Anomalie Alimentari: Definizione, Diffusione e Trattamenti

È vero che i disturbi alimentari sono figli dei tempi moderni ma se ne trovano tracce anche nel passato: basti pensare ai patrizi romani che dopo i loro luculliani pasti solevano vomitare in modo da poter mangiare di nuovo. Il primo racconto di disturbo alimentare vero e proprio ha come protagonista la portoghese Santa Vilgeforte che, promessa al saraceno re di Sicilia, iniziò a digiunare in segno di rifiuto per le nozze imminenti. Al padre, che cercava di dissuaderla, esaltava gli aspetti positivi del digiuno come il non dover partecipare agli avvenimenti della vita mondana o l’arresto del menarca.

Definizione e Caratteristiche dei Disturbi Alimentari

Secondo la definizione del DSM-5 i disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti inerenti l’alimentazione che portano ad un alterato consumo o assorbimento di cibo tali da compromettere significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale. I disturbi alimentari sono caratterizzati da comportamenti specifici come:

  • Eccessiva preoccupazione per il proprio peso
  • Eccessiva preoccupazione per la propria forma fisica
  • Calo del consumo di cibo
  • Diete
  • Abbuffate
  • Vomito
  • Abuso di diuretici, lassativi o pillole per dimagrire

I Disturbi Alimentari possono essere caratterizzati da una disregolazione emotiva e da uno scarso controllo degli impulsi. La Dialectical Behavior Therapy (DBT) è oggi riconosciuta come il trattamento psicologico gold standard per questi sintomi .

Nonostante un certo numero di comportamenti e di caratteristiche psicologiche siano comuni, i disturbi differiscono sostanzialmente per decorso clinico, esito e trattamento. Inoltre alcuni sintomi correlati come il desiderio incontrollato e il pattern di consumo compulsivo sono tipici anche in chi fa abuso di sostanze. Questa somiglianza riflette il coinvolgimento dei medesimi circuiti neurali, fra cui quelli della regolazione dell’autocontrollo e della ricompensa.

É bene sottolineare che l’obesità non è stata inserita nel manuale diagnostico dell’APA tra i disturbi alimentari. L’obesità, infatti, è il risultato dell’introito di calorie continuato nel tempo ed eccessivo rispetto al consumo abituale. Fattori genetici, fisiologici, comportamentali ed ambientali contribuiscono al suo sviluppo, pertanto l’obesità non può essere considerata una malattia mentale. Esistono però associazioni tra obesità e patologie psichiatriche come disturbo da binge eating, depressione, disturbo bipolare, schizofrenia. Inoltre gli effetti collaterali di alcuni farmaci psicotropi contribuiscono allo sviluppo dell’obesità che, a sua volta, può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di alcuni disturbi mentali come, per esempio, la depressione.

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Diffusione dei Disturbi Alimentari

Quanto sono diffusi i disturbi alimentari?

Si pensa che disturbi alimentari in forma leggera siano estremamente comuni, specialmente tra le adolescenti e le giovani di età compresa tra i 14 e i 30 anni. La bulimia nervosa colpisce circa il 4.5% delle giovani donne, mentre l’anoressia è più rara (1%). Il 2-3% della popolazione soffre di binge eating. Per quanto riguarda l’obesità, si calcola che negli USA una percentuale tra il 40 e il 50% della popolazione ne è affetta e in Europa il fenomeno sta subendo una rapida crescita (si calcolano già diverse decine di punti percentuali). L’8% degli obesi, inoltre, soffre di binge eating.

L’età più a rischio per l’insorgenza di un disturbo alimentare è tra i 15 e i 25 anni. Esistono anche casi di esordio in età infantile (quasi sempre casi di anoressia nervosa o di disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo). La complicanza medica più grave in età evolutiva riguarda la mancata o rallentata crescita ossea (che ha il suo picco massimo proprio in adolescenza) che in età adulta può portare a nanismo. Nei casi ad esordio tardivo, dopo i 40 anni (spesso dopo la menopausa o dopo diete intraprese per contrastare l’aumento di peso) è invece più frequente la bulimia nervosa, anche se sono stati descritti casi di anoressia nervosa in età avanzata.

Come si presentano i disturbi alimentari nelle donne e negli uomini?

