere spiccate proprietà antinfiammatorie. I polifenoli, i grassi monoinsaturi e le fibre presenti in abbondanza negli alimenti mediterranei contribuiscono alla regolazione del microbiota intestinale e alla modulazione della risposta infiammatoria.

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  3. Vitamina D

    La vitamina D svolge un ruolo chiave nella regolazione del sistema immunitario e nella salute ossea. Nei pazienti con artrite reumatoide, livelli adeguati di vitamina D possono contribuire a ridurre l’infiammazione, migliorare la funzione articolare e prevenire complicanze secondarie come l’osteoporosi, una condizione frequentemente associata alla malattia e all’uso prolungato di cortisonici.

  4. Probiotici

    I probiotici sono microrganismi vivi che, se assunti in quantità adeguate, migliorano la salute intestinale. Considerando il legame tra disbiosi e patologie autoimmuni, il loro utilizzo può aiutare a ristabilire l’equilibrio del microbiota e, di conseguenza, influenzare positivamente il decorso dell’ artrite reumatoide. Alimenti come yogurt, kefir, crauti fermentati e integratori specifici possono essere fonti valide di probiotici.

Alimenti da Evitare o Limitare nell’Artrite Reumatoide

Accanto agli alimenti consigliati, è importante identificare anche quelli che, secondo le evidenze, possono contribuire ad aggravare i processi infiammatori tipici dell’ artrite reumatoide. Limitare questi alimenti è altrettanto essenziale quanto favorire quelli benefici.

  1. Carne rossa

    Il consumo eccessivo di carne rossa è stato associato a un peggioramento dello stato infiammatorio. Alcuni composti contenuti nella carne, come le amine eterocicliche prodotte durante la cottura ad alte temperature, possono avere effetti pro-infiammatori. Inoltre, l’alto contenuto di grassi saturi può contribuire all’aumento del tessuto adiposo e alla disbiosi intestinale.

  2. Sale (sodio)

    Un’elevata assunzione di sale è stata collegata a un’alterazione delle risposte immunitarie e a un aumento del rischio di malattie autoimmuni. Il sodio può anche favorire la ritenzione idrica e peggiorare l’infiammazione sistemica. Ridurre l’apporto di sale nella dieta è quindi consigliato, privilegiando spezie ed erbe aromatiche per insaporire i cibi.

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Malassorbimento Intestinale e Dieta

Un corretto assorbimento intestinale è alla base di una buona nutrizione. Un’alimentazione corretta non garantisce il giusto apporto di nutrienti, perché, ciò che assumiamo, potrebbe non essere effettivamente assorbito. Sono numerosi i fattori che determinano un corretto assorbimento e sono molte le cause di malassorbimento.

Possiamo suddividere le attività digestive in due categorie principali: quelle di digestione e quelle di assimilazione. Digestione vuol dire scomposizione dei nutrienti, di cui è composto il cibo che assumiamo. Proteine, grassi e carboidrati devono essere scissi, dagli enzimi digestivi, presenti nel nostro organismo, in aminoacidi, acidi grassi e zuccheri semplici.

Assimilazione è un processo successivo e consiste nell’assorbimento dei nutrienti, affinché possano essere utilizzati dall’organismo. Un difetto delle azioni enzimatiche di scomposizione può determinare una cattiva digestione e quindi malassorbimento. Lo stesso avviene in caso di difetto di assimilazione, per esempio per uno stato di flogosi o di alterazione della mucosa intestinale.

Nel morbo di Crohn e in altre malattie infiammatorie intestinali, esiste un problema malassorbitivo. È importante assumere integratori multiminerali e multivitaminici a cicli e a seconda della fase di malattia.

Il malassorbimento può distinguersi in:

  • malassorbimento generalizzato, se coinvolge le tre principali classi di nutrienti, e cioè proteine, zuccheri e grassi;
  • malassorbimento selettivo, se riguarda una singola classe di nutrienti, per esempio alcuni tipi di zucchero (malassorbimento del lattosio);
  • malassorbimento totale, se riguarda tutto un tratto intestinale, come l’intestino tenue;
  • malassorbimento parziale, se riguarda solo un tratto dell’intestino, per esempio l’ultima ansa ileale infiammata.