I disturbi alimentari colpiscono soprattutto la popolazione femminile con un rapporto 9:1 (Hoek et al., 2003), ma questo rapporto si affievolisce nella fase adolescenziale dove la forbice può restringersi fino a 3:1 (Kjlesas et al, 2004). L’adolescenza infatti risulta essere il periodo della vita con il rischio più alto di sviluppare un disturbo alimentare, fino al 40% di nuovi casi l’anno (Herpetz-Dahlmann et al.,2011). Inoltre la letteratura mostra anche come l’aver avuto comportamenti di disturbo alimentare in adolescenza aumenta il rischio che questi continuino per almeno 10 anni (Neumark-Sztainer,2011). Il 70 % dei ragazzi americani che frequentano le scuole medie e superiori adottano metodi di controllo per mantenere il peso non sempre idonei come il digiuno, il vomito o l’uso di farmaci anche senza alcuna prescrizione medica (Gonsalves et al., 2013).

Le donne

Il sesso femminile è quello maggiormente colpito dai disturbi alimentari, si stima che la frequenza nei maschi sia dalle 10 alle 20 volte inferiore. Negli ultimi trenta anni, si è assistito ad un aumento di interesse nei confronti del corpo femminile e dell’immagine “ideale” a cui si dovrebbe aspirare secondo i canoni dettati dalla moda, dai mass media, dalle riviste, da internet:

MAGREZZA = BELLEZZA = PROMESSA DI FELICITÀ

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La donna di oggi deve essere ambiziosa, di successo, bella e assomigliare il più possibile alle modelle che sfilano in passerella. Oltre agli aspetti sociali e culturali che possono in parte dare una spiegazione della maggiore prevalenza dei disturbi alimentari nelle donne, non vanno tralasciati gli aspetti biologici. Uno di questi sembra legato al ruolo degli ormoni sessuali nella regolazione della serotonina (un neurotrasmettitore implicato nella regolazione dell’ansia, del tono dell’umore, dell’impulsività e delle sensazioni di fame e sazietà). Alcuni studi hanno rilevato che la riduzione della produzione di serotonina in seguito ad una restrizione calorica è molto più frequente nel sesso femminile, confermando quindi la presenza di un possibile ruolo degli ormoni sessuali femminili o di una differenza legata al genere.

Gli uomini

È stato rilevato che comunque, negli ultimi anni i disturbi alimentari si stanno diffondendo anche tra la popolazione maschile. Si calcola, infatti, che tra i casi di anoressia nervosa una percentuale tra il 10 e il 20% (5-10) riguardi soggetti di sesso maschile e tra quelli di bulimia nervosa, invece, la percentuale è compresa tra il 10 e il 15%. L’incidenza maschile del binge eating, invece, è pari a quella femminile. È stato inoltre stabilito che l’orientamento sessuale costituisce un fattore di rischio.

In una recente ricerca sui disturbi alimentari in un campione di uomini adulti (40-81 anni), le studiose Reas e Stedal (2015) hanno trovato dei dati molto interessanti:

  • alta comorbidità con malattie psichiatriche (in ordine di frequenza: depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e abuso di sostanze);
  • alta comorbidità con altre patologie mediche tra cui malattie gastrointestinali, squilibri elettrolitici (sodio, potassio), disturbi polmonari o cardiovascolari, alterazione endocrinologiche, mancanza di minerali nell’apparato scheletrico, cambiamenti neurologici o dermatologici (pelle secca o perdita di capelli). In particolare si è visto come i soggetti che soffrono di anoressia nervosa siano più predisposti all’osteoporosi, a fratture e a dolori lombari;
  • caratteristiche cliniche: diete restrittive, digiuno, rituali legati al cibo, preoccupazione eccessiva per la propria forma fisica o per il proprio peso, eccessivo controllo nell’assunzione delle calorie, abbuffate (binge eating) con conseguenti condotte compensatorie come eccessivo esercizio fisico, o vomito auto-indotto;
  • fattori di rischio: alta correlazione tra obesità prodromica/anoressia in età giovanile e disturbi alimentari in età adulta. In particolare l’obesità prodromica risulta essere significativamente più presente nei maschi che nelle femmine;
  • divorzio, morte del coniuge o difficoltà nella coppia;
  • difficoltà economiche;
  • traslochi;
  • patologie mediche gravi come tumori o interventi chirurgici.

Uno studio australiano (Mitchison et al., 2014) ha poi messo in evidenza come negli ultimi anni, tra gli uomini siano aumentati i comportamenti di purgazione e le abbuffate (binge eating).

Quali sono le conseguenze di un disturbo alimentare?