Il malassorbimento va sospettato in presenza di sintomi cronici da carenza di uno o più micronutrienti, come per esempio il ferro, con susseguente anemia, il calcio, con possibili problemi di osteoporosi, il potassio, che può dare problemi muscolari o di ritmo cardiaco.

Va sospettato anche quando sono presenti sintomi intestinali, come stipsi, diarrea, dolori addominali, gonfiori, meteorismo.

Cause del Malassorbimento

Le cause potenzialmente responsabili di malassorbimento sono molte e difficili da classificare. Tra tutte, la celiachia rappresenta la malattia più frequentemente associata a malassorbimento.

Esistono le sindromi da malassorbimento di natura infettiva, come la diarrea del viaggiatore, la virosi enterica e la parassitosi intestinale. Se mangiamo frettolosamente, il chilo (cioè il cibo masticato), che arriva nello stomaco, sarà più difficile da digerire. Inoltre, è anche più probabile accusare meteorismo e una digestione incompleta.

Lo stress della vita moderna c’induce a mangiare frettolosamente. La masticazione è importante anche per le proteine, perché, l’azione meccanica dei denti, aumenta la superficie di contatto tra il cibo triturato e i succhi gastrici dello stomaco e gli enzimi proteolitici dell’intestino. Il cibo dovrebbe essere reso poltaceo e semiliquido, prima di essere deglutito.

Inoltre, questo aiuto masticatorio è importante per chi è soggetto a intolleranze alimentari, perché, una digestione incompleta, è una delle cause delle intolleranze stesse.

La ptialina, scindendo le catene di carboidrati, è di ausilio per chi presenta intolleranze glicidiche e deficit pancreatico. Durante la masticazione, alcuni nutrienti passano direttamente in circolo dalla bocca, che è particolarmente irrorata dai vasi sanguigni. Questo va ricordato e tenuto presente, a conferma di quanto sia importante la masticazione.

Ipocloridria Gastrica

Oggi si considera, quale problema principale, un eccesso di acido cloridrico nello stomaco, che può causare gastriti, ulcere e reflusso. Si fa spesso uso esagerato di farmaci e parafarmaci, che hanno lo scopo di ridurre l’acidità nello stomaco. Ma può essere presente il problema opposto, cioè di un’ipocloridria.

In questo caso, è la ridotta produzione di HCL a causare problemi. Questo disturbo si chiama ipocloridria e causa una condizione di malassorbimento, intossicazione e intolleranze alimentari. L’azione della pepsina, attivata dal pepsinogeno, grazie all’acido cloridrico, comporta la prima digestione delle proteine, che vengono scomposte in peptoni e poi in peptidi, e poi ancora in aminoacidi, i quali sono assorbiti a livello dell’intestino tenue. Senza un pH acido, determinato da una sufficiente quantità di HCL, il pepsinogeno non si trasforma in pepsina, con la conseguenza di insufficiente digestione delle proteine a livello dello stomaco.

Inoltre, l’acido cloridrico ha un’azione germicida e contribuisce alla denaturazione delle proteine, facilitando la loro digestione.

Cause di Ipocloridria

  • Il batterio Helicobacter Pylori sopprime la produzione di HCL, oltre a erodere la mucina, che protegge la mucosa dello stomaco dall’ambiente acido. Il risultato è una gastrite, in presenza d’ipocloridria.
  • Un eccesso di zuccheri e grassi può inibire la produzione di HCL, così come la sovralimentazione.
  • L’ipotiroidismo e l’posurrenalismo possono determinare una carenza di HCL.

Carenze Enzimatiche e Infiammazione Intestinale

Il chimo, a livello dell’intestino tenue, viene ulteriormente scomposto dagli enzimi digestivi del pancreas, dalla bile e da altri enzimi intestinali. Se questi sono carenti, avremo feci sfatte, untuose, grasse, galleggianti e maleodoranti, tipiche di una condizione di malassorbimento.

In caso di malattia infiammatoria intestinale, la flogosi causa carenza degli enzimi prodotti dalla mucosa intestinale ed è, comunque, di per sé, causa di cattiva assimilazione. Il chimo, anche se completamente scomposto negli elementi base, quali glucidi, aminoacidi e grassi semplici, non sarà assorbito dall’orletto a spazzola delle cellule dei villi intestinali, se questi sono alterati, a causa dell’infiammazione della mucosa.

Insufficienza Epatica

Finora abbiamo parlato soprattutto di digestione di carboidrati e proteine. La digestione dei grassi dipende da un’adeguata produzione di bile da parte del fegato. Questa, una volta riversata nel duodeno, consente la digestione dei grassi, tramite la sua azione emulsionante, che li rende scindibili dalla lipasi pancreatica. Quest’ultima scompone i grassi in acidi grassi (assorbibili a livello del sistema linfatico intestinale) e glicerina.

Una carenza funzionale del fegato determina un difetto qualitativo o quantitativo di bile, con conseguenze impossibilità ad assorbire i grassi. Se tale carenza è importante e patologica, sarà individuabile dagli esami ematici di gamma GT, di fosfatasi alcalina e transaminasi, che evidenziano una colestasi, cioè una difficoltà della bile a procedere nell’intestino.

Consigli Pratici per Migliorare l’Assorbimento

  • Masticare bene e a lungo prima di deglutire il cibo.
  • Integratori di HCL betaina, in caso d’ipocloridria confermata.
  • Lo zinco è un oligominerale importante per stabilire la giusta cloridria.
  • Piante amare, come l’imperatoria o la genziana, sono utili per stimolare la produzione di acido.
  • La presenza di Helicobacter Pylori deve essere accertata dal Gastroenterologo con esame istologico, esame delle feci o urea breath test, e trattato specificamente.
  • Il metabolismo tiroideo deve essere trattato, se necessario, previa consulenza endocrinologica.
  • Le carenze enzimatiche potranno essere supplite da prodotti specifici, previa valutazione gastroenterologica.
  • L’infiammazione intestinale deve essere accertata, con valutazione specialistica, e trattata con farmaci specifici, associati, eventualmente, a nutrienti suppletivi.
  • L’insufficienza epatica va accertata e curata con la dieta, con terapie specifiche e con acidi biliari.

Terapia del Malassorbimento Intestinale

I rimedi e i trattamenti dipendono dalle cause responsabili del disturbo. Vediamo alcune possibili opzioni.

  • Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari, per colmare carenze nutrizionali, che, nei casi più gravi, andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale).
  • In presenza di deficit enzimatici, può essere utile o necessaria la supplementazione di enzimi digestivi animali o vegetali.
  • Diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine).
  • L’assunzione di probiotici può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale, nelle sindromi da malassorbimento, dovute o associate a disbiosi. I probiotici sono batteri vivi e vitali, ad azione benefica, in grado di ripristinare e riequilibrare la microflora intestinale alterata.
  • Nel malassorbimento intestinale da causa infiammatoria e infettiva occorre monitorare i segni di una fase acuta di malattia, quali ridotta escrezione urinaria, sete eccessiva, pelle, mucose e lingua asciutte, così da poter ripristinare il corretto apporto idrico, per evitare la disidratazione.

Questo aspetto risulta particolarmente importante in tutti quei processi infiammatori e infettivi, dalle malattie croniche intestinali alle gastroenteriti, in cui febbre e diarrea profusa determinano un’aumentata perdita di liquidi ed elettroliti.

Si consiglia di bere poco e spesso, almeno 100/ml/kg/al giorno, per evitare di sovraccaricare un organismo debilitato.

Nutrizione Enterale e Parenterale

La Nutrizione Enterale (NE) è una procedura terapeutica mediante la quale è possibile soddisfare i fabbisogni nutrizionali di pazienti non in grado di alimentarsi per via orale attraverso la somministrazione di nutrienti direttamente nello stomaco o nell’intestino. Nel caso in cui la NE non risulti sufficiente per la copertura dei fabbisogni oppure non sia possibile utilizzarla a causa di gravi patologie gastrointestinali, è possibile nutrire il paziente tramite a Nutrizione Parenterale Totale (NPT).