È stato riscontrato che molte persone che soffrono di disturbi alimentari hanno un tono dell’umore basso o depresso. Inoltre, molte soffrono di ansia che spesso è associata al cibo, all’alimentazione, a preoccupazioni riguardo al peso e all’immagine corporea. Spesso i pensieri su questi temi polarizzano l’attenzione dei soggetti e non lasciano spazio ad altri quali, ad esempio, problemi nelle relazioni o bassa autostima. Alcuni studi indicano che un soggetto anoressico su 5 morirà a causa dei problemi sopracitati, per inedia o suicidio.

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Il digiuno, le abbuffate, il vomito auto-indotto, l’uso e l’abuso di lassativi possono condurre a:

  • malattie del sangue;
  • malattie dell’apparato gastrointestinale;
  • problemi nell’equilibrio elettrolitico;
  • malattie renali;
  • malattie dell’apparato cardiovascolare.

Un recente studio di Jenkins e collaboratori (2015) ha sottolineato come la gravità dei sintomi legati ai disturbi alimentari (scarsa salute fisica, limitazione nello svolgimento delle attività quotidiane, stressor psicosociali) possa ledere anche in modo significativo la qualità di vita di chi soffre di disturbi alimentari. In particolare i ricercatori inglesi hanno sottolineato l’importanza del ruolo giocato dalle modalità di coping e dal supporto sociale. In particolare è emerso come il sostegno dei familiari e il coping centrato sul problema siano dei mediatori molto importanti nel migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da disturbo alimentare.

I disturbi alimentari in Italia

Dati estrapolati dal sito www.disturbialimentarionline.gov.it:

“[…] Gli studi condotti in Italia sono relativamente pochi e per la maggior parte limitati a realtà regionali. Uno studio di Favaro e collaboratori fornisce uno spaccato della diffusione dei disturbi alimentari nel Nord-Est Italiano con dati epidemiologici concordanti con la letteratura internazionale e probabilmente estendibili alla realtà della maggior parte del nostro paese. Lo studio, condotto su un campione di 934 ragazze di età compresa tra i 18 e i 25 anni residenti in due aree contigue della provincia di Padova, stimava per l’anoressia nervosa una prevalenza puntuale dello 0.3% ed una prevalenza nell’arco di vita del 2.0%. La prevalenza puntuale della bulimia nervosa era dell’ 1.8% mentre quella nell’arco di vita del 4.6%. Le forme di anoressia sottosoglia registravano una prevalenza puntuale dello 0.7% e una prevalenza life-time del 2.6% mentre le forme atipiche di bulimia raggiungevano una prevalenza puntuale del 2.4% e una prevalenza nell’arco di vita del 3.1%. La prevalenza di tutti i disturbi alimentari nel campione era infine pari al 5.3%.”

Principali cause dei disturbi alimentari

I disturbi alimentari sono causati da una combinazione di fattori:

  • Fattori fisici:
    • Ereditarietà
    • Precedenti diete dimagranti
  • Fattori psicologici:
    • Rapporti familiari problematici
    • Traumi infantili
    • Violenza sessuale
    • Trasformazione dell’anoressia nervosa preesistente
    • Tendenza al perfezionismo unita al senso di inefficacia
    • Bassa stima di sé
    • Depressione
    • Stile passivo di comportamento
    • Preoccupazioni relative al peso e alla linea
  • Fattori sociali:
    • Influenze della moda attraverso i media
    • Enfatizzazione della magrezza come attributo della bellezza, del successo e della felicità
    • Derisione per il proprio aspetto fisico nell’infanzia e nell’adolescenza

Il trattamento

Linee guida estrapolate dal Rapporto ISTISAN, Ottobre 2012 (www.salute.gov.it):

“[…] Il percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo dei pazienti con disturbi alimentari deve sempre includere sia gli aspetti psicologici e psicopatologici, sia quelli clinico-nutrizionali, metabolici e fisici, sia quelli socioambientali, sebbene in misura diversa a seconda dello specifico disturbo alimentare dal quale il paziente è affetto, del differente decorso, della gravità e complessità del quadro clinico e delle varie fasi del percorso. Deve essere basato sulle migliori evidenze disponibili, che allo stato attuale sono quelle dettagliate nel documento di consenso. Il percorso deve inoltre garantire:

  • il coinvolgimento attivo degli utenti e/o dei familiari;
  • la gestione specifica per età e per disturbo, sia dal punto di vista psicoterapeutico, psichiatrico o neuropsichiatrico infantile che internistico, pediatrico e nutrizionale;
  • la presenza di personale con formazione ed esperienza specifica sui disturbi alimentari;
  • il trattamento delle eventuali comorbilità e delle conseguenze generali del disturbo, in raccordo con personale formato sui disturbi alimentari.

Le figure professionali coinvolte devono essere, a seconda dell’età del soggetto, i...

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