Quando l’apparato digerente non è in grado di assorbire abbastanza nutrienti, ad esempio subito dopo un intervento chirurgico di resezione intestinale, può essere necessario intraprendere una nutrizione parenterale totale, che prevede la somministrazione di sostanze nutritizie per via endovenosa, calibrando fabbisogno calorico e i parametri elettrolitici.

Integrazioni e Alimenti Consigliabili

Le integrazioni necessarie in corso di malassorbimento potranno essere differenti, a seconda del microelemento carente.

Sarà necessario integrare il ferro, in caso di anemia sideropenica, o il complesso vitaminico B e acido folico in caso di anemia macrocitica, segni spesso presenti in patologie croniche, come le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) o la celiachia, mentre sarà prescritto un regime dietetico privo di lattosio, in caso di intolleranza a questo zucchero, o, in caso di malattia celiaca, un’alimentazione priva di glutine, proteina contenuta in numerosi cereali.

L’alimentazione deve essere personalizzata, sulla base della patologia sottostante il malassorbimento e dei sintomi riferiti dal Paziente.

Gli alimenti idonei in assoluto sono tutti quelli ben digeribili e assorbibili, e quindi ben tollerati dal Paziente stesso, che assicurino all’organismo il giusto fabbisogno calorico.

Nelle forme malassorbitive più lievi, è sufficiente consumare alimenti che aiutino ad integrare le specifiche carenze diagnosticate. Per esempio, in caso di anemia da deficit di Ferro o di vitamina B12, un consumo equilibrato di carne e uova consentirà di ripristinare tali perdite.

L’assorbimento di Ferro è incrementato dall’associazione con alimenti ricchi di vitamina C, quali agrumi e pomodori, mentre è ostacolato dall’accompagnamento con Fitati e Acido Fitico, come insalata, soia, crusca, legumi e cereali, che sottraggono calcio e ferro all’organismo.

Nell’anemia da carenza di vitamina B12 e folati, è utile una dieta integrativa di vitamina B12 o cianocobalamina, presente nei prodotti di derivazione animale, mentre gli alimenti ricchi di folati, noti come vitamina B9 e acido folico, si ritrovano in alimenti di origine vegetale, come spinaci, broccoli, asparagi, lattuga, fagioli e piselli, frutti come kiwi, fragole e arance, mandorle e noci.

In caso di anomalo assorbimento di Calcio, come nell’osteoporosi, non bisognerebbe rinunciare a latte, latticini e derivati, fonti essenziali di questo oligoelemento, a patto che non siano presenti altre patologie, come l’intolleranza al lattosio, che ne controindichino il consumo.

Se il supporto dietetico del malassorbimento non dovesse essere sufficiente, sarà necessario ricorrere a integratori contenenti tali vitamine, minerali e oligoelementi, compresi magnesio e potassio.

In presenza di difetti enzimatici, come nell’insufficienza pancreatica, nella fibrosi cistica e nell’intolleranza al lattosio, è necessaria la supplementazione di enzimi digestivi specifici, o ricorrere a sostituti lipidici, come i trigliceridi a catena media “MCT Medium Chain Triglycerides”, più solubili e più facilmente assorbiti, nel caso dell’insufficienza pancreatica, o a latte delattosato, in caso d’intolleranza al lattosio.

Probiotici e fermenti lattici, contenuti ad esempio nello yogurt, possono aiutare a ripristinare la normale flora batterica nelle forme di malassorbimento dovute a disbiosi o ad un uso prolungato di antibiotici.

Collagene e Articolazioni

Il collagene è una componente chiave del nostro corpo, presente in pelle, cartilagine, tendini, legamenti e ossa. Un'altra sostanza importante per il buon funzionamento delle articolazioni è l'acqua, liquido che fa da cuscinetto alle nostre articolazioni e attua la frizione con le ossa. In particolare il collagene cartilagineo.

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